Il problema del lavoro per i giovani

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 232) il 25 marzo 2017.

Oggi più che mai è imperativo trovare un’occupazione, tra le mille difficoltà

Ebbene sì, dopo anni di studio e formazione, dopo aver appreso tecniche, informazioni, conoscenze e competenze di un mestiere o di una professione, passiamo le nostre giornate a girovagare per i siti internet mandando curriculum vitae ovunque, e lo facciamo quasi come se fosse proprio questa attività di ricerca diventasse un lavoro a tempo pieno. I tempi per il pensionamento sono lontanissimi: spesso (o quasi sempre), presso gli uffici pubblici ci interfacciamo con persone di un’età superiore ai sessanta anni, che fanno il proprio lavoro da una quarantina di anni. Persone che dovrebbero godersi la pensione, la famiglia, i nipoti, persone che potrebbero fare passeggiate all’aria aperta e cedere il posto a noi giovani che di questo passo, tra un po’ giovani non saremo più.

Ci domandiamo, e continuiamo ripetutamente a domandarci sempre la stessa cosa: “di chi è la colpa di questa situazione?” La crisi, ma non solo. L’analisi che i giovani compiono offre diversi motivi di riflessione: per quasi il 30 per cento il problema principale sono i limiti strutturali del mercato che dà poche occasioni, bassa qualità e contratti brevi e precari; in secondo luogo viene la situazione economica complessiva; al terzo posto, la “preferenza data ai raccomandati”; al quarto la “minore esperienza”. Concorrenza degli immigrati e regole troppo rigide si attestano attorno al 5 per cento delle risposte, e solo un intervistato su cento ritiene che i giovani rifiutino alcuni lavori. Si riscopre quindi il lavoro manuale (pochissimi lo respingono), ma a certe condizioni: remunerazione adeguata, creatività e flessibilità d’orario sono gli aspetti decisivi.

Non è che da noi il mercato del lavoro sia più complesso rispetto agli altri paesi, è che in tutti i paesi evoluti i giovani hanno maggiori difficoltà di ingresso rispetto alle persone mature. Ma negli altri paesi ci sono servizi di orientamento scolastico e professionale che funzionano molto meglio che da noi. I giovani, fra l’altro, che escono da un ciclo scolastico non hanno una storia professionale da cui si possano trarre informazioni sulle loro attitudini e caratteristiche: il che costituisce per loro un handicap rispetto a chi ha qualche esperienza di lavoro alle spalle. Inoltre i giovani, rispetto alle persone mature, dispongono molto meno delle reti professionali e di altro genere, necessarie per avere le informazioni sulle occasioni di lavoro esistenti e le “presentazioni” eventualmente necessarie. Aspiriamo al lavoro della nostra vita, dei nostri sogni, e la società, oggi, ci offre tanti strumenti e tante possibilità di scelta. La soluzione è  adattarsi, crederci ancora, non abbattersi, reagire sempre in maniera positiva e ottimista anche se tutto ciò è difficile, per poi continuare a formarsi fino alla vecchiaia, quando poi un posto forse lo si trova. Volendo citare l’imprenditore e manager Matteo Marzotto, dalla crisi economica si possono trarre riflessioni su mestieri che finiscono, ma le opportunità esistono sempre. Mio nonno ha creato un gruppo nonostante due guerre mondiali”.

Claudia Siniscalchi

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