UMG, grande successo per il Convegno su “Rapporti assicurativi e Pubblica amministrazione”

CATANZARO – Si è svolto ieri, 31 maggio, presso l’aula Salvatore Blasco del Dipartimento di Scienze Giuridiche, Storiche, Economiche e Sociali, il Convegno Rapporti assicurativi e Pubblica amministrazione. L’incontro è stato organizzato nell’ambito delle attività del Centro di Ricerca “Rapporti privatistici della P.A.” – coordinato dal Prof. Avv. Fulvio Gigliotti, Ordinario di Diritto privato – e ha visto coinvolti molti autorevoli relatori.

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L’evento si è svolto, inoltre, con il patrocinio dell’A.I.D.A. (Associazione internazionale di diritto delle assicurazioni) ed è stato moderato dal Prof. Pierpaolo Marano (Università Cattolica del Sacro Cuore, Presidente A.I.D.A. sez. Calabria). Dopo i saluti introduttivi del Coordinatore del Centro di Ricerca, Prof. Fulvio Gigliotti, del Prof. Roberto Amagliani del medesimo Ateneo e del Prof. Sebastiano Ciccarello (Emerito dell’Università di Reggio Calabria e già Presidente dell’A.I.D.A., sez. reg. Calabria), hanno relazionato la Prof.ssa Maria Rosaria Maugeri (Università di Catania), il Prof. Vincenzo Ferrari (Università della Calabria), la Prof.ssa Diana Cerini (Università Milano – Bicocca), il Cons. Vito Tenore (Corte dei Conti – Reg. Lombardia) e la Prof.ssa Sara Landini (Università di Firenze). Al termine delle relazioni, si è aperto un acceso dibattito sui profili applicativi e sui risvolti problematici che la complessa tematica presenta.

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L’evento, accreditato da diversi ordini professionali forensi ha fatto registrare la presenza di numerosissimi partecipanti: avvocati, magistrati, docenti universitari, così come studenti dell’Università Magna Græcia. Piena soddisfazione da parte dei Prof.ri Fulvio Gigliotti e Roberto Amagliani, ideatori dell’iniziativa, per il riscontro che essa ha avuto.

Antonio Mirko Dimartino

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UMG, al via il Convegno su “Rapporti assicurativi e pubblica amministrazione”

CATANZARO – Si svolgerà il prossimo mercoledi 31 maggio, con inizio alle ore 15:30, presso l’aula “Salvatore Blasco” del Dipartimento di Scienze Giuridiche, Storiche, Economiche e Sociali dell’Università Magna Græcia di Catanzaro, un importante e prestigioso Convegno dal titolo “Rapporti assicurativi e pubblica amministrazione”.

Locandina - 31 maggio 2017

L’incontro – organizzato dal Centro di Ricerca “Rapporti privatistici della P.A.”, coordinato dal prof. Fulvio Gigliotti, Ordinario di Diritto privato – vedrà coinvolti molti autorevoli relatori e sarà moderato dal prof. Pierpaolo Marano dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, presidente A.I.D.A. sez. Calabria. Dopo i saluti introduttivi del Coordinatore del Centro di Ricerca, prof. Fulvio Gigliotti, e del prof. Roberto Amagliani, del medesimo Ateneo, interverranno in qualità di relatori la prof.ssa Maria Rosaria Maugeri (Università di Catania), il prof. Vincenzo Ferrari (Università della Calabria), la prof.ssa Diana Cerini (Università Milano – Bicocca), il Cons. Vito Tenore (Corte dei Conti – Reg. Lombardia) e la prof.ssa Sara Landini (Università di Firenze).

L’evento è patrocinato dall’Associazione internazionale di diritto delle assicurazioni (AIDA) ed è accreditato da diversi ordini professionali forensi, tra cui il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro (3 crediti) e dall’UMG che riconoscerà 1 CFU agli studenti partecipanti.

Antonio Mirko Dimartino

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Concluso il X Congresso della Società Italiana per le Tossicodipendenze (SITD)

L’importanza del delicato tema su “Epatite da HCV e tossicodipendenza”

