Il sogno dei voli super economici è finito?

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 224) il 20 febbraio 2016.

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Stop di diverse regioni ai finanziamenti, ma fino a che punto è lecito temere per i collegamenti?

Dalla Puglia alla Sardegna, con una Calabria forse a rischio: un effetto domino potenzialmente destinato ad estendersi ad altre regioni d’Italia. Parliamo delle sospensioni dei vari TAR ed enti regionali ai finanziamenti dati senza gara d’appalto alla compagnia irlandese Ryanair, e alle minacce, da parte di quest’ultima, di tagliare svariati collegamenti aerei in seguito a queste sospensioni. Per chi non lo sapesse, la Ryanair ha messo a punto un sistema molto elaborato per poter mantenere rotte aeree che altrimenti rimarrebbero scoperte: chiede alle autorità locali ingenti somme di denaro da destinare ad una società controllata chiamata Ams (Airport Marketing Services Ltd), definendo queste quote un investimento per la promozione turistica. Ebbene, queste somme poi finiscono in un unico calderone insieme agli utili veri e propri derivanti dalle attività commerciali e, al netto dei finanziamenti, ecco che rotte poco redditizie in automatico diventano una fonte di guadagno per il colosso low cost. Non solo: grazie ai finanziamenti, è possibile abbattere il prezzo medio dei biglietti, aumentando dunque il numero di prenotazioni e, di conseguenza, gli utili. Una politica “intelligente” per evitare l’aiuto di Stato diretto, ma che è finita comunque sotto la lente di ingrandimento dell’Unione Europea e ha costretto un forte ridimensionamento di questa pratica decisamente troppo “grigia”: in varie regioni d’Italia gli aiuti sono stati bloccati o messi in standby in attesa che le norme diventino più chiare. Una cosa è sicura: d’ora in poi, con molta probabilità, per finanziare una compagnia aerea sarà necessaria una gara d’appalto trasparente e soprattutto aperta a compagnie aeree concorrenti.

La Sardegna è stata interessata da diversi tagli (meno 22 collegamenti da Cagliari e Alghero) e il fatto stesso che sia un’isola ha fatto scattare un dibattito molto acceso sul diritto alla mobilità. Il dibattito interessa in parte anche la Puglia, la quale però al momento non sembra risentire di una riduzione dell’operativo Ryanair e, cosa ancor più importante, ha l’ovvio vantaggio di essere attaccata alla penisola italica e quindi non “paga” il prezzo dell’isolamento. Se le indagini in corso in Calabria dovessero portare ad un ridimensionamento dei finanziamenti anche nella nostra regione, anche qui vedremmo nascere comitati di protesta contro l’isolamento del Meridione dal resto d’Italia e d’Europa.

La battaglia legale contro i finanziamenti senza gara d’appalto ha un protagonista, l’Alitalia di Montezemolo, che si è addirittura proposta come alternativa a Ryanair per operare alcune rotte pugliesi adottando un modello low cost curato ad hoc per l’occasione. In un’ipotetica gara d’appalto, dunque, Alitalia potrebbe sottrarre a Ryanair diverse rotte da Bari e Brindisi e acquisire il diritto di ricevere finanziamenti pubblici per poterle mantenere. La compagnia già di bandiera può fare un simile passo? Difficile a dirsi, ma alcune considerazioni operative sono d’obbligo: per poter adottare un modello a basso costo, non basta adeguare le tariffe per rendere supplementari o “ancillari” alcuni servizi come la scelta del posto e il bagaglio da stiva. Gli interni degli aerei devono essere adeguati e densificati (più posti in cabina a parità di aeromobile significa biglietti a prezzi mediamente più bassi), le procedure aeroportuali devono essere semplificate, accelerate e ottimizzate (più importanza al check-in online rispetto a quello tradizionale, maggiore automatizzazione di processi che normalmente richiedono l’intervento di un addetto), interi rami aziendali devono sparire (non c’è la necessità di un settore cargo, per esempio) e, cosa non marginale, l’intera struttura interna deve essere rimodellata e ottimizzata, lasciando alle spalle i carrozzoni del passato. E’ dunque difficile che una compagnia come Alitalia, anche con uno sforzo titanico, possa attuare una politica low cost per coprire il vuoto lasciato da Ryanair: andrebbe sicuramente ad operare le rotte più profittevoli a discapito di altre, e con prezzi sicuramente più alti, mitigando solo in parte le polemiche dei viaggiatori ormai “viziati e coccolati” dalle offerte di Ryanair. Discorso diverso se a partecipare alle gare d’appalto fossero delle low cost vere e proprie, ma anche lì ci sono dubbi circa la possibilità di coprire in toto l’operativo degli irlandesi.

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Un Embraer 175 di Alitalia a Milano-Linate. Foto di Giorgio Varisco.

E’ con questa osservazione che si arriva al nocciolo della questione, il motivo per il quale è lecito pensare che l’era dei biglietti super promozionali stia ormai volgendo al termine: anche se gli irlandesi hanno dimostrato di avere una struttura altamente competitiva e snella, le gare d’appalto potrebbero andare ad assegnare i finanziamenti e dunque le rotte in base ad altri criteri quali la qualità complessiva del servizio, “strappando” lo scettro a Ryanair e aumentando il costo medio per i viaggiatori. Altra osservazione importante: il diritto alla mobilità così invocato, soprattutto in Sardegna, giustifica l’assegnazione di grossi finanziamenti senza gara d’appalto? Detto quasi come se fosse una battuta, si stava meglio quando si volava ai limiti della legalità? Sì e no. I finanziamenti sono stati spacciati per una promozione turistica, ma hanno alimentato diverse rotte caratterizzate da traffici tutt’altro che turistici, trasformando un presunto bene per la collettività in un privilegio di pochi e sottraendo importanti fondi a settori di importanza indiscussa come la sanità e le reti infrastrutturali interne. Per garantire biglietti aerei a prezzi molto competitivi sono stati fatti sacrifici non di poco conto: forse è giunta l’ora di razionalizzare questi finanziamenti, anche se far ciò comporterebbe la scomparsa dei biglietti a 10-20 euro. Ce ne faremo una ragione.

Francesco D’Amico
Foto di Giorgio Varisco, GolfVictorSpotting.it

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La Calabria delle innovazioni: arrivano i piloti di droni

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 224) il 20 febbraio 2016.

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Un settore emergente e promettente che si sta facendo strada anche da noi

L’innovazione calabrese passa da figure come Antonio Mazza, classe 1989, studente di Ingegneria Ambientale, un esempio tipico di quello che nel mondo anglosassone definiremmo un entrepreneur. Grande appassionato di tecnologia praticamente da sempre, nel 2011 comprò il suo primo drone e, subito dopo, iniziò a ricevere le prime richieste per il suo utilizzo in ambiti professionali. La passione e l’esperienza sono andate via via aumentando, tant’è che nel mese di gennaio 2015 è nato il progetto “Dron-e, un network di professionisti (ingegneri, economisti, aeromodellisti) calabresi dedicati anima e corpo alla realtà sempre più emergente e incisiva dei SAPR, ossia i Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto. Dron-e è ovviamente presente sui social network come Facebook e Instagram, dove è possibile vedere foto panoramiche scattate proprio grazie all’operato dei droni, e informarsi sulle ultime news relative al progetto. Dron-e va considerato, a tutti gli effetti, uno degli esempi di eccellenza “Made in Calabria”, in quanto punta ad un settore tecnologico innovativo nel contesto della nostra regione, in perfetta controtendenza rispetto al boom di emigrazioni di giovani menti che, come ben sappiamo, lasciano la nostra terra per andare a cercare la fortuna altrove. Il progetto parte con le riprese aeree e alcuni monitoraggi relativi all’agricoltura e alle ispezioni tecniche, passando anche per la videoproduzione. L’interesse, crescente ed esponenziale, ha portato Dron-e ad evolversi e a diventare, l’estate scorsa, una vera e propria opportunità per la Calabria e i calabresi, senza mai lasciare in secondo piano la necessità di acquisire nuove conoscenze e formarsi: gli appartenenti al progetto sono andati in varie parti d’Italia per partecipare ad eventi per appassionati del settore come Dronitaly e la Roma Drone Conference, con l’intento di portare in terra calabra il know how appreso altrove. E’ stato proprio Antonio Mazza, successivamente, a stringere contatti con GeoSkyLab, la prima azienda certificata in Italia da ENAC, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, per poter offrire ai piloti SAPR un servizio di assistenza a 360 gradi: proprio come qualsiasi altro mezzo, un drone ha infatti bisogno di un’attenta manutenzione e chi lo usa deve poter accedere a servizi di consulenza efficaci.

