È legge la nuova riforma della responsabilità medica

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 232) il 25 marzo 2017.

Dopo l’approvazione del Senato, il ddl Gelli riceve l’ok definitivo dalla Camera

Non è sempre facile, e soprattutto per il Legislatore, adottare misure che vadano bene alla totalità dei consociati. Tale complessità si acuisce, in particolar modo, quando è necessario operare un difficilissimo bilanciamento di interessi: tutelare da un lato (anche se indirettamente) il diritto alla salute ed alle buone cure dei cittadini, e garantire dall’altro una certa protezione ai medici in relazione alla loro attività professionale, soprattutto considerando il numero di processi relativi alla c.d. responsabilità medica.

È opportuno premettere, innanzitutto, che l’attività del medico costituisce a livello giuridico una speciesobbligatoria definita quale “obbligazione di mezzi”: è compito del medico, infatti, adoperarsi per salvare la vita o migliorare la salute del paziente, attenendosi ad ogni buona e riconosciuta pratica medica; ciò non garantisce, tuttavia, che l’esito delle cure sarà senza dubbio positivo. Queste eventualità, quindi, non danno luogo ad alcuna responsabilità: la responsabilità del medico si configura quando la prestazione medica è errata o, detto in sostanza, quando il medico sbaglia ad operare. L’ambito in esame, dal 2012, era regolato dal decreto legge 158/2012, convertito nella legge 189/2012, conosciuto come “legge Balduzzi”, dal nome dell’ex ministro della Salute.

La normativa sopra menzionata introduceva, sul piano penale, una scriminante per i medici che riuscivano a dimostrare di aver recato danno al paziente con “colpa lieve”, cioè dimostravano che si erano in ogni caso attenuti alle c.d. linee guida ed alle buone pratiche riconosciute dalla comunità medico-scientifica a livello internazionale. Potevano quindi essere considerati “responsabili” soltanto previo accertamento di dolo o colpa grave, quando ciò era accertato “al di là di ogni ragionevole dubbio”. In ambito civile, poi, per ottenere il risarcimento del danno, era compito del paziente danneggiato dare la prova tanto del nesso causale (inteso quale collegamento causale tra condotta del medico e danno sofferto) e del cagionarsi del danno a causa del dolo o colpa grave del medico, in base al criterio, meno gravoso sul piano probatorio rispetto alla materia penale, del “più probabile che non”. Dall’interpretazione di questa normativa, caratterizzata dalla particolare difficoltà nel distinguere di volta in volta se l’operato del medico dovesse qualificarsi come colpa grave oppure come colpa lieve, discendeva un numero elevatissimo di giudizi per responsabilità medica ed un eccesso di medicina preventiva cui erano sottoposti i pazienti: da ciò, un notevole aumento della spesa dello Stato.

Arginare questo fenomeno e meglio bilanciare gli interessi in gioco, questo l’intento della nuova legge, che opera diverse e rilevanti modifiche normative. Sul piano penale, in primo luogo, viene abolito ogni riferimento alla colpa lieve, determinando che, ex. art. 6 legge Gelli, “è esclusa la colpa grave quando, salve le rilevanti specificità del caso concreto, sono rispettate le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge”: la posizione del medico viene quindi alleggerita, essendo questi imputabile di omicidio colposo o lesioni personali; in tutti gli altri casi, verrà sollevato da qualsiasi responsabilità qualora dimostri di aver rispettato le linee guida pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità. Attraverso queste misure, dunque, il Legislatore prova ad alleggerire la spesa sanitaria contenendo gli eccessi di medicina preventiva.

In sede civile, in secondo luogo, aumentano le tutele del danneggiato al fine di ottenere il risarcimento danni: è istituito un sistema di “doppio binario” tra struttura ospedaliera e medico, oltre all’obbligo per le strutture stesse di stipulare una copertura assicurativa, affinché il danneggiato possa agire direttamente contro di esse. La responsabilità civile del medico diventa extracontrattuale: spetterà quindi al paziente che ritiene di aver subito il danno dimostrare che la colpa è del medico che l’ha curato. Per la struttura ospedaliera, invece, la responsabilità civile resta di tipo contrattuale, quindi sarà questa a dover dimostrare di non avere responsabilità.

Se nel primo caso l’onere della prova spetta al paziente, nel secondo è dell’ospedale o della Azienda Sanitaria Locale: in tal modo il paziente che vuole ottenere un risarcimento è incentivato a rifarsi prima sul soggetto economicamente più solido, ovvero la struttura pubblica. Per il medico privato, invece, rimane ferma la responsabilità di tipo contrattuale, dato il diverso tipo di contratto (avente natura privatistica e non a carattere contrattuale c.d. “sociale”) che questi stipula con il paziente. Viene istituito, infine, un Fondo di Garanzia ad hoc per i soggetti danneggiati da responsabilità medica, finalizzato a risarcire i danni cagionati, nei casi in cui gli importi eccedano i massimali previsti dai contratti di assicurazione stipulati dalla struttura sanitaria o dal medico.

Paolo Leone

Pubblicato in (Contributori Esterni) Paolo Leone, Il Lametino, Società | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Il problema del lavoro per i giovani

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 232) il 25 marzo 2017.

