Trasporto aereo? Viva la semplicità

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Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 211) il 25 ottobre 2014.

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Il sistema rischia il collasso a causa delle considerazioni superficiali di media e politici

Viva la semplicità, potrebbe dire qualcuno. Viva chi, quando tratta un argomento che non conosce, fa della superficialità il suo modus operandi. Viva chi, di fronte ad un’infinità di variabili, ne prende due o tre e giudica un sistema solo ed esclusivamente in base a queste variabili, ignorando di fatto il resto. Gente innocua, potrebbe ribadire qualcuno, e invece no, in ambiti come quello del trasporto aereo, un giornalismo poco attento (telematico o cartaceo che sia) può avere delle conseguenze negative sull’intero sistema, e a breve vedremo perché, senza fare nomi.

Siamo in un aeroporto e di fronte a noi ci sono due aerei dello stesso tipo, ma di versioni e compagnie diverse. L’aereo Uno ha 150 posti, l’aereo Alfa ne ha 185 perché ha una configurazione più densa e scomoda. Entrambi gli aerei sono impegnati in una turnazione, ossia arrivano da altri due aeroporti e, ultimate le operazioni di scarico, carico ed imbarco, ritorneranno ciascuno al proprio scalo di riferimento. Uno è arrivato con circa 90 passeggeri e ripartirà con 120, mentre Alfa è arrivato con 160 passeggeri e ripartirà con il pieno, 185. L’aeroporto di riferimento di Uno è lo scalo principale della città, mentre Alfa è basato presso uno scalo secondario, un po’ “fuori mano”. Alcuni passeggeri di Uno hanno prosecuzioni internazionali ed intercontinentali, e alcuni addirittura viaggiano in classi di viaggio elevate.

Tra un volo e l’altro, Uno passa più tempo a terra rispetto ad Alfa perché è coinvolto in operazioni più complesse, quali il trasporto della merce e la differenziazione dei bagagli in partenza (prioritari, transiti, terminanti, con transito rapido, etc.). I banchi check-in di Uno sono di più ed esiste anche una biglietteria aerea dedicata, nonché un ufficio di compagnia, mentre Alfa minimizza la presenza in aeroporto con un manipolo di banchi ed un presidio al desk informazioni quasi inesistente. Per Alfa, i concetti chiave sono il risparmio e l’informatizzazione dei servizi, e ciò si ha, tra le altre cose, mettendo dei paletti chiari e ben definiti alle politiche di compagnia: alcune tipologie di passeggeri speciali, come alcuni disabili, non sono accettabili e sono costretti a viaggiare con Uno. Il check-in di Uno è tranquillo e premia la professionalità degli addetti mentre quello di Alfa è automatico, monotono e prevede penali salate per praticamente qualsiasi cosa, con ripercussioni sulle operazioni di imbarco. L’imbarco di Uno inizia quando l’aereo è pronto ad accogliere i passeggeri e procede liscio come l’olio, mentre quello di Alfa inizia prima, costringe i passeggeri ad aspettare anche decine di minuti in piedi e diventa una specie lotta contro il tempo, con tanto di etichettatura massiccia dei bagagli a mano. Non c’è spazio per i bagagli a mano a bordo dell’aereo Alfa e i bagagli devono andare in stiva? Certo, se Alfa avesse una configurazione non da “carro bestiame” e non costringesse i passeggeri a pagare un extra per i bagagli da stiva imbarcati al check-in, i passeggeri sarebbero meno propensi ad intasare le cappelliere coi propri bagagli a mano. Alfa, tuttavia, ha il vantaggio di offrire tariffe mediamente più basse, soddisfacendo le esigenze della clientela “cost sensitive”. Tutto è regolare, ed entrambi gli aerei sono quasi pronti a partire, quando due ritardatari – uno in partenza con Alfa, l’altro con Uno – arrivano all’uscita di imbarco. Il comandante di Alfa nega l’imbarco al ritardatario, quello di Uno lo accetta, dopodiché fa chiudere le porte dell’aereo ed avviare i motori. Forse, Uno farà un po’ di ritardo a causa dell’imbarco dei disabili aggiuntivi che non possono viaggiare con Alfa.

