Il trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti. Parte I

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 226) il 25 giugno 2016.

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La natura del TTIP ed il suo impatto sulle politiche economiche occidentali

Il trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti è un accordo negoziale di libero scambio in fase di negoziazione tra gli Stati Uniti ed i Paesi membri dell’Unione Europea. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere il commercio più fluido fra le due sponde dell’oceano Atlantico, integrando i mercati, riducendo i dazi doganali ed omologando i regolamenti tecnici in termini di controlli, standard qualitativi e sindacali. L’obiettivo tacito, non dichiarato ma assolutamente voluto da entrambe le parti, è quello di mettere un freno alle esportazioni dei paesi emergenti, quali India, Cina e Brasile, creando la più grande area geopolitica di scambio mai concepita dai mercati globali.

La bozza di accordo sulla quale si sta discutendo è composta da 24 capitoli divisi in tre parti: l’intero testo è disponibile sul sito internet della Commissione Europea ed è liberamente consultabile; la Commissione stessa ha provveduto a fornire agli utenti una sezione apposita ove fornisce risposte e spiegazioni alle domande più frequenti ed ai dubbi più comuni fino ad ora proposti. La motivazione principale che ha portato i Paesi proponenti a sedersi al tavolo delle trattative è che questo accordo, se approvato, garantirebbe una liberalizzazione ed una crescita economica senza precedenti; costituirebbe inoltre uno strumento legale per bloccare l’invasione nei mercati occidentali dei prodotti “made in China”. Numericamente, il TTIP punterebbe a liberalizzare circa 1/3 del mercato globale, creando potenzialmente milioni di nuovi posti di lavoro, contribuendo a ridurre le barriere di scambio e migliorando la tutela della proprietà intellettuale tra l’Europa e gli USA. Per quanto riguarda l’iter di approvazione, la fase preliminare, iniziata a fine 2013, è terminata. Una commissione bilaterale composta da esperti e tecnici americani ed europei ha stilato la bozza preliminare da sottoporre agli organi competenti. La parte americana si è già espressa favorevolmente, con l’approvazione della amministrazione Obama che non solo ha dato parere positivo in termini relativamente brevi (meno di 1 anno dalla proposizione della bozza), ma sta anche “pressando” la controparte europea affinché acceleri la sua disamina. Per la definitiva approvazione europea, tuttavia, l’iter è più lungo e complesso. Dopo la proposizione della bozza preliminare, le norme comunitarie prevedono che essa sia valutata favorevolmente prima dai singoli Stati membri in seno al Consiglio e dopo dal Parlamento europeo; è inoltre necessario il parere positivo e vincolante del Comitato economico e sociale europeo.

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Dopo questa fase, detta di approvazione, seguirebbe, come per ogni trattato internazionale, la fase della ratifica: negli USA con la votazione positiva del Congresso, in Europa attraverso gli strumenti previsti dal diritto dell’Unione: una ulteriore votazione del Parlamento europeo, l’emanazione di un regolamento immediatamente efficace e vincolante per la parte generale, ed alcune direttive da ratificare dai parlamenti dei singoli Stati per l’adeguamento delle leggi nazionali, c.d. norme interne.

L’eccessiva burocratizzazione della Comunità Europa, dunque, comporterebbe tempi molto più lunghi rispetto alla controparte americana. La reale efficacia del TTIP, i problemi di natura giuridica che esso comporta ed i pericoli che possono derivare, saranno analizzati nella seconda parte di questo saggio: “I pericoli del TTIP e l’eventuale distruzione del mercato europeo interno”.

Paolo Leone

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La rivoluzione delle cabine, sempre più dense

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 226) il 25 giugno 2016.

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I trend di mercato ormai sono definiti: viaggeremo sempre più scomodi

Secondo alcune voci di corridoio, pare che Alitalia, compagnia già di bandiera, sia anch’essa destinata ad aumentare la densità delle cabine dei propri aeromobili di medio raggio pur di massimizzare i profitti e tornare finalmente in utile. Si vocifera che gli Airbus 319 passeranno da 138 a 150 posti, gli Airbus 320 da 165 a 180 posti, e gli Airbus 321 da 200 a 220 posti; in quest’ultimo caso, il superamento della soglia dei 200 posti prevede addirittura l’impiego di un assistente di volo in più. Finisce quindi il mito dell’Alitalia come ultimo “baluardo della comodità” in Italia, dato che, a cabine rese più dense, potremo dire addio alla nota comodità delle stesse. Se, a quanto annunciato, sommiamo il fatto che le due principali low cost operanti in Italia, Ryanair ed easyJet, stanno entrambe facendo pressioni alle case produttrici dei loro aeromobili per avere aerei ancora più capienti degli attuali, il quadro diventa ancora più chiaro: Ryanair vuole dalla Boeing dei B737 da 197 posti (8 in più dei 189 attuali), mentre easyJet richiede al consorzio franco-tedesco Airbus degli aeromobili A320 con 186 posti (quelli ora in flotta ne hanno 180). Vueling, altra compagnia protagonista del mercato low cost, ha recentemente iniziato ad impiegare Airbus 321 da 220 posti sulle direttrici più trafficate.

