Matrimonio che vai, drone che trovi

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 225) il 16 aprile 2016.

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L’uso dei SAPR durante le cerimonie è diffusissimo, ma l’abusivismo e i rischi regnano sovrani

Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto, o più comunemente droni. Un settore, come abbiamo già visto sul numero 224 de il Lametino, in continua espansione anche qui in Calabria. Tra gli innumerevoli usi dei droni, uno dei più comuni riguarda l’impiego in occasione dei matrimoni; sono bellissime e uniche le foto scattate da un drone durante una celebrazione del genere, questo soprattutto grazie al gioco di prospettive e all’estrema flessibilità garantite da questa tipologia di aeromobili. Tuttavia, in questo come in altri settori, sono tanti i punti per così dire “oscuri”: ne parliamo con Antonio Mazza, pilota di droni presso Dron-e, realtà catanzarese sul mondo dei SAPR in rapida crescita, e già ospite in passato della nostra testata.

Le normative ENAC sugli aeromobili a pilotaggio remoto, dato che si tratta di un campo pioneristico, sono in continuo cambiamento e spesso risultano essere poco chiare. Tra i principi cardine della normativa ENAC in tema di SAPR, c’è la distinzione tra “zone/operazioni critiche” e “non critiche”, definizioni che mettono in correlazione l’uso degli stessi droni e i rischi per persone o cose. Antonio, cosa cambierà nei prossimi mesi?

Nonostante presto vi sarà un aggiornamento normativo è opportuno mettere il lettore al corrente del fatto che ENAC, l’Ente Nazionale di Aviazione Civile, non prevede il volo dei droni su gruppi di persone, a meno che il pilota non abbia la necessaria abilitazione per pilotaggio remoto in contesto urbano/congestionato e/o in prossimità di assembramenti di persone, che è considerata “operazione specializzata in ambiente critico”. Abbiamo motivo di credere che questo non cambierà, pertanto senza prendere le opportune precauzioni come potrebbe essere un cavo di vincolo, la limitazione dello spazio aereo ed un’opportuna analisi del rischio è impossibile volare in questi contesti, se non in possesso di specifica abilitazione, drone certificato, progetto redatto e autorizzato (uno per ogni matrimonio), cavo di vincolo e vari sistemi di sicurezza aggiuntiva tipo cut-off motore e gabbie per le eliche. Per i matrimoni dunque, ci si può rivolgere solo a professionisti abilitati dall’ENAC come operatori autorizzati.

Come descriveresti l’impiego di un APR per un servizio su un matrimonio?

Le immagini filmate da un drone sono sicuramente mozzafiato ed offrono una prospettiva inedita, suggellando così un momento indimenticabile. In quello che sarà il video matrimoniale, tuttavia, bisogna considerare che i protagonisti sono gli sposi e l’abuso di riprese aeree potrebbe portare ad una distorsione dello storytelling, una deviazione nel racconto della storia d’amore che, spesso, finisce col rovinare il momento magico. Per questo credo che l’impiego degli APR durante i matrimoni non possa ritenersi indispensabile e, se ci si aggiunge il rischio ed il costo, ritengo opportuno rafforzare il concetto che non si può proprio non rivolgersi a professionisti, considerando anche il fatto che i piloti “improvvisati” che fanno volare il loro drone ad un matrimonio, violano l’art. 1228 del Codice della  Navigazione, che punisce con l’arresto fino a sei mesi ovvero con l’ammenda fino a euro 516,00, laddove non si configuri un reato più grave. Ancor più grave se l’operatore è sprovvisto di idonea assicurazione. L’art. 1234  del cod. nav., che richiama il D.lgs n. 197/2007, sanziona con una ammenda da euro 50.000,00 a euro 100.000,00.

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Esempio di foto che solo un drone può scattare. Grazie ai droni è possibile rendere ancora più bello il più bel giorno della vita di una coppia, ma occhio agli abusivi.

Le location principali sono fondamentalmente due: le chiese e i ristoranti. Come si gestiscono le operazioni in questi due ambienti?

Generalmente le chiese si trovano in contesti urbani che rientrano in aeree critiche, pertanto è impossibile volare se non opportunamente autorizzati. Differente è per le location isolate: se si è autorizzati e ci si tiene ad una distanza di 150 metri dalla testa delle persone e dagli edifici è possibile filmare.

Quanto credi sia diffusa la pratica di scattare foto e/o filmare video coi droni durante i matrimoni?

Ad oggi non esiste matrimonio senza drone. Ahimè, quest’asserzione non è indice di avanguardia, bensì di arretratezza, difatti la Calabria conta attualmente poco più di 30 operatori certificati, pertanto possiamo dire che, al 90 per cento, se un drone sta volando al matrimonio del/della vostro/a amico/a è un abusivo.

In questo campo, quanto credi sia diffuso l’abusivismo e l’illegalità? Quali sono i pericoli per la sicurezza e come fanno i potenziali clienti a tutelarsi?

L’abusivismo, come in tutti i settori, è una delle piaghe che oltre a rovinare il settore dal punto di vista di crescita, mette in serio pericolo le persone che, inconsapevolmente, si ritrovano sulla testa un drone pilotato da una persona che non ha seguito un addestramento  e non ha avuto modo di certificare e assicurare il suo drone.

Se pensate che al vostro matrimonio non possa mancare il video matrimoniale col drone, assicuratevi di selezionare solo i professionisti abilitati. Potrete così godervi in tutta tranquillità il vostro giorno più bello, sapendo che l’operatore, assicurato, saprà gestire l’attrezzatura in tutta sicurezza.

Grazie, Antonio.

Francesco D’Amico

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Libertà e rivoluzione nella filosofia del Novecento di Hannah Arendt

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 225) il 16 aprile 2016.

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Presentato il libro di Caterina Tagliani, pubblicato dalle Edizioni Ursini

Presentato a Trebisacce (CS), nei giorni scorsi, il libro/tesi di Caterina Tagliani, poetessa e scrittrice catanzarese di adozione, dal titolo “Hannah Arendt: libertà e rivoluzione”, Edizioni Ursini. La presentazione si è tenuta nella sala consiliare del comune di Trebisacce alla presenza del sindaco Franco Mundo e con l’organizzazione dell’associazione “Davide Aino”, con la presidente Loredana F. Aino, figlia del noto pittore cui è dedicata l’associazione culturale. A curare il testo, il professore di filosofia Bruno Mandalari con i suoi studenti, presenti in sala. E’ stato affrontato anche il tema didattico.