Si è conclusa, presso l’Aula Magna del Campus Universitario di Germaneto, la decima edizione del Congresso Regionale della SITD (Società Italiana Tossicodipendenze), il cui tema è stato “Epatite da HCV e tossicodipendenza”.
Organizzato dalla stessa Società con il patrocinio dell’Asp di Catanzaro, del Dipartimento Scienze della Salute dell’Università “Magna Græcia”, della Società Italiana Tossicodipendenze e della Società Italiana di Farmacologia, il Congresso ha registrato la partecipazione di vari esponenti istituzionali, di diversi ricercatori provenienti dal mondo accademico, ma soprattutto di un folto numero di medici specialisti e professionisti sanitari che sono quotidianamente impegnati, a vari livelli, nell’ambito delle Aziende Ospedaliere e dei SerD (Servizi per le Dipendenze) della regione.
Nel porgere il saluto ai partecipanti il prof. Riccardo Fatarella, (Direttore del Dipartimento “Tutela della Salute), il dott. Giuseppe Perri (Direttore Generale dell’Asp di Catanzaro) e il dott. Antonio Belcastro (Direttore Generale dell’Azienda “Mater Domini”), hanno sottolineato come lo sviluppo e l’implementazione di percorsi assistenziali, sempre più efficienti ed economicamente sostenibili in una regione come la Calabria, penalizzata da un piano di rientro estremamente rigido che impone scarsa disponibilità di risorse a fronte di un alto numero di pazienti “cronici”, non possa prescindere dal continuo dialogo con le istituzioni e dalla condivisione di intenti da parte dei vari professionisti della salute, nell’ottica di un sistema di integrazione e riconoscimento delle competenze in cui l’Ateneo rappresenta la principale fonte di sviluppo scientifico e di innovazione.

Foto relatori congresso

Dopo aver ricordato il lavoro del prof. Vincenzo Guadagnino, pioniere a livello internazionale nel campo delle patologie epatiche, i lavori si sono aperti con la relazione del prof. Giovambattista De Sarro, Ordinario di Farmacologia, ex Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia ed attualmente Direttore del Dipartimento di Scienze della Salute, nonché Presidente della sezione calabrese della SITD. Con la sua consueta chiarezza, il prof. De Sarro ha fornito una panoramica completa sui vantaggi, non solo terapeutici ma anche economici, derivanti dall’utilizzo dei nuovi farmaci antivirali per la cura dei soggetti HCV-sieropositivi. A seguire, il dott. Franco Montesano, Coordinatore SerT Asp di Catanzaro e Vicepresidente calabrese SITD, ha incentrato il suo contributo sul “core” della discussione, evidenziando i risultati delle azioni di prevenzione e counseling ottenuti nell’ambito dei progetti “Nocchiero 1 e 2” (peraltro pubblicati su autorevoli riviste scientifiche) e le possibili strategie operative finalizzate alla nascita di un progetto “Nocchiero 3”.
Interventi di alto valore scientifico, sono stati proposti successivamente dal dott. Benedetto Caroleo, (Specialista in Malattie Infettive dell’Azienda “Mater Domini”), dalla prof.ssa Irene Cacciola (Unità Operativa Complessa di Epatologia clinica e biomolecolare dell’Università di Messina), dal dott. Fabio Caputo (Gastroenterologo dell’Ospedale SS. Annunziata di Ferrara) e dal dott. Ernesto De Bernardis, (Resp. SerT dell’Asp di Siracusa). Hanno, poi, relazionato i dottori Felice Genco e Vincenzo Mellace, (entrambi del SerT. di Soverato) e gli infettivologi Lorenzo Surace e Francesco Cesareo. I lavori si sono conclusi con una tavola rotonda alla quale ha partecipato il dott. Giacomino Brancati (per tanti anni epidemiologo e Dirigente presso il Dipartimento tutela della Salute), direttore generale dell’ASP di Reggio Calabria. Hanno moderato le varie sessioni i professori: Franco Perticone (Ordinario Medicina Interna e Presidente Nazionale SIMI), Maria Pavia, (Igiene), Francesco Luzza (Gastroenterologia), Guido Giarelli (Sociologia), tutti docenti dell’Ateneo di Catanzaro, e i dirigenti responsabili dei Ser.T. di Catanzaro e Lamezia, Maria Giulia Audino e Giovanni Falvo.
Un congresso, insomma, che ha riunito i Servizi per le Tossicodipendenze, con l’obiettivo di approfondire le più recenti acquisizioni scientifiche sulla epatite da HCV, patologia alla quale il prof. Vincenzo Guadagnino ha dedicato anni di intense e qualificate ricerche.

Antonio Mirko Dimartino

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Calo delle vaccinazioni, il problema di fondo

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 234) il 27 maggio 2017.

