La politica ha fallito, ma quale alternativa ha la popolazione?

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 5 maggio 2012. Potete trovarlo anche sul blog GSI. Per maggiori informazioni circa la presenza dell’articolo su entrambi i siti, si consiglia la lettura della FAQ.

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Siamo nell’era dell’antipolitica.

La notizia è ormai di dominio pubblico: l’Italia è entrata nell’era dell’antipolitica. L’indignazione dei cittadini è alle stelle, le buste paga dei parlamentari fanno infuriare gli italiani che non riescono ad arrivare alla fine del mese e sono anni ormai che si parla sempre degli stessi problemi senza mai trovare una soluzione. Questo cancro interessa la politica italiana in tutte le sue dimensioni: politica nazionale e politica locale fanno a gara a chi danneggia di più quest’Italia già martoriata dalla crisi. E’ l’era dei pregiudizi che riguardano l’uomo politico, interessato a sistemarsi per la vita in poco tempo alla faccia di chi lavora per decenni e poi, all’improvviso, si ritrova a casa senza lavoro e con una famiglia da mantenere. Le battaglie per la moralità che i politici combattono sono chiaramente fasulle, figlie della necessità di attaccare gli avversari e di autopromuoversi come “salvatori delle tradizioni”, il tutto ovviamente a fini elettorali, cercando di accalappiare qualche voto in più. Nel mondo della rete il vero ed il falso sulla classe politica si mischiano, alimentando i pregiudizi: circolano e-mail e link “rivelatori” su vitalizi, indagini in corso, stipendi e altre cose, e circolando si caricano di inesattezze, frutto dell’insofferenza generale, e poco importa se il “prodotto finito” di tale processo non riporta il vero: quello che conta è che la figura del politico è diventata, probabilmente, la più disprezzata in assoluto. La politica ha fallito, serve un’alternativa o, almeno, qualcosa che l’aiuti a risollevarsi in questo periodo di crisi, accompagnandola passo dopo passo e correggendola in caso di errore. Un tempo, le cose non andavano così: fino a qualche anno fa, la concezione di uomo politico era completamente diversa, e con un po’ di pazienza è possibile trovare tutta la documentazione relativa a fatti di rilevanza politica accaduti anni fa che oggigiorno potremmo soltanto sognare. Per esempio, c’è chi ricorda la reazione dell’ormai defunto Oscar Luigi Scalfaro nel ruolo di ministro dell’Interno di fronte alle pressioni continue di un deputato particolarmente interessato a far cambiare un articolo del Codice di procedura penale: “Avvocato, abbia pazienza, mi dica quale processo vuole sistemare. Così magari ci mettiamo d’accordo e la facciamo finita.” Erano gli anni Ottanta del secolo scorso, anni in cui il popolo era ancora capace di indignarsi di fronte ai politici che a tutto pensavano tranne che agli interessi del Paese, anni in cui le critiche vere alle nefandezze della politica italiana, come dimostrato da Scalfaro, potevano venire anche dal mondo politico stesso. Erano tempi che i giovani non possono neanche rimpiangere perché non li hanno vissuti.

Una delle cose che gli animalisti contestano durante le loro battaglie contro la vivisezione è l’inutilità nello sperimentare cure contro malattie con tempi di sviluppo lunghi (e.g., 10 anni) in animali che vivono molto di meno (e.g., 3-5). Come si sa, il modus operandi degli animalisti è abbastanza discutibile e le loro stesse idee sono spesso e volentieri oggetto di critica, ma in questo caso il pensiero di fondo ha un fondamento logico e si può applicare con un margine di sicurezza ragionevole anche alla politica italiana. Ci aspettiamo che un politico riesca, in circa 5 anni, a risolvere problemi che in realtà richiedono 10 anni per essere risolti con grandi sacrifici ed investimenti e un’attesa di altri 10 anni per poter vedere i frutti del lavoro svolto. Quello che dobbiamo capire, invece, è che il politico ai grossi problemi, quelli più impegnativi, neanche ci pensa, e che quello che fa interessa un lasso di tempo ridotto, quanto basta per assicurarsi i voti che servono per mantenere la poltrona. Intanto i cittadini, ammaliati dalle false promesse, aspettano invano la concretizzazione delle idee rivoluzionarie che mai arriverà, e tutto ciò è molto triste da constatare perché nessuno meglio di un cittadino conosce i veri problemi del territorio e vorrebbe che qualcuno li risolvesse. Il semplice cittadino ha idee nobili, frutto della volontà di vivere in un posto migliore, non di mantenere una poltrona, e sa pensare al futuro: al contrario del politico di turno, che parla come se il mondo finirà tra 5-10 anni, riesce a parlare coi figli del mondo che sarà tra 30, 40, 50 anni, quando loro saranno grandi. E’ pensando a queste cose che si dovrebbe fare l’antipolitica vera: integrando le critiche alla politica a riflessioni sulle alternative che si hanno di fronte. Anziché vedere sempre i soliti alti papaveri in occasione di convegni ed inaugurazioni, sarebbe bello vedere i semplici cittadini che, con raccolta di firme, lettere, iniziative, pressioni, sono riusciti a dare alla città qualcosa che possa aiutarla nel suo sviluppo, qualcosa diconcreto in un mare di parole. Il cittadino deve imparare a fare politica nel senso più appropriato del termine (ossia occupandosi della polis, della città), impegnandosi per la collettività senza aspettare che qualcuno lo faccia per lui, organizzandosi in associazioni apartitiche e proponendo idee; un’altra cosa che il cittadino deve saper fare è esprimere comunque una preferenza durante le elezioni, votando almeno per il “meno peggio” e dando alle elezioni democratiche l’importanza che meritano. E’ utopia? Non esattamente: si tratta di cose che in altri Paesi sono la normalità e che per poterle applicare in Italia non c’è bisogno di una legge o di una rivoluzione. Far nascere dal nulla un’associazione volta a risolvere i problemi di una determinata area, il più delle volte, non costa nulla: l’unico vero limite è la disponibilità dei cittadini (lavoro e famiglia permettendo, dunque). Chissà, migliorare la città in cui si vive potrebbe diventare un hobby molto utile, un modo serio per conciliare l’utile e il dilettevole. D’altronde, come disse Bertolt Brecht, “se il popolo non fa il suo dovere, il governo lo scioglierà e ne eleggerà un altro.” Domanda: siamo già stati sciolti, siamo in fase di scioglimento, o abbiamo ancora una possibilità di rimboccarci le maniche e salvarci?

Francesco D’Amico

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La Lealtà del Gran Maestro

Questa fan fiction per Warhammer Fantasy risale al mese di dicembre 2005.

Tutto cominciò un giorno focoso quando gran parte dell’ esercito imperiale era in guerra contro le bestie del caos e la città di Hergig, la capitale dell’Hochland, aveva poche difese,considerate ugualmente capaci di sgominare la minaccia o perlomeno di resistere fino all’arrivo degli alleati. Le bestie del caos sapevano che la città aveva poche difese e le poche unità rimanenti si organizzarono per un attacco; l’esercito attaccante consisteva di centinaia, forse migliaia, di Gor e Nogor,appoggiati dai veloci Centigor e da diversi Troll del Caos.Inoltre,un immenso Gigante del Caos fece la sua comparsa. Karkha, così era chiamato il Capo Orda,suonò il suo rozzo corno e così gli Uomini bestia marciarono verso l’Hochland. Dalle mura cittadini imperiali videro le unità spostarsi e i soldati si organizzarono, caricarono i cannoni e prepararono gli archibugi per sparare. Il Conte Elettore Fritz il temerario montò sul suo Grifone Yadoch, lasciando la città in cerca di aiuti, essendo l’unico modo per poterli avere. Le Bestie del Caos, anche se erano in superiorità numerica, vennero quasi decimate dall’Artiglieria dell’Impero a suon di cannoni e di archibugi. Le Bestie conservarono le loro truppe migliori, tendendole nelle retrovie, mentre i Nogor cercavano innumerevoli di portare i loro arieti davanti alle mura e specialmente davanti al cancello principale: le forze del Caos sfondarono le mura dopo tre ore di combattimenti, con i cannoni che avevano finito le munizioni e gli archibugi che perdevano potenza, anzi molti esplosero nelle mani di chi li usava scatenando il panico nello schieramento Imperiale, che andò scemando quando i soldati si resero conto che le loro famiglie, i loro possedimenti erano lì,che necessitavano di protezione. I Maghi celesti avevano predetto che le mura sarebbero crollate e avevano fatto preparare i disponibili reggimenti di picchieri e spadaccini per fermare l’entrata del nemico. I Centigor furono i primi a cadere sotto le barriere di picche, mentre spadaccini abilissimi cercavano di abbattere i Gor ed i Nogor con scarsi risultati. Ad un certo punto i Gor più agili riuscirono a salire sulle macerie delle mura e portare in corpo a corpo gli archibugieri lì disposti:un cannone venne distrutto e fatto cadere dalle mura, benché fosse inutile e i serventi l’avessero lascito lì. Gli Archibugieri fuggirono lungo le mura cercando di scappare ai minacciosi Gor, alcuni si fermavano per mirare  e tirare cercando di ucciderne qualcuno. A quel punto venne messo in funzione il Tuono d’Inferno, disposto davanti ai Gor in avvicinamento:con un potente boato i Gor vennero fatti a pezzi,e le stesse mura rimasero gravemente scalfite. Gli archibugieri cercarono di riprendere le loro posizioni, mentre i Maghi Celesti bersagliavano i nemici con fulmini luminescenti. Quando Karkha se ne accorse,suonò il corno e in quel momento fece scendere in campo i possenti Troll, i Khorngor  e il Gigante del Caos, che furono bersagliati inutilmente dagli archibugieri; questi ultimi abbatterono uno sciamano avvicinatosi troppo incautamente alle mura, e concentrarono il fuoco sui Gor che innumerevoli dilagavano dalla crepa nelle mura, ed il Gigante, quando entrò in città, colpì le mura distruggendo il Tuono d’Inferno e lasciando i serventi sopravvissuti esterrefatti, e con un altro poderoso colpo aprì ulteriormente la crepa, permettendo a molti altri uomini bestia di entrare a Hergig e in quel momento tutto sembrò perduto. Ad un tratto quando la battaglia ormai dava per vincitore il Caos arrivò Schermann von Hergig che tornava col suo esercito dalle Malelande. Da una collina vicina vide la deprecabile scena,e in fretta dispose il suo esercito per il contrattacco. Intanto all’interno delle mura i Gor e i khorngor che stavano avanzando,i picchieri e gli spadaccini sterminati; il Gigante aveva cominciato a distruggere le case, e tutti i cittadini scapparono dl lato opposto della città,ma ormai erano in trappola. Solo la milizia cercava di resistere, colpendo il nemico all’improvviso da porte o finestre, ma la battaglia era quasi perduta. La Guardia di Palazzo, tenuta in disparte fino a quel momento,venne fatta entrare in azione e caricò i troll del Caos, uccidendone in molti, ma il dilagare di uomini bestia era insostenibile anche per quei determinati guerrieri, specialmente gli agguerriti khorngor. Schermann mandò i suoi cavalieri alla carica, i valorosi templari del Monte Argento ,affiancati dai forti templari del Lupo Bianco provenienti da Middenheim. Queste erano le uniche sue unità in grado di attaccare il nemico al più presto,e infatti lasciò dietro i cannoni comuni e i tuono d’inferno, oltre agli archibugieri e alla guardia di palazzo di Hergig che aveva combattuto con lui,dotata di distaccamenti di alabardieri e di archibugieri,e accompagnata da Flagellanti impazienti di combattere.Questi ultimi si lanciarono contro il nemico,decisi a voler vedere sgorgare il sangue, loro e dei nemici.I Templari cozzarono contro gli uomini bestia, che non fecero in tempo ad accorgersi del contrattacco imperiale. Schermann con la sua spada ne uccise molti,lasciandoli privi di arti,del tronco o della testa. I suoi templari falcidiavano i nemici con le lance acuminate,mentre quelli del Lupo Bianco spaccavano le ossa dei nemici con le letali lance da cavaliere. Ben presto gli Uomini bestia vennero mandati in rotta e distrutti,mentre i flagellanti avevano raggiunto la loro posizione e si erano lanciati contro i Gor fuggiti; è difficile descrivere le scene che seguirono, con i Flagellanti che continuavano a mutilare i corpi dei nemici caduti, morti o feriti, o anche inciampati, mentre ricorrevano ad ogni mezzo per ucciderli e tormentarli. I templari vennero scossi da quella scena,ma puntarono verso il Gigante ed entrarono in città, ignorando i Gor che fuggivano dal campo di battaglia. I cannoni fecero fuoco, insieme agli archibugieri, e i templari udirono i colpi passare loro vicino, per poi conficcarsi nei troll e nel gigante, mentre i khorngor evitarono la salva letale essendo già entrati nelle case a perpetrare il massacro dei civili. La guardia di palazzo all’interno della città era stata decimata, così come la milizia imperiale. Quando Schermann entrò vide cumuli di cadaveri, che tuttavia non lo destarono. Mentre i suoi cavalieri andavano avanti, egli scorse il Generale nemico, Karkha, e si diresse contro di lui, brandendo in aria la sua spada.

