Scoperto un nuovo satellite di Nettuno, S/2004 N 1

Questo articolo è uscito sul blog GSI lo scorso 16 luglio 2013. Per maggiori informazioni circa la presenza dell’articolo su entrambi i siti, si consiglia la lettura della FAQ.

Perché S/2004 N 1? Perché è comparso in 150 foto scattate dal 2004 al 2009, e nessuno se ne è accorto… fino ad ora.

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Fonte: NASA.gov

Ha un diametro inferiore ai 20km ed è la più piccola luna di Nettuno scoperta fino ad ora. E’ riuscita a sfuggire alla missione di Voyager 2 che nel 1989 investigò il pianeta a caccia di informazioni. 150 foto scattate da Hubble tra il 2004 e il 2009 la ritraevano, ma nessuno, fino a due settimane fa, aveva intuito che quel punticino bianco fosse in realtà una nuova luna.

Mark Showalter del SETI Institute (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) americano di Mountain View (California), lo scorso 1 luglio, è lo scopritore di questo nuovo corpo celeste che al momento si chiama S/2004 N 1 ma che presto potrebbe avere un nome specifico così come gli altri corpi celesti ad esso vicini. Secondo lo scienziato americano, S/2004 N 1 si trova a circa 105.000km da Nettuno e compie una rotazione intorno al gigante gassoso in appena 23 ore; la sua orbita è compresa tra quella di Larissa e quella di Proteus.

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Posizione di S/2004 N 1 rispetto agli altri corpi celesti del sistema nettuniano.

La scoperta è interessante, nonché particolare. Interessante perché la nostra conoscenza del sistema solare si arricchisce con un altro tassello del puzzle, portando il numero delle lune di Nettuno a noi conosciute da 13 a 14 ed offrendo nuovi spunti per altre ricerche. Particolare perché,con la scoperta di tanti nuovi pianeti extrasolari e lo spostamento delle attenzioni verso tutto ciò che sta al di fuori del nostro sistema solare, con un pizzico di attenzione e spirito di iniziativa è ancora possibile scoprire nuovi corpi celesti vicini (astronomicamente parlando) a noi.

Ora che l’attenzione della comunità scientifica è concentrata su S/2004 N 1, potremo aspettarci in tempi brevi informazioni ancora più accurate su questo piccolo e misterioso satellite di Nettuno.

Francesco D’Amico

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Addio Tonino, con te se ne va un pezzo della nostra infanzia

Questo articolo è uscito sul blog GSI lo scorso 14 luglio 2013. Per maggiori informazioni circa la presenza dell’articolo su entrambi i siti, si consiglia la lettura della FAQ.

La storica voce di Homer Simpson che ha caratterizzato i ricordi della nostra generazione, se ne va dopo un lungo calvario.

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Il tempo passa per tutti. Sembrava ieri quando, dopo le lezioni scolastiche, aspettavamo impazientemente l’inizio delle divertentissime puntate de I Simpson. Sembrava ieri quando, prima di andare a dormire, guardavamo in tv un film comico con protagonista Eddie Murphy. Il legame tra queste due cose? La voce caratteristica di Antonino Accolla, Tonino per amici e fan, grandissimo doppiatore italiano al quale un po’ tutti i giovani erano affezionati. L’uomo dei “d’oh”, purtroppo, è venuto a mancare proprio oggi 14 luglio 2013 all’età di 64 anni, dopo una lunga malattia. Originario di Siracusa, si è imposto nello scenario del doppiaggio italiano, che come ben sappiamo è all’avanguardia, e ha conquistato milioni di fan in Italia.

E’ una persona che noi giovani abbiamo imparato a conoscere solo con la voce, essendo le sue comparse televisive molto rare. Noi, che siamo i Giovani Scrittori Indipendenti, abbiamo conosciuto il periodo d’oro della carriera di Accolla, quello delle puntate dei Simpson trasmesse da Italia 1 nel primo pomeriggio: un appuntamento fisso di una parte della nostra vita che ancora oggi ricordiamo con nostalgia, dato che quei momenti di (relativa!) spensieratezza scolastica non torneranno più a causa dei nostri impegni universitari e lavorativi. I giovani di tutta Italia, con la scomparsa di Accolla, vedono andare via un pezzo insostituibile della loro infanzia che non tornerà più.

Vorrei ricordarlo con la mia scena preferita della serie I Simpson, quella con co-protagonisti i personaggi di X-Files, Mulder e Scully:

“Ora la sottoponiamo a qualche test. Questa è una semplice macchina della verità, io le porrò alcune domande a cui risponderà sì o no, e lei dovrà dire solo la verità. Mi ha capito?”
Sì!
*BOOOM*

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Ciao, Tonino.

Francesco D’Amico

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Fanatismo animalista e democrazia sulla rete sono agli antipodi

Questo articolo è uscito sul blog GSI lo scorso 6 luglio 2013. Per maggiori informazioni circa la presenza dell’articolo su entrambi i siti, si consiglia la lettura della FAQ.

La pagina Facebook “A Favore della Sperimentazione Animale”, protagonista di tante battaglie contro l’ignoranza e il fanatismo tipico degli animalisti, è stata bannata dal noto social network.

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Giulia Corsini di Pro-Test Italia ha annunciato la chiusura della pagina Facebook “A Favore della Sperimentazione Animale”.

Dall’articolo “Facebook è sempre meno popolare” del sottoscritto, uscito sul mensile “Il Lametino” lo scorso 20 aprile 2013:

Facebook non funziona neanche come un forum, ossia un sito dedicato alle discussioni. Da una parte è possibile pubblicare un link o scrivere qualcosa, taggare qualche amico e discuterne, dall’altra non è possibile – o meglio, è difficile – discutere efficacemente e civilmente con le persone che aggrediscono in massa le pagine popolari per discutere notizie di una certa importanza. Offese, commenti senza senso, spam, pubblicità che non c’entra nulla con l’argomento trattato: si trova di tutto, e gli utenti e mandano il concetto di dibattito civile a farsi benedire. Un altro problema di Facebook è proprio la sua utenza: molte persone non sanno, o fanno finta di non sapere, che la rete ha le sue regole e non sempre quello che troviamo su internet rispecchia al 100% le nostre idee e le nostre opinioni, tanto che un numero pazzesco di utenti finisce col segnalare come inappropriati post, immagini o intere pagine che invece rappresentano un modo di pensare diverso, nient’altro.

Un moderatore di Facebook, ossia una persona pagata per smistare le segnalazioni ed eventualmente far intervenire le forze dell’ordine quando necessario, qualche giorno fa ha ammesso di non essere riuscito a prevenire uno stupro nei confronti di una bambina di 7 anni, semplicemente perché la segnalazione della bambina – che è riuscita ad usare Facebook per chiedere aiuto, non avendo altri mezzi a disposizione – è finita nel caos delle segnalazioni stupide di altri utenti, segnalazioni con giustificazioni veramente banali, rendendo impossibile un’azione tempestiva. Insomma, FB non presenta solo problemi intrinseci, ma è caratterizzato anche da un’utenza poco propensa allo scambio di opinioni, con conseguenze che possono essere tragiche. Forse è il caso di cambiare aria, forse è il caso di valutare bene le varie alternative che la rete ci offre. Il mondo è bello perché è vario, che senso ha limitare la propria concezione di social network a Facebook?

