Paleoarte a Lamezia: parte il progetto

Questo articolo è uscito sul periodico il Lametino lo scorso 21 maggio 2011.

Dopo il successo all’UNICAL, arriva una novità assoluta per Lamezia

L’Arte facilita enormemente il lavoro degli storiografi che se ne interessano: un’opera accurata ed affidabile può riempire i vuoti lasciati dai documenti, o integrare i documenti stessi qualora fossero incompleti e/o troppo vaghi per poter essere usati come prove storiche. Sono tanti gli autori contemporanei che ci hanno lasciato preziose testimonianze della vita di un tempo, e con il XX secolo e la comparsa di filmati un nuovo, importante livello è stato raggiunto. Un cinegiornale di sessant’anni fa dà molte più informazioni di un qualsiasi quadro e, a maggior ragione, di qualsiasi opera rupestre lasciata dagli uomini primitivi su una parete rocciosa. Se, da una parte, le opere del passato sono una fonte importantissima per conoscere usi e costumi di un tempo, dall’altra hanno la pecca di trasformare errori, satira e quant’altro in verità assoluta, tramandando una realtà distorta alle generazioni future. Chi guarda i dipinti che raffigurano Napoleone Bonaparte pensa al “grande” condottiero francese come ad una persona fisicamente ridicola, bassa di statura: si tratta di un’immagine non veritiera, frutto della satira dei suoi avversari, che ha avuto molto successo ed è arrivata ai giorni nostri. Napoleone era basso, sì, ma rispetto alle guardie d’elite francesi che lo accompagnavano, scelte accuratamente secondo criteri rigidissimi tra i quali figurava una statura invidiabile. Che dire poi di Giuseppe Mazzini, l’uomo che secondo Giosuè Carducci “giammai non rise”? In realtà dalle testimonianze di chi lo conosceva bene e dalle sue stesse lettere emerge una persona completamente diversa, “molto alla mano” se vogliamo usare un un’espressione moderna in netto contrasto con i termini del Carducci; ciononostante, Giuseppe Mazzini detto Pippo è passato alla Storia come un personaggio esageratamente rigido. Questi sono solo due dei casi di imprecisioni storiche dovute alle rappresentazioni artistiche, casi che testimoniano l’importanza del ruolo di suddette rappresentazioni nell’immaginario collettivo.

La Paleoarte è abbastanza recente, ma ha il compito di rappresentare esseri viventi ormai estinti, vissuti in tempi anche antichissimi. Il termine Paleoarte è stato coniato da Mark Hallett per identificare quella branca dell’arte che si occupa delle forme di vita del passato; è di particolare interesse per la Paleontologia, dato che facilita gli studi paleontologici permettendo agli scienziati di divulgare le loro scoperte allegandole a qualcosa facilmente comprensibile al grande pubblico come un’immagine, e il suo ruolo rilevante è stato propriamente riconosciuto nel 1999 dalla Società di Paleontologia dei Vertebrati. Il rapporto tra Paleoarte e Paleontologia non è a senso unico perché la prima “eredita” dalla seconda il rigore, mirando alla perfezione e rientrando comunque nei limiti delle conoscenze scientifiche attuali. Nessuna analogia col Napoleone nano o con il Mazzini esageratamente serio, dunque, anche se va precisato che nuove scoperte ed ulteriori studi possono cambiare il modo di intendere determinate specie, e dunque anche il modo di rappresentarle. Si tratta, comunque, di revisioni dettate dalla Scienza, non legate alle esigenze tipiche della politica denigratoria, e quindi libere da tutto ciò che induce ad un’alterazione della realtà: nessuna forma di damnatio memoriae comparabile a quella che ha colpito l’immagine della regina egiziana Hatshepsut e tanti altri personaggi storici.