È emerso che la figura di Hannah Arendt come filosofa, ma anche come giornalista, per molto tempo rimase incompresa per i suoi scritti avvenuti durante i processi a nazisti di spicco. Lì, ella, inviata come giornalista, si rende conto di come importante sia l’azione politica per creare un mondo migliore e impedire che si possano inserire frange deviate e creare massacri di Stato e di come obbedire agli ordini annulla la volontà del compiere il bene o il male. Questo ultimo pensiero, che trova respiro nella sua analisi della “Banalità del male”, creò alla filosofa non pochi problemi, fino all’oblio nel tempo. Ora è una delle filosofe, termine che lei rifiutava, più studiate nelle scuole superiori e nei licei. Emerge dalla relazione del professore Mandalari che era una filosofa incompresa perché amante del “Noi”, ossia del rapporto con l’alterità. “Io sono ciò che sono perché c’è l’altro, che mi permette di esserlo, la conoscenza non è un qualcosa di precostituito dentro di sé, ma si deve insegnare a pensare. La Arendt segue molto in tutta la sua produzione, questo assunto Kantiano. La Filosofia diventerebbe altrimenti di una grande noia, se s’insegnasse il pensiero”. E ancora Mandalari: “Filosofa atipica è la Arendt, non ama la filosofia speculativa, si interessa di lavoro inteso come produzione di cose artificiali che permettono di migliorare la nostra vita, ma ciò che cambia direttamente la vita dell’uomo è l’azione, cioè l’attività che l’uomo svolge con il proprio lavoro e che dona dignità all’individuo e la possibilità d’interazione nella società e con l’altro”. Tema molto attuale e che andrebbe ripreso da molti nostri politici italiani.

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La filosofia della Arendt è prettamente ispirata ad Aristotele per quanto concerne la concezione dell’uomo, che definisce “un animale politico” dotato di due grandi peculiarità, così riprende Mandalari: “La prassi (l’agire) e il discorso. L’uomo è politico perché possiede il pensiero, che è trasmesso dalla parola, che costituisce il mezzo per costruire il mondo. Le parole devono essere quindi continuamente soppesate, curate, non devono essere vuote o chiacchera, ma le parole devono essere aperte al mondo e che rendono possibile la nostra interazione con l’altro”. La difficile spiegazione della banalità del male constò all’Arendt anni di difficoltà per il suo pensiero: “Il gerarca nazista applicava a mo’ d’impiegato statale, la procedura della distribuzione del terrore. Era applicata in modo assolutamente burocratizzato. L’annullamento della persona ebrea avveniva per decreto ministeriale, l’individuo diventa un numero senza alcun valore e dignità”.

Il concetto di Totalitarismo per la Arendt è un assunto nuovo e del Novecento del secolo scorso: non esiste, per la filosofa, una forma di governo precedente a questa. Non c’è nessun governo nell’antichità, nessuna tirannide, che possa essere paragonato al totalitarismo, sosteneva lei.

Lucia De Cicco

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Il progetto gentedicalabria.it, un atlante umano della regione

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 225) il 16 aprile 2016.

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Volti, posture e fisicità di un popolo che non vuole piegarsi

Genti di Calabria è un progetto nato dall’idea del Maestro Pino Bertelli, con il sostegno dell’Associazione Culturale Suoni e Luci, il cui obiettivo è quello di dar vita ad un atlante antropologico (cioè di persone) della Calabria per provare a raccontare da un punto di vista nuovo ed inedito la condizione e le meraviglie di questa regione. La novità consiste nella precisa scelta di non utilizzare alcuna immagine di paesaggi, costruzioni o strutture, ma soltanto figure umane, attraverso la cui eterogeneità “raccontare la storia, lo splendore, la sofferenza, la ricchezza, la povertà e la speranza di una Terra meravigliosa che non deve rassegnarsi agli eventi ma costruire il proprio destino proprio come quei volti suggeriscono.”

Oltre alla costituzione di un portale online, gentidicalabria.it, attraverso cui raccogliere i fondi necessari alla realizzazione del progetto, è prevista anche la costituzione di una mostra itinerante di circa 50 foto che esporrà le immagini in Italia ed anche all’estero, con modalità in via di definizione. Il promotore e “capitano” del progetto è il Maestro Pino Bertelli, di origini toscane, fotografo e critico fotografico. I suoi scatti sono permeati dalla raffigurazione della diversità, dell’emarginazione, dell’amore dell’uomo e per l’uomo; la sua tecnica fotografica ricalca lo stile definito “fotografia di strada”. Grande amico di Pier Paolo Pasolini, ha da lui ricevuto la prima macchina fotografica all’età di 15 anni. Una mostra di alcune sue opere è stabilmente visibile nella Galleria degli Uffizi in Firenze. Dario Fo, premio nobel per la letteratura nel 1997, disse a proposito del Maestro Bertelli: “le fotografie da lui presentate parlano da sé. Un proverbio Sahrawi dice: il coraggio è vivere la libertà. Osservate i volti fotografati da Pino Bertelli, vi renderete conto di quanto coraggio ha questo popolo…”

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Tutte le informazioni relative al progetto possono essere individuate sul sito www.gentidicalabria.it, nonché presso l’Associazione Culturale Suoni e Luci; online è possibile inoltre prendere visione delle modalità attraverso le quali poter effettuare una donazione e contribuire attivamente alla sua realizzazione. Questa iniziativa, di cui i nostri cari lettori sono stati informati in anteprima, verrà ufficialmente presentata il 9 Aprile 2016 e, nel corso del tempo, verranno seguiti i suoi sviluppi.

Paolo Leone

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Qualcuno ci salvi dagli analfabeti funzionali

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 225) il 16 aprile 2016.

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Con un po’ di umorismo, una pagina Facebook ci sensibilizza su un problema sociale diffuso

L’analfabetismo, una delle grandi piaghe sociali dei tempi passati, è stato apparentemente “sconfitto” negli ultimi decenni. L’uso delle virgolette è intenzionale: se è pur vero che l’analfabetismo in senso stretto, ossia l’incapacità di leggere e scrivere, è praticamente scomparso in Italia, bisogna purtroppo constatare che ha ceduto il passo ad un altro tipo di analfabetismo, quello funzionale. L’analfabeta funzionale, che non è necessariamente una persona ignorante, è quasi del tutto incapace di compilare moduli, interpretare fatti e notizie al di là della propria esperienza diretta, saper distinguere le notizie false da quelle vere, etc. In un mondo sempre più interconnesso grazie al web, questa combinazione può diventare pericolosa: gli analfabeti funzionali sono facilmente plagiabili e abbindolabili da falsità volte a manovrare i loro voti, con conseguenze devastanti.

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L’attuale logo della pagina.

Pier è uno degli amministratori della pagina Facebook “Adotta anche tu un analfabeta funzionale“, pagina in rapidissima crescita che si occupa, con toni spesso goliardici, di prendere in giro questa particolare quanto diffusa categoria di persone. Caro Pier, innanzitutto grazie per la tua disponibilità. Puoi dirci com’è nata la pagina?

La pagina è nata in modo del tutto casuale e senza la pretesa di diventare popolare. In particolare volevo solo creare un raccoglitore che contenesse le tante “bestialità” che quotidianamente mi ritrovavo in bacheca.

Come operate? Il materiale disponibile è tantissimo perché tantissimi sono gli esempi di analfabetismo funzionale che dilagano in giro per il web. Il vostro obiettivo è far ridere i fan o sensibilizzarli sull’argomento? O tutte e due le cose?