Schermann sferrò il primo colpo, lacerando la pelle del Capo branco, mentre quest’ultimo rispose ferendo il cavallo di Schermann e facendo cadere quest’ultimo dal suo destriero. Schermann venne colto dalla furia e menò un fendente contro Karkha, che lo evitò e contrattaccò,la sua arma brillante di un rosso fioco.

Schermann venne colpito alla gamba destra,ma la sua reliquia sacra impedì alla lama di penetrare nella sua carne. Il Gran Maestro si fermò e prese le distanze dall’avversario, studiandolo. Intanto alcuni cittadini e alcuni soldati avevano posato gli occhi sui due combattenti, così come moltissimi altri Gor e Nogor. Karkha, con un possente ruggito, corse verso il Gran Maestro, tendendo l’arma rossa con tutte e due le mani… con un altro ruggito menò un colpo orizzontale dalla forza inaudita, ma Schermann aveva previsto quel colpo e si abbassò di scatto. Karkha mancò il suo attacco,sbilanciandosi e perdendo l’equilibrio, mentre Schermann agì di scatto e tranciò in due la Bestia, lasciandola priva di vita. Si diresse vittorioso verso il suo cavallo, tremendamente ferito al fianco destro, ma secondo lui sarebbe sopravvissuto e tornato in piena forma. Approfittò di quel momento per posare gli occhi sulla sua città natale, ridotta ad un campo di battaglia. Vide i templari andare per le strade e abbattere i khorngor, vide i suoi cannoni abbattere il gigante, che cadde con un sonoro tonfo, vide i suoi archibugieri bersagliare e uccidere i troll del caos e i Gor, vide i Flagellanti tornare in città, delusi si aver trovato i nemici già morti. Schermann von Hergig venne acclamato dal suo popolo, e lodato dal Conte Elettore Fritz quando fece ritorno, alcune ore dopo, con i rinforzi. Karl Franz stima molto il Gran Maestro, e molte volte  manda doni dall’immenso valore dalla sua corte, ad Altdorf.

“E’ il  secondo questo mese!”.

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L’Ira degli Antichi

Questa fan fiction per Warhammer Fantasy risale al mese di novembre 2005.

                                                                Prologo

Sterminate orde di demoni avevano cominciato a dilagare nel mondo quando i portali degli Antichi collassarono su sé stessi e l’orripilante Caos vi poté accedere. Le città tempio degli Uomini Lucertola, a migliaia di chilometri di distanza l’una dall’altra, avevano già cominciato a combattere gli eserciti demoniaci. Tuttavia, la scomparsa degli Antichi aveva colto gli Uomini Lucertola impreparati: senza una guida valida, non seppero come affrontare la nuova minaccia, e moltissime città caddero dopo lunghi assedi. Persino il Venerabile Lord Kroak soccombette agli eserciti demoniaci. Le Terre meridionali rimasero isolate da Lustria, ma ebbero una sorte migliore: Chiccotta di Zlatlan sì sacrificò per lanciare un unico incantesimo cataclismico, e così facendo eliminò la minaccia dalle sue terre, dopo sanguinosi combattimenti. La civiltà dei Figli degli Antichi radunò enormi eserciti, che combatterono contro il loro nuovo nemico.

Storia

Uno di questi era comandato da un Mago Sacerdote Slann della Seconda Generazione, Montezuma della Città Tempio di Loqtlan, situata nell’entroterra di Lustria e virtualmente protetta da centinaia di chilometri di giungla. Lo Slann,protetto dalla sua Guardia del Tempio, era pronto per partecipare alla guerra. Le caserme dei sauri si svuotarono, i barrio degli scinchi rimasero pressoché deserti, gli esploratori prepararono i veloci Terradonti da cavalcare, creature meravigliose che volavano con immensa agilità tra la fitta giungla; scinchi camaleonti, molto rari all’epoca, emersero dalla giungla, provenivano infatti dalla distrutta Pahuax, l’unica città tempio dotata di pozze della nascita capaci di generare tali varianti degli scinchi, andati incontro all’estinzione. Gli Uomini Lucertola usarono i robusti kroxigor, giganteschi cugini dei sauri creati dai perduti Antichi, che vennero subito preparati a combattere, ma l’esercito allora disponibile era troppo piccolo, questo perché Montezuma, ritendendo la propria città abbastanza al sicuro, aveva inviato i contingenti più grandi ad aiutare le altre città tempio, truppe che non fecero mai ritorno. Era solo ,molto probabilmente sarebbe stato sconfitto, ma con tenacia e determinazione preparò il suo esercito per l’imminente battaglia. Quel momento arrivò presto: diversi scinchi esploratori riferirono allarmati che un esercito demoniaco avrebbe attaccato la città entro due giorni ,e i preparativi vennero intensificati. Il sole della mattina di due giorni dopo apparve distorto, lo stesso spazio circostante sembrava come dilaniato. In lontananza apparì l’orda demoniaca, composta da esseri deformi, spaventosi a vedere, degli orrori viola asimmetrici che seguivano un enorme demone dalle sembianze di un uccello, che subito, presa visione dell’ambiente circostante e dei suoi avversari, andò indietro, rifugiandosi nelle retrovie demoniache. L’orda si abbatté contro la città, ma venne bloccata dalla sfera protettiva dello Slann, che uccise all’istante centinaia di demoni. Ma la pressione divenne sempre più forte, ed il Signore del Mutamento, decisamente più grande e spaventoso degli altri esseri, cominciò a scatenare devastanti incanti contro la barriera magica. Montezuma compì uno sforzo terribile nel difendersi dal demone maggiore, ma all’improvviso sentì una nuova forza, che insieme alla sua, rinforzò ulteriormente la barriera di protezione: era Lord Mazdamundi ,che dalla sua città tempio, Hexoatl, stava usando la sua forza magica per aiutare i fratelli Slann. La sua concentrazione aiutò Montezuma ad incrementare la difesa di Loqtlan, ma presto questo importante aiuto venne meno: gli attacchi dei demoni si moltiplicarono, altre forze demoniache giunsero per aiutare quella principale, e Mazdamundi dovette rinunciare ad aiutare gli altri Slann perché Hexoatl stessa era ora sotto attacco. Con un’enorme esplosione provocata da una crepa nella barriera, i demoni imperversarono nella città. Ad accoglierli pensarono gli scinchi camaleonti, che nascosti dietro i barrio e mimetizzati alla perfezione con l’ambiente circostante grazie alle loro abilità da cacciatori, lanciarono diverse salve di dardi contro gli ignari demoni: a decine caddero trafitti dai dardi appuntiti senza neanche sapere da dove provenissero, mentre molti altri vennero fiaccati e menomati dai veleni usati dai camaleonti, attinti da letali rane che popolavano la giungla primordiale. I caduti scatenarono violacee scintille mentre si accasciavano a terra inermi. Questo non bastò a fermare i demoni, che incuranti delle perdite proseguirono nella loro carica, mentre i terradonti cavalcati dagli esploratori scinchi andavano in picchiata sui fianchi dello schieramento demoniaco, ghermendo altre decine di demoni con gli acuminati artigli, per poi guadagnare quota e farli precipitare a terra, provocando altre perdite. All’improvviso i demoni si fermarono, e cominciarono a gesticolare con i loro strani arti strane figure geometriche nell’aria, e dopo questo strano rituale lanciarono un abbagliante fuoco viola contro gli scinchi schermagliatori, schierati loro avanti: lo Slann si accorse subito del pericolo e disperse la magia senza difficoltà, proprio mentre gli orrori ricominciarono a riprendere la loro spaventosa carica. Gli scinchi schermagliatori furono le prime prede ai quali i demoni concentrarono la maggiore attenzione, li caricarono inesorabilmente ma vennero quasi bloccati dalle loro salve di dardi ,meno precise ma quantitativamente più efficaci di quelle dei camaleonti: moltissimi altri demoni caddero a terra uccisi dal veleno dei dardi, ma lentamente i demoni furono addosso agli scinchi,c olpendoli con i loro arti deformi, sopraffacendoli in poco tempo, mentre gli scinchi tentarono invano di colpire e uccidere gli avversari con le loro armi bianche. Durante il sanguinoso scontro moltissimi scinchi vennero ridotti a contorte masse di carni e ossa, e da quest’ultime emersero nuovi demoni, che attaccarono senza pietà quelli che fino a pochi momenti prima furono i loro fratelli di progenitura. I superstiti che si diedero alla fuga poterono sentire come una risata di orgoglio e di vittoria provenire dallo schieramento demoniaco, mentre i sauri ed i kroxigor prendevano posizione per caricare gli avversari, sempre più vicini e minacciosi.