La sede di Dron-e a Catanzaro ha ospitato, il 16, 17, 23 e 24 gennaio scorsi, il suo primo corso certificato per i piloti SAPR, con istruttori qualificati e provenienti da diversi ambiti: un controllore di volo militare, un esperto di aeromodellismo nonché ispettore di Polizia, e il presidente dell’Aeroclub di Salerno, nonché pilota militare. Il corso è stato un successo, tant’è che le iscrizioni hanno superato di gran lunga le aspettative e ciò ha addirittura costretto gli organizzatori a limitare i posti disponibili. Gli organizzatori, decisamente soddisfatti e incoraggiati, si stanno già attivando per rendere possibile un nuovo corso nel giro di qualche mese, al fine di formare nuovi piloti certificati. Chi, nel 2016 e negli anni a venire, decide di investire tempo e denaro nel crescente mondo degli Aeromobili a Pilotaggio Remoto, sta sostanzialmente facendo una scommessa. Il potenziale è enorme e molto, molto trasversale: al corso promosso da Dron-e, infatti, hanno partecipato diverse figure professionali, ciascuna delle quali punta all’utilizzo dei droni per migliorare la resa del proprio lavoro: scenografia, urbanistica, giornalismo, scienze naturali, architettura, sono tanti i campi in cui l’utilizzo dei droni può fare la differenza. Degna di nota è stata la partecipazione al corso di un gruppo della Protezione Civile, G.E.RU.V. (Gruppo Emergenza “Rupe Ventosa”), segno dell’importanza dell’utilizzo di queste nuove tecnologie in ambiti particolarmente delicati, dove l’impiego dei droni può addirittura salvare vite umane.

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Ma cosa offre di diverso un drone rispetto ai mezzi già in nostro possesso? Le applicazioni sono tantissime e vanno ben oltre le foto in grande stile che si scattano ai matrimoni e che siamo ormai abituati a vedere. L’utilizzo di un drone può essere sinonimo di convenienza, risparmio e sicurezza: basti pensare alle operazioni di soccorso in caso di calamità naturali, già citate, alle foto aeree, alle ispezioni, alle consegne, etc. C’è da sbizzarrirsi dato che praticamente ogni giorno nasce una nuova applicazione per questi mezzi tecnologici nati in un contesto militare, questo va sempre ricordato, ma la cui natura bellica non pregiudica le applicazioni socialmente utili. Bisogna anche ricordare che, purtroppo, c’è chi ha pensato di utilizzare i droni per scopi illeciti come lo spaccio di droga, la violazione sistematica della privacy e addirittura l’intrusione in alcune carceri; si tratta di impieghi che le forze dell’ordine dovranno imparare a contrastare, magari con l’uso di altri droni. E’ innegabile che, nel giro di qualche anno, saremo via via più abituati a guardare in alto e non solo davanti a noi, e a cambiare non pochi aspetti della nostra vita. Di fronte alla diffusione dei droni, la nostra società non rimarrà indifferente, e per rendersene conto basta un semplice esempio: l’idea di un giardino e un’area relax all’ultimo piano di un condominio in città affascina non poche persone oppresse dalla routine quotidiana, ma siamo sicuri che il fatto di avere droni equipaggiati con videocamere sorvolare regolarmente il palazzo non avrà conseguenze? Non è assurdo ipotizzare che nell’arco di pochi anni sarà proprio la nostra percezione dello spazio circostante a cambiare.

Insomma, le prospettive sono ottime, ma la “scommessa” di cui sopra, tuttavia, oltre a passare dalla tecnologia passa anche da un ramo un po’ più burocratico, quello delle autorità. Innanzitutto, essendo quello dei sistemi APR un settore emergente e in continua evoluzione, soffre attualmente di una legislazione poco specifica che lascia, troppo spesso, diverso spazio alle interpretazioni: un vero grattacapo per chi decide di investire tempo e denaro in una qualifica da pilota APR e/o nell’acquisto di un drone professionale, il cui costo è generalmente superiore ai 500 euro e può arrivare a picchi di 18.000. In secondo luogo, la domanda che si pongono tanti piloti qualificati come Antonio è: sono le nostre istituzioni, sia locali che statali, in grado di accogliere quest’innovazione nel migliore dei modi, e saperla incanalare nella giusta direzione per garantire innumerevoli benefici alla nostra società? I vantaggi, come abbiamo visto, sono molteplici e per tutti, ma se le istituzioni non “collaborano” e, anzi, ostacolano il processo di innovazione, diventerà molto complicato far scattare la molla del progresso. Un’altra sfida, questa però di stampo sociale e culturale, riguarda la percezione che le persone hanno dei droni. Solo chi li conosce bene sa che per la legge sono considerati aeromobili a tutti gli effetti e seguono sia il Codice della Navigazione che le Regole dell’Aria; sa che sono potenzialmente pericolosi, in quanto le loro eliche, in caso di impatto con un corpo umano, possono essere mortali; sanno che il loro utilizzo è regolamentato da norme molto rigide sulla distanza minima da mantenere da persone e infrastrutture di critica importanza. Insomma, bisogna far capire che i droni non sono giocattoli, ma aeromobili a pilotaggio remoto, appunto, e che i loro piloti, oltre ad avere enormi responsabilità, devono essere certificati e avere un’idoneità psicofisica monitorata periodicamente. Tra qualche mese, l’ENAC prevederà, oltre al certificato medico e all’attestato teorico, anche un attestato di prova pratica, segno anche questo che quella del pilota SAPR andrà via via delineandosi come una figura professionale e di nicchia, un libero professionista a tutti gli effetti da trattare come tale. Concludendo, è opportuno far presente che se da una parte è vero che la Calabria sta avendo una risposta un po’ più lenta rispetto ad altre parti d’Italia all’innovazione degli APR, e che l’Italia in generale sta reagendo in un modo diverso rispetto al resto d’Europa, dall’altra bisogna riconoscere che, grazie a realtà come Dron-e, la nostra regione è sulla giusta strada e potrebbe fare quel salto innovativo di cui tanto ha bisogno.

Francesco D’Amico

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Presentato a Morano “Tkawet in calle Cristo de la luz”

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 224) il 20 febbraio 2016.

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L’opera di Trento Vacca illustrata dal presidente Mario De Rosa

Lo scorso 16 gennaio è stato presentato, a Morano Calabro, il libro “Tkawet in calle Cristo de la luz” del giovane autore Trento Vacca. Prima di andare a scoprire i segreti dell’opera, Trento, ti dispiace introdurti? Chi è l’autore di questo libro e come ha fatto ad avvicinarsi al mondo della scrittura?