Inizialmente utilizzavamo materiale che raccoglievamo direttamente dalle nostre bacheche, piuttosto che da pagine populiste, oppure da pagine troll [pagine che pubblicano solamente materiale falso per poi prendersi gioco di chi prende le notizie così pubblicate per vere, ndr] create appositamente per far abboccare un certo tipo di persone. Successivamente, col crescere di popolarità della pagina, il materiale ha iniziato ad arrivarci direttamente in posta privata, grazie al contributo dei fan. Il nostro obiettivo è riderci sopra, ma anche di sensibilizzare quanta più gente possibile su un problema che ha assunto dimensioni preoccupanti. Obiettivo non ultimo è anche quello di sensibilizzare noi stessi: a noi tutti sarà capitato di condividere una bufala o a dare per scontato qualcosa senza approfondire l’argomento. A noi stessi, come pagina, è capitato di pubblicare l’intervento di qualche personaggio che in realtà non era un analfabeta funzionale ma un troll che si prendeva gioco degli analfabeti funzionali. Insomma, in fondo siamo tutti un po’ analfabeti funzionali, ed è bene ricordarlo.

Scherzi a parte, quello dell’analfabetismo funzionale è un problema serio che in Italia interessa quasi la metà della popolazione adulta. Cosa pensate voi amministratori di questa piaga? Cosa la provoca e come si contrasta? Quali sono, secondo voi, le ripercussioni di questo problema sulla società?

Sull’analfabetismo funzionale, a dire il vero, non esiste molta letteratura. Esiste uno studio, nemmeno molto recente, in cui si evidenzia come noi italiani deteniamo un poco invidiabile primato, con il 47 per cento della popolazione (quasi un italiano su due) che può essere considerata analfabeta funzionale. Sul perché di questo triste primato non mi esprimo, per il semplice fatto che non ho i mezzi per farlo. Posso tuttavia supporre che il sistema scolastico del nostro Paese abbia più di qualche pecca, e quindi qualche responsabilità. Come si può contrastare il fenomeno? La cultura, anzitutto, ma è una risposta fin troppo generica e scontata. Nel nostro piccolo cerchiamo di sensibilizzare gli internauti [coloro che navigano su internet, ndr]. Forse non ci si rende conto di essere un po’ analfabeti funzionali finché qualcuno non ci fa direttamente o indirettamente notare che alcuni dei nostri comportamenti sono sintomatici di esserlo. Su quali siano le ripercussioni di questo problema, anche qui è difficile dare una risposta precisa. Certo è naturale pensare che più il tasso di analfabetismo funzionale scende, maggiori saranno i benefici per la società, così come storicamente è stato per il tasso di analfabetismo “classico”.

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Alcuni commenti da voi postati fanno decisamente ridere, altri invece sono di una gravità inaudita e preoccupante. Cosa pensate quando pubblicate i commenti forti di gente che, ricordiamolo, ha pure il diritto di votare?

Togliere il diritto di voto a qualcuno vorrebbe dire fare un salto indietro nel tempo, e non credo sia una buona idea. A mio avviso la corretta informazione è alla base di tutto. So di dire qualcosa di impopolare, ma io da tempo sostengo che per navigare attivamente nel web 2.0 bisognerebbe conseguire una sorta di patentino. Sono contro ogni forma di censura, ma qui non si tratta di censurare. Si tratta di usare correttamente uno strumento potente, utilissimo ma anche pericoloso. Secondo me c’è troppa gente che non si rende conto di cosa succede quando preme il tasto “invio”. Se scrivo una fesseria, devo essere consapevole che potrà essere letta da miliardi di persone. Molti non hanno questa percezione, e rischiano di coprirsi di ridicolo o addirittura di mettersi nei guai.

Mi fa comunque piacere che qualche autorevole testata come il Lametino inizi ad occuparsi dell’argomento, per cui sento di ringraziarvi, anche a nome degli altri amministratori della pagina. Ai lettori rivolgo l’invito a visitare la nostra pagina, ma soprattutto l’invito a visitare qualsiasi pagina con la consapevolezza che il web offre tutto ed il contrario di tutto.

Francesco D’Amico

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L’arte della comunicazione

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 225) il 16 aprile 2016.

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La chiave per arrivare con successo ai consumatori

In principiis dicendi tota mente atque artubus contremisco. All’inizio di un discorso mi tremano le gambe, le braccia e la mente. Questa è una delle espressioni più celebri dell’oratore per eccellenza dell’antica Roma: Cicerone. Tale frase, semplice e lapidaria, è in grado di racchiudere tutte le sensazioni psico-fisiche che rapiscono mente e corpo prima di parlare dinanzi ad un pubblico. Quattro sono le qualità che rendono efficace l’elocutio: le idee devono esser acute e mirate; servono chiarezza e comprensibilità; serve la necessità di tener conto dei destinatari dell’orazione.

Tale preambolo funge da base per affrontar uno degli aspetti più importanti che permette al giorno d’oggi, ad una realtà aziendale/imprenditoriale, di fare la differenza: la comunicazione. Bisogna saper comunicare con i nostri dipendenti, col nostro capo e soprattutto sul web. La comunicazione ha un ruolo fondamentale nelle relazioni di un’organizzazione per cui si attivano e si gestiscono i rapporti, creando e mantenendo fiducia, generando strategie di influenza e condizionamento. All’interno di una realtà, la stessa, favorisce il buon funzionamento dell’azienda; migliora lo spirito e orienta i comportamenti dei dipendenti verso gli obiettivi aziendali. Si scelgono alcuni valori portanti, quelli che rispecchiano la cultura e la storia di un’organizzazione, il tipo di lavoro e l’ambiente in cui opera. Ancora, la tecnica della segmentazione è adottata dal marketing e deriva dalla considerazione del personale come risorsa fondamentale per il successo di qualsiasi realtà. Senza un’adesione autentica dei dipendenti, nessuna azienda può riuscire a realizzare, in modo continuativo e soddisfacente, i propri obiettivi. La direzione deve cercare di conciliare le esigenze dei dipendenti con gli interessi dell’azienda. La comunicazione è pertanto la partecipazione attraverso contenuti emozionali, è impegno e volontà di ascoltare e rispondere in maniera reale e concreta alle  altrui necessità. La cura dell’immagine aziendale è un elemento che sta diventando sempre più importante anche per aziende che fino ad oggi non vi hanno prestato la dovuta considerazione e attenzione: l´apertura dei mercati internazionali ha infatti creato un clima ed un panorama estremamente competitivo che rendono fondamentale presentare la propria azienda, con un´immagine ben curata, al fine di  poter rafforzare il proprio marchio e renderlo riconoscibile.

Pertanto, quando un’impresa decide di fare comunicazione, è fondamentale studiare una strategia che renda la stessa,  il più efficace possibile, poiché strumento indispensabile per aggredire il mercato, innalzare il valore del proprio  prodotto o  servizio e  conquistare il consumatore/utente. Parliamo così, di comunicazione esterna che vede protagonista il mondo del web. Avere un sito internet, una piattaforma e-commerce laddove è necessario, utilizzare un linguaggio mirato, preciso e trasparente, trasmettere competenza, capire gli utenti che ci seguono: questi tra i fattori che fanno la differenza!