Alla base del calo delle vaccinazioni c’è la scarsa informazione scientifica

Nell’ultimo periodo abbiamo assistito a un importante dibattito su scala nazionale per quanto concerne la tematica, molto delicata, delle vaccinazioni e del loro recente calo. Si è arrivati a casi di portata nazionale solo ora che il fenomeno del calo delle vaccinazioni nel Bel Paese, così come in altri stati, ha iniziato a fare le sue prime vittime, dove “vittime” non è una metafora ma fa riferimento a veri e propri casi di decessi, persone che hanno perso la vita perché non vaccinate. Impressionante e rappresentativo anche il caso dell’infermiera veneta che avrebbe fatto finta di vaccinare centinaia di bambini per diversi anni, forzando dunque le istituzioni a prendere seri provvedimenti e avviare controlli a tappeto. Quello che ora vediamo è il culmine di un processo che va avanti da diversi anni e che sta ora iniziando a manifestare le sue conseguenze più dannose.

Eppure, non bisogna essere anziani per capire che i vaccini sono stati una delle armi più potenti nelle mani della razza umana per contrastare determinati tipi di malattie: un tempo, i tassi di mortalità – soprattutto infantile – erano altissimi e arrivare al quinto anno di età, per un bambino, era già per molti versi miracoloso. Certo, i più anziani probabilmente hanno esperienze dirette, ma basta il semplice percorso formativo della storia dell’obbligo per formare e sensibilizzare i cittadini in tema di vaccini, contemplati dai programmi di Scienze delle scuole superiori, medie e, in alcuni casi, anche elementari. Le scoperte scientifiche hanno permesso di ridurre l’incidenza di alcune malattie, fino a debellarle, creando quella che in gergo tecnico si definisce “immunità di gregge”; tale immunità consiste nell’avere una percentuale altissima di vaccinati contro una data malattia, in modo da rendere immune l’intero “gregge”, ossia la popolazione, dalla diffusione della stessa, inclusi gli individui non vaccinati. Abbassando la percentuale relativa di vaccinati nella popolazione, si perde questo caratteristico tipo di immunità e si permette a malattie un tempo debellate di manifestarsi nuovamente, diffondersi e causare dei decessi.

Uno dei nuovi mali dell’era moderna.

Fatte queste premesse, non dovrebbero esserci motivi tali da spingere qualcuno a non vaccinare i propri figli: la scuola insegna che le vaccinazioni sono utili e la storia umana recente insegna quanto male hanno causato le malattie per le quali ora si richiede la vaccinazione. Come nasce, dunque, il fenomeno degli antivax, gli antivaccinisti? Alla base di tutto, in questo come in altri settori, c’è una marcata diffidenza nei confronti della Scienza, accorpata alle teorie del complotto che dilagano sul web: la disinformazione e le notizie false, grazie anche soprattutto ai social network, sono più facili da diffondere delle corrette informazioni, e ciò rende le persone con background di studio poco consolidato più vulnerabili alla propaganda antivaccinista rispetto a chi, alle spalle, ha un percorso di studi inerente all’argomento. Questa corrente di pensiero è la stessa che alimenta nella popolazione fantasiose teorie sulle cure per il cancro “nascoste” od ostacolate, e che dà man forte a chi vuole propinare metodi di cura alternativi, ovviamente speculandoci e non poco (è arcinoto il caso Stamina). Degni di nota per le loro idee strampalate, i “terrapiattisti”, ossia coloro che nel 2017 pensano che la Terra sia piatta. E’ tutta una questione di ignoranza, quindi? Sì, ma solo in parte, dato che le file degli antivax vantano anche persone con curricula accademici. Il problema di fondo è che non si riesce a fare corretta informazione scientifica, forse nemmeno nelle scuole, e non si insegnano ai futuri cittadini e genitori alcuni principi cardine di logica e ragionamento che dovrebbero aiutarli a distinguere la vera Scienza dalla pseudoscienza. E’ forse proprio dalle scuole che bisogna ripartire, con una revisione dei percorsi formativi tale da contrastare il fenomeno proprio negli istituti scolastici, i luoghi che formano i cittadini attivi del futuro.

Francesco D’Amico

 

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Il viaggio come metafora della vita

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 234) il 27 maggio 2017.

Ricerca, sperimenta, sbaglia: perché sbagliando si impara e si migliora ma solo se da quegli errori si impara qualcosa