L’autore di questo libro è un ingegnere con una grande passione per l’arte, il cinema, la letteratura, i viaggi e la musica, quindi diciamo che arrivo a fare l’ingegnere dopo diversi percorsi trasversali umanistici. Mi sono avvicinato alla scrittura per caso; sembra una frase fatta ma è così. Circa 4 anni fa sono stato invitato a partecipare a un concorso letterario e ho scritto un racconto dal titolo “Il rumore delle pietre di Dachau”. Successivamente il concorso è stato annullato e allora ne ho scelto un altro: il Marguerite Yourcenar 2012. Ebbene, sono arrivato finalista: è lì che ho capito che quello che scrivevo e come lo facevo poteva interessare alla gente. Il passo successivo è stato subito quello di scrivere un romanzo, e così è stato.

Pubblicare un libro è come vedere un sogno realizzarsi. Nell’Italia di oggi, quanto è difficile concretizzare un sogno del genere? “Tkawet in calle Cristo de la luz” ha visto la luce, ma sono tante le opere che rimangono incompiute o, peggio ancora, che non trovano uno sbocco per essere pubblicate. Che messaggio vorresti trasmettere ai giovani scrittori calabresi?

Non ci ho mai riflettuto abbastanza forse perché ho subito raggiunto gli obiettivi che mi ero prefisso. Credo sia difficile come tutte le cose che si fanno a questo mondo ma rimango sempre dell’avviso che se si scrivono cose interessanti, prima o poi emergono. Non ne faccio nemmeno un fatto territoriale, oggi non ci sono confini, siamo tutti in rete. A tutti quelli che scrivono dico di scrivere per la voglia di farlo, senza pensare ad altro e senza aver fretta, e soprattutto scrivere cose proprie, uniche: è l’unico modo per interessare la gente.

Presente all’evento e disponibile come pochi altri, il presidente Mario De Rosa, ben noto ai lettori de il Lametino, che ha saputo deliziare i partecipanti all’evento con la lettura di ben tre poesie. Sarai sicuramente grato al presidente De Rosa per la sua disponibilità e partecipazione…

Sì, certo, anche se all’interno di un’esperienza culturale unica come la scrittura di un romanzo non esistono gerarchie tra chi a diverso titolo vi collabora: ognuno dà e prende dal flusso di energia che si genera. L’idea di inserire delle poesie all’interno di un romanzo mi sembrava un buon esperimento da fare, e così è stato. Mario è un grande poeta, non lo devo dire certo io, sono convinto che il pubblico avrà sicuramente molto apprezzato i suoi interventi.

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Passiamo ora al nocciolo dell’evento, il libro da te scritto. Il titolo è decisamente particolare: cosa significa e perché è stato scelto? Come si articola l’opera?

Me lo chiedono tutti, e questo conferma la buona scelta del titolo, magnetico per la curiosità dei lettori. Tkawet è un dolce marocchino che si usa mangiare nel periodo del Ramadan accompagnandolo con un buon tè; calle Cristo de la luz è una stradina di Toledo che prende il nome dalla moschea del “Cristo de la luz” che vi sorge immediatamente a ridosso. Lì di fronte alla moschea esiste un ristorante arabo e uno dei personaggi del libro è proprio un ristoratore arabo… il resto lo troverete nel romanzo. Sia il dolce che la moschea sono due elementi molto suggestivi della cultura araba e musulmana che all’interno del libro si intreccia con la cultura occidentale cristiana attraverso l’interazione tra due personaggi che si confrontano, arricchendo ognuno la propria vita con la conoscenza dell’altro. Il tutto lontano dalle distorsioni che i media, oggi più che mai, danno sui popoli arabi. L’opera ha una struttura tripartita. La prima riguarda la gioventù, le avventure universitarie, il sesso; i protagonisti percorrono una strada di vita quasi inconsapevolmente. La seconda parte è quella del passaggio della linea d’ombra conradiana – dall’omonimo romanzo – e cioè l’assunzione delle responsabilità. I protagonisti, passando da una crisi esistenziale, diventano artefici del proprio destino. La terza è la parte della consapevolezza, tutto ritorna come prima ma nulla è ormai come prima.

Prima di scrivere un libro, è necessaria una buona dose di ispirazione. Dove l’hai trovata? A cosa ti sei ispirato?

Questa volta la risposta è semplice, l’unica fonte di ispirazione è la mia vita. Il romanzo ha un solido impianto autobiografico che a tratti migra verso altri percorsi verosimili; ognuno di noi nella propria vita si trova a un bivio e lì bisogna scegliere… il romanzo, a volte, di fronte a questi incroci, svolta a sinistra quando nella vita invece ho svoltato a destra e viceversa per cui dentro il romanzo ci sono io, quello che avrei voluto essere e anche quello che non avrei voluto essere.

Diversi lettori a te vicini si congratulano sui social network come Facebook ed esprimono un profondo apprezzamento per Tkawet in calle Cristo de la luz. Come stai vivendo questi momenti?

Sono veramente molto contento. Ho creduto sin da subito nella forza di questo romanzo e sto avendo conferma dai lettori che si dimostrano entusiasti. Abbiamo venduto oltre cento copie in una settimana dall’uscita e questo dimostra un grande affetto nei miei confronti ma soprattutto tanta curiosità verso il romanzo e anche le ordinazioni su internet stanno andando bene. Ora quello che mi interessa di più è un confronto più da vicino con i lettori che hanno qualcosa da dirmi, delle impressioni da rappresentarmi, ma questo lo farò con ognuno di loro di fronte ad una buona bottiglia di vino rosso… ho l’impressione che mi attendono diverse cene e serate interessanti.

Difficile pensare che non scriverai altro, molto difficile. Sei già al lavoro ad una nuova opera, o hai comunque l’intenzione di scriverla? Cosa vorresti dire ai tuoi fan che ti seguono?

In realtà ho già qualcosa tra le mani che ho stoppato per gli impegni di lavoro e di presentazione del mio Tkawet… le idee non mi mancano ma è fondamentale maturare esperienze, è fondamentale prendersi del tempo senza cercarle, si presenteranno da sole e allora capirò che sarà di nuovo il momento giusto. Non parlerei di fan ma di lettori a cui piace il mio mondo. Ora come ora voglio solo ringraziarli per l’interesse che mi dimostrano giorno dopo giorno. Il mio sogno è quello di far provare alle persone lo stesso entusiasmo verso la lettura che ho provato io leggendo per la prima volta i libri di Tiziano Terzani: è stato lui il mio più grande riferimento in questi anni di scrittura.

Francesco D’Amico

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Tra draghi e delfini con il professor Francesco Cuteri

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 224) il 20 febbraio 2016.

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Focus sul Drago di Caulonia, un’opera d’arte a rischio idrogeologico

Il 20 settembre 2012, è stato rinvenuto un mosaico raffigurante un drago che dialoga con un delfino, a Caulonia in Calabria. Ma è nel 2016 che in una stanza presso Casa matta per intero è svelato con un programma, che ne garantiva la custodia con mezzi migliori e appropriati. Purtroppo, ci dice da subito il professore Cuteri, lo scopritore, che il problema del maltempo, che dal 2012 in poi diventa sempre più emergenza, ha reso e rende il tutto più difficile da tutelare.

E i finanziamenti?

All’inizio gli scavi sono stati autofinanziati dagli archeologi, dagli studenti che volevano formarsi e in piccola parte dall’Università di Reggio Calabria. Adesso il finanziamento istituzionale serve poiché il mosaico non è in condizioni di sicurezza, si trova all’aperto e a venti metri dal mare. La natura non ha controllo e ogni anno si porta via qualche pezzo importante (parti dell’altare e mura di cinta attorno il tempio), e sta mettendo a rischio la duna posta a protezione del mosaico.