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Le segnalazioni su Facebook fatte senza cervello possono essere pericolose.

E’ proprio vero, su Facebook le discussioni e la libertà d’opinione sono concetti molto relativi. Qualcuno dice qualcosa che ti piace? Evviva, merita un mi piace. Qualcuno esprime opinioni diverse dalle tue? Non va bene, se sei sulla mia pagina ti cancello il post e ti banno, se la pagina è tua la segnalo e dico ai miei amici di segnalarla in modo da farla cancellare definitivamente da Facebook. Ecco cos’è successo alla pagina Facebook “A Favore della Sperimentazione Animale”, protagonista di tante battaglie contro il movimento animalista e le sue infinite contraddizioni: gli animalisti si sono messi d’accordo e hanno segnalato in massa la pagina Facebook con modalità simili a quelle che hanno portato al ban temporaneo delle pagine Protesi di complotto e Briganti. La differenza questa volta è che la pagina AFDSA potrebbe non essere così fortunata, e solo il blog ad essa associato continua a resistere alle minacce animaliste.

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Daria Giovannoni, fondatrice e presidentessa di “Pro-Test Italia”, annuncia la chiusura della pagina AFDSA.

La situazione ha dell’assurdo: dicendo la verità e mettendo in evidenza l’ignoranza animalista, si rischia di sparire dalla faccia del web. E’ democrazia questa? Piccola curiosità tragicomica: come potete vedere, la pagina AFDSA è stata segnalata per contenuti pornografici, come se fosse un covo di pedofili. Siamo veramente alla follia, e come se ciò non bastasse le pagine Facebook animaliste che hanno appoggiato atti illegali (vd. Farmacologia a Milano e Green Hill a Montichiari) continuano a rimanere lì, promuovendo una cultura animalista basata su intolleranza, violenza fisica e verbale e su tanta, tantissima arroganza. Come dimostrato dall’articolo uscito su Il Lametino, queste segnalazioni prive di senso possono essere pericoloseAvete letto la storia della bambina di 7 anni che è stata stuprata? Avete letto il riferimento ad atti pornografici? I moderatori di Facebook, sommersi da queste segnalazioni banali, certe volte non riescono a rispondere prontamente ai vericontenuti pedopornografici.

Insomma, non bastava l’adozione a distanza di un maiale con tutti i bambini che nel mondo muoiono di fame: gli animalisti ora riescono a danneggiare l’umanità ritardando le azioni legali nei confronti dei contenuti che sul web costituiscono una vera minaccia per i bambini. Complimenti, animalisti.

Complimenti.

Francesco D’Amico

Aggiornamento del 7/7/2013:
La notizia della sparizione della pagina AFDSA ha fatto il giro del web, e il nostro articolo è stato diffuso molto velocemente.

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Aggiornamento dell’8/7/2013:
Nonostante le segnalazioni di protesta, la riattivazione della pagina AFDSA tarda ad arrivare, il che è preoccupante. Il blog associato alla pagina AFDSA ha descritto l’accaduto nei dettagli e spiega, con un post chiaro, cosa fare per richiedere a Facebook la riapertura della pagina:

Post Scriptum: cosa si può fare per farla riaprire.

1) Segnalazione a Facebook.
In alto a destra vedete una rotellina, si apre una finestra, in basso l’ultima voce è ” centro di assistenza”, cliccatelo; andate su “segnala un problema e segnalate l’accaduto. Nessun testo preconfezionato, qui non si tratta di mailboming per gente che non è in grado di formulare una frase con la propria testa.

– fate attenzione a scrivere bene il nome ufficiale delle pagina (maiuscole comprese): “A Favore della Sperimentazione Animale” nella segnalazione
– se aggiungete il link: “https://www.facebook.com/pages/A-Favore-della-Sperimentazione-Animale/199124936795298?ref=ts&fref=ts”
Se tentate di postare il link sopra completo (cioè con il codice numerico come parte dell’url) sulla vostra bacheca o anche in un commento (anche qui) vi segnala che non potete postarlo perché è bloccato e vi permette di andare direttamente a una pagina di segnalazione dedicata (cliccando su “comunicacelo” in fondo al messaggio che compare), basta a quel punto indicare che volevate condividere un link a una pagina, mettere quell’url completa nel campo apposito e spiegare la situazione.

2) Potete anche aumentare il rating di questa domanda in italianohttps://www.facebook.com/help/community/question/?id=10201158732865780&referer=related

e questa in inglese
https://www.facebook.com/help/community/question/?id=10151744339637177&added

Pro-Test Italia si è unita al coro e ha denunciato l’attentato animalista alla libertà d’opinione. Suggeriamo anche la lettura di questo articolo.

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Aggiornamento del 10/7/2013
Mi è arrivato un messaggio privato molto interessante, speriamo sia vero.

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Aggiornamento del 15/07/2013:
Invitiamo i razionalisti ad iscriversi alla pagina FB “In Difesa della Sperimentazione Animale“, pagina provvisoria che al momento sta sostituendo AFDSA.

Aggiornamento del 17/07/2013:
AFdSA è finalmente tornata!

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MilleMiglia Alitalia, caos per la scadenza dei punti

Questo articolo è uscito sul blog GSI lo scorso 6 luglio 2013. Per maggiori informazioni circa la presenza dell’articolo su entrambi i siti, si consiglia la lettura della FAQ.

Servizio di assistenza clienti intasato, minacce di ricorso, attivazione di un numero verde e congelamento delle miglia per i clienti che hanno compilato un modello speciale: cronistoria di una polemica tipicamente all’italiana.

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Il logo del programma frequent flyer di Alitalia, MilleMiglia.

L’ormai ex compagnia di bandiera è accusata, giustamente o no, delle cose più disparate. Questa volta la bufera riguarda la scadenza delle miglia del programma “MilleMiglia” 2008-2012. Per chi non è pratico con le miglia, sono dei punti che si guadagnano principalmente volando con una determinata compagnia o con altre compagnie associate. Solitamente sono le compagnie full service ad avere l’esclusiva di questi programmi di fidelizzazione che premiano in particolar modo chi viaggia spesso (i frequent flyer) con premi e privilegi speciali. In Europa, i colossi Ryanair edeasyJet non hanno nessun vero programma di fidelizzazione e raccolta punti, negli Stati Uniti invece tra le compagnie low cost tali programmi sono diffusi. E’ il caso della gettonatissima jetBlue, che oltre ad avere un programma di raccolta punti dedicato ed una crescente partnership con alcune tra le più prestigiose compagnie del mondo, ha di recente modificato il suo regolamento in modo tale da non far scadere le sue miglia dopo lunghi periodi di inattività.

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Lo scorso 17 giugno la compagnia americana jetBlue, basata a New York JFK, ha annullato la scadenza di tutte le miglia guadagnate dai soci del programma TrueBlue.