Periodo di ferie, distacco fisico e mentale dalla realtà, esplorazione di nuovi posti, culture, usi e costumi: il viaggio è questo. È allontanamento, ricerca, perdersi e ritrovarsi, il viaggio è una lontananza che porta all’avvicinamento di sé, alla scoperta del nuovo. Il viaggio vero, intenso e profondo è quello della mente, dell’anima e dello spirito, una continua ricerca dentro se stessi, un susseguirsi di emozioni, un turbinio di stati d’animo che ti permettono, giorno dopo giorno, di crescere e migliorarti. Già nelle pagine della letteratura antica, si possono sfogliare versi e pensieri che illustrano il viaggio come percorso di formazione personale e prova di conoscenza e di astuzia. Un esempio significativo è “l’Epopea di Gilgamesh”, poema epico che racconta la complicata storia dell’eroe Gilgamesh, impegnato in un lungo viaggio fatto di prove, di speranze e delusioni. Una volta giunto al termine, comprende però che, pur non avendo trovato ciò che cercava, ha raggiunto, senza saperlo, il massimo dei traguardi: una maturazione personale, faticosa, la comprensione del senso dell’esistenza. Altro imprescindibile esempio è il viaggio decennale e circolare di Ulisse che, prima di tornare nella sua petrosa e amata Itaca, si gonfierà di esperienze per saziare la sua curiosità. Un famoso detto dice che l’importante non è la méta, ma il viaggio, perché è quest’ultimo che ti forma, ti arricchisce e ti fa crescere. Ma è anche vero che ogni viaggio ha un fine e una fine, e il fine del viaggio inteso come vita è, nel pensiero comune, la ricerca della felicità, il vedere realizzati i propri sogni. Prendiamo per esempio un viaggio fisico, inteso cioè nel vero senso della parola: l’atto di spostarsi da un luogo all’altro è intrinseco del voler cercare qualcosa di nuovo che ci possa appagare, così come nella vita noi ricerchiamo la felicità che realizzi i nostri desideri.

Ritagliarsi uno spazio da dedicare al viaggio, nella moderna società occidentale, oramai del tutto stanziale, rappresenta il minimo tributo da versare alle tracce mnestiche della nostra iniziale, oggi inconscia, condizione di esseri itineranti. L’impulso a viaggiare è irrefrenabile, fa parte della natura umana, è una passione che divora e arricchisce allo stesso tempo, come il desiderio della felicità. Gli innumerevoli scopi del viaggiare si intrecciano e non sempre sono chiari per chi resta, ma spesso neppure per chi parte; c’è l’irrequietezza, che è bisogno di conoscere cose sempre nuove; far viaggiare permette di conoscere gli altri, ed attraverso gli altri, se stessi. Permette di scoprire alternative inimmaginate, di svincolarsi dai lacci dei sistemi sociali, basati sulla fissità della persona, sulla sua continuità ed immutabilità, considerate come garanzia di onestà e di carattere: le società fanno pressione sugli individui ad essere “una cosa sola”. Ma l’identità umana è mutevole e molteplice, e lo scarto tra l’immagine che gli altri hanno di una persona e quella che lei ha di se stessa, tra quello che è nella realtà e quello che vorrebbe essere, è lo spazio in cui prende vita il desiderio del viaggio. Il viaggio, quindi, come metafora della vita è una delle peculiarità più frequenti in tutte le culture è un concetto trattato molto spesso dai pensatori di ogni epoca, dai mitici viaggi di Erodoto a quello ultraterreno di Dante. Ad un certo punto, però, bisogna fermarsi. Una volta arricchiti è bene godere di tutte le cose che abbiamo imparato. Trasferirle e condividerle con qualcuno senza gelosie e possessività, essere disponibili e grati di quello si ha vissuti, imparare dagli errori.

La curiosità è felicità. E’ un senso di scoperta verso il nuovo che equivale ad innovazione. Nuove esperienze generano maggiore competenza: captare, scrutare e capire qualcosa equivale a migliorarlo. Citando il grande disegnatore statunitense Bil Keane, “La vita non è una gara ma un viaggio da assaporarsi in ogni suo passo lungo il percorso. Ieri è storia, domani è mistero e oggi è un dono: è perciò che lo chiamiamo – il Presente.”

Claudia Siniscalchi

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I poeti a tempo indeterminato

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 234) il 27 maggio 2017.