Quali sono i provvedimenti intrapresi in questi anni?

Io ho cercato subito di sensibilizzare l’opinione pubblica, anche se nell’immediato non si poté operare tempestivamente, e le mareggiate hanno danneggiato l’area archeologica attorno la duna. Vi fu un primo intervento della Provincia di Reggio Calabria, che finanziò 25.000 euro per realizzare una protezione in pietra, ma non risolutoria, perché il mare continuava ad erodere la zona. Così ottenemmo un finanziamento dal Ministero di 300.000 euro. Sono state realizzate 150 metri di mura, ma una parte della duna a Nord ancora è scoperta. I finanziamenti però ci sono e tra non molto dovrebbe partire un bando di gara della Regione Calabria con la previsione di proteggere la duna e di realizzare una copertura adatta per il mosaico. La protezione è necessaria anche per impedire il saccheggio in atto attorno alla stessa. Riguardo la furia del mare è importante, invece, arrestarla in mare stesso: è chiaro che le acque non debbano arrivare sulla duna. Finché è possibile, si cerca di tutelare l’area archeologica che è straordinaria, proprio per la sua caratteristica di affacciarsi sul mare in un contesto ancora ben conservato.

E se si pensasse al trasporto in un museo?

Certo è che se il mare in qualche modo non verrà arginato, il mosaico va trasportato in un museo. Da studioso non posso però che augurare che il mosaico rimanga lì, all’interno dell’edificio dove è stato rinvenuto.

Qual è il valore simbolico delle figure?

Sono mostri che si fronteggiano ma non si combattono, delfino e drago, ma subito dopo un rosone troviamo un Ippocampo con un delfino sugli altri lati. Il drago è un guardiano del male e il delfino è legato ad Apollo e Dioniso, quindi sacro e compagno di viaggio. Indica il viaggio nelle traversate della vita e in quella finale oltre la vita terrena. L’Ippocampo, invece, simboleggia la liberazione, dalla gabbia corpo, dell’elemento anima.

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La passione per l’Archeologia del professore Cuteri inizia in terza elementare per la storia racchiusa nel Sussidiario. Laureato, a Firenze si perfeziona e prosegue la sua passione per la Civiltà antica, il mondo greco e romanico. Sono recenti i suoi studi nell’antica Scolacium, Colonia Minervia Nervia Augusta, nel catanzarese.

Lucia De Cicco

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L’arte è pace e profezia

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 224) il 20 febbraio 2016.

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Le celebrazioni rotelliane in onore del Maestro del nouveau realisme

La città di Catanzaro apre il 2016 con importanti iniziative sul piano artistico, essendo questo l’anno in cui ricorre il decennale della scomparsa dell’artista Mimmo Rotella. Al padre del nouveau realisme saranno dedicati moltissimi eventi che si estenderanno fino al 2018, altra data simbolo in cui ricorrerà il centenario della sua nascita. La programmazione degli eventi è stata messa a punto da un comitato presieduto dal sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, e dal presidente della Fondazione “Mimmo Rotella”, il notaio Rocco Guglielmo. Del medesimo comitato fanno parte l’assessore alla cultura Carrozza, la vedova del maestro Rotella, Inna, il direttore della Fondazione Piero Mascitti, la direttrice del “Mimmo Rotella Institute”, Antonella Soldaini, la direttrice dell’Accademia di Belle Arti Anna Russo e il critico d’arte Tonino Sicoli. Tra gli obiettivi da conseguire, la riqualificazione del mural realizzato da Mimmo Rotella sulla facciata del Palazzo delle Poste, trattandosi di una delle sue più importanti opere pubbliche.

Il mural, ultimato nel 1949, rappresenta una metafora dell’evoluzione dei servizi postali: piccioni viaggiatori con le buste da lettera tra le zampe, il tasto del telegrafo, le onde radio, il disco combinatore dei telefoni avveniristici dell’epoca. Il Maestro Rotella è un simbolo per la sua città, e la Casa della Memoria “Mimmo Rotella” è il centro divulgativo dell’arte contemporanea. Tutto  ciò che ruota attorno al Maestro è denso di significati rivolti soprattutto alle generazioni future, infatti la stessa casa della Memoria è concepita come un luogo sacro e punto di riferimento per l’arte contemporanea. “Io mi sento non solo calabrese ma cittadino del mondo e vorrei che la Casa della Memoria e la mia arte comunicassero con gli abitanti del pianeta per dire che l’arte è pace e profezia”. Queste parole segnano un nuovo inizio per un percorso artistico che vuole uscire dai confini regionali per affermarsi ovunque. L’arte di Mimmo Rotella e la sua storia non devono intendersi solo ed esclusivamente da un punto di vista didattico, in quanto il Maestro ha molto da insegnare sul perché l’arte sia importane nella vita quotidiana e sulle scelte che intendiamo seguire. È pur vero che ci si confronta con uno dei più grandi artisti del Novecento, ma la sua semplicità e la passione per l’arte sono segnali unici per una terra così segnata, come la nostra Calabria.

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Molto commuoventi sono le parole del Maestro Mimmo Rotella in una lettera aperta ai calabresi di cui se ne riporta una piccola parte:

“Scopo dell’istituzione non è solo promuovere la mia idea artistica ma soprattutto dare la possibilità di emergere a tutti i giovani talenti che, nel Sud, ancora oggi, hanno ben poche occasioni di confronto e vetrina”.

Perciò, gli eventi e le iniziative promosse fino al 2018 avranno un significato che va ben oltre la celebrazione della vita e delle opere dell’artista Rotella: i giovani talenti sono chiamati ad esprimersi con libertà sul modo di interpretare la propria arte ed il proprio percorso artistico e personale. Lo stesso Mimmo Rotella insegna l’importanza di ricercare la propria identità e di affermarsi uscendo da schemi precostituiti. Segnali e impronte che  acquistano maggior valore in una regione forse ancora arida, e per questo sarà più semplice portare innovazione attraverso qualsiasi forma di arte. Si chiude, così, un cerchio: il Maestro  Rotella  partito  dalla sua città  nel lontano 1933 per intraprendere gli studi artistici, ritorna per costruirvi un luogo simbolo, nonché  di riferimento per l’arte e per i giovani. L’arte è uno strumento affascinante e rivoluzionario: è necessario vestirsi di coraggio perché è arrivato il tempo del cambiamento.

Martina Pirrone

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Insulti e razzismo: il peggio del calcio italiano

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 224) il 20 febbraio 2016.

