Fallacie logiche, parliamone

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 212) il 15 novembre 2014.

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Sono tante, diffusissime, cozzano con la razionalità e dovremmo saperle riconoscere

“Guarda, siamo in cinque a dire che il risultato è A, tu sei il solo a dire che fa B, abbiamo ragione noi”. “Tizio ha detto che quei dati sono fasulli? Stiamo parlando della stessa persona che ha lasciato moglie e figli a casa per scappare con un’extracomunitaria? Io non mi fido!”. “Io ho mentito? Lo hai fatto anche tu, anche tu sei da espellere!”. “Non puoi dimostrare che quello che dico non è vero, quindi ho ragione io”. “O siete con me, o siete contro di me, decidete subito”. “Quell’attrice famosa dice che la nuova riforma è sbagliata, quindi deve essere così!”. “Ma lo sai che i nazisti dicevano la stessa cosa? Vergognati!”. “Capisco che siete in contrasto, ma la verità sta sempre nel mezzo e considererò solo una parte di ciascuna delle vostre versioni”.

Di frasi del genere ne abbiamo sentite tante, e in varie sfaccettature. Sembrano plausibili, sembrano ragionevoli, e rispecchiano – in un modo o nell’altro – il modo di pensare di milioni, se non miliardi, di persone. Il problema è che queste frasi nascondono alcune fallacie logiche, ossia degli errori nel modo di ragionare che rendono le argomentazioni razionalmente non valide. La classificazione delle fallacie logiche è vasta, e si rimanda ai testi specializzati per i dovuti approfondimenti. Attenzione: basare un’argomentazione o una tesi su una fallacia rende il tutto logicamente poco plausibile, ma non implica in automatico che lo stesso ragionamento sia sbagliato. Scena ipotetica: le prove a carico di un imputato tendono verso la sua innocenza, ma l’avvocato dell’accusa protesta e sostiene che l’imputato è colpevole perché “ha un brutto sguardo”. L’accusato potrebbe in effetti essere realmente colpevole e le prove potrebbero essere poco accurate, ma basarsi su un giudizio così poco concreto e privo di fondamento quale la sensazione indotta dallo sguardo di una persona costituisce un modo fallace di procedere in un processo. E’ razionalmente valido, invece, seguire le prove e vedere dove portano, anche se il risultato finale non rispecchia appieno la realtà dei fatti. L’individuazione di una fallacia logica in un ragionamento, quindi, non serve a bollare il ragionamento come falso in automatico, ma attacca la presunta validità della tesi e il modo di arrivare a determinate conclusioni.

Partendo dal primo esempio, riportato all’inizio dell’articolo, ci troviamo di fronte ad un argumentum ad populum, una delle fallacie più diffuse. Secondo questo argumentum, una proposizione P (nella logica, per proposizione si intende il significato di una dichiarazione) è vera solo perché tante persone, o la maggioranza relativa/assoluta delle persone, ritengono che sia vera: si tratta di un ragionamento fallace perché si appella ai numeri e non alla realtà, ed anche per questo motivo è anche noto come argumentum ad numerum. Specularmente, è fallace anche il ragionamento contrario, ossia ritenere una cosa falsa o negativa solo perché è giudicata vera o positiva da tantissime persone: si tratta di una fallacia che si ritrova spesso quando si parla di gusti cinematografici o musicali, e si riassume con un semplice “è per le masse, quindi è brutto”. Ovviamente, questa fallacia non si applica ad alcune eccezioni, come le leggi, gli usi o i costumi: se tante persone vi dicono che in Italia non si può guidare sulla corsia di sinistra e che fare il dito medio ad un passante è offensivo, probabilmente le cose stanno così.

Il secondo esempio riportato all’inizio è il tipico argumentum ad hominem o attacco ad hominem: anziché trattare l’argomentazione di un individuo, si attacca direttamente l’individuo con la speranza di screditarlo, una pratica comune – giusto per fare un esempio – in politica, dove esprimersi su un dato argomento comporta un attacco personale che nulla ha a che vedere con l’argomento trattato. Così come nel caso precedente, anche questo argumentum presenta alcune eccezioni in cui è da considerarsi valido: rispondere alla tesi di uno scienziato facendo presente che già in passato ha alterato volutamente i risultati di alcuni esperimenti, può essere considerata un’argomentazione da tenere in considerazione nel processo di revisione paritaria di una pubblicazione scientifica.