Claudia Siniscalchi

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Radio Iolex e il suo progetto: ecco cosa accade quando i giovani si avvicinano alla musica

Una brillante iniziativa nasce da una giovane catanzarese che porta avanti un progetto musicale innovativo

Radio Iolex è  un programma  giovane, alternativo, espressivo, che nasce su Facebook e si è  concretizzato in un programma radiofonico. Iolanda Raffaele, l’ideatrice  di questa  vivace esperienza musicale, è  una ragazza  che con la sua semplicità è  determinata  nel voler rafforzare questo progetto.Attraverso questa intervista conosciamola meglio.

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Quando è  iniziato il programma e, soprattutto, in che modo sei riuscita a coinvolgere così  tante persone che ti seguono con passione e costanza?

Il programma è iniziato il 10 Aprile 2015, con la volontà di proseguire e dare maggiore  concretezza  alla finzione  musicale  del gruppo  Radio Iolex, nato su Facebook  il 14 Marzo  2014. Radio Iolex inizialmente  si è  diffusa tra amici e conoscenti accomunati  dalla  voglia di condividere  musica di ogni  genere ed epoca. Ad oggi il gruppo Facebook conta 1.200 iscritti (circa), dunque, da una stretta cerchia di amici si è esteso a contatti che provengono da varie città. Il tratto  distintivo del gruppo risiede nella condivisione di musica e artisti conosciuti, ma anche di talenti locali e non che aspettano di esplodere.

Cosa provi nel raccontare  del tuo progetto?

“Mi sento abbastanza  soddisfatta ed orgogliosa perché  tutto questo è  nato dal nulla e si è  rivelato un fenomeno aggregativo molto diffuso. Nonostante lo scetticismo iniziale, ho visto questo progetto crescere e diventare sempre più concreto e credibile. Gli utenti del gruppo Facebook si sentono parte integrante dello stesso per cui la supervisione è diventata naturale e spontanea; l’obiettivo condiviso è  quello di esprimere  i  propri gusti musicali, tornare indietro nel tempo con i classici della musica italiana e straniera, e far conoscere le novità”.

Ci racconti del momento  in cui hai pensato di voler realizzare un vero e proprio programma di musica?

Alcuni miei amici mi hanno sostenuta molto nel voler intraprendere  questo  percorso. In più volevo  dar forza ad un mio modo personale di esprimere  la musica  e la passione per essa. Si presentò  l’occasione  di fare un provino e di sottoporre l’abstract del programma al corpo direttivo della UMG WEB RADIO di Catanzaro, e da allora  il programma è entrato nel palinsesto generale, accompagnando gli ascoltatori  prima ogni venerdì, ora ogni mercoledì pomeriggio a partire dalle 15,00.E’un programma culturale-musicale a 360° che mi ha consentito di arricchire le mie conoscenze e, ancor di più, di confrontarmi con scrittori, musicisti e artisti di varia provenienza e genere. Posso dire che il progetto è nato in un contesto locale ma, grazie a chi mi segue e sostiene, sta assumendo una certa rilevanza anche fuori dalla regione.

Il progetto dunque, nasce inizialmente da un gruppo Facebook e gli utenti hanno la possibilità di condividere e di esprimere le proprie preferenze musicali. Che tipo di relazione si è creata tra la pagina Facebook ed il tuo programma radiofonico?

Facebook è stato certamente un valido strumento di supporto e di diffusione in linea con i tempi. Il gruppo radio Iolex, infatti, funge anche da veicolo per il programma in quanto sulla pagina vengono costantemente aggiornati gli eventi e le puntate.

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Tra le interviste che hai fatto ai vari ospiti, qual è  stata quella più simpatica  durante la quale ti sei divertita molto? Ed invece quella che ha invitato gli ascoltatori a riflessioni più  profonde? Chi saranno i prossimi ospiti?

Dunque, mi sono molto divertita durante l’ intervista alla band catanzarese Quarto B.R.A. e ricordo con molto piacere anche quella fatta al gruppo torinese Perturbazione. Ho percepito molta naturalezza e coinvolgimento da parte loro e sono certa che sia stata trasmessa anche a chi ci ascoltava. Tra le interviste più introspettive, invece, ricordo quella a Fra Domenico per la puntata Looking For Africa. Lui è  un frate giovanissimo che con i suoi racconti ci ha portato in una terra povera di averi, ma ricca di buoni sentimenti, una puntata laica di amore fraterno.Sulle  prossime puntate  non vorrei svelare nulla! Di sicuro  si tratterà  di  contributi validi che porteranno un valore aggiunto al programma, come le interviste ai Calibro 35, al Teatro degli Orrori, Carmine Torchia e tanto altro. Nelle precedenti puntate, mi hanno accompagnato, comunque, bravi talenti come il collettivo Lou Palanca, la scrittrice Daniela Rabia; Local, Altrove, Il Parto delle Nuvole Pesanti, Le Hibou, Eman, Paul Costyn and the band; autori eccezionali di cover come Vasco Rock Show Tributeband, The Black Souls “Amy Winehouse Tribute band”; le musiche di MaxDedo, RikyCellini, The Please, dei dj catanzaresi Danilo Gariani e Ivan Nasini, The Klaim and Florie e tanti altri.

Prima di concludere, vorrei chiederti cosa pensi dei nostri artisti locali? Intravedi difficoltà  oggettive per il loro debutto nella stessa terra  in cui è  nata la loro musica?

A tal proposito sono certa del talento dei nostri artisti e del loro potenziale, nonché della loro valida capacità  espressiva e delle loro sonorità invidiabili.Soffrono, purtroppo, la mancanza di un appoggio concreto  da parte  dell’ambiente  in cui si trovano  ad operare. Possiamo  parlare, dunque,di una fuga di cervelli, ma anche  di talenti che non sono adeguatamente incoraggiati. Mancano fondi e strutture per potersi esibire e per poter crescere artisticamente, ma sono fiduciosa in un miglioramento.

Termina così  la mia intervista a Iolanda Raffaele.

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Riconosco nel suo progetto  una grande volontà  di crescita, ma soprattutto intravedo qualcosa di rivoluzionario. Il suo programma  riesce a coinvolgere molti ospiti di calibro nazionale e gli utenti Facebook sono sempre più  partecipi nella condivisione di quella musica che da sempre accompagna la nostra quotidianità. Sono piccoli passi che potrebbero  portare a qualcosa di più  importante , in particolare l’auspicio è  che i giovani artisti  locali riescano attraverso questo canale ad esprimere sé  stessi e la loro arte. Perciò  auguro a Radio Iolex di avere sempre più  successo e di  avvicinare il pubblico ad un progetto che ad oggi si è  rivelato vincente grazie ad alcune qualità: umiltà e voglia di crescere professionalmente.

Martina Pirrone

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“Tracce” di Antonio Oliva: una Personale tra Atelier e colpi di spatola

L’essenza dell’uomo, mutato al mutare delle condizioni, nell’arte di Antonio Oliva

Per connotare l’arte di Antonio Oliva mi piace riportare la critica di una delle giornaliste più affermate del panorama cosentino, che lo segue da anni e con grande criticità, non solo sentimento e stupore, debbo dire. L’ingegnere Giulia Fresca.