Montezuma, circondato dalla sua fedele Guardia del Tempio, stava ancora sulla cima della piramide tempio, quando uno stormo di deformi esseri simili a torpedini si diresse verso di lui, ma furono accolti dalle lucenti alabarde dei suoi devoti sauri e da svariati fasci di luce bianca che lo Slann scatenava contro i nemici; ben presto gli strillatori vennero ridotti ad un ammasso di grezzi materiali magici. Altri esseri volanti, dotati di ali di cuoio, stavano prendendo il posto degli strillatori: scesero velocemente in picchiata verso lo Slann, ma vennero intercettati dai cavalieri su terradonti, che li avevano scorsi già da prima; Montezuma non poté lanciare incantesimi per supportare i cavalieri scinchi, dovendo rischiare di colpire anche loro. Le furie cambiarono obiettivo e andarono incontro ai terradonti: erano agili e veloci, si destreggiavano nell’aria meglio dei terradonti stessi, ma vennero accolti da una salva di giavellotti che i prodi scinchi scaraventarono contro di loro. Molte furie caddero trafitte dai giavellotti appuntiti, mentre altre continuarono a volare nonostante le gravi ferite, ed altre ancora, la maggior parte, riuscirono ad evitare i giavellotti, o perché troppo agili per essere colpite, o perché in numero decisamente superiore agli esploratori degli Uomini Lucertola. I terradonti ghermirono e artigliarono alcune furie, lasciando cadere a terra pezzi di arti e di ali staccati con forza dal loro corpo. In risposta, le furie sfruttarono la loro superiorità numerica per circondare alcuni cavalieri senza che i loro compagni potessero fare alcunché, artigliando a loro volta i terradonti e gli scinchi che li cavalcavano: molti scinchi precipitarono a terra perché la loro cavalcatura fu uccisa, e molti terradonti rimasero senza cavaliere, ma continuarono a combattere. Il destino volle fare un brutto scherzo alle furie in quel frangente: stranamente le furie avevano le stesse dimensioni delle abituali prede dei terradonti, il che facilitò le pattuglie alate di Lustria a rispondere con ancora più aggressività al contrattacco demoniaco, disorientando e attaccando all’improvviso i nemici: alcuni cavalieri spronarono i rettili volanti ad andare incontro, per poi superare, le furie, lanciando i giavellotti rimasti per ucciderne altre; gli esseri alati risposero seguendo le esche, e così facendo vennero inseguite e facilmente mutilate una ad una dai terradonti. Ne rimasero poche,che si ritirarono con tutte le loro forze ma vennero raggiunte e uccise dagli scinchi su terradonte. Avendo ottenuto la vittoria in cielo, ritornarono sul campo di battaglia per dare aiuto al resto dell’esercito. Sulla cima della piramide lo Slann si sentiva al sicuro, aveva osservato per poco la stupefacente tattica dei suoi cavalieri alati, semicoperti dalle nuvole durante la lotta; li vide ritornare a bassa quota, e a quel punto si convinse che se il suo esercito non avesse risposto alla minaccia contemporaneamente, attaccando con tutte le unità disponibili, ne sarebbe uscito sconfitto. Fu così che comunicò ai suoi attendenti sacerdoti scinchi, tramite telepatia, di ordinare ai sauri guardiani di caricare il nemico, per supportare il resto del suo esercito. I sauri obbedirono e si diressero verso il resto dell’esercito alleato.

Gli scinchi che stavano fuggendo passarono vicino ai sauri, che rimasero impassibili alla scena: erano benedetti da Tlazcotl e da Sotek, vigorosi Figli degli Dei assetati di sangue e incorruttibili come i loro dei protettori. La vista delle loro scaglie gialle e rosse, oltre ad un incantesimo dello Slann di Seconda Generazione che pose attenzione su di loro, bastò per chiamare a raccolta gli scinchi, che ripresero vigore e si unirono ai sauri nella lotta. Il Campione della Progenitura, guardando il nemico e gli effetti del suo passaggio, venne colto da una furia assassina e con un possente ruggito ordinò la carica. Anche i kroxigor, più distanti, udirono l’urlo di guerra del Sauro, e si gettarono nella mischia: fu allora che dai ranghi demoniaci emersero degli esseri tubolari, i pirodemoni ,dalle facce distorte da smorfie di un altro mondo, che alitarono fuoco contro i sauri, provocando non poche vittime. Ma questo non bastò per fermare i figli degli Antichi, che si schiantarono contro il loro nemico, accompagnati da ruggiti sempre più tonanti. Il Campione sferrò il primo colpo: con la sua enorme lama eliminò due empi demoni, e i suoi guerrieri seguirono l’esempio continuando l’attacco con le loro armi splendenti, mentre gli scinchi che si erano uniti ai guerrieri benedetti usarono le loro cerbottane per supportare i robusti sauri. I demoni si rivelarono poco resistenti, mentre ranghi e ranghi interi cadevano schiacciati dalla furia sanguinaria dei sauri. Alcuni demoni uccisi si scindevano in altri più piccoli, ma venivano subito abbattuti dai dardi provenienti dalle cerbottane degli scinchi. Altri demoni esplosero scatenando strane scintille. Dal lato destro emersero velocemente i Kroxigor, che scuotendo la terra con i loro passi si abbatterono contro l’orda demoniaca; quegli infimi esseri non potevano competere con la grande stazza e la forza dei kroxigor ,i quali usarono, oltre alle loro enormi armi, anche gli artigli e le possenti mascelle per tranciare i loro nemici. Parecchi demoni si volatilizzarono prima che subissero l’ira degli Uomini Lucertola, lasciando enormi vuoti nello schieramento dei demoni. Anche la Guardia del Tempio che accompagnava Montezuma arrivò sul campo di battaglia, e il Mago Sacerdote cominciò a lanciare incantesimi ai demoni che ancora si opponevano al suo esercito: dalle sue mani vennero scagliate enormi palle di fuoco incandescente, che andarono a colpire gli avversari, mentre le alabarde dei suoi sauri espulsero dal mondo centinaia di altri demoni. Le sorti della battaglia stavano per volgere per il meglio, con i sauri e gli scinchi al centro, lo Slann con la guardia del Tempio al lato sinistro ed i kroxigor al lato destro, mentre i cavalieri su terradonte avevano ricominciato a seminare morte tra i demoni. Ad un certo punto tra le armate demoniache fece la sua apparizione un demone più alto degli altri, che capitanava un reggimento di altri demoni che coraggiosamente si stava facendo più avanti. Quel reggimento si abbatté sui kroxigor, cogliendoli impreparati, data la confusione della battaglia; il demone esaltato che la capitanava colpi furiosamente un kroxigor con i suoi arti deformi, uccidendolo sul colpo. I kroxigor vicini non fecero in tempo a rispondere e vennero feriti gravemente, mentre altri kroxigor presero il posto dei compagni, e prima ancora che potessero attaccare con le loro grandi armi, il demone si accasciò a terra, pronunciando strane parole in un linguaggio demoniaco contorto, mentre il veleno cominciava a circolare dentro il suo organismo: gli scinchi camaleonte, senza farsi notare, penetrarono all’interno della forza avversaria, e alla prima occasione, ossia non appena il demone esaltato si fece avanti e i suoi servi furono respinti, lasciandolo solo, i camaleonti lo tempestarono di dardi velenosi, abbattendolo e ricongiungendosi ai kroxigor che in quel momento si stavano facendo strada tra i demoni rimasti. I sauri stavano procedendo nel massacro, respingendo a poco a poco l’orda di demoni. I cavalieri su terradonte stavano reprimendo ogni ulteriore minaccia, abbattendo con precisione chirurgica tutti i pirodemoni che costituissero una minaccia.

Montezuma scagliò un ultimo dardo infuocato contro i demoni,quando vide il loro generale farsi avanti,avendo visto ormai le sue forze quasi annientate: era un Signore del Mutamento, rimasto nelle retrovie del suo esercito fino a quel momento; guardò con occhi imperscrutabili lo schieramento degli Uomini Lucertola, e si diresse contro i Kroxigor. A debita distanza, si fermò e cominciò a gesticolare con i suoi imponenti arti: un fuoco verde, che lo Slann non riuscì a disperdere, avvolse i kroxigor. Senza alcun motivo apparente, molti di essi si colpirono con gli artigli, uccidendosi all’istante; il Signore del Mutamento continuò a pronunciare strane parole, mentre Montezuma rimase impotente di fronte a quella scena raccapricciante. I sauri non badarono agli effetti di quel devastante incantesimo,ve gli scinchi uniti a loro, più piccoli, non se ne accorsero nemmeno ;neanche la Guardia del Tempio fece caso al fuoco verde, mentre gli scinchi camaleonte si diedero ad un fuga ingiustificata, interrotta solo poco dopo, quando i kroxigor sopravvissuti ripresero il controllo di se stessi. I cavalieri su terradonte, che avevano assistito alla scena dall’alto dopo un attacco radente agli orrori, non riuscirono a capire esattamente cosa stesse succedendo ,e si gettarono un’altra volta in picchiata, questa volta contro il demone maggiore. Il demone li vide passare vicino ai propri occhi, lanciando altri giavellotti con scarsi risultati; i terradonti proseguirono alle sue spalle, e il demone si girò, lanciando questa volta un fuoco di color rosso che sfrecciò a velocità impressionante contro i rettili volanti che avevano osato sfidarlo. Un terradonte, insieme al proprio cavaliere ,rimase totalmente carbonizzato e precipitò cadendo con un sonoro tonfo su alcuni orrori che si stavano unendo in quel momento all’esercito demoniaco; altri terradonti subirono ferite più o meno gravi,ma continuarono a volare a tornarono indietro. Lo Slann approfittò di quel momento e scatenò un vento oscuro che colpì il demone maggiore: infastidito ed emettendo un sonoro urlo di dolore, si girò e osservò lo Slann per un attimo, il volto sconvolto dal dolore. Il Mago Sacerdote lo colpì con un adunco fascio di luce, provocandogli altro dolore e amplificando la sua ira, proprio mentre i terradonti, con un secondo passaggio, attaccarono ulteriormente il generale nemico. Quest’ultimo non si accorse neanche dei kroxigor e dei camaleonti che lo stavano raggiungendo via terra, oltre ad un gruppo consistente di sauri e di scinchi schermagliatori provenienti dalla forza centrale; la Guardia del Tempio stava guadagnando spazio, e si rivolse, insieme allo Slann, verso l’empio demone, aprendosi la strada tra gli orrori ed i pirodemoni rimasti, uccidendone a centinaia, subendo minime perdite. Tutto l’esercito stava convergendo verso il generale nemico, tutti sapevano alla perfezione che la sua disfatta voleva dire vittoria. Gli occhi del demone maggiore brillarono di un viola intenso, mentre si rivolgeva verso lo Slann. Con uno scatto degli arti, il demone lanciò la propria personale sfida magica allo Slann, ignorando persino gli attacchi dei terradonti, tanto grande era la sua ira. Lo Slann rispose invocando una sfera lucente dai cieli per farla cadere sul suo avversario: il Signore del Mutamento usò molte delle sue energie per bloccare quell’incantesimo, e subì gli effetti di un’altra palla di fuoco al lui diretta. I sacerdoti scinchi, che fino a quel momento avevano solo messo a disposizione del loro padrone i loro poteri, decisero di aiutare Montezuma, ma lo Slann glielo impedì, avvisandoli che avrebbero attirato le attenzioni del demone maggiore e che poi lui non avrebbe poi potuto fare niente per salvarli. Gli Scinchi insistettero, non potevano stare lì semplicemente a guardare: cominciarono ad lanciare fulmini contro il Signore del Mutamento o contro i suoi servi, attirando, com’era previsto, le attenzioni del demone maggiore. Concentrò i propri poteri e lanciò un potentissimo incantesimo ,non contro gli scinchi sacerdoti, ma contro i kroxigor che si avvicinavano minacciosi, e ancora una volta lo Slann non riuscì a bloccare l’energia scatenata dal demone, che lanciò la magia con successo poco prima di essere colpito per l’ennesima volta dai terradonti. Un fuoco blu guizzò verso i kroxigor e riuscì ad ucciderne moltissimi, che caddero a terra devastati da tanta potenza. Per un attimo esitarono, ma poi continuarono a dirigersi verso l’obiettivo principale ,determinati a proteggere la propria città tempio dagli invasori. In tutto quel trambusto, i sauri che si erano aperti la strada per raggiungere il demone maggiore erano finalmente abbastanza vicini per poterlo attaccare, così come gli scinchi che li accompagnavano. Un altro fascio di luce tremolante lanciato dallo Slann ed un altro passaggio ad alta velocità dei terradonti bastò per distrarre il signore del mutamento, che venne colpito dalle armi dei sauri e dai dardi degli scinchi con forza inaudita. Reagendo d’istinto, li colpì con i propri artigli, e mentre lo fece fu possibile notare che stesse quasi per abbandonare questo mondo, a causa dell’ira provocata in esso; sembrò quasi dileguarsi mentre artigliava i sauri che lo stavano attaccando,uccidendoli quasi tutti. Montezuma di Loqtlan in quel momento capì che la natura di quegli esseri era esclusivamente magica, e si concentrò per lanciare un incantesimo che lo avrebbe definitivamente bandito dal mondo dei suoi maestri Antichi: usando tutte le energie di cui disponesse, deformò i venti della magia che dai portali polari permeavano tutto il mondo proprio dov’era il signore del mutamento, allontanandoli da quel punto e lasciando il demone maggiore senza la cosa che gli permetteva di rimanere nel mondo, ossia la magia. Scomparve con un enorme esplosione di scintille viola, e il suo urlo si fece sempre più grave fino a quando scomparve per sempre.

