Il Coronavirus dei Cieli: un effetto nascosto della pandemia

Una crisi senza precedenti dopo anni di crescita continua, ma – a quanto pare – non c’è limite al peggio…

La pandemia da SARS-CoV-2 ha rivoluzionato non solo il trasporto aereo, ma quasi ogni aspetto della vita quotidiana. La crisi economica indotta dal Covid-19 è una realtà e il trasporto aereo risulta essere solo uno dei tanti settori a essere stati colpiti, dopo anni e anni di cresciuta continua del traffico, una crescita che ha retto precedenti crisi economiche in modo più che egregio.

Ebbene, dato che, come direbbe qualcuno, non c’è mai limite al peggio, pare che tra gli effetti indesiderati del Covid-19 nei confronti del vasto mondo del trasporto aereo vi sia anche l’inasprimento di alcuni processi di decadimento dello stesso, già in corso da anni ma ora di fatto amplificati da una vera e propria lotta per la sopravvivenza delle compagnie aeree. Ne parliamo, entro i limiti consentiti per questa sede, con un volto che i fan di TLR conoscono già: il pilota Ivan Anzellotti, autore del testo autobiografico “Storia di un pilota: dal funerale di Alitalia alla fuga dal Qatar” e del giallo a sfondo aeronautico “Il destino degli altri“, entrambe opere trattate su questo sito.

Due icone del trasporto aereo che stanno vedendo la loro carriera finire anche grazie alla pandemia in corso. Da sinistra, l’Airbus A380 e il Boeing B747. Fonte: Aviationvoice.com.

Ivan, innanzitutto grazie di cuore per la tua disponibilità. Speravamo di risentirci in situazioni un po’ più rosee dato che qui in TLR, un po’ come tutti gli altri, auspicavamo un tuo meritato ritorno nei cieli italiani. La pandemia ha colto popolazioni e governi alla sprovvista, ma pare che nel trasporto aereo stia dando il modo – e l’occasione – di incentivare comportamenti un po’ “al limite”. Cosa pensi stia cambiando nel trasporto aereo, e dove si sta sbagliando, di preciso?

La pandemia ha mostrato la vera anima del moderno modello di business in voga già da tanti anni in aviazione, in cui tutto il rischio d’impresa è a carico dei dipendenti, cosa che invece per natura dovrebbe essere degli imprenditori. A sole poche settimane dalla chiusura delle frontiere tra i paesi europei e del mondo abbiamo visto compagnie aeree fallire, licenziare o sospendere lo stipendio ai propri dipendenti, una situazione che dopo un lasso di tempo così breve si giustifica solo con una gestione finanziaria da tempo fuori controllo e che ha trovato nella pandemia una scusa eccellente per essere appianata, nella totale indifferenza delle istituzioni e degli enti di controllo. I dirigenti e gli azionisti continuano a gestire le compagnie aeree come fruttuosi investimenti a breve termine dimenticando la parte umana del loro business, rappresentata dai dipendenti, che alla fine sono quelli che pagano le conseguenze maggiori.

Su questo sito abbiamo già affrontato in passato, grazie anche alle tue importanti denunce, il fenomeno denominato “pay to fly”. Stiamo ora assistendo a una maggiore diffusione di tale fenomeno? Spesso si sente parlare di naviganti disposti a lavorare gratis, pur di conservare il proprio posto di lavoro in questo periodo tumultuoso.

Credo che questo sia un fenomeno differente e che nasce dalla natura egoista di alcuni individui che credono di imbonire i dirigenti delle proprie compagnie offrendosi di lavorare gratis pur di evitare il licenziamento o, approfittando della situazione, per poter contare in un avanzamento di carriera, magari con un trasferimento su un aereo di lungo raggio. Questi atteggiamenti finiscono per danneggiare l’intera categoria perché dal momento che i dirigenti sanno di poter contare su una forza lavoro gratuita, in futuro non sentiranno la necessità di migliorare le condizioni contrattuali.

Il “Pay to Fly”, una delle maggiori criticità del trasporto aereo attuale. Ora, tuttavia, pare si stia osservando un fenomeno a esso parallelo, ma diverso. Fonte: Eurocockpit.be.