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La politica è un concentrato di argumenti ad hominem. Fateci caso.

La terza frase è un perfetto tu quoque, che sembra un tributo alla morte di Giulio Cesare per mano del figlio putativo Bruto e gli altri cospiratori, e rientra nella vasta famiglia degli argumenti ad hominem. “Anche tu”, è questo che significa quella locuzione latina, ed applicata alla logica ed al ragionamento si riferisce ad un modo per rispondere ad un’accusa rinfacciandola al mittente. Peccato, però, che reagire in questo modo non rende l’accusato innocente, ma estende all’accusatore la stessa colpa, danneggiando entrambi.

La quarta frase manifesta un argumentum ad ignorantiam, un’argomentazione per ignoranza, che si può esprimere in due modi: il primo consiste nel ritenere una proposizione vera solo perché non si può dimostrare che è falsa, mentre il secondo consiste nel forzare una spiegazione irrazionale in mancanza di una spiegazione plausibile. E’ la tipica fallacia logica che regna sovrana nella pseudoscienza: non abbiamo una spiegazione per un dato fenomeno, quindi sono stati gli alieni/fantasmi/demoni a causarlo. Nessuno può dimostrare che non sono stati loro ad indurre il fenomeno, quindi sono stati loro. E’ più corretto, invece, dire semplicemente che non siamo in grado di stabilire la natura di determinati fenomeni, e che ogni conclusione affrettata è frutto dell’irrazionalità.

La quinta frase è una falsa dicotomia bella e buona, ossia un falso dilemma, anche nota come fallacia del bianco o nero. Questa fallacia spesso si traduce in una minaccia, tramite la quale ad un individuo viene posto un falso dilemma (e.g., scegliere tra A o B) quando in realtà le possibilità sono molteplici, se non addirittura infinite (e.g., A, B, C, …, Z). Un esempio classico di falsa dicotomia è la Scommessa di Blaise Pascal, che semplifica il dibattito tra fedeli e non credenti ignorando di fatto le altre religioni, gli altri inferni, gli altri paradisi, gli altri purgatori, gli altri dei, e gli altri criteri per giudicare l’anima di un defunto, facendo una “scommessa” che si basa soltanto sulla fede al Dio dei cristiani.

La sesta frase, standard di una vera e propria piaga della società moderna, è una fallacia per argumentum ab auctoritate, o appello all’autorità, anche nota come ipse dixit. Consiste essenzialmente nel prendere per oro colato le affermazioni di una persona famosa, anche se tratta un argomento che non conosce e non può conoscere. Il pericoloso calo delle vaccinazioni in alcune aree dell’occidente è, infatti, strettamente correlato alle affermazioni di alcuni personaggi famosi che di Scienza non capiscono nulla, ma hanno la capacità di influenzare le masse. Questo argumentum non è fallace quando si cita un’autorità legittima in un dato settore: citare il portavoce della NASA che ha riportato la scoperta di una stella con caratteristiche particolari non costituisce una fallacia.

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Le bufale sulle vaccinazioni nascondono due fallacie: la prima è l’argumentum ab auctoritate, che porta le persone a credere alle false autorità in materia. La seconda fallacia è il “post hoc, ergo propter hoc” (dopo di questo, quindi a causa di questo), che metterebbe in correlazione alcune vaccinazioni con alcuni casi di autismo. Nonostante il debunkeramento a raffica, le posizioni complottiste continuano a reggere.

La settima frase rappresenta la classica reductio ad Hitlerum, definizione in lingua latina maccheronica che identifica la fallacia dell’accostare, con l’obiettivo di screditare, un’idea o una persona ad Adolf Hitler e/o al partito nazista. Così come il tu quoque, rientra nella famiglia degli argumenti ad hominem, e condivide le caratteristiche di base della fallacia della colpa per associazione, che consiste appunto nell’atto di screditare la parte avversa associandola a qualcosa di universalmente riconosciuto come negativo. E’ un modo ridicolo per deragliare una discussione, sostenendo che l’opinione della parte contrapposta sia condivisibile da Hitler e dai nazisti se fossero ancora al potere.

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E’ inutile negarlo, più si va avanti con una discussione accesa, più aumentano le probabilità che qualcuno, messo alle strette, se ne esca fuori con la reductio ad Hitlerum.