Oggi più che mai è imperativo trovare un’occupazione, tra le mille difficoltà

Ebbene sì, dopo anni di studio e formazione, dopo aver appreso tecniche, informazioni, conoscenze e competenze di un mestiere o di una professione, passiamo le nostre giornate a girovagare per i siti internet mandando curriculum vitae ovunque, e lo facciamo quasi come se fosse proprio questa attività di ricerca diventasse un lavoro a tempo pieno. I tempi per il pensionamento sono lontanissimi: spesso (o quasi sempre), presso gli uffici pubblici ci interfacciamo con persone di un’età superiore ai sessanta anni, che fanno il proprio lavoro da una quarantina di anni. Persone che dovrebbero godersi la pensione, la famiglia, i nipoti, persone che potrebbero fare passeggiate all’aria aperta e cedere il posto a noi giovani che di questo passo, tra un po’ giovani non saremo più.

Ci domandiamo, e continuiamo ripetutamente a domandarci sempre la stessa cosa: “di chi è la colpa di questa situazione?” La crisi, ma non solo. L’analisi che i giovani compiono offre diversi motivi di riflessione: per quasi il 30 per cento il problema principale sono i limiti strutturali del mercato che dà poche occasioni, bassa qualità e contratti brevi e precari; in secondo luogo viene la situazione economica complessiva; al terzo posto, la “preferenza data ai raccomandati”; al quarto la “minore esperienza”. Concorrenza degli immigrati e regole troppo rigide si attestano attorno al 5 per cento delle risposte, e solo un intervistato su cento ritiene che i giovani rifiutino alcuni lavori. Si riscopre quindi il lavoro manuale (pochissimi lo respingono), ma a certe condizioni: remunerazione adeguata, creatività e flessibilità d’orario sono gli aspetti decisivi.

Non è che da noi il mercato del lavoro sia più complesso rispetto agli altri paesi, è che in tutti i paesi evoluti i giovani hanno maggiori difficoltà di ingresso rispetto alle persone mature. Ma negli altri paesi ci sono servizi di orientamento scolastico e professionale che funzionano molto meglio che da noi. I giovani, fra l’altro, che escono da un ciclo scolastico non hanno una storia professionale da cui si possano trarre informazioni sulle loro attitudini e caratteristiche: il che costituisce per loro un handicap rispetto a chi ha qualche esperienza di lavoro alle spalle. Inoltre i giovani, rispetto alle persone mature, dispongono molto meno delle reti professionali e di altro genere, necessarie per avere le informazioni sulle occasioni di lavoro esistenti e le “presentazioni” eventualmente necessarie. Aspiriamo al lavoro della nostra vita, dei nostri sogni, e la società, oggi, ci offre tanti strumenti e tante possibilità di scelta. La soluzione è  adattarsi, crederci ancora, non abbattersi, reagire sempre in maniera positiva e ottimista anche se tutto ciò è difficile, per poi continuare a formarsi fino alla vecchiaia, quando poi un posto forse lo si trova. Volendo citare l’imprenditore e manager Matteo Marzotto, dalla crisi economica si possono trarre riflessioni su mestieri che finiscono, ma le opportunità esistono sempre. Mio nonno ha creato un gruppo nonostante due guerre mondiali”.

Claudia Siniscalchi

Pubblicato in (TLR) Claudia Siniscalchi, Business ed Economia, Il Lametino | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Cercasi Sciuscià disperatamente per posto fisso

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 232) il 25 marzo 2017.

Quando i giovani laureati sognano di fare il lustrascarpe

Qualche tempo fa, con l’idea di riportare in auge l’antico mestiere del “lustrascarpe”, la Confartigianato provinciale di Palermo, guidata da Nunzio Reina, ha programmato una decina di postazioni per i punti nevralgici della splendida città siciliana. L’idea di offrire una possibilità di lavoro in una realtà economicamente disastrata si è rivelata da subito vincente, tanto che la Confartigianato ha dovuto aumentare le posizioni da 10 a 15. In pochi giorni, infatti, sono pervenute più di 70 domande, nella speranza di superare il concorso per la selezione. Quello che ha suscitato clamore mediatico è stato il fatto che gli aspiranti candidati al posto di lustrascarpe fossero per la maggior parte persone diplomate – qualcuno ad un passo dall’agognata laurea – ma soprattutto laureati. Si, avete inteso bene. Laureati in Scienze politiche, in Economia e finanza o in pittura, tutti in cerca di questo posto di lavoro. Pochi, anzi pochissimi, gli aspiranti lustrascarpe con la sola licenza media.

Dopo tanti sacrifici, sfide e competizioni è giunta l’ora della resa dei conti. E il palco per l’ultima sfida non è il più prestigioso, quello delle gare nazionali, dove i ragazzi dovranno affrontare ancora una volta gli sfidanti e i rivali di sempre. No, questa volta c’è in ballo molto di più. Quella che sembrava una “provocazione” diventa, in poche ore, una sfida concreta: un posto fisso da Sciuscià.

Mettendo da parte i ragionamenti plausibili sulla effettiva utilità pratica di queste postazioni, sulle quali sono leciti molti dubbi, dobbiamo tuttavia chiederci il perché di tutto questo. In sintesi dobbiamo capire come mai, senza fare del moralismo a buon mercato, siano pervenute così tante domande in pochissimi giorni. Possiamo allora immaginare che, con un’età media che si aggira sui 40 anni circa, visto che il più giovane ha appena 21 anni e il più anziano 61, i candidati siano stati attratti sicuramente dal desiderio di trovare un lavoro in una regione dove le occasioni sono veramente scarse.