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La crisi valoriale, che il nuovo tempo ha inflitto alle umane esistenze, diviene elemento di ricchezza per artisti come Antonio Oliva, che offrono la loro opera alla terra natia di Calabria, nel nome del riscatto e della visione di un diverso futuro. Una filosofia inconscia che conduce l’animo di Oliva nella via dell’Arte che tenta di dare una risposta alla crisi morale di un mondo in preda al caos, devastato da una grande depressione a tal punto che sembra quasi diventato impossibile continuare a dipingere, come si faceva un tempo, fiori, nudi, e suonatori d’archi. La visione diviene pertanto surrealista, in un’ottica quasi fotografica di un mondo che, attraverso l’obiettivo immaginario, genera un contesto elaborato con cui si vuole enfatizzare l’azione, ovvero il gesto del dipingere, e in cui il quadro diviene estensione diretta dell’esperienza indiretta dell’artista, luogo di pulsioni primarie. La libertà di spirito di Antonio Oliva, appare orientata verso l’Idealismo metafisico e l’Astrattismo lirico di Kandinskij, così come l’opera di Willem de Kooning, che esercita su di lui un forte impatto. Pur nella diversità dell’indirizzo personale, ciò che lo accomuna è l’idea che l’astrazione sia un processo che conduce al sublime, alla scoperta di sé, all’espressione dei sentimenti e fa dell’emozione l’elemento stilistico fondamentale, scoprendo la forza del segno e creando composizioni “psicodinamiche” che si configurano quali campi di energia trasmessa sulla tela dal gesto dell’arista. Le sue opere sono l’espressione di una crescita non soltanto artistica che l’ha portato dalla creazione di splendide figure umane ed ambientazione di vita quotidiana, ad una visione deformante e violenta che astrae la realtà esteriore. L’arte è pensiero, è movimento, è azione. Non esiste distinzione tra il pensiero-azione, così come non è necessario insistere sulla dicotomia tra parole (manifestazione del pensiero) e fatti. Queste differenze per l’uomo vero non esistono, perché, quando il pensiero è vivo, esso è già azione. Cosa c’è di più “attivo” che provocare azioni e reazioni con i nostri pensieri esplosivi e con le nostre parole incendiarie? Anche l’Arte, quella vera che nasce dai più profondi moti dell’animo, è completamente legata all’azione. Traendo slancio da quel senso di angoscia insito nella vita e dalla necessità di esprimerlo, Oliva elabora lo spazio nel quale inserisce prima la figura umana, poi forme biomorfiche trattate in maniera curiosamente sperimentale, che si allontanano progressivamente dall’iniziale figurazione, seguendo una codifica che appare ma che invita ad essere decifrata. Tale espressione consente all’artista di esprimere il proprio disagio nei confronti della situazione socio-economica contemporanea e la sua pittura assurge così a strumento di denuncia sociale. Antonio Oliva è uno dei pochi Artisti che ancora riesce ad esprimere il proprio “spirito del tempo” e la propria visione del mondo attraverso il proprio fare creativo. L’Artista, durante la creazione dell’opera d’arte, non deve essere distratto da situazioni modali di nessun genere. Tale principio creativo (mitopoietico) continua a rappresentare l’aspetto rivoluzionario e liberatorio dell’Arte nei confronti del conformismo imperante presente in ogni settore della vita odierna. Oliva, mentre dipinge, sente dentro di sé l’anima di un filosofo presocratico che lo porta a tirar fuori la sua immaginaria geografia, il sogno che diventa architettura, che a sua volta è Arte. La sua città è spazio-estensiva ed è una realtà dell’anima dove s’incontra l’uomo, attore e spettatore, visibile ed invisibile, passato e futuro. Binari paralleli che nel sogno perdono la loro geometrica funzione e s’intrecciano, s’intersecano e si sovrappongono quasi con il rispettoso timore di non cancellare ciò che di buono, in ogni tempo, in ogni spazio ed in ogni mente creativa debba essere preservato e tramandato. Egli, con le sue visioni immaginifiche e i labirinti onirici ripercorre l’essenza dell’uomo mutato al mutare delle condizioni. Un ossimoro pittorico tra l’utopia del ritorno al passato e la precisione ornamentale per la cura del particolare dove l’uomo si avvolge in sé nel mistero della sua esistenza.

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La nuova mostra di Antonio Oliva, la Personale dal titolo “Tracce”, è stata aperta al pubblico dal 7 al 21 febbraio presso il Viale della Resistenza a Rende.

Tracce…”ora parlo a Lucia”

Tracce come pennellate.

Come impronta

Tracce come passaggio,

Vissuto

e storia.

Tracce dico:

quelle,

che l’amore dell’artista

riserva alle sue mani,

impregnate di dono,

“pasticciate” d’affetto,

di colore

E offrono scenari

e ritratti

in nuovi orizzonti

(by Lucia De Cicco)

“Tracce è stato coniato dalla critica, ci racconta il rendese Antonio Oliva, che si è interessato alla personale. Esasperazione sulla tela, messi con impeto, forza di ciò, che sento, vivendo in questa mia Terra calabrese e sono segni messi con la spatola simil a coltello”.

Perché utilizza una nuova tecnica, la spatola?
Il pennello dà effetti stucchevoli, mentre la spatola mi concede la possibilità di graffiare la tela; utilizzo anche le mani a questo fine.

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Oliva è il suo mondo fiabesco della pittura?
La fiaba, può essere meravigliosa e anche spaventosa, ecco che rappresenta per me un mondo che c’è nell’immaginario umano, quasi metafisico. Sensazioni, che riporto sulla tela con un dinamismo. La fiaba all’apparenza appare un mondo ideale, incanto, ma poi emergono nella fiaba i particolari del nostro quotidiano in preda al caos.

Antonio usa una scala di colori caldi.. il giallo, soprattutto…
Oggi la pittura è un universo meno realistico, perfetto e riproducente così come nel passato la realtà. E oggi si deve trarre ispirazione da ciò che ci circonda in un modo differente. Di certo Van Gogh è tra i miei preferiti. Ma anche il modo rivoluzionario di Kandinsky, d’astrarre nell’assenza totale dell’uomo, pur studiando i classici e grandi del passato.

Quando nasci come artista professionista?
L’amore per il disegno e la pittura comincia da piccolo, ma si concretizza attorno all’età di 14 anni, negli anni ’90 del secolo scorso con la prima mostra ispirata a Cartesio. Oggi faccio parte dell’Associazione pittori cattolici di Cosenza. E posso affermare però che a questo punto della mia vita religione e scienza fanno un bel per corso di comprensione nel mio Io.

Ritornando a “Tracce”, che cosa ti aspetti da questa Personale?
In questa mostra voglio propormi a un pubblico più vasto, perché ho qualcosa da “raccontare”, voglio lasciare una traccia che arrivi a tutti. Il negozio di Belle Arti offre la possibilità anche del profumo dell’arte, colori e pennelli garantiscono l’avvicinamento dell’uomo qualunque, che però vuole apprendere o semplicemente riempirsi di stupore. Connubio tra materia e prodotto finito che porta tutti in questo mondo di colori e tecnica.