Sognatori che “lavorano” ad occhi aperti

Si potrebbe iniziare a scrivere o a discutere di poesia e di poeti ma non basterebbe carta, non ci sarebbe abbastanza tempo oratorio per porre un senso finito a questa arte autorevole o alla nascita dei suoi “amanti”, i cosiddetti poeti. E’ un argomento complesso e dalle mille sfaccettature, la cui origine va a radicarsi molto presto nella storia umana. Fin dagli albori del mondo, la poesia è indiscussa presenza velata o svelata dell’animo umano: il bisogno di poetare non è altro che vita materiale attraverso parole e versi stesi a venerare fogli immacolati. Il “mestiere” del poeta non si sceglie, colui che riesce a scrivere “se stesso” trasportato dalla magia vera, artistica d’ispirazione, quello è l’unico, assoluto “menestrello” aulico della carta. Non è facile saper descrivere gli attimi, non è semplice far comparire vivi i sospiri, ma non è faticoso per il re poetico fermare l’assoluto delle lacrime e dei cuori, delle pene e degli amori, tra le mani e tra i capelli della gente incolta, poiché di quella colta, ad egli poco importa di piacere. Solo chi, dotto fra i libri sa farsi comprendere dagli umili, quello è il vero fuscello d’oro, il segnalibro del gran poeta. L’amore per il bisogno del “dire” non si arresta mai, è eternamente instabile, una natura interiore viscerale che lavora i suoi sogni con gesto fulmineo e indeterminato. E’ questa la poesia, una delle forme d’arte più sublimi: l’uso delle parole a scopo descrittivo con intenzioni e sentimenti forti, anzi, fortissimi, che vanno abbondantemente oltre quanto trasmesso da semplici testi e racconti. E’ una forma artistica unica, densa e concentrata, che deve necessariamente trasmettere il suo messaggio in poche righe, pena il rischio di “degenerare” in un’altra forma di scrittura artistica.

Una domanda è dunque spontanea: si nasce poeti, o si diventa col tempo? Quale iter formativo e di vita sperimenta colui che un giorno diventerà poeta? Cerchiamo la risposta a questa e a tante altre domande. Ebbene, poeti non si nasce, poeti lo è si ancor prima d’esser pensiero concepito dal seme umano. Non vi è, dunque, scuola dove apprendere l’Ars poetica che come quella del decantato Publio Ovidio Nasone avviene  probabilmente “in medias res”, cioè “in mezzo alle cose”, nel bel mezzo degli eventi, senza anticipazioni, preamboli e lunghe digressioni su cosa è accaduto prima e sul perché il presente è così come lo sperimentiamo, e non diverso. E’ nel bel mezzo di uno iato, di un sussulto, di un avvento, che la poesia s’insinua e diviene pazza realtà da mangiare, non più da capire ma, da fantasticare nel farci l’amore, nel sentirla come parte di chi la scrive e di chi la legge. Aveva proprio ragione il padre indiscusso della poesia che “il pazzo, l’amante e il poeta non sono composti che di fantasia”. William Shakespeare, uno dei grandi emblemi della scrittura del millennio scorso, non si sbagliava, ma noi vogliamo credere nel fantastico alla sua materiale esistenza immortale.

Matilde Marcuzzo

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Droni e Geologia, nuove prospettive di sviluppo

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 234) il 27 maggio 2017.

Disparati e interessanti gli impieghi dei SAPR nel settore delle Scienze della Terra

Stiamo esplorando lo spazio, nel giro di qualche decennio torneremo sulla Luna e forse ci avventureremo su Marte o Venere mandando missioni speciali con equipaggio umano; la nostra razza si espande grazie alle nuove tecnologie e fa cose che prima avremmo reputato impensabili, al limite fantascientifiche. Con tutto quello che accade nell’era moderna, sembra strano che intere aree della superficie terrestre non siano state mappate a dovere con rilievi geologici, geotermici e geomeccanici, per non parlare delle profondità oceaniche, per noi praticamente sconosciute. Sembra ancora più paradossale conoscere le superfici e le composizioni chimiche di alcuni suoli marziani, venusiani e di alcune grandi comete, e non poter dire lo stesso di alcune aree del nostro pianeta.

La Geologia, la scienza che studia la Terra, è una scienza giovane che attraversa da sempre periodi di sconvolgimenti frutto delle nuove scoperte scientifiche. In senso lato, l’Uomo ha studiato la Geologia praticamente da sempre, esprimendosi sulla natura di ciò che trovava intorno a lui, e cercando spiegazioni ai fenomeni ai quali assisteva. In senso stretto, invece, la vera Geologia come scienza non ha nemmeno due secoli di storia, non è consolidata come altri settori della conoscenza umana e ha ancora molta strada davanti. Questa sua natura da “scienza giovane”, nonostante sia seconda solo all’Astronomia nella classifica delle scienze che si occupano dell’antichità (la Geologia copre quattro miliardi e mezzo di anni, la storia della Terra, mentre l’Astronomia si spinge fino al Big Bang, ossia fino a quasi quattordici miliardi di anni nel passato), giustifica la mancanza di mappature globali dettagliate. Altro fattore importante è dato dall’impraticabilità di molti rilievi, ritenuti troppo pericolosi o economicamente infruttuosi; non ha molto senso, infatti, spendere ingenti risorse se non è strettamente necessario. Fatta questa precisazione, non c’è da stupirsi nel constatare che uno dei più forti stimoli allo sviluppo della Geologia come scienza e all’affinamento di molte delle sue tecniche è arrivato dalla ricerca delle georisorse quali petrolio, carbone, rame, oro e uranio, materiali la cui estrazione genera ingenti profitti. Anche la sua “scienza sorella”, la Paleontologia, è cresciuta moltissimo quando gli scienziati hanno trovato un nesso tra alcuni particolari fossili e la presenza di petrolio in alcune aree.