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Lo scalo di Milano-Malpensa visto dalla torre di controllo, dove tanti aerei “Uno” e “Alfa” operano insieme. Foto di Giorgio Varisco.

Facendo due rapidi conti, ed ipotizzando che queste siano turnazioni giornaliere attive tutto l’anno, risulta evidente che la turnazione di Alfa trasporta più passeggeri, mentre Uno punta sulla qualità, sulle connessioni, sul cargo e su altri servizi, a discapito della tariffa media. Per il giornalista poco informato, Alfa è la chiave del successo mentre Uno è obsoleto, ed è grazie ad Alfa che le statistiche registrano dei segni positivi “mai visti prima”. Non tutte le statistiche, ovviamente, ma quelle più semplici: passeggeri trasportati, voli e prezzi, perché iniziare a parlare di servizi, di migliaggio, di cargo, di connessioni, di alleanze, di fitti network, di disabili e di attenzione nei confronti dei passeggeri è troppo complicato. Il politicante di turno, influenzato dalla cattiva informazione, punterà sulla compagnia aerea di Alfa per garantire la “crescita” di un dato aeroporto, magari pagando la compagnia con finanziamenti ai limiti della legalità, e alla fine dell’anno potrà dire di aver ottenuto dei risultati positivi, più che sufficienti per riconfermare il proprio incarico. E la compagnia aerea dell’aereo Uno cosa farà? Potrebbe essere costretta a tagliare le proprie rotte e licenziare parte dei suoi dipendenti, ritirandosi progressivamente dai vari scali fino a quasi scomparire.

Perché tutto questo? Semplice, perché la cattiva informazione può plasmare le scelte della clientela e della classe dirigente, alterando l’equilibrio già labile del mercato secondo logiche che non badano a ciò che conta realmente. Insomma, viva la semplicità.

Francesco D’Amico
Foto di Giorgio Varisco, GolfVictorSpotting.it

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5 risposte a Trasporto aereo? Viva la semplicità

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  3. Mario De Rosa ha detto:

    D’accordo con le osservazioni di Antonio e Marco.La civiltà di un paese si misura ,da come tratta i cittadini (contribuenti).

  4. Antonio ha detto:

    La linea di demarcazione è netta! Si esprime nella frase presente verso metà articolo “penali salate, praticamente per qualsiasi cosa”. É una vergogna. Ormai i viaggi sono caratterizzati dalle eccessive palpitazioni dovute ai seguenti pensieri: “avrò fatto bene”, “ho letto bene” o ancora “chiedo al mio amico”. Incertezze che nascono quando si deve prenotare e, spesso, anche dopo. Un ritorno alla semplicità? Magari, ci vorrebbe proprio. Complimenti Francesco!

    A Marco dico che, in determinati aeroporti, siamo ben oltre il 50%. Una logica economica di corto respiro, che non condivido.

  5. Marco Dimartino ha detto:

    Mi siano perdonate le eventuali riflessioni istintive. Vorrei soffermarmi sul fatto che i disabili non possano viaggiare con Alfa. Ma stiamo scherzando vero? Io posso anche accettare il fatto che si dia più importanza ad alcuni fattori e non ad altri, tanto da considerare Alfa il top nelle statistiche e nei numeri, ma non posso accettare il fatto che ci sia il solito “sfruttamento economico di categorie sociali deboli” quali i disabili, ad esempio.
    Così non andiamo da nessuna parte e non dimostriamo di essere un paese civile! Quello che mi chiedo è se le compagnie Alfa sono molte, nel senso se in un aeroporto medio siano più del 50%… sarebbe come dire che “la moneta cattiva scaccia quella buona”. E’ davvero così?

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