Gli orrori, quasi distrutti dalla guardia del tempio di Montezuma, vennero totalmente annientati da un contingente di sauri giunti ad aiutare la città tempio di Loqtlan.

Epilogo

I sauri raggiunsero la città e trovarono i suoi abitanti impegnati a ricostruirla; Montezuma si concentrò per difendere le rimanenti città tempio dando il proprio aiuto per mantenere le barriere protettive intorno alle altre città. Adohi-Tehga di Tlaxtlan era anch’esso riuscito a respingere le forze demoniache che avevano cinto d’assedio la sua città, e insieme a Montezuma aiutò le altre città tempio  a non cedere, e la minaccia del Caos venne respinta. Gli Slann aiutarono anche gli Alti Elfi, quasi sterminati dai demoni che avevano invaso Ulthuan, ma grazie ad un disperato incantesimo e all’aiuto degli Slann, venne creato un gigantesco vortice che risucchiò i venti della magia al suo interno e che bandì i demoni che ebbero la sfortuna di trovarsi lì ,lo stesso incantesimo che Montezuma usò per sconfiggere il Signore del Mutamento che minacciò la sua città tempio, ma su scala più grande. La vita ricominciò a scorrere tranquilla a Loqtlan, così come in tutte le altre città di Lustria e delle Terre Meridionali. I corpi dei caduti in battaglia, a migliaia coprivano le strade di Loqtlan, vennero seppelliti e onorati, specialmente i sauri benedetti che combatterono contro il Demone Maggiore di Tzeentch, ed i terradonti rimasti uccisi nello scontro contro le furie e il generale nemico, trovati nei pressi della piramide e nei barrio degli scinchi. Quest’ultimi ricominciarono a svolgere i loro compiti quotidiani con grande determinazione. I Camaleonti ed i kroxigor distintisi nella battaglia ancora oggi continuano a pattugliare la giungla ed a combattere i nemici degli Uomini Lucertola. Il Campione della Progenitura che combattè contro gli orrori del Dio Oscuro divenne un potente comandante, ora comanda gli eserciti di Loqtlan insieme ad altri Sauri Anziani che fecero ritorno alla loro città natia da tutta la Lustria, avendo partecipato alle battaglie contro il nemico demoniaco. E da quel momento Montezuma, insieme agli altri Slann, protegge sempre il mondo dalla minaccia chiamata Caos dagli umani, mantenendo intatte le barriere che impediscono ai demoni di accedere al mondo,ma anche combattendo gli Skaven portatori di peste e gli Elfi Oscuri saccheggiatori di templi.

Francesco D’Amico

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I Batman Villains al Lamezia Comics, e la mostra di Paleoarte

Leggi questo articolo su LameziaWeb, dove è uscito il 19 settembre 2013.

Partecipazione indiretta dei Giovani Scrittori Indipendenti all’edizione 2013 del Lamezia Comics con la mostra di Paleoarte di Sante Mazzei, nostro collaboratore, il quale ha recitato il ruolo di Bane come cosplay vincendo il premio Simpatia.

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Era il mese di maggio del 2011 quando, in un contesto completamente diverso da quello dei Giovani Scrittori Indipendenti, ho provato, senza riuscirci, a portare la Paleoarte a Lamezia Terme con una mostra al chiostro di San Domenico. Due anni e quattro mesi dopo, grazie ad Angelo Grandinetti, ad Attivamente e più in generale al Lamezia Comics, è stato possibile concretizzare il progetto. Quello che doveva essere l’evento “Paleoarte a Lamezia” è diventato una piccola ma interessante mostra associata al Comics 2013. Varie opere esposte, alcune con tanto di didascalia, e una postazione dove era possibile osservare Sante Mazzei, nostro collaboratore e paleoartista affermato, disegnare dinosauri spiegando agli interessati i trucchi del mestiere: qualcosa di semplice e allo stesso tempo efficace.

Lo stesso Sante Mazzei, e qui arriva la nota forse più importante dell’evento, ha partecipato ad una piccola esibizione in qualità di cosplay, ricoprendo il ruolo di Bane. Al suo fianco, Davide Lanzillotta nei panni del Joker e Federica Lo Giudice nelle vesti della femme fatale Poison Ivy. Il gruppo, chiamato appunto Batman Villains, ha vinto il premio Simpatia facendo ridere il pubblico con una scenetta comica che ha visto intrecciarsi le continuity di Batman e Guerre Stellari. Come prevedibile, i nostri tre cosplayer hanno vinto il “premio Simpatia” del Lamezia Comics 2013 e si sono offerti per qualche dichiarazione in esclusiva sul nostro blog.

Di chi è stata l’idea di formare il trio Batman Villains?

Federica: Di Bane/Sante!! Noi tutti coltiviamo una passione particolare per il mondo di Batman, da sempre avremmo voluto interpretare i villains che tanto ci affascinano..ma è stato Sante che ha incentivato il nostro desiderio proponendoci quella esilarante scenetta!

Sante: Avevo già interpretato il personaggio di Bane ad un evento cosplay, alcuni mesi fa. Volevo ripetere l’esperienza con la collaborazione di altri cosplayer, che avrebbero vestito volentieri i panni di altri personaggi dell’universo DC. Così, consapevole della loro grande passione per Batman, ho chiesto a Federica e a Davide di interpretare rispettivamente i ruoli di Poison Ivy e di Joker.

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Davide, tu hai accettato la richiesta al volo?

Davide: Sì sì, sia io che Federica, nonostante i tanti impegni sapevamo che era un occasione troppo ghiotta per rinunciarvi. Come al solito è stata un piccola impresa trovare i vestiti giusti, così decidemmo di fare delle versioni nostre “original”. Federica disegnò e creò un modello suo di Poison Ivy e io che ero partito dall’idea di fare un joker simile a quello del film TDK con Heath Ledger, ho dirottato poi verso la versione fumetto. Alla fine ne è uscito un misto tra i due che mi ha reso molto felice, visto che adoro entrambe le versioni. Nel mio caso il trucco ha fatto l’80% del cosplay quindi mi sono concentrato più su questa parte. Magari in futuro ne farò un altra versione, riveduta e migliorata (spero).

La vostra scenetta è riuscita benissimo: nessun intoppo, audio perfetto, pubblico coinvolto e tantissime risate. Di chi e stata l’idea di aprire una parentesi comica su Guerre Stellari?

Sante: Guerre Stellari è il nostro film preferito fin da quando eravamo ragazzini e ci ha aiutato a sviluppare la nostra fantasia, dunque ci sentiamo sempre in dovere di citarlo in qualche modo. Sapevamo che la citazione iconica di Darth Vader – “Io sono tuo padre!” – avrebbe sorpreso e divertito il pubblico, non avevamo nessun dubbio in merito. Tra le altre cose i personaggi di Bane e di Joker si prestavano benissimo alla parodia. Nei film di Christopher Nolan infatti il loro passato viene appena descritto e, nel caso di Joker, le sue origini non si conoscono affatto. Sono sicuro che chi ha assistito alla scenetta oltre a sorridere avrà pensato: “Oh dio, potrebbe anche essere!”

Davide: Come ha ben detto Federica, Sante ci ha non solo riunito ma anche ideato la scenetta. Proprio a proposito dell’audio eravamo tutti e tre preoccupati, visto che in queste occasioni è difficile prevedere il volume e la nitidezza della riproduzione del Service, ma sia il Service che il file che portammo era di alto livello e ci ha piacevolmente sorpreso il risultato finale. La scenetta poteva sembrare semplice ma in realtà era molto complicata. Coordinare il doppiaggio, i movimenti e gli sguardi mirati al pubblico e giuria è stata una cosa che non credevamo saremmo riusciti a fare senza intoppi, invece per fortuna tutto andò bene, e a sorpresa ci siamo riscoperti degli ottimi attori. *ride*

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Il fenomeno cosplay in Calabria: tanta passione, tante soddisfazioni ma anche tanti pregiudizi. Cosa pensate di chi giudica male cosplay e cosplayer?

Sante: Come tante altre cose belle, il cosplay e gli eventi ad esso dedicati si sono scontrati con i pregiudizi e con le abitudini tipicamente italiani. Nelle grandi città eventi di questo genere ormai sono diffusi e sono state accettati (quasi) appieno dalla popolazione, tant’è che spesso anche chi non è completamente immerso nel mondo del fumetto e del cinema viene attirato da queste iniziative. Al sud le menti ostili sono un po’ di più, ma credo che l’aumentare di fiere simili al Lamezia Comics & Co. con il tempo potrebbe permettere a queste persone di cambiare opinione o comunque evitare di fare figuracce con commenti fuori luogo. E’ capitato a noi e ad altri cosplayer di incontrare, fuori dal complesso monumentale, persone sorprese dai nostri costumi e che non hanno resistito a fare qualche battutaccia. Ma non abbiamo dato peso alle loro parole: siamo persone intelligenti e mature e avevamo dalla nostra centinaia di complimenti ricevuti da persone colte e simpatiche che sanno godersi la vita. Immancabili sono poi i “bulletti” e le loro esibizioni di pseudo-machismo davanti alle cosplayers carine. Comportamenti di questo genere sono dovuti spesso a traumi profondi: chi tenta di diffamare/impressionare una cosplayer con parole volgari evidentemente in vita sua non ha mai avuto l’occasione di essere gentile con una donna o, se ce l’ha avuta, ha fallito miseramente. Ci tengo a ribadire però che queste persone sono una minoranza, rispetto a quelle che si sono godute l’evento e che hanno apprezzato gli sforzi dei cosplayers. Quando l’ignoranza e la maleducazione saranno definitivamente schiacciate dalla cultura e dal divertimento, non dovremo più discutere di questi problemi.

Davide e Federica, voi cosa ne pensate?

Davide: Non do molto peso al problema, esclusivamente perché non mi interessa l’opinione di persone che giudicano un qualcosa che non capiscono, né cercano di comprendere.

