Il sogno australiano

Un viaggio tutto italiano tra passato, presente e futuro

La terra dei canguri, con i suoi territori sconfinati e selvaggi e il senso di avventura e scoperta che riecheggia nell’aria, è sempre stata nei sogni di viaggiatori. Per chi ha meno di 30 anni questo è il posto migliore al mondo dove vivere. Per chi li ha superati l’Australia resta un Paese da sogno, dove si avverte la sensazione di poter prendere in mano le redini della propria vita e poter correre spediti verso importanti traguardi. È stata la certezza di tornare a far partire i nostri connazionali. La convinzione che non sarebbero rimasti via a lungo, il tempo di mettere da parte qualche dollaro e ripresentarsi nei loro paesi di origine, con qualcosa di cui andare orgogliosi. Ma a persuaderli a imbarcarsi in questa folle avventura, alla scoperta di una terra quasi vergine, è stata anche la necessità di dare una svolta alla propria vita. E, forse, quello stesso desiderio di scoperta che due secoli prima aveva portato in Australia altri italiani.

Bisogna andare indietro sino al 1676 per trovare il primo nome italico tra i documenti storici dell’Australia: padre Vittorio Riccio, missionario che disegnò la prima mappa del continente e propose al Vaticano di aprire una missione tra gli aborigeni. L’inizio dell’immigrazione vera e propria si registrò nella metà dell’Ottocento, con importanti nomi che contribuirono alla crescita dell’Australia: il missionario don Angelo Confalonieri, che scrisse il primo dizionario delle lingue aborigine del Nord; il farmacista Giuseppe Bosisto, che scoprì le proprietà medicinali dell’olio di eucalipto; e il conte Girolamo Carandini, che nel 1843 fondò una scuola di danza e canto lirico a Hobart, in Tasmania, e qualche anno dopo la South Australian Grand Opera Company. Gli italiani allora arrivavano soprattutto dal Nord – Lombardia, Piemonte, Toscana e Veneto – dopo un viaggio per mare di 8-9 settimane. Minatori e operai, ma anche taglialegna, muratori e ingegneri. Fecero fortuna per esempio, gli ingegneri toscani Ettore Checchi e Carlo Catani, che progetteranno tutti i sistemi d’irrigazione, i ponti, le strade e le dighe del Victoria, nascente colonia australiana.  Verso la fine dell’800, pescatori calabresi, pugliesi e siciliani si trasferirono nei mari del South e del Western Australia, mentre contadini del Nord Italia furono ingaggiati nel Queensland per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero, vivendo in condizioni malsane, tra ratti e serpenti velenosi, e dormendo in barche in mezzo al nulla. Ma il lavoro non manca, e negli Anni ’20 del Novecento molte delle piantagioni appartenevano ormai a italiani.

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Il legame tra Italia ed Australia è molto forte.

 