L’ottava ed ultima frase, che spesso si riassume con l’adagio “la verità sta nel mezzo”, è il prototipo di argumentum ad temperantiam, anche noto come appello alla moderazione o fallacia del grigio (intermedio tra bianco e nero). Consiste nel trovare, di fronte ad un netto contrasto tra due proposizioni inconciliabili, una posizione intermedia, quella che in inglese si definisce “middle ground”. Anche se come ragionamento può andare bene il più delle volte, è fallace perché non considera una possibilità molto concreta, ossia che una delle due proposizioni sia sbagliata in tutto e per tutto. Per esempio, se Tizio sostiene che due più due fa quattro e Caio sostiene che fa sei, la risposta suggerita da questa fallacia sarebbe cinque, ma sappiamo tutti che non è così. Caio ha sbagliato, punto.

In un mondo ideale, le otto fallacie qui descritte in maniera molto sommaria per ovvi motivi di spazio, e tutte le altre fallacie individuate dagli esperti della logica, non esisterebbero. In un mondo ideale, le persone, ed in particolare quelle che comandano, prenderebbero decisioni basate sulla concretezza e sulla realtà dei fatti, non sulle sensazioni indotte dalle fallacie. Un mondo ideale, appunto, ossia un mondo utopico: nel nostro di mondo, la razionalità è semi-sconosciuta e la vita di tutti i giorni insegna che le fallacie logiche sono fin troppo radicate nel nostro modo di pensare per scomparire all’improvviso. Non è detto, tuttavia, che ciò non possa accadere.

Francesco D’Amico

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24 risposte a Fallacie logiche, parliamone

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  6. Riccardo ha detto:

    Scusate ma è difficile da capire? Popper—> è scienza ciò che può essere dimostrato falso —> non posso fare esperimenti per dimostrare che Dio è falso—> Dio non è scienza. NON VUOL DIRE la mia religione è vera, vuol dire che affrontare qualcosa del genere con il metodo scientifico è perder tempo perchè per sua stessa natura è qualcosa che esula dalla scienza. E, guarda un po’, si chiama FEDE! E attenti, l’atto logico dell’ateo non differisce da quello di un religioso, si da una risposta ad una domanda di cui intrinsecamente non se ne può conoscere una risposta. Io sono agnostico perché è l’atteggiamento più razionale, ma trovo molto razionale e normale avere fede e non mi sognerei mai di argomentare in termini scientifici contro la fede di qualcuno. Sarei un idiota.

    • thelightblueribbon ha detto:

      Ciao Riccardo, grazie per la partecipazione. Vorrei farti notare che, secondo la terminologia più completa e razionale, definirsi agnostico e basta non è sufficiente per identificarsi: https://thelightblueribbon.com/2014/09/27/chi-o-cosa-sono-gli-agnostici/

      TLR – Francesco

    • El Barto ha detto:

      Un applauso… No: un inchino! E ho detto tutto.

    • Gacrux ha detto:

      Ragionamento condivisibile solamente in astratto, laddove si obliterino deliberatamente i connotati e gli attributi che ciascuna religione attribuisce alla divinità in cui professa. Perché asserire che la realtà fenomenica sia il prodotto di un impulso creativo proveniente da un essere superiore è una cosa. Asserire invece che un Dio onnipotente, onnisciente e infinitamente compassionevole (e siamo già nel campo delle antinomie logiche), simpatizzante per i popoli di origine semitica, abbia creato un universo a beneficio della propria creatura prediletta (l’uomo), piazzandolo in uno sputo di galassia ricolma di miliardi di stelle, in mezzo ad altri miliardi di galassie, attendendo oltre 4 miliardi di anni e 5 estinzioni di massa affinché la propria creatura prediletta si manifestasse (omissis sulla storiella della creazione in 7 giorni), per poi punirla e cacciarla dal paradiso terrestre, per imprecisate colpe dei suoi progenitori che si trasmettono iure hereditario ad ogni membro della sua schiatta, colpe per le quali Egli stesso si è incarnato nel grembo di una vergine, palesandosi in forma umana nelle vesti di carpentiere fricchettone peace and love e fattosi crocifiggere…..beh penso sia un attimino diverso.
      E comunque non c’è nulla di razionale nell’avere fede, per definizione (Il che non vuol dire che ci sia necessariamente qualcosa di male). Non c’è nulla di razionale nell’atteggiamento del pastore che di fronte allo sterminio del suo gregge dà la colpa al chupacabras, in assenza di evidenze. Cerchiamo di evitare di piegare i concetti alle nostre esigenze retoriche, sviandone il significato intrinseco.