Sia ben chiaro: un lavoro è un lavoro. Per di più l’iniziativa della Confartigianato è lodevole, visto che si parla di uno stipendio ipotetico che si aggira intorno ai 1.200 euro, dopo una formazione e dotazione di strumenti di lavoro offerti dalla stessa associazione degli artigiani. Quello che ci chiediamo è se forse sia diventata perseverante l’idea, per un uomo dei nostri tempi, di non fallire nel campo del dovere. Quanto è forte, allora, la crisi economico-sociale che stiamo vivendo? Abbiamo davvero un futuro? Abbiamo progetti per il nostro futuro, oppure cerchiamo disperatamente un futuro per i nostri progetti? Sono domande che portano ovviamente a delle conclusioni amare, per le quali ognuno esprimerà la propria opinione. Ma sembra opportuno chiedersi, a livello politico e morale, se ha senso porre attenzione alle opinioni dei singoli individui, quando è possibile studiare gli errori – di varia natura – dei diversi popoli.

Non possiamo parlare sui media nazionali di acquisizione della consapevolezza delle proprie competenze, di conoscenza delle prospettive occupazionali, di comprensione del mercato del lavoro, di valutazione di corsi di specializzazione, di una giusta e doverosa scelta tra i diversi Master disponibili, se poi si è costretti a fare domanda per un posto da lustrascarpe. Ci rendiamo conto che qualcosa non va? Sono almeno venti gli anni alle nostre spalle nei quali si è sentito parlare di opportunità formative e di crescita professionale sia tecnica che manageriale, dell’importanza della strategia di business, di come siano fondamentali i modelli e le metodologie gestionali oppure di proattività e di problem solving. Ecco, quest’ultimo ci piace particolarmente. Chiediamoci il senso dell’impegnarsi nel “problem solving” quando, una volta superata la selezione, il lavoratore è posizionato all’aperto con una sedia e una spazzola in mano. Forse il “problem solving” si tramuta nella capacità di riconoscere bene i vari tipi di pelle e di scarpe? In tal caso è tutto in ordine, ci siamo solo lamentati e abbiamo vissuto in un mondo parallelo.

Antonio Mirko Dimartino

Pubblicato in (TLR) Antonio M. Dimartino, Business ed Economia, Il Lametino | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Alitalia, dov’è la prima classe?

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 232) il 25 marzo 2017.

Le scelte aziendali della compagnia in crisi puntano al ribasso e non alla clientela d’elite

La compagnia già di bandiera, come evidenziato dalle continue notizie che escono sulle testate nazionali, sta affrontando problemi economici non indifferenti: con un network di medio raggio limitato e minacciato dalle compagnie low cost, accompagnato da un lungo raggio esiguo rispetto a quello dei grandi colossi come Lufthansa, il destino della compagnia rimane incerto a soli quattro anni dal “matrimonio” con Etihad Airways che avrebbe dovuto salvarla. Dal 2008 ad oggi, sono state ben tre le compagnie Alitalia ad avvicendarsi: la vecchia LAI (Linee Aree Italiane), la CAI (Compagnia Aerea Italiana) e infine SAI (Società Aerea Italiana). Tre aziende diverse, tre diversi volti di un’unica entità in perenne difficoltà economica, sostenuta dai governi e penalizzata da un management non sufficientemente capace, nonché dall’ostracismo sindacale. Il tutto mentre dare ingenti finanziamenti pubblici a Ryanair è diventato il principale sport nazionale, subito dopo il calcio.

Nell’ultimo periodo, nel tentativo di ottimizzare alcuni risultati operativi e i guadagni, l’Alitalia ha adottato un modello ibrido tra tradizionale e low cost, con l’introduzione nel mese di settembre 2015 di una tariffa economica senza bagaglio da stiva; inoltre, negli ultimi mesi abbiamo assistito alla densificazione delle cabine, ossia una modifica della configurazione interna che ha visto l’aggiunta di altri posti a discapito dello spazio pro capite (gli A319 sono passati da 138 a 144 posti, gli A320 da 165 a 171 posti). Queste due modifiche, messe insieme, hanno amplificato il fenomeno dello sbarco dei bagagli a mano da bordo, un tempo raro e tipico delle sole compagnie a basso costo. Il motivo è semplice: il fatto che si debba pagare per il bagaglio da stiva induce alcuni passeggeri a portare un bagaglio a mano ingombrante, mentre la densificazione delle cabine ha ridotto lo spazio pro capite nelle cappelliere, aumentando dunque il rischio di incorrere allo sbarco del proprio bagaglio da bordo. Se, da una parte, è possibile vendere più biglietti a un prezzo mediamente più basso per incrementare i guadagni, dall’altro si assiste a un – seppur limitato – aumento dei disagi per i passeggeri. La politica tariffaria è stata spinta abbondantemente al ribasso, con alcune tariffe nazionali che partono da 25€ a tratta, e c’è chi si chiede come mai non si stia facendo nulla per massimizzare i risultati economici anche nel contesto della clientela d’elite o premium, quella altospendente che non bada ai costi ed è disposta a pagare di più per avere di più.