Antonio Oliva è nato a Rende, in provincia di Cosenza, il 22 luglio del 1969 e matura la sua arte fuori da ambienti accademici. Sin dall’età di tre anni manifesta una forte propensione per il disegno, una passione che lo porterà ad attraversare varie transizioni sia nelle tele che esistenziali, un lungo percorso creativo con più di 2600 produzioni che hanno dato vita a 20 mostre personali, tante collettive e concorsi; La prima nel 1994, dal titolo “Io penso dunque Sono” e l’ultima, nel 2014, con le sue “Ipotesi Future”. Un tour dimostrativo che ha raggiunto, oltre alla sua amata Calabria, le città più importanti in Italia e due “perle” in Francia e Texas. E’ stato premiato in 62 concorsi di pittura e insignito da riconoscimenti di prestigio. Le sue opere, già definite dalla critica come “tracce” sono sinonimi e ricerca della sua espressione artistica; Ci parlano di un mondo che passa attraverso l’instancabile osservazione delle cose che ci circondano e vengono plasmati e ricondotti ad una totalità di significati. Ad oggi lo scopo dell’artista è quello di riportare fuori le emozioni sopite, cercando di resuscitare quella traccia che ci accomuna, innalzandola a simboli universali che mutano insieme al corpo ma che trovano pur sempre un’identità nella differenza. (dottoressa Raffaella Reda)

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E l’Azzurro di Reggio Calabria e della Poesia volano a Mosca

Un concerto verdiano tra arte e poesia portano fuori penisola il M° Mariella Costa

In occasione del “CONCERTO DI APERTURA DELLA STAGIONE LIRICA” e del “CONCERTO DI NATALE” dell’associazione lirica “Giuseppe Verdi” di Roma, fortemente voluti dal Presidente dell’Associazione G. Verdi, rispettivamente del 12 e del 19 dicembre 2015, presso Palazzo Amaduri di Gioiosa Ionica (RC), si sono esibiti i maestri: Enrico Giambarresi (tenore), Concita Cagliuso (soprano), Eleonora Pisano (soprano), Alessandro Tirotta (basso) e  la pianista Graziella Danieli, che hanno regalato magiche emozioni con le loro superbe voci e note di accompagnamento.  Hanno preso parte alla manifestazione i bambini della classe V della cittadina, guidati dal soprano Concita Cagliuso e che con la loro tenerezza, hanno preparato tutti i presenti alla magia del Natale. Ha presentato le manifestazioni la giornalista, Raffaella Rinaldis, direttrice di Fimmina TV, emittente tutta al femminile che ha patrocinato gli eventi, insieme al Comune di Gioiosa Ionica. A fare da contenitore elegante al tutto le meravigliose ed eleganti sale di Palazzo Amaduri, che hanno ospitato una mostra della scultrice roccellese, maestro Mariella Costa, che dal 12 al 20 dicembre ha esposto nelle sale adiacenti dove si sono tenuti gli spettacoli lirici. Opere scultore e pittoriche.

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Musica, bel canto, scultura, pittura e non poteva mancare la poesia, un tripudio di arti, alla ricerca della bellezza e dell’armonia. Tra le opere accompagnate dalla poesia, in esposizione vi era l’opera “Azzurreggio”, Prima opera di “Poesia-scultura”, corrente ideata dal poeta Silvano Bortolazzi che ha trovato la sua realizzazione nelle mani del maestro Mariella Costa, accompagnata naturalmente dalla poesia dello stesso Poeta, che in agosto scorso è stato nominato poeta onorario del Comune Olimpionico di Sestriere, proposto in più occasioni a Premio Nobel. Altre poesie in esposizione erano: quella sul Natale un po’ diverso “Natale, memoria di un utero” della pubblicista e poetessa Lucia De Cicco, delegata regionale per la Calabria dell’Ump (Unione Mondiale Poeti) e “Se fossi un re” i cui versi a difesa dell’infanzia sono stati composti dalla delegata romana dell’Ump, la professoressa Carmela Costanzo.

Tutto ciò lo si apprende da nota stampa diramata, ma che cosa ha di particolare quest’opera, Azzurreggio?

Azzurreggio è un’operazione concertata tra la Maestro e il Poeta e che riassume in un’unica parola il senso dell’opera e della poesia, come senso della vita. Dalla parola si elabora l’opera d’arte e quindi, un’immaginazione di un’onda del mare nella quale sorge la vita riassunta in un’unica melodiosa parola, che è Azzurreggio, e in un volto al femminile che riaffonda nelle immagini proprie dell’antico e di quei popoli che hanno abitato la nostra terra di Calabria. Volti familiari e nello stesso tempo passato e presente. Ma c’è una novità: l’opera attraversa presto l’Europa. Questa la missiva che è stata recapitata al Maestro Costa.

˂˂Inseriamo la foto dell’etichetta dell’opera. Etichetta che accompagnerà l’opera Azzurreggio con il numero 317 dal 16 al 24 gennaio, presso il Palazzo centrale degli artisti di Mosca˃˃.

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Mariella Costa è una scultrice, che con trapano, tuta e mascherina per le polveri, si dedica a questa operazione artistica non facile da concepire per una persona, che ha un aspetto elegante e molto femminile, oltre che essere donna di grande fascino e classe. Eppure, ama questo lavoro ed ogni sua creatura trova sempre importanti esposizioni. Di recente, di mercoledì 13 gennaio, è la mostra di alcune sue opere scultore e pittoriche presso lo spazio adiacente all’Aula Magna della Facoltà di Architettura di Reggio Calabria (Università Mediterranea di Reggio Calabria), in occasione dell’inaugurazione del IV ciclo di dottorato “URBAN REGENERATION AND ECONOMIC DEVELOPMENT”.

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Lei è un treno, ama tutto ciò che fa e la contraddistingue anche un certo coraggio. Un coraggio che fa parlare di lei anche oltre la penisola italica. È di recente, infatti, i ringraziamenti del Principe Alberto II di Monaco per l’opera “Grace” dedicata alla scomparsa principessa e madre di Alberto. Un’opera che è stata inviata per il decimo anniversario del regno del Principe di Monaco. Il ringraziamento arriva per lettera il 25 agosto scorso, direttamente dal palazzo.

Lucia De Cicco

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Un anno tra Arte e Poesia con l’Associazione Aino

Presto una Fondazione per tutti gli artisti, che ricordi il grande artista di Trebisacce

˂˂Buonasera e benvenuti alla prima edizione del calendario “Un anno fra arte e poesia” a cura dell’Associazione Culturale Picard “Davide Aino”.

le opere esposte

Ringraziamo tutti gli artisti e i poeti partecipanti per aver reso possibile la realizzazione di questo calendario prestando le loro preziose opere. In questo modo abbiamo cercato di dare vita ad un opera unica e ricca d’arte.