Questo, in America. In Italia, il regolamento del programma MilleMiglia 2008-2012 accettato dai clienti in fase di iscrizione, creato tra l’altro seguendo la legge italiana che impone per i concorsi a premi una durata massima di 5 anni, prevedeva in deroga la possibilità di spendere le miglia accumulate per un periodo di sei mesi aggiuntivi, dal 1 gennaio 2013 al 30 giugno. Il nuovo programma, 2013-2015, è iniziato con un saldo miglia distinto (non era possibile combinare le miglia delle due edizioni per richiedere un premio) e tantissime novità; inoltre, per chi ha volato durante il primo trimestre, non sono mancati bonus e altri vantaggi.

Mai come ora la tendenza tipicamente italiana ad aspettare l’ultimo momento per fare le cose si è manifestata in tutte le sue sfaccettature tragicomiche. Con l’avvicinarsi del 30 giugno, i servizi di assistenza clienti (inclusa l’efficientissima pagina Facebook con oltre un milione di fan) sono stati letteralmente intasati dai clienti che nei sei mesi appena trascorsi, apparentemente, non si sono degnati di spendere le miglia rimaste del conto relativo al quinquennio precedente e, addirittura, alcune associazioni di consumatori hanno minacciato ricorsi. In risposta a questo putiferio, Alitalia ha permesso ai soci MilleMiglia, UlisseFreccia AlataFreccia Alata Plus e Freccia Alata Plus Per Sempre di “congelare” le miglia della vecchia edizione con l’iniziativa speciale “SOS Miglia” (alla quale si poteva aderire via telefono chiamando ad un apposito numero verde o tramite il sito stesso dell’Alitalia) e lasciarle in una fase di stasi fino a quando, via telefono, un operatore Alitalia contatterà gli interessati per permettere loro di spendere le miglia. Dalla pagina Facebook della compagnia fanno sapere che non è possibile per i soci MM contattare di persona il servizio clienti per acquistare un biglietto premio con le miglia della vecchia edizione: bisognerà aspettare la loro chiamata. Nel caso in cui il cliente non dovesse risultare raggiungibile, sempre dalla pagina FB lo staff di Alitalia garantisce che ci saranno più tentativi di contatto.

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Il logo dell’iniziativa “SOS Miglia” che ha permesso a chi è riuscito ad inoltrare la richiesta prima del 1/7/2013 di congelare le miglia della vecchia edizione 2008-2012.

Per chi non ha aderito all’iniziativa SOS Miglia ma ha volato con Alitalia di recente, può contare sulprogramma Fedeltà per trasferire una parte (o tutte) le miglia della vecchia edizione alla nuova. Aspettiamoci la solita valanga di lamentele da parte dei passeggeri.

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Col bonus Fedeltà è possibile trasferire una parte – o la totalità – delle miglia inutilizzate dalla vecchia edizione alla nuova.

P.S.
Io ho 24.000 miglia congelate e non sono riuscito a prenotare un biglietto premio perché uno o più voli dell’itinerario che avevo scelto risultavano non confermati dalla programmazione Alitalia. Chissà come finirà.

Francesco D’Amico

Aggiornamento del 9/7/2013:
Stamattina alle 10:00 sono stato contattato da un operatore gentilissimo e ho speso buona parte delle miglia rimaste per un biglietto premio. Piano piano vi contatteranno tutti, state tranquilli!

Aggiornamento del 30/08/2013:
Non avendo ancora ricevuto il Bonus Fedeltà, ho chiesto informazioni agli amministratori della pagina Facebook di Alitalia. Hanno risposto dicendomi che l’iniziativa SOS Miglia è ancora in corso, e solo al termine di tale iniziativa (previsto per domani 31 agosto 2013) riceverò il bonus. Significa, se ho capito bene, che la compagnia sta ancora contattando i soci con miglia congelate per richiedere l’acquisto dei biglietti premio con le miglia rimaste. E’ una buona notizia, in fondo.

Aggiornamento del 3/09/2013:
Ho ricevuto poco più di 4.000 miglia per il bonus Fedeltà (il 50% delle miglia rimaste non spese), il che significa che tutte le miglia della vecchia edizione 2008-2012 che non sono state ancora spese sono scadute definitivamente.

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Beppe Grillo, il carnivoro antivivisezione

Questo articolo è uscito sul blog GSI lo scorso 1 luglio 2013. Per maggiori informazioni circa la presenza dell’articolo su entrambi i siti, si consiglia la lettura della FAQ.

Il noto blogger italiano cade nella trappola della scarsa informazione scientifica.

Anche se i suoi consensi sono in calo, Beppe Grillo è e rimane l’astro nascente dello scenario politico italiano. Per molti individui le sue parole sono dettami da seguire alla lettera e lui fa di tutto pur di accontentare il popolo, ammaliando le masse con frasi shock e dichiarazioni forti.

Ora, tralasciando i dettagli politici di Grillo e del MoVimento 5 Stelle che qui sul blog dei Giovani Scrittori Indipendenti sono fuori luogo, ci occupiamo di un altro aspetto delle “orazioni” del noto blogger genovese: quello medico-scientifico. Già in passato abbiamo dato voce al nuovo movimento razionalista che supporta la sperimentazione animale, distruggendo una ad una le varie tesi animaliste in materia e mostrando agli italiani la vera natura dei fanatici “pro vita”. Il nostro articolo “Sperimentazione animale, parlano gli altri” espone alcuni fattori chiave del dibattito in corso e rimanda a vari siti e pagine Facebook che hanno il compito di dire le cose come stanno realmente, senza cadere nel fanatismo.

Veniamo al dunque. La newsletter di oggi di Beppe Grillo riporta un articolo che si commenta da solo:

Firma e invita tutti i tuoi amici, è un’occasione unica per fermare la vivisezioneStopVivisection

Dobbiamo fermare questa pratica crudele sui nostri fratelli animali. Possiamo fare di meglio e ora la scienza e la tecnologia ci consentono di utilizzare procedure sensate, nuove e all’avanguardia per comprendere meglio come le sostanze chimiche tossiche incidono sulla salute umana, proteggendo al contempo i nostri fratelli animali. È uno sforzo lodevole. Jeremy Rifkin, Presidente della “Foundation on Economic Trends