Non so quanto spazio avrai per l’intervista, ma se ne hai potresti scrivere un mio post che pubblicai sulla pagina del lameziacomics, che descrive un po la passione dei cosplayer a dispetto di quello che la gente possa pensarne:

Che strana razza i COSPLAYER. Alla continua ricerca di vestiti e materiali per i propri cosplay, dove anche un solo accessorio richiede una “Cerca” degna di una saga epica, soprattutto qui in calabria con pochi (nessuno) negozi specializzati, e quei pochi negozi utili sono quelli dei cinesi. E solo il grande e potente internet riesce a salvarti la vita. Parrucche che si impigliano, aggrovigliano, appena 3 secondi dopo averle tolte dalla busta. Cercare ceroni dai colori impossibili, lentine colorate che già dopo due ore di fiera ti distruggono gli occhi dal bruciore. Trasportare delle armi più grandi di te e cercare di muoversi con nonchalance con armature grandi quanto un armadio.

Camminare senza sosta tutto il giorno con i Waraji giapponesi e distruggersi piedi, gambe e colonna vertebrale; ragazze che sopportano tacchi dalla mattina alla sera e tornano a casa con piedi devastati. Avere le mani piene di bolle per l’uso di colla a caldo. Ragazze che si sfrangiano/tagliano/mutilano i propri capelli, o anche: ragazzi che entrano da KIKO alla ricerca dei trucchi, si presentano alla cassa e la cassiera: – Salve le faccio un pacchetto regalo? – Nono, sono tutti per me!!! – AH……….va bene. E morire dalla risate nel vedere la sua faccia.

Avere la regola: hai un cosplay estivo?? Pioverà!!! Hai un cosplay invernale? Ci saranno 40° all’ombra Sorridere quando viene chiesto: “ma ti pagano?” Perchè per tutti gli altri la cosa è così assurda che deve esserci per forza una motivazione economica, troppo difficile per loro realizzare che tutto questo è mosso da una passione irremovibile e inattaccabile.

I cosplayer sono così e continueranno ad esssere così. Autocitandomi: “BECAUSE FOR THEM, YOU’RE JUST A FREAK”…. e a noi piace così!

Federica: Concordo con quanto detto da Davide e Sante. Mi limito ad aggiungere la famosa massima di Voltaire, che credo racchiuda l’essenza stessa del discorso : «Io non condivido le tue idee ma lotterò con tutte le mie forze perché anche tu, come me, possa liberamente esprimere il tuo pensiero». Certo si rimane in qualche modo feriti nel sentirsi deridere, ma come mi aspetto che venga rispettata la mia scelta, così non mi sento di criticare chi non riesce ad apprezzare questa forma d’arte. Ognuno ha una propria forma mentis, non si può condannare chi non comprende il mondo del cosplay. Fatta esclusione per i casi in cui il disprezzo si trasforma in mancanza di rispetto e violenza psicologica o peggio fisica.

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Ve lo aspettavate il premio Simpatia? O puntavate ad altro? Oppure l’importante è partecipare?

Federica: L’importante è divertirsi! Difatti abbiamo optato per uno sketch ironico proprio per tale motivo…….con la tacita speranza di vincere il premio simpatia!!

Sante: Volevo il premio simpatia a tutti i costi, per questo ho portato con me una bomba nucleare. La saggia decisione dei giudici non mi ha costretto ad usarla e Lamezia Terme è ancora intatta!

Siamo stati fortunati, allora! Davide, tu invece a cosa puntavi?

Davide: Io personalmente speravo solo di riuscire a fare la scenetta senza fare errori ahahah A parte gli scherzi, ci ha fatto un enorme piacere vincere in questa categoria, abbiamo portato dei personaggi “dark” e “seri” quindi ci tenevamo molto a fare invece una scenetta divertente e che potesse far ridere il pubblico del LameziaComics.

Cosa pensate del Lamezia Comics 2013? Avete l’intenzione di partecipare alle edizioni dei prossimi anni? L’organizzazione e il clima trovato al chiostro di San Domenico sono vi hanno lasciati soddisfatti?

Federica: Purtroppo nel meridione il cosplay è un fenomeno di nicchia che sta emergendo con fatica, ma l’impegno di chi organizza questo tipo di fiere e l’entusiasmo di chi partecipa ripagano ogni aspettativa. Nello specifico non posso che serbare un bel ricordo del Lamezia Comics: oltre all’evento cosplay ho potuto bearmi di gadget e action figure in vendita nei vari stand, nonché apprezzare i talenti di molti ragazzi grazie alle mostre allestite -tra cui quello di Sante stesso, che ho reputato uno dei lavori più complessi: il paleoartista deve saper riprodurre anche l’ambiente naturale di un dato periodo storico, aspetto che trovo quanto mai affascinante ed impegnativo-. Lo staff era cordiale e disponibile, specialmente nei confronti di noi cosplayer che necessitavamo di spazi dove poterci cambiare e truccare! L’atmosfera si è rivelata quindi piacevole e coinvolgente, anche grazie alla presenza di altri cosplayer, subito pronti a socializzare e condividere la stessa passione, ma soprattutto grazie a quella della “gente in borghese”, visibilmente rapita dai nostri costumi e desiderosa di farsi ritrarre in foto in nostra compagnia, aspetto che non può che renderci orgogliosi del lavoro svolto nonché consapevoli di aver regalato un sorriso a coloro i quali vedono in noi versioni in carne e ossa dei loro “beniamini”. Questa è la prima edizione del Lamezia Comics a cui partecipo e, viste le emozioni regalatemi, di sicuro ci rivedremo anche l’anno prossimo!!

Davide: Ho girato molte fiere negli ultimi anni (Napoli, Roma, Lucca…) e tutte hanno delle pecche organizzative anche dopo anni e anni dallo loro origine. Il Lamezia Comics è cresciuto moltissimo dalla prima edizione e speriamo continui così, la strada imboccata è quella giusta. E’ necessario però fornire spogliatoi per i cosplayer, abbiamo avuto non poche difficoltà nel cambiarci/truccarci. Tutto il resto invece è stato fantastico, la location è molto suggestiva e gli stand ben forniti. Spero che il prossimo anno si continui a dare spazio ai giovani artisti italiani, perchè questi eventi sono un’ ottima occasione per farsi conoscere. L’anno prossimo quasi sicuramente saremo presenti, non sappiamo dirvi con quale cosplay ci presenteremo, sia perchè è una sopresa e sia perchè non lo sappiamo ancora nemmeno noi ahahaha Un saluto a tutti, e grazie mille a Francesco D’Amico per questa intervista.

Sante: Le impressioni che mi ha lasciato il Lamezia Comics di quest’anno sono tutte positive. Mi ha soddisfatto sia da cosplayer che da espositore. Ho ricevuto dallo staff un grande aiuto per la mia esposizione di Paleoarte e un feedback positivo da parte dei visitatori, sono molto contento! Al Lamezia Comics 2009 ho partecipato solo da visitatore. L’edizione di quest’anno mi è sembrata molto più ampia e meglio organizzata. E’ chiaramente un crescendo e sono sicuro che la prossima edizione sarà ancora meglio!

Ringraziamo i Batman Villains per la disponibilità, il prossimo appuntamento è il Lamezia Comics 2014!

Francesco D’Amico

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Alitalia e la “Rocca di Linate”: il trucco dei COA multipli

Leggi questo articolo su LameziaWeb, dove l’articolo è uscito il 26 agosto 2013.

Siamo all’aeroporto di Lamezia Terme. Guardando gli schermi, specialmente d’estate, notiamo tanti voli Alitalia da/per Milano-Linate con codici e numeri completamente diversi tra loro:

XM 5170 che riparte come XM 5171, operato da “Alitalia Express”

AZ 1175 che riparte come AZ 1174, operato da “Alitalia”

CT 5023 che riparte come CT 5022, operato da “Alitalia CityLiner”

AP 5175 che riparte come AP 5174, operato da “Air One”

VE 7105 che riparte come VE 7106, operato da “Volare”

Un MD-80 Alitalia a Milano-Linate. Foto di Giorgio Varisco.

Perché tutti questi codici è nomi diversi se la compagnia è sempre la stessa? Il motivo è semplice: teoricamente, per le regole dell’antitrust, un’unica compagnia non potrebbe operare tutti questi voli da un aeroporto ad un altro, e anziché usare il codice AZ (Alitalia “pura”), la compagnia già di bandiera ricorre a tutti i codici del gruppo Alitalia – Compagnia Aerea Italiana (Alitalia AZ, Alitalia Express XM, Alitalia CityLiner CT, Air One AP e Volare VE), ricorrendo quindi a COA, ossia Certificati di Operatore Aereo, diversi. Alitalia non ha bisogno di introduzioni, sappiamo tutti cos’è. Alitalia Express, un tempo chiamata Avianova, era una compagnia satellite di Alitalia-Linee Aeree Italiane che operava collegamenti sul corto raggio, ricoprendo ora lo stesso ruolo. Air One, del gruppo Toto, era una compagnia concorrente acquisita nel 2008 dall’Alitalia dopo il salvataggio voluto dalla politica italiana, associata ad Air One CityLiner ora diventata Alitalia CityLiner. La piccola Volare Web era un’altra compagnia italiana fallita ed acquisita da Alitalia. Compagnie diverse i cui guadagni finiscono tutti nello stesso calderone, dando l’illusione della concorrenza e della varietà dell’offerta per i passeggeri. La situazione si inserisce in due contesti molto complessi: la libera concorrenza del mercato aereo italiano e la battaglia senza fine tra gli aeroporti milanesi di Linate e Malpensa.

Due A320 Air One parcheggiati a Milano-Malpensa, principale base operativa della Smart Carrier satellite di Alitalia. Foto di Giorgio Varisco, scattata dalla torre di controllo dello scalo lo scorso 6 maggio 2013 in occasione del raduno dei membri della community di md80.it al quale ha partecipato anche l’autore dell’articolo.

Quello della libera concorrenza in Italia è un tema caldo. Da una parte c’è la compagnia già di bandiera, Alitalia, salvata con soldi pubblici e caratterizzata da un management fallimentare nonostante l’efficienza di addetti ed equipaggi e l’alta qualità del servizio offerto. Dall’altra parte c’è Ryanair, nota per la qualità del servizio scarsissima, che riceve soldi promettendo sviluppo e crescita. Da nessuna delle due parti arriva lo stimolo necessario per migliorare il servizio a beneficio dei passeggeri dato che, e non c’è bisogno di spiegarlo nel dettaglio, entrambe hanno il “sedere parato” da qualcuno. Le altre compagnie, principalmente le low cost easyJet e Volotea, si stanno affermando lentamente ma la loro diffusione non è ancora capillare. Se ci fosse vera concorrenza, chi si sposta da Lamezia Terme a Milano avrebbe almeno due compagnie tra cui scegliere, non una.

La “questione milanese” è un’altra patata bollente. Tra Linate e Malpensa, entrambi gestiti dalla SEA, è guerra aperta: il primo domina il mercato sul corto raggio anche internazionale, il secondo stenta a decollare a causa della distanza che lo separa dal capoluogo lombardo. Alitalia è arroccata a Linate, importante base operativa, e col dehubbing di Malpensa ha lasciato in quest’ultimo aeroporto soltanto qualche volo intercontinentale ed internazionale, oltre che la compagnia satellite Air One. A  qualche decina di kilometri da Milano c’è la base Ryanair di Bergamo-Orio al Serio che attira traffico ma non sembra capace di sconvolgere il duopolio Linate-Malpensa. Ridimensionando il traffico a Linate e potenziando ulteriormente Malpensa, secondo alcuni, i passeggeri avrebbero maggiori opportunità di scelta in base al proprio portafogli e alle proprie esigenze, ma la situazione è ancora in stallo.