E’ pur vero che si sta provando a compensare il progressivo aumento della densità delle cabine con l’introduzione di sedili slim, meno spessi, ma ciò risolverà solo parzialmente il problema. Per i viaggiatori, in particolare quelli che scelgono Alitalia, le cose sono destinate a cambiare e in peggio: avere cabine più dense e più passeggeri a bordo significa ridurre lo spazio pro-capite nelle cappelliere, il che incrementa in modo drastico il rischio di far sbarcare i bagagli a mano. Un problema che nel caso dei passeggeri con coincidenza a Fiumicino, l’hub di riferimento di Alitalia, si trasforma in un disagio potenzialmente capace di rovinare l’intero viaggio. Organizzare il proprio viaggio e prevedere la spedizione di un bagaglio da stiva per risolvere a monte il problema potrebbe essere una possibilità se, neanche a farlo apposta, l’Alitalia non avesse introdotto una nuova tariffa (Economy Light) che non prevede la spedizione gratuita di un bagaglio da stiva. Nel complesso ne consegue che mentre da una parte si scoraggia la spedizione dei bagagli da stiva, dall’altra si attuano politiche per sbarcare sempre più bagagli a mano dai voli affollati: una combinazione poco attenta alla cura del cliente e con la quale Alitalia dovrà confrontarsi per mesi, se non per anni.

Da questo valzer di aumenti di densità, potranno mai derivare anche dei piccoli vantaggi? Forse, e va sottolineato il forse, ad un aumento della densità delle cabine potrebbe seguire un abbassamento delle tariffe medie, il che, tutto sommato, male non farebbe alle tasche dei viaggiatori.

Francesco D’Amico

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Calabria, arriva la Beat Generation

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 226) il 25 giugno 2016.

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Nella nostra regione il primo concorso letterario in onore di Jack Kerouac

Un progetto che illustra un intero movimento letterario e sociale, quello già pronto per il Premio Internazionale di Poesia e Letteratura “Jack Kerouac”, che si terrà a Morano Calabro nel mese di settembre. La critica si divide da sempre su questo scrittore e poeta scomparso prematuramente, considerato uno dei maggiori esponenti della narrativa americana. É proprio questa forte intuizione, però, che sta all’origine di questo premio innovativo. Con coraggio e dedizione, portando con sé sempre l’idea di una Calabria multiculturale, il presidente del concorso Mario De Rosa si avventura nel rendere noti i termini di un grande autore, che ha cambiato non solo gli Stati Uniti d’America ma anche il resto mondo.

É la prima volta che nella nostra regione si aprono le porte a Kerouac, il simbolo della desiderata libertà giovanile unanimemente considerato anche il padre fondatore del movimento della Beat Generation. Una grande occasione letteraria per chi ha letto – e non ha mai dimenticato – il celeberrimo “On the road”, nonché una strepitosa opportunità per chi ama scrivere di liberare il proprio inconscio. Negli anni, infatti, il prodigioso scrittore statunitense diventa una specie di modello di lettura adolescenziale, con la sua capacità di abbandonare tutto per lanciarsi sulle strade del mondo alla ricerca di se stessi. Segnato da una vita piena di spostamenti, a causa del lavoro spesso precario del padre, Jack adotta una dinamicità alla vita non comune e una libertà interna che per molti è ritenuta l’effetto della rigida educazione cattolica ricevuta dalla madre, alla quale si aggiunge la dolorosa perdita di un fratello. Amante della libertà sonora del jazz, si dedica anche allo sport, chiave di entrata nel mondo universitario attraverso una prestigiosa borsa di studio. Ma qualcosa non va. L’università non gli darà gli stimoli sperati e, ben presto, si arruolerà in marina, consumando un’altra esperienza disastrosa dopo essere stato dichiarato schizofrenico dai severissimi medici della marina mercantile.

Immagine Calabria, arriva la Beat Generation

Quanto appena illustrato, altro non è che un primo approccio al mondo di Jack Kerouac. La profonda influenza sulla conoscenza della poesia contemporanea, condotta dal presidente e dalla sua qualificata giuria, rende questo concorso un atteso avvenimento per la nostra regione. Se amate scrivere, dunque, da qualche settimana è disponibile il bando del medesimo premio, sia sui diversi siti nazionali di concorsi letterari – primo fra tutti il noto concorsiletterari.it  – e sia sulla pagina Facebook appositamente creata per le esigenze dei diversi interessati, sotto la voce “Premio Internazionale di Poesia e Letteratura Morano Calabro – Città d’Arte”. Diverse le sezioni disponibili, per dare spazio al maggior numero possibile di partecipanti, che potranno così concorrere per la sezione della poesia inedita – sia in lingua italiana che in vernacolo – a tema libero, in quella dedicata a Jack Kerouac e alla Beat Generation, nella stesura di racconti brevi, oppure nella nuovissima sezione interamente dedicata ai libri editi. Il tutto è organizzato dall’Associazione Culturale Orion, della quale il medesimo De Rosa è presidente, con il patrocinio del Comune di Morano Calabro e il suo assessorato alla cultura, dall’Associazione Culturale “L’Allegra Ribalta” (Morano Calabro), l’International Vesuvian Academy (Napoli), l’Accademia Federico II di Sicilia (Messina) e la Federazione Europea Beni Artistici Culturali (F.E.B.A.C. di Messina). Ai migliori componimenti presentati in concorso – che dovranno giungere entro il 10 agosto – saranno riconosciuti trofei, quadri d’autore, targhe e diplomi. Cogliamo l’occasione unica di liberare i nostri pensieri per vivere un’esperienza indimenticabile, annoverando altresì il senso profondo di una serata omaggio al grande Jack Kerouac, ai piedi del nostro amato Pollino.

