Le vere potenzialità della rete

Questo articolo è uscito sul periodico il Lametino lo scorso 26 febbraio 2011.

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C’è una grande conquista che passa inosservata

Internet è riuscito a cambiare le nostre vite nel giro di pochissimi anni, dando un contributo significativo alla globalizzazione, alla semplificazione delle procedure burocratiche, all’informazione libera e ad una migliore diffusione e comprensione delle scoperte scientifiche. Grazie ad internet è ora possibile contattare parenti mai visti, mantenere contatti con persone che sono andate fuori, consultare libri antichi dalla propria casa anziché fare viaggi costosi per visitare biblioteche sparse per il mondo. I vantaggi che la rete offre sono innumerevoli, e non basterebbero due pagine per elencarli tutti; l’importante è rendersi conto di quanto la rete ha già fatto, può ancora fare e farà sicuramente in futuro. Siccome menzionare solo i pro di una determinata cosa non è mai corretto, vale la pena di spendere qualche parola sui contro di internet: ha dato origine a nuovi problemi in ambito legale e ne ha intensificati altri, già esistenti nella società, che hanno sfruttato appieno il “trampolino di lancio” offerto dalla rete. Altri nemici “invisibili” che la rete porta con sé sono la perdita dei legami interpersonali puri, tipici di un tempo e ricordati con nostalgia dai più grandi, e tutti i problemi di salute che la vita troppo sedentaria comporta. Si tratta, effettivamente, del prezzo che la società moderna paga al progresso tecnologico. Le nuove realtà ed i problemi legati ad esse cambiano anche da paese a paese: noi, come italiani, stiamo assistendo ad una diffusione spropositata di termini inglesi, diffusione che in tanti altri paesi non esiste grazie ad opportune “opere di salvaguardia della lingua” che impongono traduzioni (basti pensare agli spagnoli, che non hanno nemmeno adottato il termine computer). A prima vista questo sembrerebbe un riassunto molto schematico dei vantaggi e degli svantaggi di internet, ma manca qualcosa, qualcosa che quasi tutti gli italiani sembrano ignorare per la mancanza di informazione, per l’incapacità di comprendere il fenomeno o, addirittura, per motivi culturali. La rete sta cambiando qualcosa nella nostra società, e lo sta facendo partendo dalle masse.

Non molto tempo fa, gli autori del Time magazine hanno fatto scattare una marea di polemiche subito dopo aver nominato “You!” (“Voi!”) come uomo dell’anno. Chi si aspettava di trovare un attore, un politico o uno sportivo da osannare per chissà quale gesta e/o promessa è rimasto molto deluso dopo una nomina così originale ed inaspettata. La scelta degli autori è stata giustificata riportando la crescita esponenziale di siti come YouTube, Twitter, Wikipedia e Flickr i cui contenuti sono aggiunti da innumerevoli utenti sparsi per il mondo, similmente a quanto accade con il social network Facebook. Che senso aveva per gli autori nominare la persona dell’anno quando tutti quanti lo sono? Nessuno, e ora possiamo comprenderne il motivo. Nonostante le forti polemiche, il messaggio è stato recepito: ormai sono le masse, non i singoli, a “dominare” il mondo della rete e, di conseguenza, anche il mondo reale. Il fenomeno prende il nome di “Web 2.0” (termine che in Italiano potremmo interpretare come “Seconda versione della rete”) ed è oggetto di moltissime discussioni. Scaricare gratis e legalmente il frutto del lavoro di altre persone è un vero e proprio paradosso per il sistema capitalistico, ma nel Web 2.0 questo paradosso si trasforma in un concetto di base, imprescindibile, senza il quale il Web 2.0  stesso perderebbe la propria identità. Da Wikipedia si possono scaricare le pagine create da vari utenti; non sono l’equivalente di delle pagine accurate di un’enciclopedia, ma al contrario di quest’ultima sono assolutamente gratuite. Il browser Firefox è anch’esso gratuito, è nato dallo sforzo di anonimi programmatori e la sua diffusione ha messo in crisi l’Internet Explorer del colosso Microsoft; la squadra di programmatori che ha permesso l’affermazione di Firefox ha lavorato sugli aggiornamenti e sulle innovazioni, dando un forte impulso alla diffusione del browser. Per anni abbiamo sentito parlare del concetto apparentemente inviolabile di copyright, una parola decisa, forte e segnata da tutto ciò che implica in termini legali, forse dimenticandoci di approfondire l’argomento e scoprire l’esistenza del copyleft, molto meno minaccioso e molto più amichevole. Su internet proliferano anche veri e propri prodigi come le licenze che prendono il nome di Creative Commons, le quali permettono l’uso dell’opera di un determinato autore (generalmente immagini, come quelle che si possono trovare sul sito deviantART) purché tale uso non abbia fini commerciali, il che la dice lunga sull’importanza del concetto di diffusione gratuita. Esistono anche giochi, i cosiddetti indie game, sviluppati interamente da giovani programmatori e distribuiti gratuitamente da siti come ModDB.com, che rivaleggiano con i giochi venduti per 60€ e più dalle grande case produttrici del settore, spesso superandoli in qualità. Con tutte queste innovazioni, i pregiudizi legati alla frase “scaricare qualcosa da internet”, che nell’immaginario collettivo denotano a priori una condotta illegale, diverranno presto obsoleti: sarà necessario distinguere gli atti illegali dal frutto del Web 2.0, dato che nel secondo caso il fine è infinitamente più nobile. L’importante è conoscere il fenomeno, le sue potenzialità e tutto quello che possiamo fare con esso per poter usufruire a pieno titolo dei suoi vantaggi. Il blogger Kevin Kelly, famoso per le sue riflessioni sul mondo che cambia, ha usato la definizione “socialismo online” per dare un’idea del fenomeno, termine però che deve essere preso con molta cautela date alcune delle sue implicazioni politiche e sociali. Nessuno si aspetta, infatti, di abolire il lavoro retribuito con una vera e propria rivoluzione: il Web 2.0 non può fare tutto per noi, può solo aiutarci in alcuni ambiti della vita quotidiana, e per affermarsi ha bisogno di una rivoluzione prettamente culturale che in altri paesi sta già avvenendo.

Quando pensiamo ad internet, quindi, dobbiamo pensare anche a questo; se il Web 2.0 continuerà ad affermarsi, probabilmente vivremo in un mondo in cui il concetto di lavoro a noi conosciuto sarà integrato da quello di lavoro gratuito per il bene della collettività. Qui in Italia dovremmo imparare a conoscere bene questo fenomeno e a saperlo apprezzare così come accade negli Stati Uniti e in altri paesi del mondo. Se da una parte lavorare gratuitamente sembra insensato (“Che ci guadagno?”, direbbe l’italiano medio), dall’altra bisogna pensare al fatto che prima o poi usufruiremo tutti, e gratuitamente, del lavoro di qualcun altro, dando un senso ed una motivazione forte a quell’aiuto reciproco di cui l’Italia, e più nello specifico una realtà locale come quella lametina, ha bisogno. Chissà, magari sarà proprio il Web 2.0 a cambiare la mentalità dei lametini, favorendo la crescita e, cosa importantissima, l’unione effettiva della nostra città smembrata.

Francesco D’Amico

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