In più di un’occasione c’è stato un certo battibecco tra i rappresentanti delle compagnie aeree e i governi, soprattutto in merito al distanziamento sociale a bordo. Come pensi che abbia influito sulla situazione attuale?

Non essendo un medico non so valutare se il distanziamento a bordo possa ridurre la diffusione del virus, quello che posso dire è che una compagnia non può permettersi di far viaggiare i propri aerei lasciando vuoto un terzo dei sedili e sono felice che tale obbligo sia durato poco. Basta poi farsi un giro per gli aeroporti per vedere che il distanziamento non viene rispettato affatto nelle varie fasi di check-in, imbarco e sbarco, quindi alla fine, il posto vuoto a bordo non risolverebbe comunque il problema.

Un aspetto molto triste della pandemia è il processo di accelerazione del ritiro, dal servizio attivo, di aeromobili fino a poco tempo fa definiti iconici per il trasporto aereo mondiale. Parliamo dell’Airbus 380, ma soprattutto dello storico Boeing 747, che ha plasmato l’aviazione in tutto il mondo. Come pensi debba essere inquadrato il ritiro di questi grandi aeromobili in un mercato incerto come quello attuale?

L’Airbus 380 era già in crisi prima ancora dell’avvento del Covid-19 quando il sistema di trasporto basato sugli Hub, i grandi aeroporti centrali sui quali far convergere tutti gli altri voli, ha lasciato il posto al point to point e nuovi aerei più economici, ma pur sempre ad alta capacità di passeggeri, come il B787 e l’A350 recentemente entrati in servizio. Ovvio, quindi, che con la drastica riduzione dei viaggiatori, la fine dei giganti del cielo abbia subito una accelerazione.

Il B747 ancora resiste grazie alla sua versatilità come aereo cargo, ma la Boeing ha annunciato la fine della produzione per il prossimo anno e lentamente tante compagnie lo stanno radiando. Tuttavia, sono convinto che vedremo volare la versione cargo ancora per molti anni.

Il trattamento riservato ai lavoratori, tra cassa integrazione e licenziamenti in massa, è da definirsi congruo rispetto alle previsioni di ripresa del trasporto aereo mondiale? Ci sono dei limiti che sono stati, per certi versi, superati? Potremmo fare qualche esempio senza indicare nello specifico le aziende coinvolte…

I limiti non ci sono proprio stati, si è trattato di una pulizia generalizzata per togliere di mezzo dipendenti anziani e quindi più costosi e per ridurre le condizioni di chi è rimasto. La scusa del Covid-19 è stata troppo ghiotta e infatti ha impedito sia alle associazioni di categoria che agli enti di controllo di poter contestare tali comportamenti. Bisogna anche notare però che la mancanza di coordinamento centrale da parte della Comunità Europea ha lasciato i singoli Stati a prendere iniziative isolate con l’istituzione di quarantene tra alcuni Stati che mettono in difficoltà la programmazione dei voli, il tutto con conseguenti improvvise cancellazioni che rendono anche complicata la gestione del numero degli equipaggi necessari per garantire la rete.

Il trasporto aereo mondiale ha retto egregiamente di fronte a grandi sfide. Come andrà questa volta? Fonte: Apex.aero.

Pensando al futuro, è auspicabile ritenere che dopo una crisi del genere il trasporto rinascerà in modo più sano, raggiungendo un livello di dignità non contemplato prima della pandemia? O, al contrario, si prenderanno scelte nette e tali da comprometterne il futuro per un lasso di tempo indefinito?

Io sono convinto che una volta che il virus cesserà di fare paura il trasporto aereo tornerà ai livelli precedenti, così come è successo dopo ogni grave crisi: basti pensare all’attacco dell’11 settembre 2001, quando si credeva che il trasporto aereo fosse finito. È il mondo della Medicina e della Politica che deve dare risposte precise e spiegare se il virus sia ancora una minaccia per la popolazione, ed eventualmente trovare rimedi per limitarne la diffusione. Altrimenti, il futuro dell’aviazione e di gran parte dell’industria del turismo resterà compromesso per sempre.

Ancora una volta, caro Ivan, grazie per la tua immensa disponibilità e per le tue preziose opinioni. A presto!

Francesco D’Amico

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The Lightblue Ribbon coordinator and founder.
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