Antonio Mirko Dimartino

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Svelati i riconoscimenti “Le Muse” per il 2016

Il presidente Giuseppe Livoti omaggia la nostra amata regione

Si aprirà domenica 3 luglio alle ore 21, nella storica sede reggina delle Muse di via San Giuseppe 19, la stagione culturale estiva del Laboratorio delle Arti e delle Lettere “Le Muse” di Reggio Calabria. Si tratta dell’assegnazione di un premio importante che ha visto negli anni come testimonial la conduttrice Rai Rosanna Cancellieri, lo stilista  Michele Gaudiomonte, il capo servizio cultura del Corriere della Sera Emilia Costantini, il regista Fabio Mollo, la conduttrice televisiva Alda D’Eusanio, l’attrice Fioretta Mari, il mecenate Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona, la nobile normanna Beatrice FeoFilangeri, la cantante Micaela, il vice presidente della Conferenza Episcopale Calabra S. E.Mons. Milito, lo storico Cesare Mulè, lo stilista Anton Giulio Grande, la costumista Odette Nicoletti, il giornalista Rai Tonino Raffa, il presidente Fondazione Rodolfo Valentino Anna Maria Galgano, il presidente della Fondazione Leoncavallo Franco Pascale, il Mons. Liberto – già direttore del Coro Pontificio, il presidente dell’Osservatorio sui Minori Antonio Marziale e l’attore Giacomo Battaglia.

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Sono due i nomi prestigiosi del panorama nazionale che saranno premiati, anche quest’anno, dalle Muse: domenica 3 luglio il giornalista e fondatore di “Adesso ammazzatecitutti”, Aldo Pecora, mentre domenica 10 luglio il noto giornalista e massmediologo Klaus Davi. Due anche le meravigliose serate in programma per due eventi – ricorda il presidente Muse Giuseppe Livoti – occasione mondana per ritrovare il gusto di incontrarsi e confrontarsi soprattutto con nomi che animano il panorama culturale nazionale. Il Premio Muse è libero, indipendente ed autogestito e dimostra come nella città di Reggio Calabria esistono associazioni “service” che, in nome della cultura, operano lontani dai clamori istituzionali della politica, conclude Livoti.

Ritorna quindi il Premio Muse versione 2016, un ambito riconoscimento che da ben 12 anni viene ritirato da volti e personalità importanti del panorama nazionale – e non solo – capace di raccontare al mondo una Calabria diversa.

Antonio Mirko Dimartino

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L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che si fa

Passione e professionalità sono i due elementi chiave

“Il lavoro non mi piace, non piace a nessuno, ma a me piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi” – J. Conrad. Con questa citazione iniziamo a parlare di passione, passione per il proprio lavoro. Un lavoro che nasce dalla voglia di investire su se stessi, sulle proprie competenze e sullo quello che piace fare. Non sempre è semplice essere dei bravi professionisti; essere solo bravi in termini di competenze non è sufficiente, e bisogna dare un tocco di personalità per esser in toto un bravo professionista.

Andiamo a vedere singolarmente questi due elementi: il primo è la passione. È facile riconoscere chi fa il  proprio lavoro per passione da chi invece lo svolge senza entusiasmo. In che modo è possibile fare questa distinzione? Chi lavora con passione è colui che quando paragona il proprio lavoro con quello di chiunque altro, sente che non cambierebbe strada per nessun motivo al mondo, anche se lo scambio potrebbe apparire di primo acchito allettante.  La passione è un elemento che fa incredibilmente la differenza nello svolgimento di un lavoro: di certo non annulla la fatica o lo stress, ma rende tutto questo più sopportabile perché ogni sacrificio è fatto in nome di un progetto più grande, è fatto per inseguire un obiettivo stimolante. Esercitare una professione appassionante vuol dire poter affrontare ogni nuovo giorno con il sorriso: anche le sfide lavorative più ardue diventano infatti un’occasione per misurarsi con se stessi in un campo che si trova congeniale, su un terreno professionale che si può chiamare casa, senza aver paura di esagerare.

Il secondo elemento è la professionalità. Essere professionali non significa essere seri: indica che in ogni momento bisogna tener presente che si sta facendo qualcosa con uno scopo ben preciso e che bisogna farlo nel migliore dei modi. E ancora, vuol dire  capire che la professionalità richiede tempo e che si può essere professionisti solo in un settore: il resto è meglio farlo fare a chi è del mestiere. Essere professionali, quindi, significa capire in che cosa si è esperti e delegare a professionisti i lavori per i quali non si è esperti. E’ rispettare gli altri, mantenere criteri di affidabilità, puntualità e correttezza. E’ il connubio di questi due fattori uniti alla propria personalità – quel tocco che realmente fa la differenza – portano alla strada del professionalità.

Claudia Siniscalchi

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Depressione nella donna in gravidanza

Un Open Day sulle cause fisiologiche e sociali del problema

Si è tenuto, presso il Museo del Presente di Rende (CS), l’Open Day dedicato alla salute mentale della mamma in attesa e dopo parto. Organizzato dall’associazione “Mammachemamme”, la cui responsabile è la sig.ra Cecilia Gioia, psicologa. Onde Genitoriali: le emozioni nell’attesa e nel postpartum”, questo il titolo della giornata che ha registrato numerosi interventi. Con il patrocinio dell’Ordine Psicologi della Calabria, della CiaoLapoOnlus, della Società Italiana Marcè, dell’Unicef e del Comune di Rende.

Interessante l’intervento del dottor Merante, psichiatra, che ha descritto le varie tecniche oggi proposte per contrastare la depressione, fino all’elettroshock in gravidanza, tecniche innovative, anche se datate, che hanno dato risultati in molti casi positivi e permesso di affrontare il dopo parto con serenità. I farmaci, che normalmente sono presi nelle depressioni, che in dosaggi particolari non creano malformazioni nel feto e aiutano la madre a vivere con serenità la gravidanza. Un gruppo di esperti ha preso parte all’intera giornata e ha affrontato con competenza i vari argomenti che si andavano sviluppando. E’ stato ribadito che per le mamme è necessario uno spazio per l’allattamento, anche se fuori; a breve partirà un’altra campagna Mammachemamme che coinvolge alcuni esercizi commerciali della città bruzia per concedere una pausa alle mamme che si trovano fuori casa, durante il corso della giornata. Ad affrontare meglio l’argomento, i dottori Mastrota, Papaleo, Chindamo e De Renzo.