“Sostenete insieme a me l’Iniziativa dei cittadini europei “Stop Vivisection”. Questa iniziativa chiede la fine di quella pratica barbara e insensata di sottoporre milioni di animali a grandi sofferenze e alla morte per testare le sostanze chimiche tossiche per l’uomo. Da anni i governi, le multinazionali e i ricercatori affermano che la sperimentazione animale per la valutazione del rischio di sostanze chimiche per la salute dell’uomo è fondamentale per assicurare il benessere della nostra specie. Ma ora i recenti progressi nel campo della genomica, della bioinformatica, dell’epigenetica e della tossicologia computazionale forniscono nuovi strumenti di ricerca molto più accurati per studiare l’impatto delle sostanze chimiche tossiche sulla salute dell’uomo. Le associazioni anti-vivisezione e le organizzazioni per i diritti degli animali sostengono questa tesi da tantissimi anni e sono state dileggiate da enti scientifici, associazioni e lobby di settore che le accusano di essere “anti-progresso” e di preoccuparsi più degli animali che delle persone. Ora, curiosamente, l’establishment scientifico è giunto alle medesime conclusioni. Alcuni anni fa, il National Research Council della National Academy of Sciences degli Stati Uniti, il più importante ente scientifico d’America, ha pubblicato un ampio studio che metteva in discussione il valore dei test di tossicità ai quali milioni di animali vengono sottoposti. Secondo il rapporto, “i test attuali forniscono poche informazioni su modalità e meccanismi d’azione che sono fondamentali per comprendere le differenze interspecie nella tossicità, e poche informazioni, se non addirittura nessuna informazione, per la valutazione della variabilità e della suscettibilità umana”. In altre parole, ogni anno milioni di animali sono sottoposti a insensate sofferenze e portati alla morte, sebbene i test forniscano pochissime informazioni per la valutazione del rischio di queste sostanze chimiche per l’uomo. I test di tossicità sugli animali sono semplicemente cattiva scienza. Il rapporto della National Academy of Sciences sostiene che nuove tecnologie all’avanguardia ora offrono per la prima volta la possibilità di ottenere dati più accurati sull’esposizione al rischio chimico senza la necessità di continuare questa barbara sperimentazione chimica sui nostri fratelli animali. Gli autori del rapporto, infatti, dicono che “nel corso del tempo, la necessità di sperimentazione animale dovrebbe ridursi notevolmente e potrebbe essere persino eliminata”. Buone notizie per i nostri fratelli animali: le nuove metodologie per i test di tossicità salveranno la vita di milioni di animali e tengono fede alla promessa di salvare la vita di milioni di esseri umani. Procedure più rapide ed economiche e dati più accurati velocizzeranno la valutazione del rischio di sostanze chimiche e forniranno i mezzi per creare nuovi farmaci e operare altri interventi a tutela della nostra salute. In breve, tutti vincono: sia noi, sia i nostri fratelli animali. Con i nuovi modelli sperimentali all’avanguardia non c’è più bisogno di sottoporre milioni e milioni di animali a test disumani in laboratori di ricerca. È arrivato il momento di eliminare gradualmente la ricerca sulla vivisezione e i laboratori dell’Unione europea e di tutto il mondo. Spero che vi unirete a me e a milioni di altri cittadini europei per fermare questa pratica crudele.” Jeremy Rifkin

Insomma, incoerenza a parte, prendere in giro le masse tirando in ballo argomenti “shock” per rendere più facile la caccia al consenso sembra un metodo efficace. Come in questo caso, purtroppo, si rischia di cadere nell’errore, usando un blog molto seguito per dare voce a concezioni della ricerca e dello sviluppo scientifico che sono lontane anni luce dalla realtà.

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Rifkin, economista, si esprime su un argomento che non può conoscere nei dettagli. Ecco l’attacco ironico nei suoi confronti comparso su Facebook.

Non è mancato un attacco allo stesso Rifkin, economista che forse crede di essere competente in materia di sperimentazione animale. Caro Rifkin, dare peso alla tua posizione è una fallacia logica nota come “argumentum ad auctoritatem“. Ma ecco arrivare un’altra perla direttamente dalla pagina Facebook “A Favore della Sperimentazione Animale”.

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Un’altra immagine della pagina FB “A Favore della Sperimentazione Animale” che mette ulteriormente in evidenza le contraddizioni di Grillo.

A proposito di sperimentazione animale, date un po’ un’occhiata alla denuncia di Pro-Test Italia nei confronti degli “eroi” animalisti che sono riusciti a “liberare” tanti animali dai “laboratori-lager”:questo comunicato stampa riporta fatti che dovrebbero invitare i cittadini italiani, Grillo incluso, a riflettere sulla vera natura del movimento animalista.

Il 20 Aprile 5 animalisti attivisti hanno fatto irruzione nello stabulario di Via Vanvitelli a Milano e ne sono usciti portandosi via un centinaio di topi ed un coniglio. Lo scopo di questo gesto era la “liberazione” delle cavie, in quanto, a parere dei suddetti attivisti, questi animali sarebbero sottoposti a torture da parte dei ricercatori.

Oggi siamo venuti a conoscenza delle condizioni in cui vivono alcuni di questi animali, attraverso alcune foto pubblicate su Facebook.

In una foto si può osservare che i topi sono stati tenuti in un bagno, un ambiente non esattamente ideale al soddisfacimento delle necessità dell’animale. In altre foto è possibile notare che gli animali sono stati rimescolati e messi assieme non rispettando le gerarchie che si stabiliscono nei gruppi di roditori, ciò li rende stressati ed aggressivi. Si possono poi vedere foto in cui ci sono tantissimi animali in uno spazio ristretto e questo rappresenta un altro grande problema, se gli animali in ogni gabbia sono troppi, possono accadere fenomeni di cannibalismo e aggressione. Anche mettere gli animali isolati in gabbie singole, come afferma di aver fatto l’attivista in possesso degli animali è un altro grande problema. Questo è infatti un fattore di stress per i topi. L’isolamento sociale, come è noto, può indurre depressione nell’uomo ed è usato come modello di questa patologia negli animali.

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Da alcuni commenti alle foto si evince che a casa dell’attivista, detentrice di ben 90 topi, gli animali, geneticamente modificati per sviluppare patologie gravi a fini di ricerca, si sono accoppiati. Non sappiamo se questi fossero portatori della stessa patologia o di patologie diverse; nel secondo caso saremmo di fronte ad un animale con più modificazioni genetiche di cui non conosciamo le conseguenze e ci dispiacerebbe sapere che a causa di questa grave disattenzione nel gestire gli animali ne siano nati altri, malati e sofferenti a vita, poiché provenienti da roditori creati per studiare patologie ad oggi incurabili.

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Come dichiarato da Giuliano Grignaschiresponsabile Animal Care Unit dell’Istituto Mario Negri:

“Dalle foto che ho potuto osservare é evidente che i topi di cui si occupa questa attivista sono mantenuti in condizioni assolutamente non controllate e poco adatte alla specie. Soprattutto é gravissimo il fatto, se vero, che si siano fatti accoppiare animali geneticamente modificati modello di patologie e che siano perciò nati nuovi animali malati (forse ancora più gravemente), senza nessuna reale necessità; se questo fosse vero sarebbe lecito chiedersi chi risponderà per le assolutamente inutili sofferenze a cui saranno soggetti questi animali

Come associazione ci preoccupiamo del benessere animale e riteniamo che questa situazione sia inaccettabile. Queste persone non solo hanno fatto perdere milioni di euro a contribuenti e donatori e hanno spento la speranza di milioni di malati nel mondo, ma a causa della loro scarsa conoscenza di quelle che sono le esigenze dei roditori che hanno prelevato, gli animali vivono in condizioni non adeguate alla loro specie, a differenza del contesto di laboratorio dal quale provengono e nel quale si trovavano in perfetto stato sia fisico che psicologico. Come se non bastasse, nuovi animali portatori di gravi patologie sono stati fatti nascere nonostante non ci fosse necessità.

Ci auguriamo che casi come questo siano soltanto delle eccezioni, e che vengano debitamente stigmatizzati da chiunque abbia veramente a cuore la tutela del benessere degli animali, sia in un contesto di laboratorio, sia al di fuori.