Esempio di First Class domestica nordamericana. Particolare dell’interno della cabina di un aeromobile Virgin America.

Una delle mancanze tra le più sentite in tal senso è quella della “Prima Classe”, intesa non come First Class intercontinentale (spaziose suite a bordo dei voli di lungo raggio) ma come classe First domestica in stile nordamericano, con più spazio a bordo, una configurazione meno densa e un servizio di catering dedicato. Negli Stati Uniti sono tantissime le compagnie che adottano tali configurazioni sui loro voli brevi, con le prime file (First) che hanno tra i due e i quattro posti per fila, e tutte le altre file (Economy) che mantengono la classica configurazione di posti fino a un massimo di sei per fila. Con queste configurazioni, le compagnie aeree nordamericane intercettano gli interessi di tutte le porzioni di mercato, puntando contemporaneamente sulla clientela altospendente e su quella sensibile al prezzo o “cost sensitive”. Ultimamente, colossi americani come Delta hanno introdotto nuove tariffe economiche, più convenienti ma con meno servizi, volte a marcare ancora di più le differenze nella scelta del potenziale cliente e ad indurre chi può a scegliere i prodotti di classe First e Business. Va puntualizzato che nel continente americano simili configurazioni sono giustificate sia dall’enorme massa critica di movimentazione dei passeggeri, decisamente più alta di quella europea (e italiana in particolare), che dalla durata di alcuni voli interni (sono necessarie sei ore di volo per spostarsi tra le coste est e ovest degli Stati Uniti). Non è detto, in ogni caso, che una simile impostazione non possa funzionare anche per Alitalia, che ha un network domestico rivolto alla clientela d’elite e un network europeo dove una vera configurazione “First” può ritagliarsi una sua fetta di mercato. Altro fattore interessante è il vantaggio rispetto alle concorrenti europee nell’offrire un servizio di feederaggio (coincidenze) di alto valore, e a 360 gradi: se un businessman russo volesse andare in Sud America, per esempio, potrebbe valutare seriamente l’ipotesi di volare in classe “First” fino a Fiumicino, e da lì procedere in classe Business fino alla sua destinazione, di fatto escludendo dalle proprie potenziali scelte le compagnie concorrenti. Che non sia forse questa la vera ricetta del risanamento dell’Alitalia, dato che i voli brevi sono ormai terra di conquista delle compagnie low cost?

Francesco D’Amico

Pubblicato in (TLR) Francesco D'Amico, Aviazione e RPAS, Il Lametino | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

UMG: al via un importante convegno su Bullismo e Cyberbullismo

Si svolgerà il prossimo lunedi 13 Marzo, con inizio alle ore 10, presso l’aula Salvatore Venuta dell’Università Magna Græcia di Catanzaro, un importante convegno su “Bullismo e Cyberbullismo”. Organizzato dalla rappresentante in seno alla Commissione Paritetica dell’UMG, Erika Cavigliano, e dal garante del diritto allo studio per lo stesso Ateneo, Damiano Carchedi, l’incontro sarà moderato da Terry Boemi. Saranno presenti, inoltre, l’assessore regionale, dott.ssa Federica Roccisano e il Questore di Catanzaro, dott.ssa Amalia di Ruocco.

Locandina

Apriranno la giornata di dibattito i saluti dei rappresentanti in seno al Cda – Giuseppe Mercurio – e in seno alla Consulta degli studenti – Domenico Costa – nonché Riccardo Grasso in rappresentanza dell’associazione insieme. Interverranno, oltre agli organizzatori Cavigliano e Carchedi, il prof. Cleto Corposanto che illustrerà le ragioni e le implicazioni sociali del bullismo, l’avv. Giancarlo Pittelli che tratterà i profili giuridici, il dott. Mario Nicotera che esporrà le conseguenze psicologiche e psichiatriche del bullismo e l’avv. Pino Porco che analizzerà il tema del bullismo inserendolo tra forza e fragilità. Ad arricchire ulteriormente il tavolo dei relatori ci saranno tutte quelle esperienze che si vivono quotidianamente nei tribunali dei minori e a tal riguardo si collocano gli interventi del dott. Andrea Barbuto, sociologo della devianza e giudice onorario, e della dott.ssa Carmen Fragalita, psicologa e giudice onorario.

Abbiamo sentito la necessità di affrontare questo tema – dichiarano Cavigliano e Carchedi – per sensibilizzare ulteriormente la società civile, soprattutto all’interno di un’aula di una facoltà di legge; sensibilizzare su un argomento che quotidianamente continua a coprire le pagine di cronaca e, quindi, merita ulteriori attenzioni, analizzandone cause e conseguenze. L’eccellente pool di relatori – hanno poi aggiunto – analizzerà, sotto i vari aspetti, un tema che spesso vive nell’indifferenza che sotto alcuni aspetti fa ancora più male del gesto subito. Siamo certi – concludono – che una collaborazione tra società civile, istituzioni e professionisti possa indirizzare le vittime di bullismo a sentirsi meno sole e ad essere coraggiosi nel denunciare i reati subiti. Abbiamo il dovere di non voltarci dall’altra parte.

L’evento è stato riconosciuto dal Senato Accademico dell’UMG con 1 credito formativo per gli studenti iscritti ad un corso di laurea del dipartimento di Scienze giuridiche, storiche, economiche e sociali.