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Tutti i limiti di uno sport che non riesce più a trasmettere valori educativi

Una settimana molto difficile per il calcio (ed il movimento sportivo italiano in generale) si è appena conclusa, generando un turbinio di polemiche i cui strascichi si trascineranno ancora per lungo tempo. In sintesi, durante la partita Napoli – Inter valida per gli ottavi di finale di Coppa Italia, l’allenatore del Napoli Sarri ha aspramente epitetato il collega interista Mancini, dandogli del “frocio” e “finocchio”. Qualche giorno dopo, durante la partita di campionato Juventus – Roma, il calciatore giallorosso (e colonna della nazionale) De Rossi si è rivolto all’attaccante croato della Juventus, Mandzukic, che si lamentava per un presunto fallo subito, con queste parole: “muto, zingaro di m…”

Da questi fatti, possiamo trarre diverse conclusioni. Il calcio italiano, in primo luogo, ha ormai perso la sua natura di sport: esso è ormai diventato uno “spettacolo” volto a soddisfare esclusivamente la sete di vittoria dei supporters. Vincere è l’unica cosa che conta, e valori quali il rispetto dell’avversario, il saper perdere o vincere, la sana competizione sono stati lentamente dimenticati. Gli addetti ai lavori (giocatori, allenatori e talvolta i dirigenti) sono ormai privi di qualsiasi valore etico o culturale che gli consenta di essere un modello per chi guarda: sono asserviti al dio denaro, cambiano squadra in continuazione andando dove la remunerazione è maggiore, nessuno “ama” la maglia come i giocatori delle generazioni passate. Prescindendo dai titoli di studio, poiché non necessariamente un diploma o una laurea significano che la persona titolata sia di valore, questi soggetti mancano totalmente della capacità di comprendere che molte persone, bambini e ragazzi in particolare, li prendono come modelli da seguire; ogni loro errore comportamentale assume dunque notevole rilevanza.

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Sarri Mancini

Le peggiori connotazioni della società contemporanea, terzo, trovano amplificazione in questo mondo privo di regole: omofobia e razzismo filtrano senza limiti e controllo. Questo crogiolo di nefandezze comporta inoltre che buona parte dei “tifosi” o “ultras” sia alquanto violenta e pericolosa: moltissime volte assistiamo a scontri tra tifoserie ed altri comportamenti violenti, azioni che si direbbero di guerriglia piuttosto che di sport. Le stesse regole, in ultima analisi, che governano il gioco del pallone in Italia, sono insufficienti ad assicurare una tutela della parta sana del calcio; altre volte le norme, presenti e severe, vengono aggirate o non applicate: così l’allenatore che usa parole razziste viene squalificato solo due giornate invece che quattro mesi, il giocatore omofobo non può essere sanzionato perché la prova televisiva si applica a fattispecie violente, ma non antisportive o scorrette. Come superare dunque questi limiti? Semplice: copiare i Paesi dove il mondo dello sport funziona, ovvero USA, Inghilterra e Germania.

Norme severe, rigide e requisiti comportamentali massimi, sia per i giocatori, sia per i dirigenti (nella NBA americana il presidente di una franchigia è stato obbligato a vendere la squadra poiché accusato di espressioni razziste); stadi più piccoli e facilmente controllabili, divieto di fomentare gli ultrà organizzati. Occorre infine responsabilizzare gli stessi giocatori: essi sono i nuovi gladiatori, modelli cui molti si ispirano. Come si può pretendere che il tifoso sia corretto e sportivo se il calciatore stesso non lo è?

Paolo Leone

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Arriva il concorso “Fan Versus Art”, con lo sponsor di TLR

Il Cosenza ComiCS, giunto alla sua seconda edizione, presenta un concorso esclusivo

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Ormai consolidato come il principale evento calabrese dedicato al vasto mondo dei fumetti e della “cultura nerd”, il Cosenza ComiCS sta per tornare. La prima edizione, lo scorso anno, ha attirato migliaia e migliaia di visitatori, un trend sicuramente destinato a crescere. Quest’anno l’appuntamento è dall’uno al tre aprile, ovviamente a Cosenza, per una seconda edizione che si preannuncia molto interessante sia per chi la vive in prima persona che per i visitatori.

Il grande successo dell’anno scorso ha permesso al comitato organizzatore di espandere l’idea di base che sta dietro alla manifestazione, e a breve vedremo come. La novità principale di quest’anno è il concorso artistico Fan VERSUS Art, rivolto ad un pubblico nazionale e internazionale, che ha come tema il “versus”, ossia lo scontro, il confronto, la rivalità, che è un po’ il tema della manifestazione in generale. Il tema è stato scelto in quanto il ComiCS va a collocarsi tra l’uscita di due film molto attesi che si basano sul confronto tra grandi supereroi: Capitan America: Civil War e Batman v Superman: Dawn of Justice. Il tema del versus offre agli artisti uno spunto per creare opere molto incisive da un punto di vista grafico: si tratta di una tematica, infatti, che dà molto peso a fattori come lo sguardo dei contendenti, la loro postura, l’espressione facciale, gli schemi di colori, i paesaggi, etc. Il comitato organizzatore, non a caso, è fiducioso circa la qualità delle opere che arriveranno alla giuria.

Il gruppo The Lightblue Ribbon sponsorizza l’evento mettendo in palio un premio in denaro di 150 euro che andrà al primo classificato di Fan VERSUS Art: un impegno deciso e concreto a favore della promozione artistica dell’evento. Le sorprese, ovviamente, non finiscono qui: per rimanere aggiornati sull’evento, basta seguire i canali ufficiali del ComiCS (sito internet e pagina Facebook). Il bando del concorso, dal quale è possibile estrapolare tutte le informazioni necessarie per poter partecipare, è disponibile su internet. Il concorso è aperto agli artisti di tutto il mondo, anche e soprattutto quelli in erba.

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Le opere inviate alla giuria saranno poi valutate e le prime dieci in classifica saranno esposte presso una mostra che accompagnerà la fiera in tutte e tre le date, quindi dall’1 al 3 aprile, per poter essere ammirate da tutti i visitatori. L’ultimo giorno della manifestazione, i podisti saranno premiati con premi esclusivi targati Cosenza ComiCS, e come già detto, il primo classificato riceverà anche il premio offerto da The Lightblue Ribbon. Che vinca il migliore.

Francesco D’Amico

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Nella suggestiva cornice dei marchesi Gagliardi è di scena l’800

A Vibo Valentia, nel corso principale, l’Impero della Rosa di Art Contest

“Come Co-direttrice Artistica di Art Contest, sono sinceramente soddisfatta della risposta ottenuta con l’evento “‘800, L’Impero della rosa”. La partecipazione di artisti, scultori e poeti è stata davvero intensa e non è stato facile selezionare fra le tante opere giunte quelle da scegliere. Già nella prima giornata di apertura della manifestazione, la presenza di ospiti illustri, come lo scultore Zappino, la rappresentanza dell’Amministrazione locale, di tanti poeti e artisti dell’Accademia dei Bronzi venuti appositamente da Catanzaro per visitare le opere esposte, ci ha gratificata per l’impegno profuso. Anche nel giorno successivo, con la sfilata ottocentesca e i balli in costume che hanno riempito e rallegrato le sale di Palazzo Gagliardi, sono stati motivo di orgoglio per Art Contest e per tutti i cittadini vibonesi che hanno partecipato, non ultimo il grande Pippo Prestia, che ci ha onorato con i suoi versi. L’organizzazione dell’evento non è stata facile, ma ci è stato di conforto il Patrocinio ricevuto da Accademie Internazionali come la Universum Academy Switzerland, L’Accademia dei Bronzi di Catanzaro, Associazione italiana delle Rose e il patrocinio della città di Vibo Valentia. Abbiamo voluto dare risalto a figure dell’800 vibonese come il poeta Vincenzo Ammirà, del quale la prof.ssa Garofalo ben ne ha illustrato la vita e le opere e al quale ho dedicato per l’occasione un dipinto. Ora la Mostra dell’800 continuerà fino al 29 Dicembre per tutti coloro che amano l’Arte, la Scultura, la Poesia, che, nella meravigliosa cornice di Palazzo Gagliardi nella speranza di aver offerto alla città di Vibo e non solo, insieme al presidente Giovanni De Pascali, un evento articolato e unico”.