L’idea dello stesso nasce dalla voglia di omaggiare l’artista e maestro Davide Aino. Davide Aino ha lasciato un notevole numero di dipinti ed è volere della figlia Loredana creare una Fondazione che ne porti avanti il suo prestigioso nome. E così legare al suo nome la promozione del fermento artistico culturale anche per altri artisti, che ne vorranno far parte.

Il calendario è strutturato in modo che, per ogni mese, vi sia la foto di un opera affiancata da una lirica, in alcuni casi scritta dallo stesso artista, in altri da poeti diversi, in un connubio di classe e bellezza.

La copertina è data da un particolare di un’opera del maestro Aino, così come la retrocopertina, mentre per il mese di Dicembre abbiamo creato un collage con i particolari di tutte le opere presenti nel calendario.

Si ringraziano: il Sindaco Mundo, il professor La Polla e tutti i presenti

Buon anno in nostra compagnia, con la speranza di crescere e di proseguire sempre più numerosi e creativi. Vi ricordiamo che sono aperte le iscrizioni per l’anno 2016. Troverete oltre al calendario la richiesta per poter far parte della nostra associazione˃˃.

Così la conclusione di un altro anno di lavoro per le quattro giovani dell’Associazione dedicata a Davide Aino, nata per volontà della figlia Loredana Fiammetta alla scomparsa del padre. Un artista, che in tutto il percorso ha sortito un’evoluzione importante della sua arte. Noto nell’alto Ionio cosentino e soprattutto nella cittadina di Trebisacce (CS). Loredana segue le orme del padre ma, soprattutto, delle inflessioni artistiche dell’ultimo periodo, sprazzi di luce e divinità accese, che rimandano all’Infinito, all’Onnipotente. Le altre componenti del gruppo Patrizia Mortati, grafica, Rossella Falabella, tesoriera e poetessa, nonché organizzatrice degli eventi, e Cinzia Aino. Da poco è entrata anche Fernanda Marzullo, artista. E socio onorario la poetessa Lucia De Cicco, pubblicista e poetessa.

Le iniziative dell’Associazione Aino coinvolgono tutto il mondo artistico ma anche sociale, diretto alla sensibilizzazione e con il coinvolgimento delle scuole. Infatti, sono già due i premi organizzati per medie e primarie dell’Alto Ionio ed entroterra. Un premio artistico dedicato a Davide Aino, varie giornate di sensibilizzazione per donne e bambini.

momento della serata

E ora arriva la Biennale d’Arte Internazionale romana per Loredana Fiammetta Aino. XI edizione, dal 16 al 25 gennaio, con la collaborazione del liceo artistico Argan di Roma con un’esposizione nelle sale del Bramante, a piazza del Popolo. Tra artisti di chiara fama, scultori e fotografi, in collaborazione del CIAC e con patrocinio – anche europeo – di Roma Capitale con ingresso libero.

Fino al 15 gennaio scorso, in occasione della Giornata della Pace che si tiene annualmente e anche nella città di Cosenza, si è invitata la pittrice Loredana Aino ad esporre sue opere in suggestioni divine, così le definirei, all’interno della Cattedrale, in una delle navate. Si sta pensando anche di portare questa mostra in vari luoghi sacri, soprattutto, nel circondario di Cosenza, senza dimenticare il Museo diocesano. Già per fine gennaio si sta pensando d’esporre le magnifiche tele, che sono davvero molto grandi, in altra sede cittadina, probabilmente presso Le Vergini di Cosenza. Promotore il critico G. Labrosciano.

A contrario del padre, Davide Aino, la figlia Loredana usa la tecnica dell’olio su tela, Davide Aino era un’acquarellista, e ne riprende la luce dell’ultimo periodo ci dice l’artista, ma sempre con la voglia di diversificarsi e affrancarsi, anche se amatissima dalla figura paterna: “Questi colori pastello mischiati con fasci di luce e immagini nascoste, che si palesano all’improvviso come nella tela ritratta nell’immagine, in basso in cui si manifesta l’effige demoniaca” e tutto accade solo con l’asciugatura dell’opera, che in alto presenta il volto di Maria in controluce, immerso in una cascata di purificazione a schiacciare le tenebre. Un calcolo d’immagini non voluto, ma che se si ritorna a vedere con attenzione si manifesta in immagini divine.

“In queste tele con macchie di colore io ho trovato la mia libertà” – Loredana Fiammetta Aino

Approfondimento sul pezzo: il Calendario “Un anno tra arte e poesia”. Interviste agli autori presenti:

Franco De Marco (poeta). La poesia prende atto della realtà che ci circonda, che registra un progresso tecnologico, ma non quello della civiltà a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. Civiltà dell’uomo, dei diritti umani, della Politica, il Pensiero libero, di cui si definisce il pubblicista – giornalista, presenza di guardiano dell’uomo e della cultura, di cui tutti noi ci dobbiamo sentire responsabili. L’uomo odierno è nato dalla Seconda Guerra Mondiale in cui ci si aspettava un grande cambiamento, mentre l’Uomo sta solo sulla terra, parafrasando Quasimodo, in una società in cui non ha scampo, ed è per questo, dice il poeta, che si deve pensare ad una pedagogia della pace. La sua poesia reca come titolo: Sempre tu fiore.

Elena Priore (poeta) è pugliese fa parte del Club Federiciano in memoria di Federico II ad Altamura. Con il marito e artista Mike Pellegrino si recano in Calabria a Roseto Capo Spulico nel periodo estivo per soggiornarvi, e sovente ritornano per queste manifestazioni artistiche. Sono tante le opere dedicate alla Calabria e a Roseto in particolare. Mike Pellegrino adora il mare: educato all’Accademia Navale, predilige la conservazione dei borghi del litorale, cercando di far passare questo messaggio attraverso le sue opere artistiche. Per il calendario hanno presentato: La Marina di Roseto Capo Spulico come poesia, Il Pontile e il Mare per le opere pittoriche. Una delle quali, abbinata alla poesia di Patrizia Mortati, Giungerà nelle notti insonni.

Isidoro Esposito (artista) formato all’Accademia di Belle arti di Napoli insegna nella città di Rossano (CS), dove vive. L’opera del Maestro è un’opera che simboleggia l’elevazione dell’uomo verso l’infinito e un sollevarsi dal desiderio dell’uomo di essere cattivo e di riuscire a gioire di un qualcosa che è luce, le stelle, lo sguardo. Esso si deve abbassare, dice l’artista, solo davanti alla mortificazione del giovane, che non è consapevole del marcio che, a volte, ci circonda. Andrà in pensione, ha affermato, perché felice come insegnante, ma soprattutto non come maestro che insegna ma che sa accogliere i giovani, grande lezione di un dare e ricevere. Tra l’uomo e l’insegnante c’è totale fusione e così con l’artista e il maestro. Esposito è certo che i ragazzi, i suoi studenti, sono immessi in un circuito che saprà tutelare e valorizzare la propria terra. Abbinata alla sua opera che come un libro si chiude e si apre a questo notturno intenso, la poesia del poeta Emilio V. Panio.