Cari lettori, dobbiamo iniziare ad aprire gli occhi.

Francesco D’Amico

Aggiornamento del 2/7/2013
La pagina Facebook Pro-Test Italia ha condiviso questo link, ribadendo il concetto già espresso in questo articolo: qui si tratta di corretta divulgazione scientifica, non di politica. A prescindere dallo schieramento, un leader dovrebbe puntare, sempre e comunque, alla correttezza dell’informazione.

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Piccola sorpresa su liquida.it:

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Non è mancata la condivisione del nostro articolo da parte della pagina Facebook che per prima ha messo in evidenza le fandonie di Grillo e di Rifkin, “A Favore della Sperimentazione Animale“. Ne approfittiamo per segnalare anche questo articolo contro gli animalisti, ne raccomandiamo la lettura.

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Aggiornamento del 7/7/2013:
L’articolo è stato pubblicato dalla pagina FB “No al Nazismo Verde II“, che raccomandiamo.

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Cospirazionisti? Ridiamoci su con Protesi di complotto

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 22 giugno 2013 e potete trovarlo anche sul blog GSI (si consiglia sempre la lettura della FAQ). Per motivi di spazio, l’articolo è stato ridimensionato e il testo mostrato in figura non corrisponde a quello originale.

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Una pagina Facebook dedicata alle follie del movimento complottista.

“Nell’era dell’informazione l’ignoranza è una scelta” è uno dei miei cavalli di battaglia. Grazie ad internet la conoscenza è accessibile a tutti, e anche se una pagina di Wikipedia non può sostituire il capitolo di un libro, le informazioni più essenziali sono ormai aperte a tutti. Sono scomparsi i giochi televisivi con domande aperte per il pubblico a casa, perché ora tutti possono rispondere ad una domanda con estrema facilità proprio grazie alla rete.

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Il banner della pagina Facebook “Protesi di complotto” fa riferimento alle note quanto strampalate teorie sulle scie chimiche.

Come ogni cosa, la rete ha anche i suoi contro. Nell’ultimo decennio, anche e soprattutto a causa degli attentati dell’11 settembre 2001, c’è stato un proliferare senza precedenti di teorie del complotto. Il problema è serio per un motivo semplicissimo. Un tempo c’era la consapevolezza della non conoscenza, ora c’è la convinzione della conoscenza, che rende le baggianate pubblicate su internet delle verità assolute per coloro che sono poco informati. Alcuni politici appartenenti ad un partito che non sarà specificato in questo articolo hanno preso molte di queste teorie sul serio, è la cosa è preoccupante.

complottardi, chiamiamoli così quelli che vedono complotti ovunque e pensano di conoscere il mondo meglio degli altri, non sono bravi con la logica. Per loro, l’onus probandi (onere della provain latino, noto in inglese come burden of proof) è un concetto poco noto. Quindi, per fare un esempio pratico, non c’è bisogno di dimostrare la natura cospirazionista di un particolare evento, si parte considerando un evento importante come un complotto e si aspettano le prove volte a dimostrare il contrario, alla faccia della logica. Ma come si dimostra che il complotto non c’è? Come si dimostra che lassù non c’è un enorme drago spaziale invisibile che aspetta il momento più opportuno per attaccare la Terra? Come si fa a dimostrare che gli unicorni non esistono? La logica parla chiaro: la posizione di default di fronte ad un’affermazione è di non ritenerla vera o convincente (che non significa ritenerla falsa) fino a prova contraria. Un complotto, anche se apparentemente scontato perché è bello e appagante trovare spiegazioni facili quando succede qualcosa, è tutto da dimostrare, ma questo i nostri cari complottardi (o complottari) non l’hanno capito, o fanno finta di non capirlo.

Obey

L’immagine del profilo della pagina Facebook “Protesi di complotto”, tratta dal celebre film “Essi Vivono” di Carpenter (1988).

Sulla pagina Facebook Protesi di complotto, dedicata alle citazioni complottistiche, si trova di tutto. L’amministratore della pagina posta immagini prese dal web che mostrano commenti e affermazioni di complottardi impegnati nel loro lavoro: farsi le cosiddette “seghe mentali”. Scie chimichealieni rettiliani che controllano il mondo, vaccini letali, la miracolosa acqua diamante,Nuovo Ordine Mondiale (New World Order o NWO in inglese), microchip sottocutanei per il controllo della popolazione… certa gente è proprio messa male e grazie a Protesi di complotto possiamo farci qualche risata, anche se alcuni commenti sono veramente da manicomio e invitano il lettore a riflettere sul ridimensionamento della democrazia in Italia (non a caso la serie di immagini più gettonata si chiama “Gente con diritto di voto”, che ha superato la soglia delle 100 immagini). Ad alcuni, in particolare ai complottari violenti che minacciano tutti quelli che non sono d’accordo con loro, questa pagina Facebook non piace affatto, tanto che per qualche giorno è stata rimossa da Facebook a causa di ripetute segnalazioni, per poi ritornare più popolare che mai. Curiosità: l’immagine del profilo scelta dall’amministratore viene dal film “Essi Vivono” di John Carpenter, uscito nel 1988, dove un uomo riesce a distinguere gli esseri umani normali da entità aliene grazie ad alcuni occhiali speciali. Insomma, meno male che in quell’oceano di follie che è internet, qualcuno con la testa a posto c’è ancora.

Gombloddo

Grazie a Domenico Pasquariello del NWO Italia per questa massima filosofica di Boromir.

Ora aspettiamo i complottardi che accuseranno i GSI di essere alieni rettiliani collusi in collaborazione col Nuovo Ordine Mondiale per il grave reato di aver postato questo articolo e di aver contribuito alla conquista del mondo e alla sottomissione del genere umano in cambio di ingenti somme di denaro. Qualcuno ci salvi.

Francesco D’Amico

Aggiornamento del 28/06/2013.
L’Amministratore della pagina Facebook ha pubblicato il nostro articolo e promette che manderà un Boeing 747 qui a Lamezia per irrorarci. Grazie Protesi! A proposito di FB, votate “Protesi di complotto” come miglior pagina Facebook ai Macchianera Awards, alla faccia dei complottisti.

Protesi

Aggiornamento del 26/07/2013:
L’articolo è finito anche su scetticamente.it, ringraziamo lo staff del sito per la condivisione. Segnaliamo anche la loro pagina Facebook, iscrivetevi se siete interessati.

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Battaglia di Maida, investimento sicuro per Lamezia

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 22 giugno 2013 e potete trovarlo sia sul blog GSI (si consiglia la lettura della FAQ) che sul sito internet Lameziainstrada. Per motivi di spazio, l’articolo è stato ridimensionato e il testo mostrato in figura non corrisponde a quello originale. Agli interessati suggeriamo questa pagina Facebook dedicata all’argomento.

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Qualche semplice motivo per il quale ogni lametino dovrebbe supportare il progetto.