Antonio Mirko Dimartino

Pubblicato in (TLR) Antonio M. Dimartino, Società | Lascia un commento

Tra i meandri delle discussioni online selvagge e inutili

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 232) il 25 marzo 2017.

I social hanno sostituito i forum, ma sono una vera alternativa per chi vuole informarsi?

Non è necessario essere nella fascia di età degli –enta o degli –anta per ricordare i rigogliosi forum sparsi per il web, siti internet in cui era possibile avere discussioni complesse e articolate con una miriade di persone, e su una miriade di argomenti. C’erano forum generici, dedicati a tutto e in modo approssimativo, e c’erano forum specifici, dedicati per esempio a una saga di libri, a un determinato campo scientifico o sociale, eccetera, dove si richiedevano conoscenze minime paragonabili a quelle di un esperto, e dove gli esperti stessi decidevano di devolvere volontariamente parte del loro tempo all’arricchimento culturale di perfetti sconosciuti.

Con l’avvento dei social network e la loro conseguente diffusione a macchia d’olio per il globo, i forum hanno iniziato a perdere fette di mercato consistenti, e molti sono stati costretti a chiudere. Esistono ancora, ma la loro attività è ridimensionata e pare che a sopravvivere siano stati principalmente i forum dedicati a chi ha conoscenze e competenze specifiche, non generiche. A prendere il posto dei forum, grandi gruppi Facebook ed eterne discussioni in risposta ai commenti con più “mi piace” di VIP, grosse testate giornalistiche, politici e grandi multinazionali. Per molti è una specie di involuzione rispetto ai ricchi e articolati post dei vecchi forum, ma andiamo ad analizzare la questione nello specifico e nel suo merito, mettendo da parte il fattore nostalgia. E’ innegabile, tanto per fare un esempio, che i post da social network sono ormai indirizzati a un pubblico molto più ampio e non “selezionato”, caratteristica questa che a giudicare dalla qualità media delle discussioni, comporta più contro che pro. Sui forum c’era moderazione, intesa sia come atteggiamento intrinseco degli utenti (ben coscienti di scrivere a un determinato pubblico e molto attenti al linguaggio utilizzato), che come insieme di processi di azione e reazione dei team di amministratori (individui con il potere di rimuovere intere discussioni e addirittura utenti qualora risultassero eccessivamente offensivi): un modus operandi lontano anni luce dalle minacce di morte da social che spesso diventano l’oggetto stesso di alcuni articoli e suscitano sentimenti di sdegno e disgusto. D’altronde è ovvio che, visto il sistema molto primitivo e approssimativo che regola commenti e discussioni, sui social gli atteggiamenti selvaggi possano risultare dominanti.

Un altro fattore chiave riguarda l’effettiva competenza di chi si esprime: sono ben pochi i commenti da social che meritano attenzione per i loro contenuti, mentre gli altri – la massima parte, in realtà – celano una macedonia di scarse conoscenze, pregiudizi, stereotipi e, peggio ancora, interessi di parte. Leggere questi commenti, andare a spulciare e distinguere quelli genuini da quelli non genuini, richiede tempo e non è detto che alla fine del processo il lettore abbia effettivamente appreso informazioni consistenti con la realtà dei fatti: si tratta di un processo con conseguenze potenzialmente pericolose per un individuo che basa il proprio apprendimento sulla lettura di questi commenti piuttosto che sulla lettura degli articoli di giornale. Un giornalista può anche non essere oggettivo nel suo lavoro, è una cosa che può capitare per innumerevoli motivi (difficoltà nel reperire informazioni specifiche, interessi personali, limiti di spazio, fallacie logiche e di ragionamento, etc.) ma è sicuramente più qualificato del “Mario Rossi” qualsiasi che sui social pensa di fare informazione e va contro il giornalista, commentando e attirando l’attenzione di altri utenti con like e risposte polemiche, di fatto contribuendo alla creazione di un sistema di informazione ibrido in cui la notizia fornita professionalmente dai giornalisti diventa un mero contorno alle chiacchiere da bar che, grazie ai social, hanno allargato il loro pubblico di basso livello.

Francesco D’Amico

Pubblicato in (TLR) Francesco D'Amico, Il Lametino, Società | Contrassegnato , , | Lascia un commento

UMG: Damiano Carchedi nominato “Garante del diritto allo studio”

CATANZARO – Lo scorso lunedi 13 Febbraio, a seguito di una riunione convocata dal Prof. Pujia, Presidente della Fondazione UMG, fondazione che gestisce il diritto allo studio, Damiano Carchedi è stato nominato “Garante del Diritto allo Studio”. Una nomina che legittima il lavoro svolto in questi anni, al servizio della collettività studentesca dell’Ateneo di Catanzaro, iniziato nel 2009 con la fondazione del portale studenti della Facoltà di Giurisprudenza – che vanta la gestione di oltre 5.000 utenti – e successivamente con l’elezione dapprima in seno al Consiglio d’amministrazione, per poi passare con la nomina al Comitato regionale di coordinamento delle Università calabresi (Coruc) e l’elezione in seno alla Consulta degli Studenti di cui ne è stato coordinatore d’area per l’area giuridica-economica-sociale.