Giovanna Sibiano (artista) è acquarellista, amante dei colori vivaci, che nelle sue opere esprimono la parte armonica e luminosa della vita come l’essere umano, che deve tendere a quell’ideale di bellezza, che sta proprio in questo anelare come un fiore alla beltà del giorno.

Fernanda Marzullo (artista e poeta) si sente tuttavia più artista. Amante degli elementi della natura dona alle sue opere tra elementi e paesaggi un volto umano. Adora le pietre e il mare, che dipinge e rappresenta, perché sono elementi essenziali della natura, il mare che danza attorno agli scogli, immobili, amplesso che è solo dell’onda. Abbina alla sua opera la poesia Tu.

Teresa Principe (artista e poeta). La sua poesia Ritmico Palpito abbinata ad un’opera pittorica, che ha dato origine anche a alcune sculture sul tema della donna. Tecnica del pennello e spatola e pur se la sua carriera inizia con la passione di bambina è la secondaria di primo grado, che caratterizza la sua formazione a venire. Vince un premio per l’Istituto d’arte di Castrovillari, un viaggio a Roma, e l’anno successivo s’iscrive nella Capitale per continuare i suoi studi.

l'pera di Davide Aino riportata sul Calendario dell'associazione

Gli altri artisti che hanno partecipato al calendario: Maria Grazia Giglio abbinata al poeta Antonio Pascucci, abbinata all’opera di Davide Aino, la poesia di Rosa Falabella, abbinata all’opera di Cinzia Aino, la poesia di Ciro Cianni, sull’opera di Loredana F. Aino la poesia di Rocco Leonetti. L’Artista Rita Lucia Trinchi con la poesia di Lucia De Cicco.

Lucia De Cicco

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“Desy”, di Maria Pia Furina

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 224) il 20 febbraio 2016.

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Un romanzo che coinvolge i lettori e apre le menti

Il volume “Desy”, pubblicato dalle Edizioni Ursini di Catanzaro, descrive la suggestiva verità sul mondo dei giovani. L’autrice di questo avvincente romanzo è la poetessa e scrittrice Maria Pia Furina, una brillante laureata calabrese in “Odontoiatria e Protesi Dentaria”, con una maturità classica alle spalle e una grande passione per la letteratura e la poesia. Un romanzo con un forte impianto narrativo, nel quale l’autrice è straordinariamente capace di coniugare l’armonia poetica – che ben conosce – al diverso modo di parlare quotidiano dei giovani. Un libro diretto ed essenziale, che narra di ragazzi e che aiuta ad affrontare le differenti tematiche sociali attraverso la sua protagonista, Desy, più volte definita sensibilmente la “bambina dark”. Desy ha molti problemi e diversi se ne crea, ma è comunque capace di intravedere le dolci more tra spine e sassi. Questo il senso del romanzo, nel quale la protagonista viene accompagnata da alcuni personaggi simili agli adolescenti di oggi, il tutto in un libro indirizzato non solo ai giovani ma anche ai genitori spesso disorientati nella austera modernità dei problemi. Il romanzo della poetessa Furina racconta problemi sociali quali la droga, l’aborto, la violenza sessuale, l’alcol o più semplicemente i rapporti difficili che spesso i ragazzi sviluppano con i propri genitori.

Desy libera l’inconscio e l’irrazionale – con un animo non sempre fiducioso – e si disseta di tutto ciò che la vita propone. Tra i segreti custoditi e il doloroso tormento, la protagonista rappresenta l’origine di ogni affanno: quell’ansia che la paura della vita suscita nell’animo di una fanciulla indifesa. I pensieri di Desy sono singoli fiori in concerto, momenti di normalissima vita quotidiana, tanto che è la stessa dolce protagonista a raccontare i suoi segreti nel classico ed intramontabile diario nascosto. Molti sono gli adolescenti, infatti, che scappano dai problemi fuggendo dalla loro storia e si rifugiano nel loro diario: un rifugio a chi piange in solitudine, in un silenzio che accarezza i problemi della vita. Si, proprio quel silenzio degli amori tormentati e delle sofferenze giovanili. É un silenzio che fa rumore e che accompagna la protagonista in un mondo complesso – descritto abilmente dall’autrice Maria Pia Furina – che si sostanzia nella storia di una ragazza che vive tra stati euforici e momenti di grandi crisi depressive.

Desy non è solo una fanciulla mentalmente instabile ma anche una promessa scrittrice. E le corpose pagine scorrono veloci tra i diversi personaggi come Alex, Mirko, Virginia, Bice, Roberto, Vladimiro, Dario o Viola. Così, perdendosi nella lettura, si può essere particolarmente attratti dall’intreccio della protagonista proprio con il primo dei ragazzi citati, Alex. Con lui Desy ha un rapporto molto particolare: i due ragazzi sembrano quasi esposti ad una reciproca violenza, che aiuta l’autrice del romanzo nel dimostrare quella fantasia letteraria che la contraddistingue da altri giovani autori contemporanei. É in questo rapporto tra Desy e Alex, quest’ultimo figlio di un ex compagno della madre, che Maria Pia Furina crea la “pineta dei poeti”, un momento letterario sublime – più che suggestivo – che richiama la poetica di Arthur Rimbaud. Proprio come il poeta maledetto, Maria Pia Furina, racchiude in questa pineta e nei suoi personaggi quel deragliamento dei sensi capace di far comprendere l’essenzialità delle cose, che ha rappresentato l’elemento principe dell’idea del poeta veggente di Rimbaud.

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Questo romanzo è inserito nella doviziosa collana “Incontri”, opera della prestigiosa casa editrice Ursini, una splendida realtà calabrese libera e viva, da sempre in prima linea nella scoperta di prodigiosi talenti letterari. Meravigliosa la copertina scelta, nella quale non appare il volto di Desy, che induce il lettore a ricostruire l’identità della protagonista attraverso i particolari, stimolando la curiosità tra sentimenti, dubbi e insicurezze giovanili. Desy è come una rondine che cerca un nuovo inizio, una ragazza che diventa una grande amante ma poi ritorna sempre bambina. Spinti da queste ed altre simili ragioni, possiamo affermare che Maria Pia Furina presenta un romanzo particolarmente suggestivo, che non sviluppa mai un linguaggio violento e che sembra scritto accuratamente tra i profumi, i suoni e i colori della vita.

Scorrono impietose le riflessioni per questa ragazza che rappresenta in pieno le sagome dei molti timori della vita, sagome che saranno certamente vive nel lettore capace di porre attenzione proprio a questa varietà dei particolari. Maria Pia Furina, infatti, è magistrale nell’esprimere un concetto spesso dimenticato, ovvero che la vera difficoltà giovanile non è mai nelle parole bensì nella sostanza. L’autrice si spinge nel compito piuttosto gravoso di raccontare l’oppressione di ogni peso adolescenziale, dimostrando doti letterarie difficili da trovare nei moderni scrittori. Non è facile, infatti, interrompere la lettura di questo libro che porta con sé grandi riflessioni e aiuta a comprendere come in noi sia sempre presente una realtà profonda, più di quella che possiamo immaginare e spesso al di là di tutto quello di cui noi siamo coscienti.

Antonio Mirko Dimartino

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