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La salute mentale della donna in attesa e dopo il parto, argomento complesso e non di facile comprensione, intorno al quale esistono troppo tabù che riguardano l’uso di farmaci antidepressivi che ormai sono utilizzati largamente nella medicina è stato affrontato dalle psicologhe Sesti e Coloca. La disabilità di un figlio è sicuramente una delle fonti maggiori di depressione nella donna. Ne hanno discusso: Congestrì, Giuliani e Greco, tutti responsabili di associazioni che si occupano dell’aiuto a bambini e famiglie con problematiche malformative. Uno degli argomenti di certo più attuali è quello della famiglia, trattato dal professore Giorgio Marcello e dalle psicologhe Gallo e Colantonio. Oggi fare famiglia appare sempre più difficile per varie problematiche: la mancanza di lavoro, il precariato (una vera e propria piaga sociale che induce a mettere in discussione la nascita stessa di un figlio), le problematiche legate ai nuovi tipi di famiglia e che vanno a rompere i meccanismi precostituiti di famiglia tradizionale, giacché assistiamo oggi a un dover, da parte delle istituzioni, trovare soluzioni non di facile attuazione sul breve periodo. Poi il ruolo del papà, affrontato dal dottor Gagliardi, mentre i dottori Tripaldi, Bucca, Marino e De Maria hanno affrontato l‘accoglienza da parte della società della mamma, mondo del lavoro e pari, oggi sempre più selettivo ed escludente della donna, soprattutto se madre.

Lucia De Cicco

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Accademia dei Bronzi, presentato il Repertorio di Arte e Poesia

Tante e importanti adesioni all’iniziativa del Presidente Vincenzo Ursini

“Una bella serata culturale, ma soprattutto di amicizia”. “L’Accademia dei Bronzi – ha detto, infatti, il suo presidente Vincenzo Ursini – è diventata una vera e grande famiglia della quale fanno parte molti artisti e poeti d’Italia, tutti consapevoli del ruolo, anche sociale, che possono avere arte e poesia quando diventano strumento pacifico di denuncia e mezzo di crescita culturale”.

Centinaia di artisti provenienti da tutte le diverse regioni d’Italia hanno così preso parte – lo scorso sabato nella splendida Tiriolo – alla presentazione del volume “Repertorio di Arte e Poesia”, una nuova iniziativa dell’Accademia dei Bronzi e della casa editrice Ursini. L’incontro si è aperto con il doveroso saluto ai presenti del presidente Vincenzo Ursini e il successivo intervento di G. Battista Scalise, del consiglio direttivo. La parola è poi passata a Caterina Tagliani in rappresentanza dei colleghi poeti e successivamente al Maestro Giuseppe Galati a nome di tutti i pittori selezionati.

A porgere il saluto dell’Amministrazione comunale di Tiriolo è stato il neo sindaco Domenico Stefano Greco: “Mi corre l’obbligo di ringraziare – ha detto Greco – l’Accademia dei Bronzi e l’associazione “Teura” e per esse rispettivamente il presidente Vincenzo Ursini e il presidente Antonio Montuoro, per aver regalato alla comunità di Tiriolo il privilegio di ospitare la presentazione del “Repertorio di arte e poesia”, importante iniziativa culturale volta alla promozione, conoscenza e divulgazione di due forme artistiche legate da un antico rapporto, tant’è che Leonardo Da Vinci sosteneva che “la pittura è una poesia che si vede e non si sente, la poesia è una pittura che si sente e non si vede”.

“Manifestiano sin d’ora – ha aggiunto il sindaco di Tiriolo – il nostro entusiasmo ad avviare con le associazioni “Accademia dei Bronzi” e “Teura” un proficuo percorso, teso a promuovere la crescita complessiva della nostra terra attraverso la tutela e valorizzazione del nostro patrimonio storico-archeologico e delle nostre tradizioni, attraverso la promozione della cultura della solidarietà, della legalità e dell’accoglienza”.

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L’intervento del sindaco del comune di Tiriolo.

L’incontro è proseguito con la consegna del premio “Omaggio a Mimmo Rotella”, istituito dall’Accademia dei Bronzi, a ricordo del noto artista catanzarese scomparso dieci anni or sono, premio assegnato all’artista Grazia Calabrò di Rende, per l’opera “Sguardi”.

A tutti gli artisti del “Repertorio” è stato quindi consegnato un Attestato di merito. Questi gli artisti presenti nell’operaAbritta Alba, Alia Amalia, Amerato Rosa, Annigoni Pietro, Antonini Lia, Aprile Anna Rita, Avarello Liliana, Balla Giacomo, Bariviera Adelina, Barnabei Francesca, Basile Elisabetta, Basile Mariacaterina, Bianco Vitaliano, Bilotta Pierangela, Boccioni Umberto, Brindisi Remo, Butti Maria Grazia, Calabrò Grazia, Caputo Luigi, Canino Rita, Carta Silvia, Casali Yuri, Chiarella Giovanni, Ciampa Eugenia, Cicuto Ornella, Cimini Vittorio, Corrado Pietro, Cristofaro Antonio, Curatolo Stefania, De Chirico Giorgio, De Filippo Giuseppe, Dell’Aversana Pietro, Di Ruberto Leondina, D’Ortona Alessandra, Ficco Laura, Freni Giuseppina, Galati Giuseppe, Gallelli Mimma, Giampà Silvana, Groccia Giuseppina Irene, Guttuso Renato, Iofalo Maria, La Neve Marcello, Leonardi Aldo, Leonardo Alfredo, Leone Anna Yvonne, Ligabue Antonio, Lo Feudo Patrizia, Macrì Pasquale, Mainardi Paola, Manzù Giacomo, Marchese Angiolina, Marinaro Jeso, Martina Lucia, Mendicino Roberto, Merlo Pietro, Modafferi Vanessa, Modigliani Amedeo, Morello Elisabetta, Mura Gisella, Murgia Giampiero, Nadali Fabiano, Nadile Marianna, Nawrocka Anna Dorota, Nesi Tiziano, Oriolo Antonella, Paoli Linda, Panarace Annamaria, Picasso Pablo, Pietropaoli Angela, Pilato Antonio, Pipicelli Wilma, Pollacci Bruno, Pradelli Giuseppina, Prestìa Giuseppe, Prestipino Fiorangelo, Regina Rocco, Rizzi Francesca, Rizzo Caterina, Rizzo Giuseppe, Rosanò Ugo, Rotundo Concetta, Rotunno Rita, Russo Rosalba, Salerno Antonio, Saliola Antonio, Sannicandro Francesco, Scardellato Luisa, Schiariti Furchì Modesto, Scillia Pino, Storto Ivana, Talarico Mario, Taverna Cesare Augusto, Ugolini Nadia, Varone Grazia, Vena Francesca, Ventimiglia Angelo, Virdò Domenico, Vitetta Giuseppe, Zamponi Giulia.