Il filo rosso conduttore della mostra è il secolo 800 e che unisce le varie aree dal passato al presente. C’è un gioco unico che li unisce. Ascoltiamo dalle parole di De Pascali: “gli abiti da sposa, per esempio, ripercorrono nelle caratteristiche l’abito tipico dell’Ottocento. Un ieri e oggi che ripercorre tra il classico e altre che sono contemporanee. Varietà di espressioni con filo conduttore, il secolo”. Un ritorno ai lumi e al neoclassicismo con impronti forti risorgimentali, come di fatti fu il secolo di passaggio e di mutamento con spinte al conservare.

“Il palazzo è grande, una piccola reggia di Caserta, con spazi ancora da reinventare e con dei giardini ancora in itinere di restituzione al pubblico. Sono presenti vari modelli architettonici e sale restaurate da poco e ancora non date alla visione del pubblico. Palazzo Gagliardi ha ospitato anche Giuseppe Garibaldi, dei marchesi Gagliardi, diviene punto nevralgico della Ccttà. La sala principale ha voluto ripercorrere lo stile di Chagall, il violino, il Pegaso che vola, le ballerine richiamo a Degas. Sui nudi, riprende, De Pascali, da segnalare le opere di De Luca, capolavori fatti a matita, in apparenza sembrano foto, come lei mi suggerisce, sono tanti le persone che vengono appositamente per ammirare il suo stile, innovativo e di grande talento artistico”.

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la locandina

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L’associazione Art Contest di cui De Pascali è il presidente nasce due anni fa con l’idea di realizzare un premio. I visitatori delle mostre possono scegliere liberamente il preferito e portarlo alla vittoria. Infatti, con il biglietto d’ingresso, visitando la mostra si poteva inserire il biglietto cui era abbinato un colore nel box dell’artista di riferimento. Alessandro Vinci espone al premio internazionale Limen di Vibo Valentia ed ha vinto l’edizione 2015 di Arte Contest. Sono tanti gli artisti che hanno esposto ma abbiamo trovato accanto alla sua opera Beniamino Giannini, del quale ci colpisce non solo l’arte moderna di alcuni dipinti ma anche le strutture in bronzo realizzate, tra l’antico e il moderno. In particolare il Girasole, fiore che si modellare in tanti modi. Giannini è uno scultore nato in provincia di Vibo Valentia ed è maestro d’arte. Altro artista importante che ha presentato anche all’Expo di Milano con una maternità e un cavallo in bronzo come simbolo dell’essere libero e spensierati, la libertà. L’opera in bronzo, mediamente, nella modellazione richiede una settimana, mentre i tempi di fusione richiedono anche due mesi. La quotazione di queste opere parte dai mille agli ottomila euro: dipende dalla dimensione e dai tempi di fusione, che sono lunghi e costosi.

Questo è stato il riepilogo delle tre giornate dal 18 al 20 dicembre e che rimarrà esposta al pubblico sino al 29 prossimo:

PROGRAMMA MOSTRA EVENTO ‘800-L’IMPERO DELLA ROSA ASSOCIAZIONE CULTURALE ART CONTEST PALAZZO GAGLIARDI DI VIBO VALENTIA 18/29 DICEMBRE

VENERDI’ 18 DICEMBRE 2015: APERTURA MOSTRA CON TAGLIO DEL NASTRO DA PARTE DEL SUPEROSPITE MAESTRO MICHELE ZAPPINO, DI TUTTI GLI ARTISTI PARTECIPANTI E CON LA GRANDE INTERPRETAZIONE DELLA MUSICISTA EMANUELA STILLITANO.

SPECIALE DEDICATO A VINCENZO AMMIRA’ “IL POETA DIMENTICATO” CON RACCONTO DELLA SUA STORIA E INTERPRETAZIONE DEI VERSI AD OPERA DELLO SCRITTORE VIBONESE PIPPO PRESTIA (seguirà intervento da parte degli ospiti)

CERIMONIA DELLE MEDAGLIE D’ ONORE CONSEGNATE DALL’ASSOCIAZIONE ART CONTEST PER MERITI ARTISTICI E CULTURALI A TUTTI GLI ARTISTI IN MOSTRA A PALAZZO GAGLIARDI. SABATO 19 DICEMBRE 2015

REALE CORTEO STORICO IN COSTUME DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE GIOACCHINO MURAT DI PIZZO (partenza da Piazza Diaz di Vibo Valentia e arrivo a Palazzo Gagliardi); A SEGUIRE SFILATA DELLE DAME NOBILI CON ABITI REALIZZATI PER L’OCCASIONE DALL’INDIRIZZO MODA DELL’I.I.S DE FILIPPIS-G. PRESTIA DI VIBO VALENTIA.

INGRESSO TRIONFALE DEL REALE CORTEO STORICO A PALAZZO GAGLIARDI CON LA SIMBOLICA APERTURA DEL PORTONE D’ INGRESSO.

SPECIALE DEDICATO ALLA FIGURA DI RE GIOACCHINO MURAT CON BALLI OTTOCENTESCHI ALL’INTERNO DELLE SALE STORICHE DI PALAZZO GAGLIARDI E CHIUSURA UFFICIALE DEL BICENTENARIO MURATTIANO.

SPECIALE “IL GUSTO DI UN’EPOCA” CON LA PARTECIPAZIONE DELL’ISTITUTO ALBERGHIERO DI VIBO VALENTIA E SFIDA TRA LE MIGLIORI PASTICCERIE DEL TERRITORIO SUL DOLCE PIU’ FAMOSO DELL’ OTTOCENTO: LA TORTA SACHER; a seguire DEGUSTAZIONE APERTA AL PUBBLICO DEL DOLCE SACHER. DOMENICA 20 DICEMBRE 2015 ORE 19.00: CONCERTO DI MUSICA CON L’ESIBIZIONE DELLA NUOVA CORALE POLIFONICA DI VIBO VALENTIA E IL SOPRANO CLAUDIA ANDOLFI SU I CANTI E LE PIU’ BELLE AREE DELLA LIRICA DELL’OTTOCENTO.

Entrare in una cornice così suggestiva ha sempre il suo fascino. All’ingresso, un’opera d’arte che ritrae una Venere e si arriva in spazi eleganti tra abiti, che sono stati indossati durante una delle serate, cornici d’autore e di poesia. Tra le opere tra l’antico e il contemporaneo, e il sacro e profano, anche la musica e la storia, rievocazioni e balli ottocenteschi, le partiture avvolgono anche le stelle di natale poste lungo il tragitto a catturare lo sguardo e l’animo del visitatore. Tanta eleganza da rimanere affascinati da tutto quello splendore che rievoca l’Ottocento e pare si entri davvero nel secolo che più di tutti ha segnato la nostra penisola italica.

I maestri e i poeti selezionati sono riportati nella locandina evento, assieme ai partenariati.

Approfondimento: anche un tributo al poeta Vincenzo Ammirà

Nella rassegna 800 Impero della Rosa anche un tributo al poeta vibonese. Abbiamo intervistato uno dei protagonisti delle serate, Pippo Prestia, che lo ha visto raccontare nelle sale di Palazzo Gagliardi di Vibo Valentia. Il poeta che ci viene raccontato è un poeta della seconda metà dell’800 che ha scritto anche dei versi scabrosi, motivo per il quale è stato da parte dei Borboni anche ferocemente dileggiato. Anche lo Stato italiano ha preso le distanze, abbandonandolo come interesse.

Vincenzo Ammirà riprodotto da Catwrina Rizzo con la difficile tecnica dell'acquerello

Caterina Rizzo e un ritratto di Ammirà fatto con la tecnica dell’acquerello.

