Si va scavando nel passato, ma con i droni

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 232) il 25 marzo 2017. Per motivi di spazio, la versione cartacea non è integrale.

Passato e futuro si fondono nell’impiego dei SAPR a fini archeologici

Il passato, il futuro, la storia e l’innovazione: scoprire ciò che ci ha preceduti è sempre stato affascinante per gli studiosi, e pochi tra loro avrebbero potuto immaginare un impiego dei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto (SAPR) in questo importante settore. Ne parliamo con un archeologo lametino, Davide Mastroianni, anche lui come tanti altri costretto ad emigrare altrove, ad andare lontano quando è la nostra terra ad aver bisogno di conoscenze ed esperienze innovative.

Parlare di SAPR, archeologia e raccontarti tra le pagine de il Lametino. Te lo saresti mai aspettato? Chi è Davide Mastroianni e perché ha deciso di investire nel connubio tra il settore dronistico e archeologico?

Sono lusingato di raccontarmi qui tra le pagine del Lametino, che, nonostante i miei impegni di lavoro e ricerca per l’Italia, seguo costantemente attraverso la rete. Non me lo sarei mai aspettato e questo, quindi, non può farmi che piacere. Ho iniziato la mia carriera presso l’Università della Calabria, con una tesi triennale in “Storia e Archeologia dell’Arte Greca e Romana” sul teatro romano di Scolacium. Ho deciso di proseguire i miei studi specialistici presso l’Università La Sapienza di Roma, città culla dell’archeologia, con una tesi sull’utilizzo di Bing Maps, rivale di Google Maps, per l’individuazione, attraverso immagini oblique, di evidenze archeologiche sepolte per i siti di Ostia Antica, Veio, Vulci, Cerveteri e Tarquinia. E’ proprio alla Sapienza che ho deciso di cambiare rotta, rivolgendo la mia attenzione alla Topografia Antica e ad uno dei suoi “elementi sussidiari”, la Topografia Aerea, recentemente ribattezzata Archeologia Aerea. Questa disciplina, attraverso la lettura di riprese aeree verticali e oblique e l’interpretazione di anomalie al suolo, che si verificano in determinati periodi dell’anno, consente di determinare la presenza di elementi sepolti, che andranno verificati sul terreno, al fine di confermare o confutare l’eventuale presenza di strutture antiche. In questo caso i droni sono molto utili perché consentono, con un grande abbattimento dei costi, di poter pianificare i voli, visionare ed elaborare i dati in tempi brevissimi. Sono Operatore Certificato ENAC da più di un anno; ho deciso di investire in questo settore, proprio per poter continuare a fare ricerca scientifica. A cavallo tra il 2012 e il 2013, ho frequentato il primo anno della Scuola di Specializzazione in Archeologia, presso l’Università del Salento, sospesa, in quanto vincitore, l’anno successivo, del concorso di Dottorato in “Architettura, Design e Beni Culturali”, presso l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, ex Seconda Università di Napoli, conclusosi lo scorso 13 gennaio 2017, con un tesi in Topografia Antica, dal titolo “Carta Archeologica e Ricerche in Abruzzo. Il comune di Campli (TE)”, e in corso di pubblicazione, unicum per l’Abruzzo. Nel corso degli anni ho collaborato, come studente, a numerosi scavi universitari promossi da diverse cattedre di Archeologia (Cosenza, Roma, Siena, Venezia, Lecce), in qualità di libero professionista (Roma, Cosenza, Lamezia Terme) che ancora oggi svolgo e collaboro con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Regione Abruzzo. Ho al mio attivo diverse pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali, partecipazioni a convegni (il prossimo sarà proprio in Calabria, a Reggio, a fine aprile), borse di studio, progetti di ricerca e soggiorni all’estero (Spagna e Albania).

Sei l’ennesimo figlio di questa terra costretto ad andare altrove, eppure il bisogno di una figura come la tua proprio qui, a Lamezia Terme, è sentito. Cosa c’è che non funziona, a tuo avviso, nella valorizzazione delle ricchezze archeologiche della nostra zona?

Ti ringrazio e mi auguro si creino le condizioni adatte alla nascita di progetti concreti e innovativi. Non credo che ci sia qualcosa che non funzioni, anzi: vedi ad esempio, l’apertura del Parco Archeologico dell’antica città di Terina, lo scorso novembre, e del Parco Archeologico di Gianmartino, a Tiriolo, lo scorso aprile. In quest’ultimo, l’uso delle tecnologie integrate è stato fondamentale. Le prospezioni geofisiche condotte con il GPR (Ground Penetration Radar) hanno consentito di determinare, con precisione centimetrica, la posizione delle strutture sepolte nell’ex campo sportivo adiacente il Palazzo Cigala. Futuri eventuali progetti andrebbero, a mio avviso, orientati proprio in questa direzione, ovvero mediante l’integrazione di tecniche di indagine non invasive (rilievo da SAPR o droni, Geofisica, magnetometria, tomografia elettrica, termografia, LIDAR), che permetterebbero di “ampliare” il grado di conoscenza topografica e urbanistica di molti siti archeologici calabresi.

Quello dei droni è un settore in continuo sviluppo, dove è difficile stare al passo coi tempi e aggiornarsi. Le applicazioni stanno crescendo in numero e quantità, e tra queste figura appunto anche quella archeologica. In cosa il drone fa la differenza rispetto agli altri strumenti già utilizzati?

I Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto o SAPR, rappresentano una grande risorsa per l’archeologia, soprattutto in un’ottica di tutela del patrimonio culturale, ambientale, paesaggistico e infrastrutturale. Gli ambiti sono diversi: rilievo topografico di aree archeologiche, scavi archeologici, monumenti, mappatura di zone non facilmente accessibili e di ampie porzioni di territorio. Come accennato precedentemente, tengo a sottolineare che il drone è sicuramente uno strumento, immediato e “low cost”, ideale per le attività di monitoraggio, rilievo e mappatura del territorio. Il settore degli APR è in netta crescita e continua evoluzione; se all’inizio vi è stato un boom incontrollato, che ha portato al commercio di una serie innumerevole e sconsiderata di modelli, in questo ultimo periodo, ci si sta concentrando maggiormente sulla sensoristica di base del mezzo (camere RGB, NIR, termografiche, multispettrali e LIDAR), indirizzandosi, quindi, sulla tipologia del dato acquisito e di conseguenza abbandonando la concezione di “quantità”, verso una direzione di “qualità”.

Che messaggio vorresti trasmettere agli archeologi lametini, e in particolare a coloro che, come te, potrebbero decidere di fare uso dei droni?

Oggi il drone è uno strumento essenziale per la documentazione cartografica e topografica di uno scavo. L’iter per il riconoscimento come Operatore Certificato richiede impegno e costi, ma per chi, come me, volesse intraprendere questa strada, ne è fondamentale l’ottenimento.

Grazie Davide, e in bocca al lupo!

Francesco D’Amico

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