Gli anni subito dopo la Prima Guerra Mondiale rappresentarono il secondo grande esodo italiano, e questa volta furono soprattutto gli uomini del Sud ad attivarsi: nel 1933 furono oltre 26 mila a sbarcare nei porti di Perth, Melbourne e Sydney. Lavoravano molto gli instancabili italiani e mettevano da parte parecchi risparmi; mostravano uno spirito di avventura e adattamento impetuoso che ebbe l’effetto di aumentare verso di loro i sentimenti di razzismo e rabbia degli australiani. Nel gennaio 1934, in un pub del Western Australia, un anglo-australiano morì accidentalmente nel corso di una rissa con un italiano e il paese insorse, uccidendo due immigrati ed incendiando le loro case. Era solo l’inizio, perché da lì a poco sarebbe scoppiata la Seconda guerra mondiale e a quel punto gli italiani diventarono gli alleati dei nemici, e vennero trattati come tali. L’immigrazione si interruppe sino al 1945 e 4.700 uomini sospettati di essere legati al Fascismo vennero internati in campi di prigionia. A questi si aggiunsero 18mila prigionieri di guerra deportati in suolo australiano dagli inglesi e usati come manovalanza. Gli anni tra il ’51 ed il ’60 registrarono il maggior numero di arrivi dall’Italia: oltre 170mila, un quinto di tutti gli immigrati in quel decennio. Le storie di uomini e donne arrivati in quel periodo storico sono piene di dolore e sacrifici, senza PC e cellulari lontani migliaia e migliaia di km dai propri cari; storie di coraggio, orgoglio e forte spirito di adattamento. Le storie di coraggio e onestà sembrano prevalere nell’opinione che gli australiani si sono fatti degli immigrati italiani e si registra un vero boom del Made in Italy, in tutte le sue forme. I nipoti degli immigrati del dopoguerra, nati qui, non parlano la lingua dei loro nonni. Ma stanno realizzando che, con loro, si perderà buona parte della cultura italiana. E così stanno vivendo un ritorno alla propria italianità, un interesse a guardare con occhio attento alle proprie origini. Sono in aumento le richieste di riacquisto della cittadinanza italiana e le iscrizioni ai corsi di lingua. Dall’altro lato, anche tra gli australiani sta crescendo sempre più un forte interesse per tutto ciò che è italiano. A partire dal cibo, che sin dagli Anni ’50 ha cambiato radicalmente molte loro abitudini di vita, inserendo nella dieta l’olio d’oliva, per esempio, o sostituendo il caffè al tè. Nei ristoranti i piatti italiani recitano la parte del leone e sono in tanti a sognare di visitare un giorno le città italiane, immergendosi cuore e anima nella storia e nell’arte, che qui mancano completamente. Gli scenari e la previsioni statistiche parlano da qui al 2050 di un forte aumento della popolazione, favorito da una superficie che è venticinque volte l’Italia, da risorse naturali immense, da un debito pubblico tra i più bassi del mondo e da una burocrazia snella ed efficiente.

Australia

La fantastica Sidney, di notte.

 

L’Australia può vantare uno stile di vita rilassato ed un clima invidiabile. La controprova di questo futuro boom australiano è fornita dal fatto che  l’Australia è divenuta ormai il sogno proibito di tantissimi giovani italiani e non. Le città australiane, insieme a quelle canadesi sono quelle dove si vive meglio al mondo. Sydney, Perth e Adelaide rientrano stabilmente da un decennio a questa parte nella top ten mondiale delle città più vivibili. Inoltre, l’Australia risulta dal 2011, anno della sua introduzione tra i vincitori del “Better Life Index”, il nuovo indicatore ideato dall’Ocse, per valutare il “Benessere interno lordo”. Il Bli è un’alternativa al vecchio e controverso Pil che, come diceva già Robert Kennedy, “Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”.

Oggi, tra immigrati, discendenti e matrimoni misti quasi il 10% della popolazione “aussie ha sangue italiano. Dietro questi numeri si nascondono individui desiderosi di emergere e di tirarsi fuori dalle paludi dell’incertezza e della precarietà. Non numeri, ma italiani veri con valori forti tra le mani, italiani di oggi; italiani del domani.

Marco Vespari

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4 risposte a Il sogno australiano

  1. Caro signor Vespari, sono in ricercatore dell’Università di Pisa e sto preparando un progetto su Checchi e Catani, che ho menzionato anche nella mia ultima pubblicazione, mi potrebbe far avere maggiori informazioni sui due migranti? Per me la cosa più importante sarebbe trovare lettere e foto su di loro, meglio ancora poter contattare i loro discendenti. Mi risponda a giampaologiampaoli@virgilio.it. Grazie e a presto.

  2. sognandolinglese ha detto:

    Hai descritto la situazione in Australia in modo chiaro e scorrevole, complimenti.

    • Marco Vespari ha detto:

      Grazie mille sognandolinglese..ho cercato, attraverso il mio modesto e semplice articolo di dare voce agli italiani che si sono spesi e si spenderanno per rendere la Terra dei canguri un posto migliore..Ricordiamolo sempre…ai primi posti l’Australia è arrivata grazie a milioni di italiani..italiani di ieri, italiani di oggi…italiani del domani..

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