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Le opere pittoriche sono state affiancate dai testi poetici di Agresta Bernardina, Aiello Cira, Aiello Concetta, Aiello Velia, Alfano Anna, Alvino Domenico, Amelio Biagio, Angeletti Elvio, Angotti Rosy, Annunziata Salvatore, Ardesia Maria Concetta, Baldelli Paolo, Barbato Emilia, Barbero Biagio, Barnabei Francesca, Belsanti Michele, Benatti Graziella, Bernieri Anna Maria, Bernio Mariella, Bisciari Timea, Bocotti Massimo, Bonacic Aida, Bordino Salvatore, Brunasso Giuseppe, Bufano Pasquale, Calabretta Emanuela, Calabrò Nancy, Calzolaio Francesca, Camellini Sergio, Capria Francesco Saverio, Caraglia Rosanna, Carnì Teresa, Carrabba Maria Pompea, Carrassi Maria, Cecina Erika, Chiapparo Anna Maria, Chiappetta Angelo, Chiarello Rosa Maria, Ciervo Antonio, Cimino Annalena, Colicchio Maria Rosaria, Colopi Sonia, Concu Patrizia, Corasaniti Stefania, Corbetta Càrola, Costantino Mariangela, D’Alessio Fabio, D’Amico Francesco, De Cicco Lucia, De Iacovo Giuseppina, Di Donna Maria Rosa, Dimartino Antonio Mirko, Doglio Maria Antonietta, D’Urso Marino, Elia Maria, Eucalipto Paolo, Falabella Rosa, Famà Concetta, Fariello Alessandro, Farris Giuseppe Maria, Ferrara Iolanda Erminia, Finestrone Giusy, Franchetti Maria Bertilla, Fratto Nuccia Parrello, Furina Maria Pia, Fusar Poli Donata, Fusco Pietro, Galati Giuseppe, Giorgi Maria Concetta, Giuliani Gabriella, Gosti Francesca, Guadagno Teresa, Infante Maria Teresa, Iorio Gino, Kostka Izabella Teresa, Lagrotteria Vincenzo, Leo Donato, Lepera Massimiliano, Lofaro Teresa, Lombardozzi Angela, Maccioni Franco, Maisto Valentina, Malagodi Gisella, Manca Marinella, Marra Rita Antonietta, Mayer Grego Diana, Melchiorre Sergio, Melis Maria Teresa, Mistretta Giuseppe, Moisè Maria Concetta, Molendi Tiziana, Morabito Caterina, Muccitelli Caterina, Napolitano Angelo, Nespeca Antonio, Panetta Rosita, Pedatella Rocco, Pezzoni Nicola Angelo, Pipicelli Pasquale, Priolo Rosanna, Pudano Pasqal, Pugliese Catia, Pullano Antonietta, Quaranta Enzo, Ranieri Anna Rachele, Rinforzi Lolita, Risalvato Flavia, Rizzo Mario, Romano Pietro, Ronco Massimo, Roperto Mario, Rossi Francesco, Rotundo Gesuzza, Ruggiero Rosa, Saggio Sonia, Sancineti Ilina, Santucci Adalgia, Sorbara Caterina, Stabile Mario, Tagliani Caterina, Talarico Anna, Talarico Maria Teresa, Tamagnini Ettore, Tassone Bruno Agostino, Taverniti Cosetta, Troyli Francesco, Vespari Marco, Zattera Claudio Maria.

“Un libro – ha detto Ursini – nel quale arte e poesia sono state sapientemente miscelate, con motivazioni critiche approfondite redatte da Maria Concetta Giorgi. Il tutto in una veste grafica di assoluta qualità”.

Antonio Mirko Dimartino

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Dal bianco e nero di un tempo alle foto dei droni

La famiglia Bevilacqua si occupa di fotografia da 70 anni, e ora punta all’alta tecnologia

Quella della fotografia può essere considerata un’arte a tutti gli effetti e, col tempo, si è evoluta. Nel crotonese, da ben tre generazioni la famiglia Bevilacqua tramanda, da padre a figlio, questa splendida arte. Nicola e Simone, forti dell’esperienza a loro tramandata, hanno deciso di fare un passo verso il futuro e la tecnologia, decidendo di impiegare i droni. Come vi presentate ai lettori de il Lametino?

