Una storia ben oltre il dolore del tempo: Romeo &Juliet

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 249) il 30 settembre 2019.

Il tempo è dolore perché passa inesorabile e lascia solo la morte

Come si può parlare di una delle più grandi storie d’amore e morte di tutti i tempi senza essere presi da uno strano senso di tremore, magia e buffa atmosfera di inadeguatezza? Si, perché aprire il sipario sulla tragedia delle tragedie scritta dal genio Shakespeariano è un’apertura su colossali sensazioni di paura e incanto avvolti dal timore di non essere mai all’altezza dell’opera.

Il tempo è dolore perché passa inesorabile e lascia solo la morte. Non in questo caso. Non nella penna che ha dato vita alla storia di Romeo, giovane Montecchi che incarna le vesti di amante del mondo e di Giulietta, ninfa acerba dei Capuleti che diviene presenza divina, una figura quasi allegorica, da venerare in nome dell’amore. Il loro tempo va ben oltre il dolore, benché si consumi per intero in quattro giorni soltanto. Siamo nell’antica Verona, i due nobili casati ai quali i due giovani appartengono sono in rivalità. A dispetto di questo odio, l’amore si fa spazio e germoglia in seno ad esso. In un mondo violento fatto di arrivismi e lotta al potere, Shakespeare lancia i dadi del puro sentimento degli amanti, una freccia d’amore che colpisce i protagonisti rendendo tutto incanto attraverso i loro occhi. Grazie ad un linguaggio squisito e leggero come le nuvole, il lettore riesce a divenire parte stessa della lettura, riesce quasi a percepire su di sé il fuoco dell’attrazione e a sentirsi bruciare. Chi legge è al tempo dell’antica città degli eterni innamorati, può soffrire e sospirare con loro fino alla fine, un capolinea che in realtà è inizio del mito. Il sommo poeta, dando vita a Romeo & Juliet, seguendo per certi versi la trama originale di Piramo e Tisbe (giovani amanti babilonesi resi celebri da Ovidio nelle Metamorfosi) è riuscito a rendere l’opera immortale. L’amore stesso va oltre i confini del possibile e sfidando la morte porta vita eterna nei cuori. Per infausto gioco del destino, si sa, i due giovani amanti muoiono, ma il loro desiderio è più forte e di morte son ricongiunti poiché l’amore non li separa. La brillante linea narrativa non perde mai di vista l’esperienza d’amore dei giovani che invece, dal momento in cui si incontrano dimenticano qualsiasi altra cosa. Romeo e Giulietta sono in qualche modo però consapevoli proprio dall’inizio di essere destinati a morire. Non solo l’amore ma, tutte le altre emozioni vengono elevate e tese a portare al tragico evento poiché miste al conflitto tra odio e amore stesso. Il fato detta le regole sulle vite umane e come direbbe Mercuzio, le vite umane a loro volta, determinano il loro destino. La figura di Mercuzio, spezza per un po’ la tensione di violenza e d’odio che avvolge i sentimenti dell’opera. Il suo personaggio porta leggerezza e divertente atmosfera poiché pregna di satira ammaliante e coinvolgente. Si pensi a come riesce a trasformare l’attimo triste prima della sua morte, poiché trafitto dalla lama infausta di Tebaldo, in uno giocoso e burlone, introdotto dal suo abilissimo monologo ricco di battute. Sta morendo e prende in giro i presenti e se stesso della sua condizione fingendo di non essersi fatto nulla. Ma, prima di cadere al suolo non esita a maledire le due famiglie, portatrici di morte. Di nuovo morte per colpa di troppo amore, un sentimento descritto da Shakespeare in diversi modi. Si pensi a Paride che collega l’amore all’idea di decoro, o alla balia di Giulietta per la quale l’amore è soprattutto fisico e sensuale. Il padre di Giulietta invece vede l’amore come un accordo di convenienza per unire due famiglie e impone alla figlia di sposare chi lui vuole, anche se lei non lo ama, questo ci fa capire che Giulietta non è padrona del proprio cuore, non può ribellarsi alle regole imposte dalla società in cui vive, ma deve accettare e rispettare il volere paterno. Tulle le forme dell’amore vengono sconfitte dall’odio, dal destino e dalla mancanza di comunicazione. Spesso, nell’opera si comunica attraverso messaggi che i vari personaggi si inviano, e quasi sempre questi messaggi vengono consegnati erroneamente come capita a Frate Lorenzo che, pur se nelle migliori intenzioni, mette in moto una serie di eventi che avranno conseguenze tragiche. Egli invia un messaggio a Romeo tramite Frate Giovanni per informarlo che Giulietta non è morta, ma questo messaggio non arriva mai a destinazione, mentre Baldassarre gli riferisce la falsa notizia della morte di Giulietta.  Il caso vuole che la ragazza si svegli subito dopo che Romeo si è tolto la vita accanto alla sua tomba e, disperata, a sua volta, si uccide. Questa tragica fine dei due giovani innamorati è narrata da frate Lorenzo e i capi delle due famiglie, commossi dalla catastrofe provocata dalla loro inimicizia, si riconciliano tra loro. La morte ha reso immortale un amore impossibile agli occhi del mondo ma non a quelli dello spazio oltre il tempo, oltre i confini del reale, attraverso i muri del dolore e dell’oblio.

“Con le ali lievi dell’amore volai sopra quei muri: confini di pietra non sanno escludere amore, e quel che amore può fare, amore osa tentarlo…”

Matilde Marcuzzo

 

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