Questa branca dell’arte ha avuto, per la prima volta, sia gli spazi che il modo per potersi affermare in Calabria. Approfittando dell’apertura serale di tantissimi musei in tutto il territorio nazionale, il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università della Calabria ha organizzato, con la collaborazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, “Paleoarte all’UNICAL – Rappresentazioni della preistoria di giovani paleoartisti”. Il 14 maggio, dalle 3 di pomeriggio alle 2 di notte, il Museo Paleontologico è rimasto aperto al pubblico con modalità simili a quelle già viste in una particolare occasione del 2009, con l’aggiunta – oltre ai fossili già presenti nel museo – di opere paleoartistiche raffiguranti molti animali del passato, principalmente dinosauri (tra i quali Parasaurolophus, Diabloceratops, Dilophosaurus, Tyrannosaurus, questi ultimi due resi celebri dal film Jurassic Park, Scipionyx, piccolo dinosauro italiano, il cui unico esemplare trovato è stato ribattezzato Ciro ed una sua versione digitalizzata è diventata la mascotte del geologo Mario Tozzi in uno dei suoi programmi televisivi, Ouranosaurus, del quale il museo ha uno scheletro ed un uovo) ma anche altri animali (l’enorme squalo primitivo Carcharodon megalodon (vd. figura) e lo pterosauro gigante Quetzalcoatlus, il più grande essere vivente noto capace di volare). I visitatori sono stati tanti, e tanto è stato l’interesse nei confronti delle tematiche trattate, specialmente considerando le recenti difficoltà del museo, colpito dalla riforma dell’Università e dalla mancanza di fondi che essa ha comportato. Paleoarte all’UNICAL non deve rimanere un caso isolato: è servito anche per affermare che la Paleontologia esiste in Calabria e che il patrimonio paleontologico può essere valorizzato per incentivare ulteriormente il turismo e quindi lo sviluppo della nostra regione. Ricordiamo, infatti, che i fossili sono da considerare beni culturali a tutti gli effetti, e che località fossilifere importanti e musei paleontologici non hanno nulla da invidiare alle loro controparti in campo antropologico. L’evento, che sembra aver registrato un’affluenza maggiore rispetto al suo semi-analogo del 2009, deve al Movimento parte della fase organizzativa e la presenza delle opere paleoartistiche create principalmente da Santino Mazzei, calabrese, e Marzio Mareggia, romano, entrambi presenti all’evento e ben disposti a descrivere ai visitatori quanto hanno disegnato con tanta passione e tanta abilità. Le opere, circa 30, rimarranno al museo dell’UNICAL per circa un mese, in attesa del prossimo evento ora in fase di organizzazione: Paleoarte a Lamezia, che avrà luogo tra qualche mese (sembra che la scelta cadrà su settembre) proprio a Lamezia Terme, rendendo la nostra città protagonista di un evento culturale che può vantare pochissimi eguali non solo in Italia, ma anche nel mondo. Curiosamente, i nomi dei due eventi sono molto simili, ma sono stati scelti indipendentemente in tempi diversi e da persone diverse. Altra cosa curiosa è stata la presenza di diversi lametini alla mostra di Cosenza, diventati i primi “non addetti ai lavori” a sapere della mostra che il Movimento – con il dovuto supporto esterno – organizzerà a Lamezia Terme: la contentezza dei nostri concittadini di fronte ad una simile notizia è stata molto incoraggiante, segno che nella nostra città un evento del genere ha molte potenzialità.

Il progetto è nato un po’ di tempo fa, ma è stato solo grazie a Paleoarte all’UNICAL che sono cresciute enormemente le possibilità di rendere Paleoarte a Lamezia, il suo successore, un grande evento di rilevanza nazionale. Si prevede l’aggiunta di almeno altre 20 opere, raggiungendo quindi quota 50, e la pianificazione di un percorso didattico all’interno della mostra stessa volto ad illustrare la storia della vita sulla Terra, dalle prime forme semplici comparse quasi 4 miliardi di anni fa a quelle attuali, trattando importanti gruppi di esseri viventi sconosciuti ai più, come gli antenati dei mammiferi simili a rettili, i pesci corazzati, le prime faune note di organismi pluricellulari e le specie che hanno segnato la transizione dai pesci agli anfibi e dagli anfibi ai rettili. Si spera di tenere un convegno sulla Paleontologia e sulla Paleoarte prima dell’apertura della mostra, al quale parteciperanno i paleontologi dell’Università della Calabria, e si pensa anche a vari modi per permettere ai visitatori di vedere i paleoartisti all’opera. E’ nostra intenzione dare alla località fossilifera di Cessaniti (VV), ormai famosa per i suoi resti di vertebrati, il peso che meriterebbe in una grande mostra di Paleoarte calabrese degna di essere definita tale. Altra idea importante: una gigantografia a grandezza naturale del dinosauro italiano Tethyshadros insularis, già raffigurato in una delle tante opere esposte all’UNICAL, che permetterebbe un confronto diretto ed originale con le dimensioni della specie raffigurata. Sarebbe ideale poter lasciare le opere a Lamezia Terme anche dopo la mostra, per un tempo indefinito, ma le incognite relative agli spazi, ai costi ed, come se non bastasse, anche alla mancanza di personale qualificato in Paleontologia necessario per mantenere un mostra permanente (servono guide preparate per mantenere una mostra del genere), sono ostacoli non indifferenti. La priorità per ora è concentrarsi sull’organizzazione di una mostra di breve durata per concretizzare Paleoarte a Lamezia e, se possibile, archiviare il progetto come un successo.

Francesco D’Amico

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