Noi azienda Foto Video Bevilacqua siamo nel settore foto e video da altre 70 anni, fotografi e videografi ormai di terza generazione. Iniziò a cimentarsi nella fotografia, da piccolissimo, nostro nonno Nicola Bevilacqua, e a seguirlo fu nostro papà Attilio, il quale portò avanti il lavoro di suo padre con tanta voglia di creare e seguire i propri sogni. Grazie alla loro passione, noi, Nicola e Simone, abbiamo ereditato l’arte aggiornandoci ogni giorno alla nuova tecnologia; oltre a l’era del digitale, l’ultima innovazione è l’utilizzo del drone che ci permette di realizzare foto e video dall’alto, mezzo per cui ci permette di riprendere realtà astronomiche.

Voi siete tra i primissimi operatori calabresi certificati per l’utilizzo degli APR, aeromobili a pilotaggio remoto. Come percepite il vasto mondo dei droni?

La parola “drone” non è altro che il nome comune, e forse improprio, per definire una speciale categoria di oggetti volanti: gli Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR). Così come suggerisce la definizione, si parla di dispositivi di varie dimensioni capaci di librarsi in cielo senza necessità di un pilota a bordo, che rimane a terra – o su un veicolo. La loro storia ha inizio addirittura nella Prima Guerra Mondiale, quando l’Aerial Target e la cosiddetta “Bomba Volante” (1916) fecero la loro apparizione – sia teorica che pratica – sui campi di battaglia per dei test preliminari. Da qui il percorso si è quasi esclusivamente sviluppato in ambito militare, sia a scopi di spionaggio che di bombardamento, ma quel che interessa in questo frangente è la loro conversione per l’utilizzo civile. A partire dalla metà degli anni 2000, infatti, sempre più società hanno sviluppato dei prodotti consumer, una sorta di successore degli aeroplani telecomandati usati in infanzia o dal folto nugolo di appassionati di modellismo. Dalle forme e dimensioni mediamente contenute (per spiccare il volo, infatti, il dispositivo deve essere sufficientemente leggero) e armato di radiocomando per dirigerne i movimenti.

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La fotocamera di un drone garantisce foto da prospettive mai viste prima. Cosa pensano i vostri clienti quando vedono le foto da voi scattate? La loro opinione sui droni cambia?

La fotocamera di un drone garantisce immagini mai viste prima, facendo entusiasmare noi e i nostri clienti. Riceviamo moltissimi complimenti per i capolavori che riusciamo a realizzare con gli APR. Detto questo, riconosciamo che i droni sono dei mezzi bellissimi ma, nello stesso tempo, molto pericolosi, e per questo abbiamo deciso  di conoscere le regole fondamentali riguardo l’utilizzo, affidandoci a professionisti del settore. Siamo stati tra i primi fotografi e videografi del crotonese a certificarci per l’utilizzo degli APR, spendendo tempo e denaro ma con la soddisfazione di poter volare con tutti i requisiti giusti. Tra le norme applicate, si annoverano l’impossibilità di far volare gli apparecchi oltre i 150 metri d’altezza, purché sempre a vista del pilota, a più di 50 metri da persone e oggetti e per un estensione massima di 500 metri. La sicurezza prima di tutto.

Questa tecnologia è destinata ulteriormente a crescere. Quali pensate possano essere le nuove applicazioni, oltre al campo della fotografia?

I droni, oltre al loro impiego per le fotografie ad alta definizione, sono sempre più impiegati dalle forze di Polizia per il monitoraggio delle attività della criminalità organizzata, soprattutto nella ricerca di piantagioni da droga. Sono utili anche per la ricerca dei dispersi, perché possono svettare tra le macerie dei palazzi senza mettere a rischio vigili del fuoco e volontari. Un’altra applicazione interessante è il telerilevamento: si tratta di una tecnica pensata per raccogliere dati qualitativi e quantitativi su un determinato territorio, sulla base dell’analisi della radiazione elettromagnetica emessa o riflessa. I droni vengono dotati di speciali sensori, quindi inviati sui campi per raccogliere informazioni sullo stato delle colture, e in città per il rilevamento della dispersione termica degli edifici, l’analisi degli inquinanti presenti in atmosfera e molto altro ancora. E’ un mondo veramente vastissimo.

Francesco D’Amico

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Giornate Reumatologiche, un successo internazionale

Un’iniziativa targata UMG forte della collaborazione di figure professionali di rilievo

La terza edizione delle Giornate Reumatologiche ha avuto una forte eco nazionale ed internazionale, e si è confermata un successo totale. Riportiamo, quindi, un comunicato relativo a suddette giornate, l’ennesimo esempio di eccellenza calabrese:

Calato il sipario sulla terza edizione delle “Giornate Reumatologiche della Magna Graecia” dell’Università Magna Graecia: meeting di respiro internazionale, che ha visto, ancora una volta in Calabria, relatori illustri e grande partecipazione di pubblico, diviso tra medici e altre professioni sanitarie. L’evento, organizzato dalla Prof.ssa Rosa Daniela Grembiale (Professore Associato presso l’Università di Catanzaro e delegato regionale Società Italiana di Reumatologia) con la collaborazione del Prof. Gabriele Valentini (Professore Ordinario presso la Seconda Università degli Studi di Napoli) e del Prof. Ignazio Olivieri (Direttore del Dipartimento di Reumatologia della Basilicata e Presidente Nazionale Società Italiana di Reumatologia), ha potuto fregiarsi, in particolare, di due illustri ospiti d’onore: il Prof. Costantino Pitzalis, Professore Ordinario di Reumatologia presso la Queen Mary University di Londra e Direttore del Centro di Medicina Sperimentale e Reumatologia presso il William Harvey Research Institute ed il Prof. Maurizio Cutolo, Past-President della Società Europea di Reumatologia (EULAR). Tra i tanti relatori, illustri accademici provenienti da tutta Italia: il Prof. Pierluigi Meroni (Professore Ordinario di Reumatologia – Università di Milano), il Prof. Federico Perosa (Professore Ordinario di Reumatologia – Università di Bari), il Prof. Roberto Giacomelli (Professore Ordinario di Reumatologia – Università L’Aquila), Prof. Raffaele Scarpa (Professore Associato di Reumatologia – Università “Federico II” di Napoli), il Prof. Francesco Paolo Cantatore (Professore Associato di Reumatologia – Università di Foggia), il Dr. Salvatore D’Angelo (Dirigente Medico – Dipartimento di Reumatologia della Basilicata).

