Dal bianco e nero di un tempo alle foto dei droni

La famiglia Bevilacqua si occupa di fotografia da 70 anni, e ora punta all’alta tecnologia

Quella della fotografia può essere considerata un’arte a tutti gli effetti e, col tempo, si è evoluta. Nel crotonese, da ben tre generazioni la famiglia Bevilacqua tramanda, da padre a figlio, questa splendida arte. Nicola e Simone, forti dell’esperienza a loro tramandata, hanno deciso di fare un passo verso il futuro e la tecnologia, decidendo di impiegare i droni. Come vi presentate ai lettori de il Lametino?

Noi azienda Foto Video Bevilacqua siamo nel settore foto e video da altre 70 anni, fotografi e videografi ormai di terza generazione. Iniziò a cimentarsi nella fotografia, da piccolissimo, nostro nonno Nicola Bevilacqua, e a seguirlo fu nostro papà Attilio, il quale portò avanti il lavoro di suo padre con tanta voglia di creare e seguire i propri sogni. Grazie alla loro passione, noi, Nicola e Simone, abbiamo ereditato l’arte aggiornandoci ogni giorno alla nuova tecnologia; oltre a l’era del digitale, l’ultima innovazione è l’utilizzo del drone che ci permette di realizzare foto e video dall’alto, mezzo per cui ci permette di riprendere realtà astronomiche.

Voi siete tra i primissimi operatori calabresi certificati per l’utilizzo degli APR, aeromobili a pilotaggio remoto. Come percepite il vasto mondo dei droni?

La parola “drone” non è altro che il nome comune, e forse improprio, per definire una speciale categoria di oggetti volanti: gli Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR). Così come suggerisce la definizione, si parla di dispositivi di varie dimensioni capaci di librarsi in cielo senza necessità di un pilota a bordo, che rimane a terra – o su un veicolo. La loro storia ha inizio addirittura nella Prima Guerra Mondiale, quando l’Aerial Target e la cosiddetta “Bomba Volante” (1916) fecero la loro apparizione – sia teorica che pratica – sui campi di battaglia per dei test preliminari. Da qui il percorso si è quasi esclusivamente sviluppato in ambito militare, sia a scopi di spionaggio che di bombardamento, ma quel che interessa in questo frangente è la loro conversione per l’utilizzo civile. A partire dalla metà degli anni 2000, infatti, sempre più società hanno sviluppato dei prodotti consumer, una sorta di successore degli aeroplani telecomandati usati in infanzia o dal folto nugolo di appassionati di modellismo. Dalle forme e dimensioni mediamente contenute (per spiccare il volo, infatti, il dispositivo deve essere sufficientemente leggero) e armato di radiocomando per dirigerne i movimenti.

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La fotocamera di un drone garantisce foto da prospettive mai viste prima. Cosa pensano i vostri clienti quando vedono le foto da voi scattate? La loro opinione sui droni cambia?

La fotocamera di un drone garantisce immagini mai viste prima, facendo entusiasmare noi e i nostri clienti. Riceviamo moltissimi complimenti per i capolavori che riusciamo a realizzare con gli APR. Detto questo, riconosciamo che i droni sono dei mezzi bellissimi ma, nello stesso tempo, molto pericolosi, e per questo abbiamo deciso  di conoscere le regole fondamentali riguardo l’utilizzo, affidandoci a professionisti del settore. Siamo stati tra i primi fotografi e videografi del crotonese a certificarci per l’utilizzo degli APR, spendendo tempo e denaro ma con la soddisfazione di poter volare con tutti i requisiti giusti. Tra le norme applicate, si annoverano l’impossibilità di far volare gli apparecchi oltre i 150 metri d’altezza, purché sempre a vista del pilota, a più di 50 metri da persone e oggetti e per un estensione massima di 500 metri. La sicurezza prima di tutto.

Questa tecnologia è destinata ulteriormente a crescere. Quali pensate possano essere le nuove applicazioni, oltre al campo della fotografia?

I droni, oltre al loro impiego per le fotografie ad alta definizione, sono sempre più impiegati dalle forze di Polizia per il monitoraggio delle attività della criminalità organizzata, soprattutto nella ricerca di piantagioni da droga. Sono utili anche per la ricerca dei dispersi, perché possono svettare tra le macerie dei palazzi senza mettere a rischio vigili del fuoco e volontari. Un’altra applicazione interessante è il telerilevamento: si tratta di una tecnica pensata per raccogliere dati qualitativi e quantitativi su un determinato territorio, sulla base dell’analisi della radiazione elettromagnetica emessa o riflessa. I droni vengono dotati di speciali sensori, quindi inviati sui campi per raccogliere informazioni sullo stato delle colture, e in città per il rilevamento della dispersione termica degli edifici, l’analisi degli inquinanti presenti in atmosfera e molto altro ancora. E’ un mondo veramente vastissimo.

Francesco D’Amico

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The Lightblue Ribbon coordinator and founder.
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