      • El Barto ha detto:

        Certo che la fede è una cosa distinta dalla razionalità, lo sto dicendo dall’inizio (e non solo io). Ma non sta scritto da nessuna parte che qualsiasi cosa che non si strettamente “razionale” sia per definizione “sbagliata”… Hai presente l’amore, nel senso d’innamoramento verso un’altra persona? Non è razionale né scientificamente dimostrabile, ma non oserei mai accusarti di non amare tua moglie o la tua fidanzata in quanto al di fuori della rigida logica razionale e scientifica: la ami, e sai che è vero pur senza che vi sia la possibilità di provarlo in modo inconfutabile, fra l’altro immagino che tu non senta neppure la necessità di dimostrare che tu sia realmente innamorato a chicchessia (esattamente come per i fedeli di qualsiasi credo)!

        • Gacrux ha detto:

          rispondevo all’utente sopra che ha scritto testualmente: “trovo MOLTO RAZIONALE e normale avere fede”. Ora, avere fede è normale, naturale, comprensibile, umano e quant’altro (e il sottoscritto non ha nulla in contrario, salvo quando la fede deborda i confini dell’intima sfera privata per condizionare la vita sociale anche di chi non vi aderisce, e purtroppo da noi è la regola), ma giammai razionale, per definizione.

          • El Barto ha detto:

            Ah, capito. La fede non è razionale, ma avere fede è ragionevole. Quando ti svegli la mattina, controlli che il pavimento ci sia ancora prima di metter giù i piedi o hai “fiducia” nel fatto che sia così? Quando prendi un aereo, “confidi” nel fatto che non cadrà. La maggior parte dei nostri comportamenti nella vita di tutti giorni vengono compiuti per “fede”, tutti noi compiamo continuamente atti di “fede”, anche gli estremi razionalisti come te. E se così non fosse, diventeremmo pazzi tutti quanti. Poi, certo, la fede in una qualche divinità è un’altra cosa, così come quella nel Nulla…

          • El Barto ha detto:

            Ah, capito. La fede non è razionale, ma avere fede è ragionevole. Quando ti svegli la mattina, controlli che il pavimento ci sia ancora prima di metter giù i piedi o hai “fiducia” nel fatto che sia così? Quando prendi un aereo, “confidi” nel fatto che non cadrà. La maggior parte dei nostri comportamenti nella vita di tutti giorni vengono compiuti per “fede”, tutti noi compiamo continuamente atti di “fede”, anche gli estremi razionalisti come te. E se così non fosse, diventeremmo pazzi tutti quanti. Poi, certo, la fede in una qualche divinità è un’altra cosa, così come quella nel Nulla…

    • MartinaMerlino ha detto:

      Sei agnostico anche per quanto riguarda i cavalli volanti?
      Al riguardo vedi i primi 2 minuti del video: https://www.youtube.com/watch?v=7vBHvSK3Kvo
      PS non fare caso alla pessima scelta di titolo del video

      • Angeletti ha detto:

        Ancora? L’esistenza di cavalli volanti È una questione di cui può occuparsi la scienza, l’esistenza di un’entità suprema onnipotente eterna NO. Pare che quelli che si sono fermati a prima di Popper siano più numerosi di quanto si possa immaginare… Senza contare che se venisse provata l’esistenza di cavalli volanti proprio quelli che potremmo definire atei a riguardo continuerebbero a tentare di negarne l’esistenza per fede!
        P.S.: ho risposto un mesetto dopo giusto per non lasciare questo “intelligente” commento senza risposta, altro discorso è la tua di risposta che essendo arrivata un annetto dopo è sensata quanto un cavallo volante ^_^

  7. davide ha detto:

    “Non si sta parlando di scienza né di metodo scientifico, la dimostrazione scientifica che una religione sia sbagliata non potrà mai esistere, la pretesa di poterlo dimostrare è essa stessa antiscientifica, e l’unica ragione che spinge qualcuno a farlo è odio e disprezzo verso il diritto alla libertà di culto” penso che questa frase racchiuda almeno la metà delle fallacie di cui sopra.

    • El Barto ha detto:

      Intanto elencale. Poi, comunque… Vedete? Ho semplicemente affermato che spesso e volentieri gli “antireligiosi” (che sono per definizione atei, mentre chi è ateo non è per forza antireligioso) commettono fallacie logiche nella foga di dimostrare scientificamente che qualsiasi forma di religione sia errata… E che cos’è successo non appena tali soggetti hanno letto la verità che avevo scritto? Si sono lanciati uno dopo l’altro nel tentare di dimostrare scientificamente che qualsiasi forma di religione sia errata… Grazie per il sostegno!