carchedi-02

“Una nomina che mi rende soddisfatto e fiero, una nomina che riconosce l’operato svolto in questi anni al servizio degli studenti e della comunità studentesca, dapprima all’interno del CDA e del CORUC e successivamente in seno alla Consulta Studenti “ ha dichiarato Damiano Carchedi. Il riconoscimento al lavoro svolto è certamente un onore e onere che mi accompagnerà nello svolgimento di questo compito assegnato – ha poi aggiunto –  perché da anni dalla stessa parte, quella degli studenti e il mio impegno sarà tale da rendere onore a questa nomina. Da quasi due anni il mio operato si svolge in sinergia ai colleghi della compagine universitaria “Insieme”, con i quali condividiamo l’attenzione ad ogni aspetto della vita dello studente universitario. Un ringraziamento – ha concluso Carchedi – a chi ha creduto nel mio nome e nella mia persona, a chi mi ha sempre sostenuto, dalla famiglia agli studenti.

Orientarsi nell’invisibile sentiero della conoscenza è oggi finalmente possibile. Ogni studente, infatti, potrà contare sull’esperienza e sulla dedizione di Damiano Carchedi, da molti anni al servizio degli studenti, spesso contro il soffio contrario dei venti.

Antonio Mirko Dimartino

 

Pubblicato in (TLR) Antonio M. Dimartino, Società | Lascia un commento

Prima edizione del Premio “San Valentino”, premiati i poeti e gli artisti vincitori

L’evento è stato organizzato e curato dall’Accademia dei Bronzi, da Anvos e dalle Edizioni Ursini

Si è svolta il 14 febbraio 2017, alle ore 15.30, presso la prestigiosa sala convegni del Guglielmo Hotel di Catanzaro, la prima edizione del Premio “San Valentino”, organizzato dall’Anvos (Associazione Nazionale di Volontariato Sociale), dall’Accademia dei Bronzi e dalle Edizioni Ursini.

tlr_16_pubblico

Davanti a un pubblico numeroso e attento, con la lirica “Di quel bacio”, Giuseppe Minniti di Acquaro (Vibo Valentia) ha ottenuto il primo posto assoluto e si è imposto su 182 partecipanti che avevano superato la prima selezione, tutti inseriti nell’antologia “Parole d’amore”; in totale, sono state oltre 500 le opere che hanno partecipato al concorso letterario. “Il poeta – scrive Mario Cosco, presidente della giuria composta altresì da Vincenzo Ursini, Antonio Montuoro, Mauro Rechichi e G.Battista Scalise – trasforma il bacio in viatico di reciprocità sentimentale per ricalibrare coordinate esistenziali, suggellando un prodigio di Luce che rischiara incomunicabili reminiscenze di cuori”. Gli altri quattro finalisti, classificati ex-aequo al secondo posto, sono stati Maria Pina Abate di Angri, con la lirica “Non chiedermi chi sono”, Mariadora Antonini (che firma con lo pseudonimo Daria Orma) di Catanzaro, con la lirica “Il tuo mare”, Selene Pascasi de L’Aquila, con la poesia dal titolo “Come posso?” e Flavia Risalvato di Castelvetrano con “L’amore d’un cuore non prova rumore”.

tlr_16_giuria

La giuria del premio letterario.

Le liriche premiate sono state lette al numeroso pubblico dall’attrice Annarita Palaia, che lo ha reso visibilmente emozionato grazie alle sue capacità di lettura e immersione. Il polistrumentista catanzarese Andrea Bressi, durante l’evento, ha allietato il pubblico con tre canzoni folk locali, ricevendo numero applausi e ringraziamenti.

Una Segnalazione d’Onore è andata ai poeti Marino D’Urso di Bitonto, Ela Gentile di Gragnano, Massimiliano Lepera di Catanzaro, Irene Losito di Taranto, Marino Bruna di Catanzaro, Ausilia Minasi di Castello di Brianza, Giampiero Murgia di Cologno Monzese, Gianni Palazzesi di Appignano, Anna Parillo di Treglia di Pontelatone e Valentina Rizzo di Racale. Un premio speciale è stato consegnato altresì all’artista Antonella Oriolo per l’opera “Per sempre”, selezionata dalla giuria per la copertina del volume. “In quest’opera – scrive Maria Concetta Giorgi – la dolcezza passa attraverso lo sguardo, le mani nelle mani, i corpi in avvicinamento. È un’opera delicata, eppure i colori accesi danno al quadro la solarità e la forza del tempo in cui ci s’innamora, mentre la luce concorre ad illuminare e fissare il momento”. Sempre per l’arte, una Segnalazione d’Onore è stata assegnata agli artisti Micaela Arcuri, Liliana Avarello, Grazia Calabrò, Theresa Iacobellis, Giuseppe Galati, Giampiero Murgia, Albertina Piccioni e Giuseppe Rizzo.