Immaginate di avere, su un tavolo, un libro sulla Battaglia di Maida, la classifica degli aeroporti italiani pubblicata dall’ENAC e un libro sulla storia di Lamezia Terme, con tanto di “Vis Unita Fortior” riportato sulla copertina. Il legame tra queste tre cose? Apparentemente nessuno, ma qualcosa c’è. Perché la Battaglia di Maida potrebbe essere una miniera d’oro per la nostra città e per il nostro aeroporto. L’evento storico è stato già descritto nei dettagli più volte nel corso degli anni, rendendo l’ennesimo articolo di stampo storico-descrittivo ridondante, superfluo e, diciamolo, noioso. Questo articolo affronta un tema separato ma parallelo, ossia come fare per poter sfruttare economicamente l’evento, portando ricchezza in una terra come la nostra che di problemi ne ha decisamente troppi.

Partiamo dalla classifica ENAC degli aeroporti italiani. Troveremo quello di Lamezia Terme tra i primi 20: non male. Peccato, però, che tra tutte le città menzionate, quella di Lamezia risulta essere l’unica a trarre pochissimi benefici dalla presenza di un aeroporto internazionale a qualche km dal suo centro. L’aeroporto di Sant’Eufemia è a Lamezia, ma  turisti in arrivo vanno a visitare la città? Qualcuno ha mai visto un gruppo di tedeschi, francesi o inglesi passeggiare sul Corso, visitare il nostro Museo Archeologico e il Castello Normanno? Io, che problemi di vista non ne ho, posso dirvi che di questi turisti, durante l’estate, non c’è neanche l’ombra. Arrivano a Lamezia… ops, specifichiamo, all’aeroporto di Lamezia, e poi si volatilizzano: noleggiano macchine o prendono pullman già predisposti e si dirigono verso le mete turistiche calabresi che ben conosciamo (TropeaPizzo e Soverato, per esempio). Lamezia Terme è snobbata dai turisti per una serie di motivi: il primo è la forte stagionalizzazione del turismo in Calabria, regione che ha l’etichetta di meta degna di nota solamente durante il periodo estivo, cosa che dovrebbe cambiare (i resti risalenti alla colonizzazione greca, per esempio, stanno lì tutto l’anno a prescindere dalla temperatura esterna e meritano sempre una visita), il secondo, e qui dovrebbe arrivare un’ondata di mea culpa da parte della classe dirigente locale, è l’incapacità di attirare i turisti.

Lamezia Terme è talmente sconosciuta in Italia e in Europa da “giustificare” l’esistenza di vere e proprie castronerie sui vari siti internet di compagnie aeree e tour operator. Tanto per fare qualche esempio, nel momento in cui questo articolo è stato scritto, il sito di Alitalia dice che Lamezia Terme è a 40km dal suo aeroporto (!!!). Per il sito di Air Franceil nostro aeroporto sta a “South Eufemia” (Sud Eufemia, in inglese). Tour operator polacchi vendono biglietti per l’aeroporto che sta a “Lamezia di Terme”. Il sito di easyJet sembra essere l’unico a parlare dignitosamente delle “meraviglie” della nostra città, con qualche forzatura un po’ ovvia e banale. Per un lametino D.O.C. queste cose sono abbastanza gravi, ma c’è poco da fare per cambiare la situazione. Quel libro dedicato alla storia di Lamezia che abbiamo messo sul nostro tavolo immaginario è destinato a rimanere un volume di nicchia in tutte le biblioteche. O forse no?

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Ecco, quindi, che entra in gioco il libro sulla Battaglia di Maida, che nonostante il nome è stata combattuta, probabilmente, a Palazzo, in prossimità del bosco AmatelloAlcuni segnali stradali potrebbero evidenziare i luoghi chiave della battaglia (in questi casi si usano segnali con il simbolo di due spade incrociate, che indicano appunto un luogo interessato in passato da un evento bellico di rilevanza), dando ai turisti “in fuga” da Lamezia un motivo per passare un po’ di tempo da noi. Non sarebbe da escludere la costruzione di piccoli monumenti commemorativi nei luoghi chiave, con incisioni in più lingue per massimizzarne l’efficacia e l’importanza. Il Museo Archeologico lametino potrebbe aprire una sala dedicata all’evento, con reperti dell’epoca e descrizioni, in più lingue, del contesto storico in cui la battaglia è avvenuta. Il nostro comune potrebbe ordinare l’affissione di una targa commemorativa in onore dei soldati francesi feriti che sono stati trucidati nel convento di San Domenico, attirando l’interesse dei turisti francesi oltre che inglesi. Accordi commerciali con tour operator esteri potrebbero garantire un buon flusso turistico destagionalizzatoergo non limitato al solo periodo estivo. Convegni periodici con i vertici dell’ambasciata britannica consoliderebbero ulteriormente l’investimento su Lamezia. Vista la crescente importanza di Lamezia Terme in Gran Bretagna e il conseguente aumento dei turisti in arrivo, il nostro aeroporto potrebbe aumentare le frequenze settimanali per Londra, passando magari dai collegamenti point-to-point (senza coincidenze) di Ryanair per l’aeroporto di Londra-Stansted a collegamenti full service con coincidenze della British Airways per Londra-Heathrow e/o Londra-Gatwick, capaci di portare turisti in transito da tutto il Regno Unito e aumentare considerevolmente il target turistico.

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Airbus A320 della British Airways a Milano-Linate. Sarebbe un ottimo risultato per la Calabria portare questa compagnia a Lamezia Terme. Foto di Giorgio Varisco.

 

Un flusso turistico anche contenuto porterebbe soldi e sviluppo in un’area della Calabria che risulta essere abbandonata a se stessa nonostante la presenza di un aeroporto internazionale. Immaginate gruppi di turisti che arrivano a Lamezia Terme e passano per il nostro museo, decidendo poi di prendere qualcosa ad un bar e/o di acquistare qualcosa in uno dei tanti negozi del Corso e, infine, di incamminarsi verso il castello normanno, che potrebbe attirarli nonostante non abbia nulla a che fare con la Battaglia di Maida. Moltiplicate questa scena per due, cinque, dieci, cento e mille volte, e pensate un po’ ai benefici che la nostra città potrebbe ottenere da questo flusso.

Francesco D’Amico
Foto di Giorgio Varisco, GolfVictorSpotting.it

Aggiornamento del 4/7/2013
Con piacere vi informiamo che proprio ieri l’articolo è stato pubblicato sul sito internet lameziainstrada.it. Ringraziamo lo staff del sito per aver condiviso l’articolo.

Maida

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Tempi di viaggio gonfiati, compagnia puntuale

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 25 maggio 2013. Potete trovarlo anche sul blog GSI. Per maggiori informazioni circa la presenza dell’articolo su entrambi i siti, si consiglia la lettura della FAQ.

Articolo pubblicato su Il Lametino lo scorso 25 maggio 2013.

Un “trucco” per migliorare i risultati operativi e sottrarre clientela alla concorrenza.

Non potrò mai dimenticare le parole di un amico che qualche settimana fa, descrivendo la sua esperienza con una nota compagnia aerea, riportò le parole del Comandante di un volo: “Come al solito partiremo in perfetto orario e arriveremo in perfetto anticipo”. Caspita, che missile, che efficienza. Non come gli altri, che fanno sempre ritardo.