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Per quanto riguarda il contributo autoctono dell’Università di Catanzaro, hanno partecipato, in qualità di moderatori o relatori, il Prof. Maurizio Iocco (Professore Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa), il Prof. Oscar Tamburrini (Professore Ordinario di Radiodiagnostica), il Prof. Nicola Perrotti (Professore Ordinario di Genetica Medica), la Prof.ssa Patrizia Doldo (Professore Ordinario di Scienze Infermieristiche), il Dr. Saverio Naty (Dirigente Medico UOC Medicina Interna), il Dott. Francesco Ursini (Assegnista di Ricerca in Reumatologia), la Dott.ssa Caterina Bruno (Assegnista anche lei) e la Dott.ssa Liliana Catrambone (Podologa). I lavori si sono conclusi con una sessione giovani che ha visto la partecipazione di tre ricercatori under 35: il Dott. Daniele Mauro (Dottorando di Ricerca presso Queen Mary University di Londra), la Dott.ssa Alessandra Nerviani (post-doc presso Queen Mary University di Londra) e il Dott. Piero Ruscitti (post-doc Università L’Aquila). Alla dottoressa Nerviani è stato consegnato un premio in denaro per la migliore comunicazione orale. “Per il terzo anno consecutivo – ha sottolineato la Prof.ssa Grembiale – siamo riusciti a compiere un’impresa non certo facile: concentrare in Calabria alcuni tra i più illustri accademici nazionali ed internazionali nel campo della reumatologia, ottenendo al contempo un grande successo di partecipazione e feedback. Quest’anno in particolare abbiamo assistito ad una serie di relazioni di altissimo livello, su una tematica molto sentita negli ultimi tempi, la medicina traslazionale. L’approccio traslazionale consente di ottenere risultati scientifici rapidamente spendibili nella pratica clinica e molti dei relatori al nostro congresso hanno segnato, con le loro ricerche traslazionali, la storia della reumatologia moderna. Grazie all’evento, tra l’altro, il nostro gruppo è riuscito a portare a casa una serie di collaborazioni scientifiche, in particolar modo quella con il Prof. Pitzalis di Londra, che permetterà ai nostri ricercatori di implementare la loro formazione trascorrendo periodi all’estero finalizzati ad acquisire alte competenze diagnostiche come la biopsia sinoviale mini-invasiva. Questa collaborazione va ad aggiungersi al lungo elenco di convenzioni già in essere, in particolar modo quella con il Dipartimento di Reumatologia della Basilicata diretto dal Prof. Olivieri. Insomma, abbiamo fatto tanta strada ma ancora tanta ne rimane da percorrere”. “Una inguaribile voglia di crescere e di contribuire al risollevamento della nostra Regione ci permetterà di raggiungere traguardi ancora più alti. Pertanto – ha concluso Grembiale – con un pizzico di orgoglio ci auguriamo che le Istituzioni, in particolar modo la Regione Calabria, colgano l’importanza di una simile progettualità e ci sostengano nei futuri sviluppi sanitari, per evitare che un simile patrimonio vada perso ma soprattutto per garantire un futuro ai nostri giovani ricercatori e pazienti, ancora troppo spesso costretti ad emigrare per trovare, rispettivamente, lavoro e salute”.

Cresce già l’attesa per la prossima edizione, che si confermerà nuovamente un evento di spicco nel mondo della Reumatologia.

Francesco D’Amico

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Col free banking non avremmo avuto la crisi economica?

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 225) il 16 aprile 2016.

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Il punto di vista dell’esperta francese Nathalie Janson, ospite per la seconda volta in Calabria

Quello della crisi economica è un argomento molto delicato, che interessa direttamente le tasche dei cittadini. Sono in tanti quelli che, a causa della crisi, hanno perso il proprio lavoro o comunque hanno visto ridursi la qualità complessiva della loro vita. Sono otto anni, ormai, che ne sentiamo parlare e nonostante qualche segnale di ripresa, è ormai evidente che la società rimarrà segnata per tanti altri anni prima di ritornare allo status quo. Lo scorso 11 marzo, la professoressa francese Nathalie Janson è stata ospite, per la seconda volta, alla Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” curata dalla Fondazione Vincenzo Scoppa e dal suo presidente, l’avvocato Sandro Scoppa, che due anni fa ha spiegato sulle pagine de il Lametino cos’è il Liberalismo. Nathalie Janson porta avanti la cosiddetta teoria del “free banking” e sostiene che, grazie ad esso, saremmo addirittura riusciti a prevenire la crisi economica dello scorso decennio.

Quello della professoressa Janson è un profilo accademico di altissimo rilievo: ha studiato a Parigi e proprio presso l’Università della Sorbona della capitale francese ha conseguito il suo dottorato di ricerca sotto la guida di Christian De Boissieu (celebre economista e assegnista di ricerca ad Harvard e alla Northwestern University) e di Pascal Salin (già presidente della Mont Pelerin Society). Presso la Georgia State University, negli USA, ha studiato e approfondito la teoria del free banking coi due massimi esponenti della stessa, Larry White e George Selgin. Attualmente, insegna alla Neoma Business School e all’Università Internazionale Sciences Po di Parigi. Il 21 agosto 2012, a Pizzo Calabro (VV), ha ricevuto il Premio Internazionale Liber@mente. Accoglierla sulle pagine de il Lametino è, senza ombra di dubbio, un immenso piacere.