Se è tutta una questione di economia, l’attenzione si sposta sulla variazione dei costi nel tempo per stabilire se ciò che prima risultava essere non conveniente e remunerativo, ora potrebbe esserlo. E’ qui che entrano in gioco i droni, o sistemi aeromobili a pilotaggio remoto, una delle innovazioni tecnologiche più importanti degli ultimi anni. Puntando sulla miniaturizzazione delle componenti e sull’abbattimento di rischi e costi, questi dispositivi stanno garantendo alle Scienze della Terra un boost significativo: solo negli ultimi quattro anni, i rilievi prima considerati rischiosi e/o economicamente non sostenibili sono aumentati in modo esponenziale, diventando l’oggetto di pubblicazioni scientifiche che hanno attirato l’attenzione di tantissimi geologi in tutto il mondo. Intanto, i droni continuano a migliorare in sicurezza, stabilità e prestazioni, tant’è che quelli adoperati nei rilievi geologici ormai resi famosi da diversi siti specializzati in Scienze della Terra, sono obsoleti e surclassati dai nuovi modelli disponibili sul mercato. Come se ciò non bastasse, le strumentazioni montate sui droni per questi rilievi sono sempre più avanzate e variegate: si parte con semplici foto e video da normali telecamere montate su APR, scattate da quote e con prospettive che un tempo avrebbero richiesto l’impiego di elicotteri o aerei; nello stadio successivo, sofisticati programmi informatici vanno oltre le semplici foto ed elaborano lunghe serie di scatti per fare rilievi morfologici fornire dettagliati modelli a due o tre dimensioni delle aree ispezionate; telecamere ad infrarossi e termocamere riescono a rilevare possibili fonti geotermiche, fuoriuscite di gas quali il metano dal sottosuolo e a fornire indicazioni sulla possibile presenza di vene di particolari elementi negli strati di roccia sub-superficiali; sensori magnetici montati sui droni sono riusciti, e con precisione, a trovare ordigni bellici sepolti; con appositi sistemi integrati, inoltre, alcuni droni sono riusciti a mappare su una cartina leggere variazioni nella forza di gravità in punti diversi dell’area ispezionata (gravimetria), facilitando la scoperta di giacimenti di materiale inerte. Applicazioni notevoli che sono andate oltre le aspettative e hanno portato a risultati concreti, tant’è che interi stati si stanno attrezzando per stare al passo coi tempi e ricorrere a questi nuovi sistemi di supporto per le scienze geologiche.

L’Italia non è da meno, nel senso che potrebbe fare un uso molto diffuso dei SAPR in campo geologico e ambientale, ma “stenta a decollare”. Troppa burocratica e un eccessivo attaccamento a ciò che “si è sempre fatto” rischiano di lasciare il Bel Paese vicino al fanalino di coda nella classifica dei grandi innovatori tecnologici. Eppure, i recenti eventi sismici di natura catastrofica hanno messo in evidenza, nel centro-nord d’Italia, gli enormi vantaggi dei droni: perché non standardizzarne l’uso in questo interessante e utile campo? Dobbiamo forse aspettare la prossima tragedia e dire, in perfetto stile italico, “si sarebbe potuta evitare”?

Francesco D’Amico
Operatore di SAPR certificato

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Il tormento interiore nella poesia di Sylvia Plath e Amelia Rosselli

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 234) il 27 maggio 2017.

Figure di primo piano per la quinta edizione del Premio Letterario di Morano Calabro

Un proposito che espone il territorio calabrese in una molteplicità di caratteri identitari, quello allestito per il Premio Internazionale di Poesia e Letteratura “Sylvia Plath e Amelia Rosselli”, che si terrà nella splendida Morano Calabro ai piedi del nostro amato Pollino. Con grande audacia Mario De Rosa, presidente del prestigioso concorso e noto poeta contemporaneo, giunge a questa quinta edizione – tutta al femminile – delineando ed esaltando l’idea di una Calabria viva nelle emozioni delle grandi donne.