La puntualità è una cosa importantissima per una compagnia aerea. Per una full service, che opera i transiti, far perdere la coincidenza e/o i bagagli ai suoi clienti comporta danni economici e di immagine notevoli. Per una low cost che spreme equipaggi ed aerei al massimo, i ritardi hanno forti ripercussioni sull’operatività dei voli nell’arco di una giornata e certe volte sforare significa dover cancellare dei voli. Le compagnie elaborano continuamente regole per garantire la puntualità e farsi una concorrenza sempre più spietata, mentre i passeggeri scelgono le compagnie puntuali perché non hanno – o, almeno, dicono di non avere – tempo da perdere.

In realtà, dietro a questa “lotta per la supremazia” c’è anche tanta, molta furbizia. Quando acquistiamo un viaggio su internet o tramite agenzia, vediamo riportate informazioni essenziali come le compagnie coinvolte, i numeri dei voli, la tipologia degli aerei, gli scali di arrivo e destinazione, e la durata del viaggio in aereo, spesso chiamata “durata del volo”. Quest’ultima, per definizione, è compresa nella durata del viaggio, perché il tempo che l’aereo passa in aria si inserisce in una serie di operazioni (imbarco, chiusura porte, sblocco dal parcheggio, fase di taxi dal parcheggio al fondo pista, eventuale attesa per il traffico aereo, decollo, volo, atterraggio, taxi verso il parcheggio, blocco, apertura delle porte, sbarco di passeggeri e bagagli) la cui durata varia in base alle situazioni e soprattutto in base agli aeroporti. Per esempio, gli aeroporti grandi hanno tempi di taxi e di attesa molto più lunghi rispetto ai piccoli aeroporti, e il tempo di viaggio totale ne risente. Una domanda sorge spontanea: dov’è l’imbroglio? Semplice: una compagnia può, sempre e comunque secondo certi limiti perché si rischiano multe se si esagera, gonfiare il tempo di viaggioin modo da migliorare la sua on time performance (performance di puntualità). Siti usati da viaggiatori assidui come archivio per i loro voli, come My.FlightMemory.com e FlightDiary.net, hanno un sistema che calcola con una certa affidabilità il tempo di volo da uno scalo ad un altro, riportando un valore che si può confrontare col tempo di viaggio totale dichiarato dalla compagnia,smascherando il trucco. Certo, ci sono vari casi in cui un tempo di viaggio gonfiato può essere perfettamente comprensibile, ma in tanti altri casi le cose non stanno esattamente così. Un viaggio tra due aeroporti medio-piccoli dura circa 15-20 minuti in più del volo: per esempio, se il tempo di volo tra lo scalo A e lo scalo B è di circa 1h 40min, il tempo di viaggio totale dichiarato dalla compagnia generalmente non dovrebbe superare le 2h. Se supera la soglia delle 2h 15min, si tratta probabilmente di un tempo di viaggio gonfiato. Come è stato detto in precedenza, non bisogna mai esagerare: se un volo atterra regolarmente con più di un quarto d’ora di anticipo (STA -15, in codice aeronautico), le autorità competenti possono far scattare multe salate. Alle compagnie che gonfiano i tempi di viaggio non importa, 10 minuti di anticipo sono sufficienti.

Cosa significa, quindi, gonfiare il tempo di viaggio? Significa, e questa non è una barzelletta, potersi permettere di partire con 10 minuti di ritardo ed arrivare con 10 minuti di anticipo o di partire con 20 minuti di ritardo e arrivare in perfetto orario. Significa ridurre il rischio di dover rimborsare il biglietto ad un passeggero a causa di un forte ritardo, significa convincere i passeggeri di aver scelto una compagnia aerea efficiente, significa sottrarre clientela alla concorrenza. La prossima volta, guardate l’orologio (non il cellulare, è vietato!) nel momento in cui l’aereo decolla e ricordate l’ora. Fate lo stesso quando l’aereo atterra. Se, questo nel caso di un volo nazionale tra due aeroporti non molto congestionati, la differenza tra il tempo di viaggio riportato dal biglietto acquistato e il tempo di volo da voi cronometrato supera i 25 minuti, iniziate a riflettere sulla serietà della compagnia aerea da voi scelta.

Francesco D’Amico

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Sperimentazione animale, parlano gli altri

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 25 maggio 2013. Potete trovarlo anche sul blog GSI. Per maggiori informazioni circa la presenza dell’articolo su entrambi i siti, si consiglia la lettura della FAQ.
 

C’è chi dice basta alla disinformazione dei media “controllati” dagli animalisti

Ecco che inizia uno dei soliti talk show o un servizio speciale di un telegiornale, una scena abbastanza ricorrente. L’argomento riguarda la natura e/o gli animali, ed ecco comparire l’animalista/ambientalista di turno dire le solite cose, ammaliando le masse in ascolto e chiedendo loro – più o meno direttamente – di appoggiare l’ennesima campagna per la Vita sulla Terra versando una quantità di denaro. Animalisti ed ambientalisti sono regolarmente presentati come dei salvatori, come delle persone competenti alla pari coi veri specialisti: alla salute ci pensa il medico, alle cause ci pensa l’avvocato, alle costruzioni ci pensa l’ingegnere, agli animali ci pensa l’animalista, all’ambiente ci pensa l’ambientalista. Meno male che ci sono, potrebbe dire qualcuno.

Ma le cose stanno veramente così? Le attività animaliste/ambientaliste sono veramente basate su fondamenti di verità, e gli animalisti/ambientalisti sono da considerare come delle fonti autorevoli? Non so voi, ma io qualche domanda me la sono fatta più di un decennio fa e, di recente, la mia concezione un po’ inusuale di animalista/ambientalista, molto lontana dagli standard da talk show, è stata confermata. Prendiamo, per esempio, il tema caldo della vivisezione e, più in generale, dellasperimentazione animale: stando a quanto riportato dagli animali(sti) da talk show, e quindi stando a quello che pensa l’italiano medio data la mancanza di contraddittorio nei nostri media, la sperimentazione animale sarebbe una cosa inutile, inefficace, promossa da persone sadiche e senza scrupoli, facilmente rimpiazzabile dai fantomatici “metodi alternativi” che “nessuno” vuole far conoscere per ovvi interessi economici. Alzi la mano chi, in un modo o nell’altro, non sia stato mai influenzato da questa visione presentata al grande pubblico dagli animalisti.