Airbus A319 di easyJet a Milano-Linate, lo stesso tipo di aereo usato dalla compagnia inglese, il più delle volte, per i voli tra Lamezia Terme e Milano-Malpensa. EasyJet ha ottenuto alcuni slot sulla rotta Fiumicino-Linate, sottraendoli ad Alitalia, ma per la libera concorrenza totale a Linate dovrà passare ancora del tempo. Foto di Giorgio Varisco.

Insomma, quello di Alitalia sulla tratta da Lamezia Terme a Milano-Linate è un monopolio vero e proprio, che può essere spezzato solo dall’intervento di Blue Panorama, compagnia italiana low  cost che potrebbe tornare a Lamezia nel giro di pochi mesi. Magra consolazione: almeno il monopolio è di Alitalia e non di Ryanair, che tratta i suoi passeggeri come bestie, anche se li fa pagare di meno.

Francesco D’Amico
Foto di Giorgio Varisco, GolfVictorSpotting.it

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Lamezia Terme e Bergamo: destini convergenti?

Leggi questo articolo su LameziaWeb, dove è uscito il 18 agosto 2013.

L’aeroporto di Orio al Serio è uno scalo bergamasco, annoverato tra gli scali milanesi insieme a Linate e Malpensa, salvato da Ryanair qualche anno fa. Stava per chiudere, poi è arrivata la nota compagnia low cost irlandese, quella che riempie le pagine dei giornali con le polemiche sul carburante imbarcato, sui finanziamenti pubblici e sulla sicurezza… insomma, quella che vi porta a Stocazzemburg. E’ arrivata la Ryanair, promettendo la crescita, promettendo posti di lavoro, promettendo la Luna. Orio è diventato uno degli scali più trafficati d’Italia e, secondo la Ryanair, grazie ad esso a Bergamo lavorano 7.100 persone. Dei 9 milioni di passeggeri trasportati all’anno da Ryanair, 7 milioni viaggiano con Ryanair e i rimanenti 2 con altre compagnie low cost. Dallo scalo bergamasco sono scomparse le compagnie full service, con una serie di conseguenze.

Da Orio al Serio se ne è andata l’Alitalia, che collegava lo scalo bergamasco con la base di Roma-Fiumicino. Se ne sta per andare Air Dolomiti, la compagnia italiana membro del gruppo Lufthansa, che portava i passeggeri da Bergamo a Francoforte e da lì in tutto il mondo: l’ultimo volo è previsto per la fine di questo mese, da settembre in poi non ci saranno più collegamenti. La piccola compagnia italiana, satellite di Lufthansa, abbandona anche la tratta Bergamo – Mosca Domodedovo. Con tutti questi abbandoni, Orio è di fatto escluso dai grandi network internazionali ed intercontinentali, diventando un aeroporto monopolizzato dalla compagnia irlandese Ryanair che, contrariamente alle altre, non paga gli aeroporti ma pretende di essere pagata. Che c’entra l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme con tutto ciò? Semplice: il nostro aeroporto rischia di fare la stessa fine. Già provato dal buco in bilancio causato da Ryanair, il nostro aeroporto rischia sempre di più di fare la fine del suo analogo bergamasco, diventando una base Ryanair tagliata fuori dal mondo.

Schema del modello “hub and spoke” delle compagnie full service, che si contrappone al “point to point” delle maggiori low cost. Il primo sistema permette di gestire network enormi, il secondo è fortemente limitato.

Il problema non è il solo monopolio Ryanair. Il problema è tutto ciò che tale monopolio comporta. Un aeroporto monopolizzato da Ryanair è un aeroporto in cui i passeggeri sono semplici numeri, in cui l’assistenza ai passeggeri stessi è scarsa, in cui le politiche dominanti non sono l’assertività e la soddisfazione del cliente, ma la necessità di spennare i passeggeri facendo pagare loro i kilogrammi in più, i bagagli non pagati, i “gate bag” (bagagli a mano non “idonei”). Un aeroporto monopolizzato da Ryanair è un aeroporto in passivo, un buco nero che deve attirare soldi pubblici e/o privati per sopravvivere; è un aeroporto in cui, grazie alle regole di compagnia troppo rigide, molti disabili appartenenti alle categorie non accettate da Ryanair si ritroverebbero costretti a rivolgersi ad altri aeroporti oppure optare per altri mezzi di trasporto; è un aeroporto in cui i voli in coincidenza e il trasferimento bagagli sono impossibili, dove non c’è tutela per i passeggeri in transito, dove il libero mercato e la concorrenza non esistono. Un aeroporto del genere rimarrebbe escluso di fatto dai grandi network internazionali ed intercontinentali, essendo il proprio network limitato al semplice “point-to-point” (punto a punto, senza coincidenze) in Italia e in Europa. Senza le compagnie full service, gli immigrati e i figli di immigrati residenti in America, in Australia e in Canada come devono fare per raggiungere la Calabria? Atterrare a Fiumicino o Malpensa, passare una notte in hotel a Roma o Milano, e il giorno dopo partire da Ciampino o Bergamo, per poi ripetere l’itinerario al contrario quando ritornano a casa? Sarebbe assurdo.

Bergamo diventa una “Stocazzemburg” monopolizzata da Ryanair? L’utenza del Nord Italia può andare altrove. Lamezia Terme diventa una Stocazzemburg? I calabresi rimangono tagliati fuori dal mondo.

Sapete qual è la differenza tra lo scalo di Sant’Eufemia e quello di Orio al Serio? Il primo è centrale, baricentrico, è il più importante della sua regione e con la progressiva “ryanairizzazione” di Reggio e Crotone potrebbe essere l’unico in Calabria ad offrire servizi full service capaci di collegare la Calabria col resto del mondo. Il secondo è uno scalo secondario di “supporto” ai più importanti Linate e Malpensa, tra l’altro non molto lontano da Villafranca Veronese, è la sua ryanairizzazione, se così la vogliamo chiamare, di certo non è una grossa minaccia di isolamento per la Lombardia e i lombardi, i quali hanno tanti aeroporti tra cui scegliere.

Noi però siamo in Calabria e l’isolamento per noi è una minaccia seria. Per questo motivo, il nostro aeroporto non può diventare uno scalo monopolizzato da Ryanair.

Francesco D’Amico
Foto di Giorgio Varisco, GolfVictorSpotting.it

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Paleoarte a Lamezia: parte il progetto

Questo articolo è uscito sul periodico il Lametino lo scorso 21 maggio 2011.

Dopo il successo all’UNICAL, arriva una novità assoluta per Lamezia

L’Arte facilita enormemente il lavoro degli storiografi che se ne interessano: un’opera accurata ed affidabile può riempire i vuoti lasciati dai documenti, o integrare i documenti stessi qualora fossero incompleti e/o troppo vaghi per poter essere usati come prove storiche. Sono tanti gli autori contemporanei che ci hanno lasciato preziose testimonianze della vita di un tempo, e con il XX secolo e la comparsa di filmati un nuovo, importante livello è stato raggiunto. Un cinegiornale di sessant’anni fa dà molte più informazioni di un qualsiasi quadro e, a maggior ragione, di qualsiasi opera rupestre lasciata dagli uomini primitivi su una parete rocciosa. Se, da una parte, le opere del passato sono una fonte importantissima per conoscere usi e costumi di un tempo, dall’altra hanno la pecca di trasformare errori, satira e quant’altro in verità assoluta, tramandando una realtà distorta alle generazioni future. Chi guarda i dipinti che raffigurano Napoleone Bonaparte pensa al “grande” condottiero francese come ad una persona fisicamente ridicola, bassa di statura: si tratta di un’immagine non veritiera, frutto della satira dei suoi avversari, che ha avuto molto successo ed è arrivata ai giorni nostri. Napoleone era basso, sì, ma rispetto alle guardie d’elite francesi che lo accompagnavano, scelte accuratamente secondo criteri rigidissimi tra i quali figurava una statura invidiabile. Che dire poi di Giuseppe Mazzini, l’uomo che secondo Giosuè Carducci “giammai non rise”? In realtà dalle testimonianze di chi lo conosceva bene e dalle sue stesse lettere emerge una persona completamente diversa, “molto alla mano” se vogliamo usare un un’espressione moderna in netto contrasto con i termini del Carducci; ciononostante, Giuseppe Mazzini detto Pippo è passato alla Storia come un personaggio esageratamente rigido. Questi sono solo due dei casi di imprecisioni storiche dovute alle rappresentazioni artistiche, casi che testimoniano l’importanza del ruolo di suddette rappresentazioni nell’immaginario collettivo.

La Paleoarte è abbastanza recente, ma ha il compito di rappresentare esseri viventi ormai estinti, vissuti in tempi anche antichissimi. Il termine Paleoarte è stato coniato da Mark Hallett per identificare quella branca dell’arte che si occupa delle forme di vita del passato; è di particolare interesse per la Paleontologia, dato che facilita gli studi paleontologici permettendo agli scienziati di divulgare le loro scoperte allegandole a qualcosa facilmente comprensibile al grande pubblico come un’immagine, e il suo ruolo rilevante è stato propriamente riconosciuto nel 1999 dalla Società di Paleontologia dei Vertebrati. Il rapporto tra Paleoarte e Paleontologia non è a senso unico perché la prima “eredita” dalla seconda il rigore, mirando alla perfezione e rientrando comunque nei limiti delle conoscenze scientifiche attuali. Nessuna analogia col Napoleone nano o con il Mazzini esageratamente serio, dunque, anche se va precisato che nuove scoperte ed ulteriori studi possono cambiare il modo di intendere determinate specie, e dunque anche il modo di rappresentarle. Si tratta, comunque, di revisioni dettate dalla Scienza, non legate alle esigenze tipiche della politica denigratoria, e quindi libere da tutto ciò che induce ad un’alterazione della realtà: nessuna forma di damnatio memoriae comparabile a quella che ha colpito l’immagine della regina egiziana Hatshepsut e tanti altri personaggi storici.