Si aprono così le porte del mediterraneo alla poetessa e scrittrice statunitense Sylvia Plath, simbolo di quella poesia confessionale che porta con sé l’intensità dei testi sul dolore del vissuto personale. Una donna profonda, pronta a non aver paura di lasciare traccia al mondo dei propri traumi attraverso poesie meravigliose, racconti e il noto romanzo semi-autobiografico “La campana di vetro”, nel quale ritroviamo la psicosi maniaco-depressiva dell’autrice condito, però, con una grande ironia. Sylvia Plath, nata in quel di Boston da una famiglia di origine tedesca, perse il padre in tenera età e si dimostrò subito una poetessa prodigiosa. La sua prima pubblicazione, infatti, risale all’età di otto anni e le sue poesie rappresentano le brutture delle bufere, la via della certezza dell’incertezza del proprio destino, che la porterà al suicidio l’11 febbraio del 1963.

Sempre sulla scia di grandi novità Mario De Rosa dedica questo premio anche ad un’altra figura di primo piano come Amelia Rosselli, donna profonda e molto malata, che rifiutò sempre le cure al Parkinson nonché una diagnosi di schizofrenia paranoide. La poetessa italiana nata a Parigi, infatti, rappresenta quella poetica degli irrisolvibili problemi esistenziali e del tormento interiore, risultato tangibile della morte del padre e dello zio – importanti esponenti socialisti nella Francia degli anni quaranta – per ordine di Ciano e Mussolini. Con grande maestria, la Rosselli non si occupa solo di versi ma si dedica alla composizione, all’etnomusicologia e alla teoria musicale. Molto attiva in politica, non tralascia le recensioni letterarie, disegnando una personalità completa. Muore purtroppo suicida nella sua casa di Roma proprio l’11 febbraio 1996, nella stessa data che rievoca la morte di Sylvia Plath che amava e stimava particolarmente. Se amate scrivere, dunque, da qualche settimana è disponibile il bando del medesimo premio, sia sui diversi siti nazionali di concorsi letterari – primo fra tutti il noto concorsiletterari.it  – e sia sulla pagina facebook appositamente creata per le esigenze dei diversi interessati, sotto la voce “Premio Internazionale di Poesia e Letteratura Morano Calabro – Città d’Arte”.

Diverse le sezioni disponibili, per dare spazio al maggior numero possibile di partecipanti, che potranno così concorrere per la sezione della poesia inedita – sia in lingua italiana che in vernacolo – a tema libero, in quella dedicata a Sylvia Plath e Amelia Rosselli, nella stesura di racconti brevi, oppure nella sezione interamente dedicata ai libri editi. Il tutto è organizzato dall’Associazione Culturale Orion, della quale il medesimo De Rosa è presidente, con il patrocinio del Comune di Morano Calabro e il suo assessorato alla cultura. Ai migliori componimenti presentati in concorso – che dovranno giungere entro il 31 luglio – saranno riconosciuti coppe, trofei, pregevoli opere e diplomi d’onore con nota critica. Non è possibile ricercare una società al di fuori delle azioni degli individui. Sylvia Plath e Amelia Rosselli rappresentano gli occhi innocenti aperti al mondo, la poesia che scava nel profondo tra le smorfie inosservate di vittime predestinate. Cogliamo questa grande occasione, unica in Calabria, per liberare le nostre emozioni in una grande arena della poesia.

Antonio Mirko Dimartino

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I limiti di velocità “storici” degli aerei civili

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 234) il 27 maggio 2017.

Mentre i treni sono sempre più veloci, gli aerei non incrementano le prestazioni da decenni

Partenza dallo scalo aeroportuale di Genova-Sestri alle 18:50, arrivo a Roma-Fiumicino alle 19:50, dopodiché partenza dallo scalo romano alle 20:55 e arrivo a Catania-Fontanarossa alle 22:05. Oppure, partenza dallo scalo milanese di Linate alle 12:50 e arrivo in Sicilia, sempre a Catania, alle 14:30. Sembrano gli orari di voli moderni, dato che coincidono perfettamente con quelli presi regolarmente da milioni di italiani… peccato, però, che si tratta della programmazione Alitalia del 1972, pubblicata il primo giugno di quell’anno. Quarantacinque anni fa, dunque, per andare per via aerea da un capo all’altro d’Italia si impiegava lo stesso tempo che si impiega oggi, e in alcuni casi addirittura di più. Un altro orario interessante: partenza da Linate alle 12:20 e arrivo a Napoli alle 13:40. 2017? 1980? 1972, stesso anno dell’esempio precedente? Macché, è la programmazione del 1962, cinquantacinque anni fa, addirittura dieci anni prima rispetto agli esempi su riportati. Come è possibile che, nonostante gli enormi passi da gigante fatti dalla tecnologia negli ultimi decenni, i tempi di viaggio in aereo non siano affatto cambiati? Uniche eccezioni, i collegamenti operati da aerei ad elica, divenuti sempre più rari col passare del tempo e sostituiti con collegamenti operati dai più veloci jet. Sono proprio gli aeromobili civili a reazione, i jet, a non aver apparentemente incrementato le proprie prestazioni nell’arco di metà secolo, un lasso di tempo che va a coprire circa metà della storia dell’aviazione moderna, nata nel 1903 grazie agli esperimenti dei fratelli statunitensi Wright. Intanto, i treni diventano sempre più veloci e riescono a sottrarre agli aerei interessanti porzioni di mercato in modo inesorabile.