Grazie al gruppo Facebook “A Favore della Sperimentazione Animale” prima e ad alcuni servizi in televisione poi, vengo a sapere dell’occupazione non autorizzata (e quindi illegale) del dipartimento di Farmacia dell’Università di Milano da parte di uno sparuto gruppo di animalisti contrari alla sperimentazione animale, in particolare alla vivisezione. I Salvatori della Natura, non contenti dell’occupazione, hanno liberato vari animali da laboratorio e danneggiato le strumentazioni, mandando in fumo ricerche importantissime con un danno stimato di svariate centinaia di migliaia di euro. Per quello che hanno fatto, dovrebbero essere denunciati e processati.

geni, perdonate il sarcasmo, non sapevano nulla dell’immunodeficienza di alcuni animali liberati, condannandoli a morte perché incapaci di reagire agli stimoli patologici dell’ambiente esterno. Come se ciò non bastasse, forti dell’esperienza “vittoriosa” di Green Hill, gli altri animalisti non hanno criticato l’atto vandalico, prendendo le distanze da quanto accaduto. Al contrario, molti animalisti hanno optato e continuano ad optare per un silenzio che la dice lunga sulla loro idea dell’accaduto, mentre altri – senza dubbio i più incivili e pericolosi – hanno difeso i loro “colleghi” secondo una visione machiavelliana dell’atto e ricorrendo spesso, troppo spesso, a parole forti e minacce. I ricercatori, soprattutto quelli attivi nella lotta per l’informazione, ribadiscono la loro onestà, la loro dedizione alla Scienza e allo sviluppo, e puntualizzano che la vivisezione è un metodo usato in extremis in mancanza di alternative, e che i famosi metodi alternativi tanto sbandierati dagli animalisti non sono altro che metodi supplementari, insufficienti se presi singolarmente (per un approfondimento degli argomenti accennati si rimanda alla pagine Facebook “A Favore della Sperimentazione Animale” e “Pro-Test Italia”, così come a qualsiasi libro scritto da veri esperti). In un’Italia che bastona, metaforicamente parlando, i suoi cervelli, ricercatori inclusi, non possiamo permetterci di concedere ad estremisti che basano le loro posizioni sull’ignoranza una vittoria facile.

Sono due i prossimi appuntamenti per la sensibilizzazione organizzati da Pro-Test. Il primo, previsto per il prossimo 1 giugno a Milano, è “Animali e Ricerca, insieme per la Vita”. Il secondo, previsto per l’8 giugno in varie piazze d’Italia, sarà “Italia unita per la corretta informazione scientifica”. I due eventi non coinvolgeranno nessuna città calabrese, ma ciò non ci impedirà di seguire l’iniziativa a distanza, iniziando a riflettere sul vero ruolo della sperimentazione animale in campo medico e sull’affidabilità degli animalisti, così tanto amati e così poco informati.

Francesco D’Amico

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I due pesi e le due misure di easyJet

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 20 aprile 2013. Potete trovarlo anche sul blog GSI. Per maggiori informazioni circa la presenza dell’articolo su entrambi i siti, si consiglia la lettura della FAQ.

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Cinque nuovi voli giornalieri sulla Roma-Milano, rotta Lamezia-Roma lasciata al monopolio Alitalia.

L’Italia ha bisogno di libera concorrenza”, a dirlo erano i portavoce della compagnia low costbritannica easyJet in occasione dello scontro mediatico e legale con Alitalia sul monopolio della rotta Roma-Milano. Gli inglesi hanno vinto la battaglia contro Alitalia, debuttando sulla rotta che collega gli aeroporti di Roma-Fiumicino e Milano-Linate con voli low cost, costringendo Alitalia a ridimensionare i propri prezzi. Un’autorità indipendente, dopo aver analizzato le proposte di varie compagnie concorrenti come l’italiana Meridiana fly e l’irlandese Ryanair, ha scelto easyJet affidandole il ruolo di degno avversario per Alitalia sulla sua rotta nazionale di punta. L’ormai ex compagnia di bandiera, coi conti in rosso, era arrivata a tariffe mostruose: si partiva da 99€ a tratta, poi finalmente ridotti a 45€. easyJet offre tariffe a partire da circa 30€ a tratta.

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Nuove possibilità di risparmio per chi viaggia tra Roma e Milano. Contenti loro…

Lo scorso 25 marzo c’è stato il debutto di easyJet con due voli giornalieri, passati a cinque dall’8 aprile in poi. Per chi deve spostarsi da Roma a Milano, ora c’è l’imbarazzo della scelta: Alitalia, easyJet o Italo, il supertreno che garantisce collegamenti veloci dal centro di una città al centro dell’altra, garantendo una comodità che gli scali di Fiumicino e Linate non possono offrire.

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G-EZBR, il centesimo Airbus acquisito da easyJet, con livrea caratteristica.

Viva il libero mercato, viva la concorrenza, viva la riduzione dei prezzi a favore della clientela, ma non tutti i cittadini del Bel Paese possono ritenersi talmente fortunati da trarre vantaggio dalle guerre tra compagnie aeree. Tralasciando lo scenario, molto complesso, del mercato aereo italiano, pensiamo per un attimo alla situazione del nostro aeroporto: easyJet ha abbandonato la rotta Lamezia-Roma nella prima metà del 2011, e dal mese di gennaio di quest’anno, dopo l’abbandono dell’italiana Blu-express, la rotta è stata lasciata al monopolio Alitalia. Sostituti? Nessuna traccia, e come se ciò non bastasse, noi non abbiamo Italo per i collegamenti tra la stazione Centrale di Sant’Eufemia e la stazione Termini di Roma. Valli a capire, questi inglesi: ritenevano il monopolio Alitalia tra Roma e Milano come una cosa inaccettabile, nonostante la concorrenza spietata dei treni ad alta velocità che sicuramente gli darà filo da torcere (il prossimo agosto, stando alle previsioni di Trenitalia, l’efficienza dei collegamenti tra le due città aumenterà ulteriormente e questo sottrarrà altri passeggeri sia ad Alitalia che ad easyJet). Hanno iniziato le loro operazioni sulla Linate-Fiumicino in pompa magna, con un’aura da “liberatori” dei passeggeri italiani dal disastro Alitalia, eppure non si degnano di fornire all’utenza dello scalo di Sant’Eufemia un collegamento aereo con lo scalo Leonardo Da Vinci di Roma. Devono aver fatto i loro calcoli, ritenendo la rotta Lamezia-Roma non conveniente, ma la puzza di bruciato si sente e la loro scelta potrebbe non essere dettata da pure analisi economiche. La vittoria mediatica e legale nei confronti di Alitalia sulla questione Roma-Milano si è fatta sentire parecchio ed è, indubbiamente,una buona pubblicità. Liberare l’utenza calabrese dal monopolio Alitalia sulla Lamezia-Roma, invece, è roba da seconda pagina, forse terza, dei soli giornali locali, e questo potrebbe aver influito sulle scelte degli inglesi. Aspettiamo pazientemente i risultati operativi di questi nuovi voli, sperando in un loro successo, perché se così non fosse e questi voli non risultassero convenienti per easyJet, noi che eventuali voli low cost da qui a Roma siamo capaci di riempirli, sentiremmo il dovere morale di definire l’abbandono di easyJet sulla rotta Lamezia-Roma come uno scandalo.Giustamente, anche.

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Cartina generata usando FlightMemory.com: tra Roma Fiumicino e Lamezia Terme c’è la stessa distanza che separa lo scalo romano da Milano Linate. Stessa distanza, diritti dei passeggeri completamente diversi.

Insomma, a prescindere dalla redditività della rotta e dalle scelte di mercato, i calabresi che devono andare a Roma sono e rimangono dei passeggeri di “Serie B” che non meritano neanche un volo giornaliero a prezzi accessibili tra lo scalo lametino e la Capitale.

Francesco D’Amico
Foto di Giorgio Varisco, GolfVictorSpotting.it

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