Questa branca dell’arte ha avuto, per la prima volta, sia gli spazi che il modo per potersi affermare in Calabria. Approfittando dell’apertura serale di tantissimi musei in tutto il territorio nazionale, il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università della Calabria ha organizzato, con la collaborazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, “Paleoarte all’UNICAL – Rappresentazioni della preistoria di giovani paleoartisti”. Il 14 maggio, dalle 3 di pomeriggio alle 2 di notte, il Museo Paleontologico è rimasto aperto al pubblico con modalità simili a quelle già viste in una particolare occasione del 2009, con l’aggiunta – oltre ai fossili già presenti nel museo – di opere paleoartistiche raffiguranti molti animali del passato, principalmente dinosauri (tra i quali Parasaurolophus, Diabloceratops, Dilophosaurus, Tyrannosaurus, questi ultimi due resi celebri dal film Jurassic Park, Scipionyx, piccolo dinosauro italiano, il cui unico esemplare trovato è stato ribattezzato Ciro ed una sua versione digitalizzata è diventata la mascotte del geologo Mario Tozzi in uno dei suoi programmi televisivi, Ouranosaurus, del quale il museo ha uno scheletro ed un uovo) ma anche altri animali (l’enorme squalo primitivo Carcharodon megalodon (vd. figura) e lo pterosauro gigante Quetzalcoatlus, il più grande essere vivente noto capace di volare). I visitatori sono stati tanti, e tanto è stato l’interesse nei confronti delle tematiche trattate, specialmente considerando le recenti difficoltà del museo, colpito dalla riforma dell’Università e dalla mancanza di fondi che essa ha comportato. Paleoarte all’UNICAL non deve rimanere un caso isolato: è servito anche per affermare che la Paleontologia esiste in Calabria e che il patrimonio paleontologico può essere valorizzato per incentivare ulteriormente il turismo e quindi lo sviluppo della nostra regione. Ricordiamo, infatti, che i fossili sono da considerare beni culturali a tutti gli effetti, e che località fossilifere importanti e musei paleontologici non hanno nulla da invidiare alle loro controparti in campo antropologico. L’evento, che sembra aver registrato un’affluenza maggiore rispetto al suo semi-analogo del 2009, deve al Movimento parte della fase organizzativa e la presenza delle opere paleoartistiche create principalmente da Santino Mazzei, calabrese, e Marzio Mareggia, romano, entrambi presenti all’evento e ben disposti a descrivere ai visitatori quanto hanno disegnato con tanta passione e tanta abilità. Le opere, circa 30, rimarranno al museo dell’UNICAL per circa un mese, in attesa del prossimo evento ora in fase di organizzazione: Paleoarte a Lamezia, che avrà luogo tra qualche mese (sembra che la scelta cadrà su settembre) proprio a Lamezia Terme, rendendo la nostra città protagonista di un evento culturale che può vantare pochissimi eguali non solo in Italia, ma anche nel mondo. Curiosamente, i nomi dei due eventi sono molto simili, ma sono stati scelti indipendentemente in tempi diversi e da persone diverse. Altra cosa curiosa è stata la presenza di diversi lametini alla mostra di Cosenza, diventati i primi “non addetti ai lavori” a sapere della mostra che il Movimento – con il dovuto supporto esterno – organizzerà a Lamezia Terme: la contentezza dei nostri concittadini di fronte ad una simile notizia è stata molto incoraggiante, segno che nella nostra città un evento del genere ha molte potenzialità.

Il progetto è nato un po’ di tempo fa, ma è stato solo grazie a Paleoarte all’UNICAL che sono cresciute enormemente le possibilità di rendere Paleoarte a Lamezia, il suo successore, un grande evento di rilevanza nazionale. Si prevede l’aggiunta di almeno altre 20 opere, raggiungendo quindi quota 50, e la pianificazione di un percorso didattico all’interno della mostra stessa volto ad illustrare la storia della vita sulla Terra, dalle prime forme semplici comparse quasi 4 miliardi di anni fa a quelle attuali, trattando importanti gruppi di esseri viventi sconosciuti ai più, come gli antenati dei mammiferi simili a rettili, i pesci corazzati, le prime faune note di organismi pluricellulari e le specie che hanno segnato la transizione dai pesci agli anfibi e dagli anfibi ai rettili. Si spera di tenere un convegno sulla Paleontologia e sulla Paleoarte prima dell’apertura della mostra, al quale parteciperanno i paleontologi dell’Università della Calabria, e si pensa anche a vari modi per permettere ai visitatori di vedere i paleoartisti all’opera. E’ nostra intenzione dare alla località fossilifera di Cessaniti (VV), ormai famosa per i suoi resti di vertebrati, il peso che meriterebbe in una grande mostra di Paleoarte calabrese degna di essere definita tale. Altra idea importante: una gigantografia a grandezza naturale del dinosauro italiano Tethyshadros insularis, già raffigurato in una delle tante opere esposte all’UNICAL, che permetterebbe un confronto diretto ed originale con le dimensioni della specie raffigurata. Sarebbe ideale poter lasciare le opere a Lamezia Terme anche dopo la mostra, per un tempo indefinito, ma le incognite relative agli spazi, ai costi ed, come se non bastasse, anche alla mancanza di personale qualificato in Paleontologia necessario per mantenere un mostra permanente (servono guide preparate per mantenere una mostra del genere), sono ostacoli non indifferenti. La priorità per ora è concentrarsi sull’organizzazione di una mostra di breve durata per concretizzare Paleoarte a Lamezia e, se possibile, archiviare il progetto come un successo.

Francesco D’Amico

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Il ruolo della Scienza nella nostra società

Questo articolo è uscito sul periodico il Lametino lo scorso 23 aprile 2011.

La sua affermazione è importante ma incontra molti ostacoli

Siamo quasi a metà del 2011 e viviamo in quello che ormai è diventato un mondo in continuo cambiamento, dominato da Scienza e tecnologia. Negli ultimi decenni, lo sviluppo di alcuni rami della Scienza ha dato origine a molteplici dibattiti (basti pensare alla bioetica) estesi dalla comunità scientifica alla popolazione. In determinati casi, alla popolazione è stato dato il compito di esprimersi in merito ad una tema del genere, e per trovare un esempio veramente storico basta tornare al 1987, l’anno in cui il popolo italiano, probabilmente grazie all’influenza mediatica dell’incidente di Chernobyl, ha letteralmente bocciato il nucleare. Siccome in un futuro non molto lontano potremmo avere a che fare con un referendum simile, la seguente domanda sorge spontanea: siamo preparati ad affrontare scelte di questo tipo? Le conoscenze scientifiche dell’italiano medio sono sufficienti per rendere il voto incondizionato? Con tutti i problemi che ci sono sembrerebbe quasi un lusso occuparsi di una cosa del genere, ma non si tratta di una questione da sottovalutare. Quello che sta succedendo a Fukushima, per esempio, può influenzare la nostra concezione di energia facendoci ragionare per stereotipi e con pochi dati alla mano: questa non è una difesa a priori del nucleare ma solo un’osservazione sull’esito più probabile di un eventuale referendum che, a quanto pare, rifletterebbe più le comuni paure che non un’analisi individuale della questione.

Cosa c’è dietro ad un approccio superficiale ad una tematica come quella del nucleare? Forse una conoscenza scientifica limitata, anche se viviamo nell’era della Scienza, della tecnologia e dello sviluppo? Ancora oggi, per esempio, qualcosa di provato e riprovato come la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin incontra forti opposizioni tra fondamentalismi e persone che semplicemente non vogliono accettarla. Le critiche non sono dovute alla mancanza di prove, ma all’ignoranza per così dire “settoriale” della popolazione la cui istruzione è priva della chiave necessaria per comprendere lo sviluppo degli esseri viventi. Non c’è da stupirsi nel trovarsi di fronte ad una persona che dice “è solo una teoria”, ignorando completamente il fatto che nella Scienza il concetto di teoria non è vago come nel linguaggio comune. Anche quella della gravitazione universale di Isaac Newton è una teoria scientifica, eppure nessuno si sognerebbe di screditarne le fondamenta. Andando avanti, troviamo il classico “se discendiamo dalle scimmie perché loro esistono ancora?” che fa cadere letteralmente le braccia perché marca l’ignoranza più completa di due semplici concetti: a) non discendiamo dalle scimmie ma abbiamo un antenato in comune e b) un gruppo di esseri viventi può separarsi dai propri simili, dando origine ad una discendenza ancor più caratterizzata, senza però estinguersi (alcuni pesci del gruppo dei Sarcotterigi si sono evoluti in anfibi colonizzando la terraferma e separandosi dai propri simili senza portare, ovviamente, alla scomparsa dei pesci). La Terra ha 4 miliardi e mezzo di anni, e c’è chi continua a plagiare i bambini dicendo loro che, in realtà, il nostro pianeta ha solo qualche migliaio di anni e che testi metaforici come la Bibbia devono essere presi alla lettera. Si parla di radioattività (e qui ritorna l’episodio di Fukushima e il dibattito sul nucleare), ma non se ne conoscono i tipi e non si sa che danni provoca agli ecosistemi ed, in particolare, all’uomo. Potremmo parlare anche degli OGM e di come, spesso e volentieri, il dibattito incentrato su di essi sia fondato su pregiudizi e non su conoscenze scientifiche. Poi, a questo punto, perché non criticare l’approccio della massima parte degli italiani al Superenalotto? La statistica ci dice che è più probabile morire a causa di un incidente mentre si va a giocare al Superenalotto che non vincere il massimo dei premi, e ci dice anche che giocare un numero che non esce da molto tempo è staticamente inutile perché la probabilità che esca rimane sempre la stessa e non è influenzata dalle uscite precedenti. Una risposta a simili osservazioni potrebbe essere la seguente: “il mondo non è fatto di Scienza, e ognuno è libero di scegliere che formazione avere. In una formazione di tipo umanistico, per esempio, lo studio di questi argomenti è fuori luogo”. Osservazione molto acuta, e per certi versi giusta, ma che non tiene conto delle pecche del nostro sistema scolastico, che tra scuola elementare, media e superiore tende a far ripetere la stessa cosa più volte, tralasciando un aspetto fondamentale della formazione di bambini e ragazzi quale la formazione scientifica. Serve, insomma, una piccola rivoluzione delle nostre scuole per uniformarci agli altri paesi avanzati. In una società come la nostra un’ignoranza estesa delle basi della Scienza è inconcepibile. I bambini non devono essere automi omologati, destinati ad esprimersi sulla Scienza in base al lavaggio del cervello al quale sono stati sottoposti: devono diventare adulti informati e coscienti delle proprie scelte, capaci oltretutto di trasmettere la passione per la Scienza ai loro figli, e ai figli dei loro figli. Ultimamente sta emergendo, infatti, il concetto di free thinking, ossia del pensare liberamente massimizzando le capacità di critica individuali. E’ la stessa capacità di critica che il cittadino ideale deve avere nei confronti di chi lo governa: il cittadino deve essere informato, e non deve pensare quello che i governanti vogliono fargli pensare. Tornando al nucleare, che forse ci interessa di più data la sua attualità, noi dobbiamo costruire la nostra opinione poco alla volta, apprendendo tutto quello che c’è da sapere per avere un’opinione ben ponderata, personale e non omologata. Una formazione scientifica serve anche a questo: prevenire una forma di dittatura mediatica.

Francesco D’Amico

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Gli Italiani raccontati da Luigi Barzini

Questo articolo è uscito sul periodico il Lametino lo scorso 12 marzo 2011.