Professoressa Janson, prima di tutto è doveroso ringraziarla per la sua disponibilità. Lei porta avanti da anni la teoria del cosiddetto “free banking”. In cosa consiste?

Il Free Banking è un sistema bancario che funziona senza una banca centrale. Il sistema bancario, infatti, è nato senza banca centrale, e la nascita di tale tipologia di banca, storicamente, è spesso dovuta all’interesse dello Stato ad avere una banca sulla quale appoggiarsi per finanziare le guerre. La ragione per la quale la banca centrale è all’origine delle crisi economiche è legata alla sua impossibilità di garantire e gestire una riserva adeguata.

I cittadini solitamente danno per scontata la presenza delle varie banche centrali. La teoria del free banking ci dice che non dobbiamo dare tali banche per scontate, e riporta l’esempio del dibattito statunitense del secolo scorso, lo stesso dibattito che ha portato alla genesi della Federal Reserve americana. Cos’è successo negli Stati Uniti e cosa possiamo imparare dall’esperienza americana?

La Federal Reserve è nata dopo la crisi di liquidità del 1907, quando l’ostacolo principale era proprio la gestione delle crisi di liquidità, e le questioni da risolvere non erano poche. Come si fa, senza banca centrale, a gestire una crisi di liquidità che paralizza tutte le banche? Come si assicura il ruolo del “prestatore di ultima istanza” in un sistema decentralizzato? Negli Stati Uniti c’erano, da una parte, quelli che vedevano la creazione della Federal Reserve come l’unica soluzione per risolvere le crisi di liquidità e, dall’altra, quelli che temevano che la creazione della banca centrale potesse marcare l’inizio di un ruolo più attivo della stessa banca e, di conseguenza, dello Stato, nei confronti dell’economia statunitense.

Il ruolo delle banche nel corso dei secoli è mutato, si è evoluto. Le banche hanno progressivamente adottato il modello dei prestiti, mentre in principio offrivano un servizio “cassaforte” per mettere al sicuro grossi capitali. Ora, in Italia, c’è chi vede nelle banche dei veri e propri mostri, salvati con denaro pubblico e destinati ad amplificare gli effetti della crisi. Si tratta di populismo o c’è un fondo di verità? Che ruolo hanno le banche nella nostra società e fino a che punto possiamo considerarle fondamentali?

Soprattutto in Europa, le banche continuano ad avere un ruolo essenziale nello sviluppo economico. Il problema è che le banche sono protette dai vari stati e, sapendolo, hanno una propensione a prendere dei rischi. Se i profitti sono privatizzati mentre le perdite sono “socializzate”, non è affatto sorprendente vedere banche esporsi a più rischi. Attualmente, le istanze di regolamentazione bancaria cercano di porre rimedio a questo problema, ma non è semplice.

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La professoressa Janson e l’avvocato Sandro Scoppa, lo scorso 11 marzo, in occasione del settimo seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2016 tenutosi presso l’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro, Calabria.

Come avrebbe fatto il free banking a bloccare, sul nascere, la crisi che è iniziata negli Stati Uniti e si è poi diffusa praticamente ovunque per il globo?

Il free banking è un sistema che responsabilizza le banche e, proprio in virtù di questa responsabilizzazione, avrebbe impedito la nascita di questa crisi. Il sistema bancario di free banking funzionerebbe in un modo completamente diverso e vedrebbe il rischio sistemico sparire proprio perché le banche risulterebbero molto più diversificate, cosa che invece non avviene col sistema attuale che vede le banche “somigliarsi troppo” le une alle altre perché sottoposte alla stessa politica monetaria e alla stessa regolamentazione.

Uno dei problemi del free banking potrebbe essere la sua attuabilità. E’ possibile, nell’Unione Europea come negli Stati Uniti, passare dal vecchio modello al free banking? Quali sono gli ostacoli principali? Potrebbe essere un passaggio poco conveniente per alcune tipologie di banche e/o per alcune grosse compagnie o governi?

L’ostacolo principale è costituito dalle banche stesse: abbandonare un sistema che le protegge e le tutela è, per loro, decisamente svantaggioso. A meno che non ci siano nuove regole per forzare le banche a responsabilizzarsi, non c’è nessun incentivo per le banche a voler un sistema senza una banca centrale. Il secondo ostacolo – ma quello è minore – è il fatto che ad oggi le monete sono delle fiat money o monete legali (strumento di pagamento non coperto da riserve di altri materiali, come le riserve auree, e quindi privo di valore intrinseco anche indiretto, ndr). Nel passato, le monete emesse sotto free banking erano emesse con una convertibilità in oro.

Quella europea è una realtà particolare. Noi, infatti, abbiamo la BCE, o Banca Centrale Europea. Cosa pensa di tale banca? E’ veramente necessaria per l’Europa e gli europei?

La nascita della Banca Centrale Europea è stata una buona notizia per tutti quei paesi che avevano dei problemi d’inflazione e di disciplina fiscale. Purtroppo, la crisi del debito degli stati europei ha cambiato del tutto la politica monetaria conservatrice  della Banca Centrale, e ormai non è più detto che questa possa disciplinare i paesi così come in passato.

Infine, un suo pronostico sulla crisi. Possiamo veramente dire che il peggio è passato, o c’è ancora del lavoro da fare?

Il peggio non è mai passato: è difficile prevedere coma andrà a finire l’episodio di Quantitative Easing (in italiano, alleggerimento o allentamento quantitativo, detto anche facilitazione quantitativa, indica una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta a debito da parte di una banca centrale e la sua iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico, ndr). Abbiamo raggiunto un livello di liquidità tale da rendere, temo, la prossima crisi molto severa.

Grazie, professoressa Janson.

Francesco D’Amico

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