“Il suo torto era aver scritto la Ceceide, la storia di una prostituta che facendo testamento lascia le sue cose ai vari personaggi che l’hanno avuta. Poema triviale che gli costò un gran patire, e di botto, facendo dimenticare le altre sue poesie, alla luna, le tragedie importanti. La situazione d’imbarazzo che la Ceceide gli procurò, nei riguardi della legalità, subì molte vessazioni. Durante una incursione in casa sua trovarono accanto alla Ceceide il Decameron del Boccaccio. Entrambi testi di una certa scabrosità che gli costarono una vita di povertà e non di insegnamento come si auspicava”.

“È stato un grande patriota, scrisse anche di Garibaldi, componendo “In Morte di Garibaldi”. Personaggio di cultura non valorizzata per ciò che veramente sarebbe stato necessario”. Continua il suo viaggio il poeta Prestia, tra i versi di Ammirà, diventato nel tempo punto di riferimento per i suoi stessi, che riprendono il dialetto di Ammirà e lo tramandano ai posteri”. Pippo Prestia è uno dei poeti più importanti in Calabria, il più importante a Vibo Valentia e che gode di quel meritato prestigio che forse sarebbe dovuto essere concesso anche ad Ammirà, ma le circostanze e i tempi non lo permisero. Prestia è riconosciuto come uno dei poeti importanti del nostro secolo e il tramandatore del vero dialetto calabrese e del pensiero di Ammirà. Punto di riferimento importante per chi volesse approfondire sul tema… e sul dialetto calabrese, che cosa ci ha detto Prestia?

prestia accanto al ritratto di Ammirà di Caterina Rizzo

“In Calabria, come altrove, abbiamo delle differenze dialettali, ovvio. E’ solo chi è dentro la stessa regione che si accorge delle differenze lessicali, chi è forestiero tende a unificare le differenze. In un certo senso è vero che tali differenze fanno sì che del calabrese non si dia almeno una forma ufficiale anche se Vibo Valentia, a contrario di altre realtà, ha avuto la possibilità di parlare tre dialetti diversi e nella stessa città, legati a tre differenti territori e con le annesse realtà religiose che ne facevano capo. Io sono stato sempre amante dei dialetti di tutta Italia, non è difficile per me comprenderli, perché basta guardarne la radice e l’etimologia. Il dialetto è fonetico, cioè trascrivo direttamente il suono, nei dialetti che vado ad ascoltare, mentre il mio dei testi è vibonese puro sangue”.

Lucia De Cicco

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Cinema a Lamezia: l’esperienza associativa di UNA

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 223) il 19 dicembre 2015.

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Film in lingua originale con sottotitoli in italiano nelle rassegne gestite da giovani cinefili

E’ con noi Carlo Carere, presidente dell’associazione culturale UNA, che a breve si introdurrà e spiegherà ai lettori come è diventato presidente dell’associazione.

“Ho 31 anni, quasi 32, faccio l’avvocato, vivo a Lamezia e ho una grande passione per il cinema e tutto quanto concerne la cultura in generale. Ero il più simpatico del gruppo (scherzo!) e hanno deciso di darmi questa responsabilità.”

Qual è la storia dell’associazione UNA? Da quanti anni opera, come è nata, quali sono state le sue figure chiave e a chi è aperta?

“Tutto è nato da una mia idea. Ho passato due mesi a Manchester nel 2008; durante il mio soggiorno in Inghilterra mi ha stupito molto il fatto che gli inglesi stessi guardassero film in lingua originale con sottotitoli in inglese. Ho parlato con diversi altri stranieri che vivevano lì e ho notato che la loro capacità di parlare bene la lingua anglosassone era – in tutto o in parte – dovuta proprio al fatto che guardassero i film in lingua originale.

Tornato a Lamezia, ho trovato una città senza cinema. L’idea è stata spontanea: creare un “cinema” in lingua originale. All’inizio, quando non eravamo un’associazione, ci riunivamo presso il giardino di casa mia, d’estate, con un proiettore montato alla buona da mio padre e addirittura un lenzuolo usato come schermo. Abbiamo iniziato chiamando i nostri amici e, visto che veniva tanta gente, da lì è nata l’idea di fondare un’associazione.

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La proiezione di Whiplash, l’8 luglio scorso, presso il Lissania Garden.

Quella del 2015-2016 sarà la nostra quinta rassegna, in quanto abbiamo iniziato nel mese di dicembre 2011. Allora eravamo al mercato di piazza Botticelli e ci vedevamo ogni due domeniche. Spostavamo i banconi della frutta, pulivamo il pavimento, e a film finito riponevamo i banconi dov’erano prima. Ricordo che i componenti della squadra Lavori Pubblici del Comune (da noi affettuosamente chiamati “squadra pronto intervento”) ci aiutavano a portare le sedie di plastica che utilizzavamo, venendo a riprendersele il giorno successivo. Un aiuto, il loro, molto spontaneo e dovuto al fatto che c’era una certa sintonia, alla quale si aggiungeva un forte spirito di collaborazione: apprezzavano molto la nostra iniziativa. In particolare, ci tengo a ringraziare il signor Giovanni Saladino per il suo supporto, e per il supporto di tutta la squadra.”

Come si articola l’organico dell’associazione, e quali sono le figure principali oltre, ovviamente, a quella del presidente? Ti va di ringraziare qualcuno in particolare per il suo operato a favore dell’associazione?

“L’assemblea dei soci decide quali debbano essere i componenti del Direttivo, che è l’organo gestionale dell’associazione che si rinnova ogni due anni. Oltre a me, gli attuali membri del direttivo sono: Ettore Parlati, Gianna Maione, Natasa Jovanovic ed Elvira Aiello. Oltre al Direttivo, ci sono gli oltre 150 soci dell’associazione che si riuniscono periodicamente per proporre film e idee, e per discutere tematiche associative.

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La rassegna estiva 2015 di UNA.

Ringrazio Antonio Canzoniere, il quale ha vinto il primo premio alla più importante manifestazione di critica cinematografica giovanile che si tiene in Friuli ogni anno. E’ lui a dare il placet alla rassegna scelta dai soci e valutata dal Direttivo – la sua opinione è per noi fondamentale. Un ringraziamento particolare va anche ad Anna Sciarrino, la “grande anima” dell’associazione che per UNA dà veramente tutto, e a Giacinto Gaetano, responsabile del Sistema Bibliotecario Lametino, al quale, a fine rassegna, consegniamo i DVD che abbiamo proiettato, disponibili per tutti presso la biblioteca di Palazzo Nicotera. E poi ci sono tutti gli altri soci, ed è solo grazie a loro che dopo tanti anni possiamo portare avanti la nostra passione.”

Perché andare ad una proiezione targata UNA non è come andare ad un semplicissimo spettacolo del cinema?

“Per provare la bellezza del film in lingua originale con sottotitoli in italiano, per assaporare il carattere familiare della proiezione, dell’incontro, lo scambio di battute a fine proiezione, la voglia di incontrare altra gente. Soprattutto, cosa rara per Lamezia, si tratta di un ambiente caratterizzato dalla presenza di molti giovani. E’ un po’ come andare al cinema in cinquanta o più. Al cinema ci vai, guardi il film e poi te ne vai via, e la cosa finisce lì. Per ‘UNA’, lo spirito associativo fa assumere al film un sapore completamente diverso e caratteristico, più autentico.”

Una domanda un po’ particolare e abbastanza prevedibile. Cosa significa “UNA”? E’ un acronimo, per caso?

“No, in realtà è una delle tante invenzioni di Ettore Parlati, socio fondatore dell’associazione. Ci chiedevamo come si potesse chiamare un’associazione, e lui ha tirato fuori dal cilindro la sigla UNA. Ce ne siamo innamorati e l’abbiamo adottata.”