Alcuni orari Alitalia risalenti alla programmazione del 1972. Fonte: timetableimages.com

Simulazione di viaggio da Genova a Catania per la sera del 27 maggio 2017, via Roma, analoga a quella riportata a inizio articolo. In questo esempio il tempo di transito a Roma è superiore e gli orari di partenza sono diversi, ma emerge subito una cosa interessante: la durata media dei voli Genova-Roma e Roma-Catania è aumentata di 5 minuti dal 1972 al 2017. Fonte: alitalia.com.

Altri orari “storici” di Alitalia, questa volta della programmazione 1962, dieci anni prima rispetto al primo esempio . Fonte: timetableimages.com

Cosa è successo, o meglio, cosa non è successo nel trasporto aereo civile mondiale? Da allora, tantissime cose sono cambiate in meglio: viaggiare in aereo è molto più sicuro grazie alle migliorie tecnologiche; il prezzo medio dei biglietti è più accessibile grazie a politiche di risparmio e di ottimizzazione dei costi; la gestione del traffico aereo è molto più efficiente che in passato e riduce i tempi di attesa, a terra e in volo, degli aeromobili; infine, moltissimi processi sono stati automatizzati, abbattendo ulteriormente i costi e riducendo disagi, ritardi e congestioni aeroportuali. Il sistema del trasporto aereo è stato stravolto, completamente riformato, ma non è cambiata una virgola nei tempi di percorrenza dei jet, questi ultimi invariati. Inoltre, con la crescita esponenziale dei voli, sono aumentati i ritardi per traffico aereo, rendendo il tempo di viaggio medio tra determinate città addirittura più lungo che in passato.

La chiave di volta per decifrare questo stagnamento che ha dell’incredibile sta nell’efficienza dei motori e nel consumo di carburante. Nell’aviazione commerciale si usano motori turbofan, che canalizzano l’aria che finisce all’interno dei motori stessi e la dividono in due flussi per ottimizzare spinta e consumi di carburante: il risultato è una velocità media di 800-850 km/h, la velocità ideale per questi motori, invariata nel tempo. Per spingersi oltre bisogna ricorrere a tecnologie diverse, così come nel caso arcinoto del franco-inglese Aérospatiale-BAC Concorde, aereo supersonico prodotto a partire dagli anni sessanta del secolo scorso e capace di volare dal Regno Unito e la Francia agli Stati Uniti in pochissime ore, ma con costi operativi proibitivi; i motori del Concorde erano turbojet, come quelli degli aerei militari, quindi con prestazioni altissime a discapito di un consumo di carburante economicamente non conveniente. Complici i costi, le spese di manutenzione e un incidente molto grave avvenuto a Parigi nell’anno 2000, il Concorde ha cessato di operare nel 2003 e con lui è tramontato il sogno dei voli intercontinentali supersonici.

I tempi passano, ma i tempi di viaggio rimangono costanti.

In fin dei conti, le compagnie aeree sono aziende che mirano all’utile, e per far ciò devono abbattere i costi e proporre prezzi accettabili per i passeggeri: volare dalla Sicilia alla Lombardia in metà del tempo ma pagando il triplo, se non di più, allontanerebbe la clientela e causerebbe ingenti perdite finanziarie nell’arco di pochissimo tempo. Il trasporto aereo si è dunque assestato su un percorso di ottimizzazione dei costi e, a differenza del trasporto su rotaia, non vede nell’aumento della velocità media degli aeromobili uno dei campi sui quali puntare nei prossimi anni. Tra un decennio o due, i tempi di percorrenza probabilmente rimarranno gli stessi di oggi, che a loro volta sono gli stessi di venti, trenta, quaranta e cinquanta anni fa.

Francesco D’Amico
Orari storici estratti dal sito timetableimages.com

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[Trip Report] Una sobria scampagnata transatlantica in Magnifica

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