tlr_16_poetesse-premiate tlr_16_poeti-premiati

Un Attestato di Merito è stato infine consegnato a tutti i poeti inclusi nell’antologia “Parole d’amore”: Abate Maria Pina, Addeo Dora, Agresta Bernardina, Aiello Cira, Aiello Concetta, Aiello Franca, Aiello Velia, Alfano Anna, Amantea Teresa Vera, Amelio Biagio, Angeletti Elvio, Annunziata Salvatore, Antonini Mariadora, Argentero Roberto, Barberio Valeria, Barbero Biagio, Barraco Antonina, Belsanti Michele, Benatti Graziella, Bernieri Anna Maria, Bernio Mariella, Biancotto Daniela, Biasuzzo Sabina, Bini Lorenza, Bocotti Massimo, Bordino Salvatore, Brullo Rosario, Brunasso Giuseppe, Bufano Pasquale, Buono Nunzio, Calabria Silvia, Calabrò Nancy, Camellini Sergio, Cappella Anna, Capria Francesco Saverio, Carletta Salvatore, Carnì Teresa, Carrabba Maria Pompea, Cau Maria, Cecina Erika, Chianese Giovanni, Chiappetta Angelo, Chiarelli Rosina, Chiarello Rosa Maria, Ciervo Antonio, Cimino Annalena, Colicchio Maria Rosaria, Colopi Fusaro Sonia, Conte Vincenzo, Corasaniti Stefania, Corigliano Maddalena, Cossa Carmelo, D’Agrosa Dante Toni, D’Alessandro Antonio, D’Amico Francesco, De Gattis Giovanni, De Raffaele Bruno Albino, Di Blasio Pasqualina, Di Donna Maria Rosa, Di Pasquale Fausto, Di Pietro Umberto, Di Sciascio Alba Teresa, Di Stefano Sofia, Doglio Maria Antonietta, Dominiaci Mariaelena, D’Urso Marino, Ecca Francesco, Eucalipto Paola, Famà Concetta, Ferrara Iolanda Erminia, Franchetti Maria Bertilla, Fratto Nuccia Parrello, Fusar Poli Donata, Fusco Pietro, Galati Giuseppe, Gallo Edoardo, Gentile Ela, Giannuzzi Loredana, Giorgi Maria Concetta, Gosti Francesca, Goti Barbara, Guadagno Teresa, Guida Romualdo, Iafanti Raniero, Ianigro Patrizia, Iorio Gino, Kostka Izabella Teresa, Lagrotteria Vincenzo, Lapiana Pietro, Laugelli Maurizio, Leo Donato, Lepera Massimiliano, Liga Veronica, Lo Bono Rosaria, Lofaro Teresa, Losito Irene, Lubrano Rosella, Maisto Valentina, Maj Anna, Malagodi Gisella, Manca Marinella, Marchegiani Alessio, Marchesotti Stefano, Marino Bruna, Marra Rita Antonietta, Marseglia Fausto, Mascaro Fabio, Mayer Grego Diana, Mazzeo Annunziata, Melchiorre Sergio, Minasi Ausilia, Minniti Giuseppe, Miriello Nicola, Mistretta Giuseppe, Mogno Sonia, Moisè Maria Concetta, Molendi Tiziana, Molino Giulia, Montarello Silvana, Morabito Caterina, Mortati Patrizia E., Murgia Giampiero, Nannicini Monica, Notaro Rocco, Nucera Domenico, Nuzzo Josè, Olivadoti Francesco, Palazzesi Gianni, Palladino Antonio, Palma Maria, Panetta Rosita, Parillo Anna, Parrini Francesca, Pascasi Selene, Pascucci Antonio, Pascucci Nadia, Pastore Franco, Pattarini Silvia, Pedatella Rocco, Pedullà Massimo, Piccioni Albertina, Pipicelli Pasquale Annunziato, Pistoia Giovanni, Pitardi Mario Lucio, Primavera Annamaria, Pudano Pasqal, Pugliese Catia, Pullano Antonietta, Ragone Angelo, Ranieri Anna Rachele, Rinforzi Lolita, Risalvato Flavia, Rizzo Caterina, Rizzo Giuseppe, Rizzo Valentina, Romano Giuseppe, Ronco Massimo, Rosati Giancarlo, Rossi Francesco, Rotella Ida Annamaria, Rotundo Concetta, Russo Paola, Sancineti Ilina, Scardellato Luisa, Scimone Maria Catena, Scolieri Maria Teresa, Secondino Agostino, Semerano Giovanna, Spes Ilaria, Spinoso Maria Vittoria, Spoto Maria, Tagliani Caterina, Talarico Anna, Talarico Maria Teresa, Tamiano Antonella, Tassone Bruno Agostino, Taverniti Cosetta, Troyli Francesco, Tutino Rosa, Vergoni Gilberto, Vivona Sonia, Vonella Liberata Maria, Zattera Claudio Maria.

Antonio Mirko Dimartino

Pubblicato in (TLR) Antonio M. Dimartino, Cultura, Arte e Letteratura | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

UMG, grande successo per il Convegno “Obblighi da contatto sociale e culpa in contrahendo”

CATANZARO – Si è svolto venerdi, con inizio alle ore 15.30, presso l’aula Giovanni Paolo II del Dipartimento di Scienze Giuridiche, Storiche, Economiche e Sociali dell’Università Magna Græcia di Catanzaro, un importante e prestigioso Convegno dal titolo “Obblighi da contatto sociale e culpa in contrahendo”.

03

L’incontro – organizzato dal Centro di Ricerca “Rapporti privatistici della P.A.” (coordinato dal Prof. Fulvio Gigliotti, Ordinario di Diritto privato), in collaborazione con la Scuola Superiore della Magistratura, distretto territoriale di Catanzaro – ha visto la presenza di un pubblico numeroso e particolarmente attento.