Quali sono i punti di forza dell’associazione?

“Il fatto che ci sono giovani alle spalle, la socialità, l’originalità stessa dell’idea accompagnata al fatto che i film affrontano tematiche importanti (la scelta degli stessi non è affatto casuale). Alcuni ci hanno accusati di proiettare solo film d’essay, ossia film del “cinema sperimentale” o d’autore, quando in realtà noi proiettiamo film che hanno vinto i maggiori premi ai più importanti festival internazionali. Film conosciutissimi altrove ma non qui, dove i cinema proiettano ben altro.”

Gli scogli, gli ostacoli più importanti, sono di natura burocratica o logistica? O di una terza natura, magari più insidiosa delle due precedenti?

“Quando operavamo presso il teatro Umberto, noi pagavamo il canone d’uso per un teatro praticamente gelido, lasciato al freddo nei mesi invernali. Siamo stati, dunque, costretti a cambiare luogo delle proiezioni, in quanto i soci lo hanno chiesto a gran voce. Ci sarebbe piaciuto restare al centro della nostra città, per rendere la partecipazione possibile a chi di passaggio.

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Al lavoro presso l’auditorium della Pitagora.

Più in generale, ci tengo a dire che UNA non ha mai chiesto un euro al comune e, al contrario, ha sempre contribuito alle spese per far fronte all’utilizzo degli spazi. Quest’anno, i riscaldamenti del teatro Umberto funzionano di nuovo… era ora.”

Quella dell’associazionismo giovanile è una realtà ben consolidata dove viviamo noi. Tuttavia, spesso risente di una scarsa partecipazione che, probabilmente, si può ricondurre alla mentalità locale, poco propensa ad incentivare questo tipo di partecipazione ai progetti. Un’associazione come UNA, proiettata in un altro luogo, potrebbe essere diversa?

“Questo non posso dirlo perché, vivendo a Lamezia, non posso immaginare come potrebbe essere UNA altrove. Il successo di UNA è anche legato al fatto che non abbiamo mai chiesto un solo euro pubblico: sono i soci, col loro contributo, a mantenere viva l’associazione. Forse, molti altri commettono l’errore di bussare alle solite porte sperando che si aprano chissà quali portoni. Noi abbiamo un modus operandi diverso, se l’idea ti piace la devi coltivare con le tue forze e le tue risorse. E’ questa la nostra idea fondamentale.”

Come rispondono i media locali, sia cartacei che telematici, alle attività targate UNA? C’è una copertura mediatica a tuo dire soddisfacente?

“In occasione delle proiezioni, noi mandiamo sempre un comunicato alle varie redazioni cartacee e online. Alcune volte abbiamo la fortuna di vedere il nostro comunicato riportato, altre volte no. In generale, sarebbe bello avere più risonanza. Francesco, approfitto di questa risposta per ringraziarti per lo spazio che ci stai offrendo: ci dà l’occasione per farci conoscere ed è anche una buona occasione per i lettori di interessarsi ad UNA e venire a vedere un buon film.”

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In anteprima, la rassegna 2015-2016.

Grazie, credo sia il minimo. Tornando ai progetti dell’associazione, il 27 dicembre si darà il via alla quinta rassegna cinematografica. Come si articolerà?

“Questa edizione sarà molto ricca e variegata. Ci saranno dieci  film in ben otto lingue diverse: ovviamente l’inglese, il francese e lo spagnolo ma anche, per esempio, il giapponese, lo svedese e l’arabo. I soci ci hanno chiesto di inserire nella rassegna film che vadano al di là  delle tematiche d’impegno sociale che hanno caratterizzato le edizioni precedenti. Siamo pronti ormai per spaziare all’interno dell’Universo Cinema e quindi goderci il meglio dell’arte cinematografica mondiale, intesa in tutte le sue sfaccettature di genere.”

Francesco D’Amico

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Immigrazione, terza parte. Situazione attuale e possibili conclusioni sul fenomeno

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 223) il 19 dicembre 2015.

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Proviamo in ultima analisi a raffrontarci con quelli che sono i dati numerici

Nel 2013, 3.4 milioni di persone sono immigrate in uno degli Stati membri dell’Unione Europea, con la cifra che è aumentata del 35% nel 2014 ed ancora di più nell’anno in corso. La Germania ha registrato il numero più elevato di immigrati (692.700) nel 2013, seguita dal Regno Unito (526.000), dall’Italia (332.600), dalla Francia (307.500) e dalla Spagna (280.800). Si comprende dunque come per il nostro Paese particolarmente gravose non sono soltanto le spese per la sistemazione degli immigrati che rimangono nel territorio nazionale, ma anche le spese per i bisogni di prima necessità, medici, di controllo e di pattuglia del mare, essendo il nostro il principale punto di sbarco per i migranti.

Nel 2013 sono state 984.800 le persone che hanno acquisito la cittadinanza di uno Stato membro dell’UE, cifra aumentata del 40% nel 2014 e destinata a crescere anche per l’anno in corso. In relazione alla cittadinanza bisogna segnalare il progetto ideato dall’ex ministro Kyenge del cosiddetto “ius soli”, ovvero la concessione della cittadinanza italiana per il sol fatto di nascere all’interno del territorio nazionale. L’applicazione “pura” della norma sarebbe certamente dannoso, poiché trasformerebbe la già difficile immigrazione-integrazione italiana in una corsa all’imbarco di donne in procinto di partorire, che giungerebbero qui al solo scopo di dar luce ai bambini in Italia e fargli acquisire la cittadinanza. I sostenitori di questa norma, certamente, non hanno pensato alle distruttive implicazioni giuridiche (l’impossibilità eventuale di espellere i genitori del nato cittadino italiano, i problemi derivanti dalle richieste di ricongiungimento familiare che arriverebbero a pioggia, i problemi derivanti da persone poligame il cui status non avrebbe riconoscimento nel nostro Paese), alle proibitive spese da affrontare per coprire le garanzie costituzionali, ai problemi internazionali (il cittadino di uno Stato membro è libero di spostarsi nell’Unione.)

L’immigrazione sembra, inoltre, essere di recente intrecciata con il fenomeno del terrorismo-fanatismo religioso. Pur non volendo cadere negli errori che si fanno generalizzando, specificando che gli estremisti islamici sono una minoranza e non perseguono i veri valori dell’Islam, è chiaro che la strategia adottata dal Califfato islamico (isis, daesh, chiamatelo come vi pare) è quella di infiltrare attraverso l’immigrazione potenziali attentatori. Si è visto quanto spiacevoli gli eventi possano diventare (i terroristi che hanno colpito in Francia erano cittadini francesi, seppur di seconda generazione). La concessione della cittadinanza, e dei diritti-doveri che ciò comporta, dovrebbe essere attentamente soppesata e non messa alla mercé di slogan politici o idealismi. La definizione ideale del problema, infine, sarebbe l’integrazione: esse viene definita come l’insieme dei processi sociali e culturali che rendono l’individuo membro di una società. Il Paese d’arrivo deve essere certo aperto e flessibile per consentire un processo integrativo veloce ed agevole, ma l’integrazione dipende anche e soprattutto dall’individuo stesso: bisogna dunque non solo conoscere lingua, leggi e tradizioni dello stato, ma anche saper osservare quei concetti di libertà, dignità e tolleranza diventati propri del “mondo occidentale” a seguito dell’illuminismo; concetti che, purtroppo, non appartengono al mondo arabo non investito dal fenomeno, e sono dunque difficili da comprendere e metabolizzare.

Paolo Leone

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