  8. El Barto ha detto:

    Alcune delle fallacie logiche elencate le vedo spesso commettere da antireligiosi (non dico “atei” per rispetto a questa categoria) per dimostrare ai credenti di non importa quale fede che scientificamente la ragione sta dalla propria parte ed il torto dalla loro in barba alla libertà di culto.

    • Andrea Maffione ha detto:

      Beh, che gli “atei euforici militanti” siano fastidiosi quanto un maledetto testimone di geova è poco ma sicuro, però c’è anche da ammettere che tecnicamente ogni religione passata presente e futura si regge letteralmente ed esclusivamente su argomentazioni per ignoranza e per autorità…
      Da un punto di vista razionale, gli antireligiosi hanno ragione.

      • El Barto ha detto:

        “tecnicamente”, “razionale”… Non si sta parlando di scienza né di metodo scientifico, la dimostrazione scientifica che una religione sia sbagliata non potrà mai esistere, la pretesa di poterlo dimostrare è essa stessa antiscientifica, e l’unica ragione che spinge qualcuno a farlo è odio e disprezzo verso il diritto alla libertà di culto; il credo diversamente dalla scienza si basa semplicemente sulla fede.

        • Diego McFly Martin ha detto:

          è vero che scientificamente non si dimostra un negativo, ma è anche vero che c’e un certo rasoio di Occam che ben si applica alla la situazione, rendendo ridondanti le argomentazioni religiose in presenza di una spiegazione migliore.
          E c’e il metodo scientifico a rendere ridondanti le spiegazioni religiose anche in assenza di spiegazione razionale

          • El Barto ha detto:

            Ma sì, bruciamo pure le parti della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo in cui, accanto a “razza”, “colore”, “sesso”, “lingua” e “cittadinanza”, si parla di “religione”, quelle in cui, oltre alla libertà di “pensiero” e “coscienza”, si sancisce quella di “religione”, e quelle dove si garantisce il diritto di manifestare in “insegnamento”, “pratiche”, “culto” e “osservanza dei riti” il proprio credo e si promuovono la “comprensione”, la “tolleranza” e l'”amicizia” fra tutti i gruppi religiosi… Tanto secondo certi sedicenti eruditi dalla mente superiore la scienza dimostrerebbe, o nemmeno avrebbe bisogno di dimostrare, non s’è ancora capito, che qualsiasi forma di religione, o credo, o fede, o spiritualità in genere, che è parte della nostra natura umana, è scientificamente sbagliata! Ci vorrebbe proprio un bell’ateismo di stato che mettesse fuori legge tutto ciò che non rientra nella sfera del razionale come già fu fatto una volta, no? Tsk… Ah, e comunque la solita storia di Occam che viene tirata fuori proprio dalle persone di cui parlavo all’inizio si applica appunto alla scienza che come già detto occupa un’altra sfera totalmente diversa rispetto alla religione. Ergo, nisba.

        • Nazareno Marzetti ha detto:

          Quindi, dato che non si può dimostrare che è sbagliata, la religione è giusta.

          Come mai mi ricorda una certa fallacia ad ignorantum?

          • El Barto ha detto:

            Dove mi avrebbe visto scrivere una cosa del genere, di grazia? Uhm… Come si chiama la fallacia logica del mettere in bocca agli altri cose che non hanno detto e marciarci di conseguenza? E quella dell’argomentare basandosi sulla libera (deliberata) interpretazione della frase “non si può affermare che X sia scientificamente errato” come fosse “è scientifico che X sia corretto”? Del tipo: non si può scientificamente affermare che un altro pianeta simile alla Terra con esseri intelligenti come l’uomo non esista nell’angolo più remoto dell’universo a miliardi e miliardi di anni luce, che dovrebbe secondo questa “logica” (fallace) equivalere ad asserire che scientificamente è corretto affermare l’esistenza di tale pianeta? Seriamente, risparmiatevi di continuare a dar ragione a chi vi accusa di certe cose, usate il vostro autocontrollo per dare priorità al mantenimento della dignità lasciando al 2° posto anziché al 1° l’odio viscerale che provate verso la spiritualità e la religione…

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