Dopo gli indirizzi di saluto del Coordinatore del Centro di Ricerca, prof. Fulvio Gigliotti, e l’intervento del dott. Massimo Forciniti, componente del CSM, i lavori – moderati dal Cons. Antonio Scalera, responsabile della formazione decentrata (per il distretto di Catanzaro) della Scuola Superiore della magistratura – sono proseguiti con le relazioni  del prof. Alessio Zaccaria, Ordinario di Diritto civile dell’Università di Verona e componente del Consiglio Superiore della magistratura, e della prof.ssa Maria Luisa Chiarella, professore aggregato di Diritto privato dell’Università Magna Græcia di Catanzaro.

08

L’evento, accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro, ha visto la presenza – in un’Aula Magna gremita di pubblico – di numerosissimi avvocati, magistrati e studenti.

Antonio Mirko Dimartino

Pubblicato in (TLR) Antonio M. Dimartino, Società | Lascia un commento

Automazione nel trasporto aereo, quale prezzo e quali sviluppi?

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 231) l’11 febbraio 2017.

lametino231_88

Procedure, tempistiche: tutto rivoluzionato dalla tecnologia, con ciò che essa comporta

Quanto è cambiato il trasporto aereo negli ultimi decenni, in particolare nell’ultimo? Tanto, tantissimo, e lo ha fatto grazie al significante contributo della tecnologia. Le compagnie aeree, che sono aziende private in un mercato generalmente libero, hanno molto a cuore il tema dell’ottimizzazione delle risorse, del taglio dei costi e della riduzione delle perdite finanziarie; anche grazie a quest’ottica di risparmio ed efficienza sono nate regole e procedure che hanno stravolto il settore del trasporto aereo commerciale.

Il “problema”, per così dire, è che alcune cose sono state esasperate fino al punto di compromettere posti di lavoro e, allo stesso tempo, creare piccoli disagi alla vasta clientela, in barba all’ottimizzazione e alla sicurezza: non tutto quello che è economicamente/temporalmente efficiente, lo è anche da un punto di vista dell’assertività, della sicurezza e dell’attenzione nei confronti del cliente. Quella dell’automazione è una tematica molto attuale, che vede due tesi e fazioni contrapposte discutere pregi e difetti del progresso tecnologico: da una parte gli ottimisti che auspicano un mondo “senza lavoro” dove tutti avranno un reddito minimo di cittadinanza, e dall’altra chi vuole regolare il processo per mantenere centinaia di milioni di posti di lavoro “a rischio”. Si stima, infatti che nei prossimi anni intere professioni spariranno, annichilite dal progresso tecnologico dell’automazione. Il settore del trasporto aereo, per i motivi menzionati a inizio articolo, non è esente da questo tema e dai suoi sviluppi.

L’esempio più evidente ed eclatante è il check-in, una procedura che segue la prenotazione, tramite la quale si verifica l’idoneità del passeggero prenotato a partire (documentazione valida, condizioni fisiche, comportamento propenso al rispetto di leggi e regole) e si procede con l’emissione della carta di imbarco, che è una cosa diversa dal biglietto, contestualmente alla selezione del posto e all’eventuale spedizione del bagaglio da stiva, anch’esso opportunamente misurato, pesato e dal contenuto idoneo. Con l’automazione, il check-in è diventato sempre più un “compito” del passeggero, che spesso e volentieri è praticamente obbligato a farlo autonomamente a casa, pena il pagamento di un supplemento: il “controllato” dunque diventa autocontrollore, ovvero autodichiara di avere tutti i requisiti necessari, e inserisce da solo i dati del proprio documento di identità. Il posto, nella stragrande maggioranza dei casi, è scelto in automatico da algoritmi informatici, e la selezione di posti specifici comporta per il passeggero il pagamento di un supplemento. Risparmiando sul check-in con l’automazione, la compagnia aerea riduce il flusso ai banchi di accettazione, riduce il rischio di ritardo per congestione degli stessi, e risparmia la spesa sul personale, pagando però un “prezzo”: fa venire meno il contatto umano con il passeggero, sempre più assimilabile a un numero piuttosto che a un individuo, e penalizza il ventaglio delle sue scelte.

checkaut

Esempio di chioschi per il self check-in aeroportuale.

Il processo è lungi dall’essere finito: la pressione per l’automazione delle procedure è incessante, tant’è che sono stati sperimentati con successo anche alcuni dispositivi per la spedizione automatica dei bagagli da stiva, presso i quali i passeggeri possono procedere autonomamente al peso, all’etichettatura e alla spedizione degli stessi. In alcune parti del mondo è stato sperimentato l’imbarco automatico, dove i passeggeri scansionano la propria carta d’imbarco al gate e accedono a bordo degli aeromobili senza controlli documentali; comodo, direbbe qualcuno, ma poco sicuro, direbbe qualcun altro. La questione, tuttavia, rimane sempre la stessa: fino a che punto l’automazione è un progresso che garantisce gli stessi standard che si hanno quando a operare è un essere umano? Sarà il tempo a dirlo.

Francesco D’Amico

Pubblicato in (TLR) Francesco D'Amico, Aviazione e RPAS, Il Lametino | Contrassegnato , , , | 1 commento