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Riscopriamo un libro dimenticato

Il secondo conflitto mondiale e i fatti che lo hanno preceduto marcano un vero e proprio periodo buio per l’Italia. Schiacciato dalla superiorità dei suoi avversari, il nostro paese è stato colpito gravemente e le lotte interne tra filofascisti e partigiani hanno lasciato ferite profonde. Dopo la fine del conflitto, riemergere dalle macerie è stata una necessità per tutti gli italiani, che hanno dimostrato di avere una forza di volontà e una voglia di rinascere praticamente impareggiabili. Confidando nella neonata Costituzione, che può vantare radici nobili, e negli aiuti provenienti dall’estero, come il Piano Marshall, lo “stivale” ha fatto tutto il possibile per riprendersi. Gli anni ’60 sono stati gli anni del boom economico italiano, un periodo storico memorabile che ha permesso l’affermazione a scala mondiale dell’Italian way of life. All’estero, soprattutto negli Stati Uniti, l’Italia era di moda e molte persone avevano la necessità di comprendere appieno il fenomeno italiano, quel miracolo di rinascita che ha trasformato un paese sconfitto in una fonte apparentemente inesauribile di prodotti di qualità. Economia a parte, era anche la cultura italiana ad attirare moltissima attenzione: chi erano gli italiani e quali erano le radici della loro cultura? Che ruolo ha avuto, nella cultura italiana, la storia millenaria dei popoli che si sono avvicendati nella penisola? Per quale motivo il fascismo è riuscito ad affermarsi, e cosa fece Mussolini per conquistare la fiducia della popolazione? Alla redazione del New York Times si pensava che un libro volto a dare una risposta a tutte queste domande sarebbe stato un grande successo, e serviva un italiano per scriverlo. Il compito fu affidato a Luigi Barzini (1908-1984, collaboratore del già citato Times come giornalista e laureato alla Columbia University), che in tre anni di lavoro e dopo ripetute consultazioni completò l’opera The Italians (“Gli Italiani”), oramai quasi del tutto sconosciuta ai suoi stessi protagonisti, cioè noi. L’autore, con un’alternanza molto sapiente di aneddoti, racconti storici e riflessioni, ha dato agli americani un modo semplice per comprendere lo stivale partendo dalla storia e dai costumi dei suoi abitanti, senza tralasciare le differenze tra settentrionali e meridionali. La data di pubblicazione indurrebbe il lettore moderno a considerare Gli Italiani un libro ormai obsoleto, eppure dopo mezzo secolo il testo appare sempre attuale e ciò ne aumenta esponenzialmente il valore. Se non fosse per i riferimenti all’Unione Sovietica, al partito comunista italiano, al divorzio (la cui affermazione in Italia era alquanto improbabile per Barzini) e per qualche altra piccola citazione, sembrerebbe quasi che il libro sia stato scritto appena qualche anno fa, prima dell’inizio del nuovo secolo. Le caratteristiche peculiari dell’italiano, che secondo l’autore e vari scrittori citati nel libro hanno radici storiche molto antiche, non sono mai cambiate, e questo è di enorme aiuto nel capire la società italiana moderna in tutte le sue sfaccettature e dare una spiegazione sia ai nostri problemi che ai nostri punti di forza. Altra cosa importante, sulla quale dovremmo riflettere, è la presunzione di essere cambiati, di aver lasciato il passato alle spalle e di essere molto diversi dagli italiani di un tempo. Niente di più sbagliato: se non accettiamo l’esistenza di una continuità storica nella nostra identità culturale, siamo destinati a non reggere il confronto con i popoli più coesi.

Quella di Barzini non è un’opera finalizzata alla promozione del Made in Italy, e per rendersene conto basta leggere la descrizione di tanti, forse troppi, difetti degli italiani. Le grandi conquiste del nostro paese hanno lo spazio che meritano e le loro descrizioni sono ricche di particolari, ma sarebbe alquanto difficile offrire ad uno straniero un quadro completo del sistema Italia limitandosi alle cose che, in fin dei conti, conosce già. Non basterebbero due pagine intere per citare i passi più importanti de Gli Italiani, ma vale la pena soffermarsi su alcuni particolari della vita da giornalista dell’autore stesso. Barzini ricorda il ventennio fascista e ne descrive in dettaglio l’aspetto propagandistico, dedicando molte pagine alla figura di Benito Mussolini e al controllo dei mezzi di informazione, volto a dare dell’Italia fascista un’immagine sempre positiva. “Per amor di patria”, questa era l’espressione usata, il giornalista di allora non doveva raccontare fatti sconvenienti per il fascismo, indipendentemente dalla loro natura: nella lista di cose “che non si potevano dire” figurano le condizioni meteorologiche pessime. O ancora, “chi si firma è perduto”, chiaro riferimento al rischio che correvano i giornalisti, verso la fine del Fascismo, quando pubblicavano articoli molto forti col loro nome reale, pagandone spesso le conseguenze e a caro prezzo. Ovviamente, questa è solo una delle tante cose che l’italiano del ventunesimo secolo può imparare da Barzini.

In fin dei conti, è molto difficile rimanere impassibili di fronte ad un capolavoro come Gli Italiani. Si tratta di un’opera sempre attuale, specialmente quando descrive “le grandi gesta” dei politici italiani (l’esperienza di Barzini come deputato in tre legislature dal 1958 al 1972 gli ha permesso di conoscere molto bene la classe politica italiana), e ognuno di noi dovrebbe nutrire la necessità di rivalorizzarla. La nostra Lamezia è nata quando gli stranieri leggevano Gli Italiani e guardavano il nostro paese e l’ottimismo dei suoi abitanti con assoluto rispetto. Che fine ha fatto questo ottimismo? Perché non proviamo a sfruttare meglio l’immagine del nostro paese?

Francesco D’Amico

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Le vere potenzialità della rete

Questo articolo è uscito sul periodico il Lametino lo scorso 26 febbraio 2011.

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C’è una grande conquista che passa inosservata

Internet è riuscito a cambiare le nostre vite nel giro di pochissimi anni, dando un contributo significativo alla globalizzazione, alla semplificazione delle procedure burocratiche, all’informazione libera e ad una migliore diffusione e comprensione delle scoperte scientifiche. Grazie ad internet è ora possibile contattare parenti mai visti, mantenere contatti con persone che sono andate fuori, consultare libri antichi dalla propria casa anziché fare viaggi costosi per visitare biblioteche sparse per il mondo. I vantaggi che la rete offre sono innumerevoli, e non basterebbero due pagine per elencarli tutti; l’importante è rendersi conto di quanto la rete ha già fatto, può ancora fare e farà sicuramente in futuro. Siccome menzionare solo i pro di una determinata cosa non è mai corretto, vale la pena di spendere qualche parola sui contro di internet: ha dato origine a nuovi problemi in ambito legale e ne ha intensificati altri, già esistenti nella società, che hanno sfruttato appieno il “trampolino di lancio” offerto dalla rete. Altri nemici “invisibili” che la rete porta con sé sono la perdita dei legami interpersonali puri, tipici di un tempo e ricordati con nostalgia dai più grandi, e tutti i problemi di salute che la vita troppo sedentaria comporta. Si tratta, effettivamente, del prezzo che la società moderna paga al progresso tecnologico. Le nuove realtà ed i problemi legati ad esse cambiano anche da paese a paese: noi, come italiani, stiamo assistendo ad una diffusione spropositata di termini inglesi, diffusione che in tanti altri paesi non esiste grazie ad opportune “opere di salvaguardia della lingua” che impongono traduzioni (basti pensare agli spagnoli, che non hanno nemmeno adottato il termine computer). A prima vista questo sembrerebbe un riassunto molto schematico dei vantaggi e degli svantaggi di internet, ma manca qualcosa, qualcosa che quasi tutti gli italiani sembrano ignorare per la mancanza di informazione, per l’incapacità di comprendere il fenomeno o, addirittura, per motivi culturali. La rete sta cambiando qualcosa nella nostra società, e lo sta facendo partendo dalle masse.

Non molto tempo fa, gli autori del Time magazine hanno fatto scattare una marea di polemiche subito dopo aver nominato “You!” (“Voi!”) come uomo dell’anno. Chi si aspettava di trovare un attore, un politico o uno sportivo da osannare per chissà quale gesta e/o promessa è rimasto molto deluso dopo una nomina così originale ed inaspettata. La scelta degli autori è stata giustificata riportando la crescita esponenziale di siti come YouTube, Twitter, Wikipedia e Flickr i cui contenuti sono aggiunti da innumerevoli utenti sparsi per il mondo, similmente a quanto accade con il social network Facebook. Che senso aveva per gli autori nominare la persona dell’anno quando tutti quanti lo sono? Nessuno, e ora possiamo comprenderne il motivo. Nonostante le forti polemiche, il messaggio è stato recepito: ormai sono le masse, non i singoli, a “dominare” il mondo della rete e, di conseguenza, anche il mondo reale. Il fenomeno prende il nome di “Web 2.0” (termine che in Italiano potremmo interpretare come “Seconda versione della rete”) ed è oggetto di moltissime discussioni. Scaricare gratis e legalmente il frutto del lavoro di altre persone è un vero e proprio paradosso per il sistema capitalistico, ma nel Web 2.0 questo paradosso si trasforma in un concetto di base, imprescindibile, senza il quale il Web 2.0  stesso perderebbe la propria identità. Da Wikipedia si possono scaricare le pagine create da vari utenti; non sono l’equivalente di delle pagine accurate di un’enciclopedia, ma al contrario di quest’ultima sono assolutamente gratuite. Il browser Firefox è anch’esso gratuito, è nato dallo sforzo di anonimi programmatori e la sua diffusione ha messo in crisi l’Internet Explorer del colosso Microsoft; la squadra di programmatori che ha permesso l’affermazione di Firefox ha lavorato sugli aggiornamenti e sulle innovazioni, dando un forte impulso alla diffusione del browser. Per anni abbiamo sentito parlare del concetto apparentemente inviolabile di copyright, una parola decisa, forte e segnata da tutto ciò che implica in termini legali, forse dimenticandoci di approfondire l’argomento e scoprire l’esistenza del copyleft, molto meno minaccioso e molto più amichevole. Su internet proliferano anche veri e propri prodigi come le licenze che prendono il nome di Creative Commons, le quali permettono l’uso dell’opera di un determinato autore (generalmente immagini, come quelle che si possono trovare sul sito deviantART) purché tale uso non abbia fini commerciali, il che la dice lunga sull’importanza del concetto di diffusione gratuita. Esistono anche giochi, i cosiddetti indie game, sviluppati interamente da giovani programmatori e distribuiti gratuitamente da siti come ModDB.com, che rivaleggiano con i giochi venduti per 60€ e più dalle grande case produttrici del settore, spesso superandoli in qualità. Con tutte queste innovazioni, i pregiudizi legati alla frase “scaricare qualcosa da internet”, che nell’immaginario collettivo denotano a priori una condotta illegale, diverranno presto obsoleti: sarà necessario distinguere gli atti illegali dal frutto del Web 2.0, dato che nel secondo caso il fine è infinitamente più nobile. L’importante è conoscere il fenomeno, le sue potenzialità e tutto quello che possiamo fare con esso per poter usufruire a pieno titolo dei suoi vantaggi. Il blogger Kevin Kelly, famoso per le sue riflessioni sul mondo che cambia, ha usato la definizione “socialismo online” per dare un’idea del fenomeno, termine però che deve essere preso con molta cautela date alcune delle sue implicazioni politiche e sociali. Nessuno si aspetta, infatti, di abolire il lavoro retribuito con una vera e propria rivoluzione: il Web 2.0 non può fare tutto per noi, può solo aiutarci in alcuni ambiti della vita quotidiana, e per affermarsi ha bisogno di una rivoluzione prettamente culturale che in altri paesi sta già avvenendo.

Quando pensiamo ad internet, quindi, dobbiamo pensare anche a questo; se il Web 2.0 continuerà ad affermarsi, probabilmente vivremo in un mondo in cui il concetto di lavoro a noi conosciuto sarà integrato da quello di lavoro gratuito per il bene della collettività. Qui in Italia dovremmo imparare a conoscere bene questo fenomeno e a saperlo apprezzare così come accade negli Stati Uniti e in altri paesi del mondo. Se da una parte lavorare gratuitamente sembra insensato (“Che ci guadagno?”, direbbe l’italiano medio), dall’altra bisogna pensare al fatto che prima o poi usufruiremo tutti, e gratuitamente, del lavoro di qualcun altro, dando un senso ed una motivazione forte a quell’aiuto reciproco di cui l’Italia, e più nello specifico una realtà locale come quella lametina, ha bisogno. Chissà, magari sarà proprio il Web 2.0 a cambiare la mentalità dei lametini, favorendo la crescita e, cosa importantissima, l’unione effettiva della nostra città smembrata.

Francesco D’Amico

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