Terme di Caronte, queste sconosciute

Questo articolo è uscito sul periodico il Lametino, diviso in due parti, il 20 marzo e il 3 aprile 2010. Leggi anche la seconda parte, uscita sul medesimo giornale il 30 settembre 2017.

Note già dai tempi dei Romani, le terme di Caronte si collocano in un contesto geologico particolare che riguarda tutti i lametini. Quella della piana di Lamezia Terme è una particolare struttura geologica che prende il nome di “graben“: è caratterizzata dalla presenza di una faglia imponente (che attraversa i centri abitati di Nicastro e Sambiase, per poi raggiungere la costa), di varie faglie minori e di una zona depressa (la piana di Sant’Eufemia). La faglia più grande non deve essere sottovalutata: nel 1638 ha provocato un terremoto devastante che ha segnato profondamente la piana e che, purtroppo, è finito nel dimenticatoio quando avrebbe dovuto servire da monito per l’edilizia che non rispetta le norme antisismiche. In altre occasioni avremo modo di discutere ampiamente tutto quello che (non) è stato fatto per sensibilizzare la coscienza dei lametini su questo problema.

La faglia di Lamezia, anche se pericolosa e apparentemente inutile, è responsabile della presenza delle terme: evitando di cadere nell’errore di abbondare nell’uso termini scientifici, in questo articolo verranno esposte le caratteristiche più salienti della realtà geologica della zona dando una particolare importanza a tutto quello che la classe dirigente non ha fatto per le terme.

Andando in profondità, la temperatura aumenta di un particolare valore noto come “gradiente geotermico”. Il gradiente ha un valore minimo di 5-6°C al km e uno massimo di 70°C al km circa in prossimità dei corpi magmatici. A causa della deriva dei continenti e dei vari scontri tra placche, il gradiente geotermico nella nostra zona è abbastanza rilevante. La faglia e le strutture da essa derivate permettono alle acque di andare in profondità, aumentando sensibilmente la loro temperatura: durante il processo di risalita, le acque portano dal sottosuolo vari elementi aggiuntivi. Caratteristica, per esempio, è l’abbondante presenza di zolfo che spiega il classico odore di uova marce. Altro elemento presente, seppur in quantità decisamente più basse, è il pericolosissimo arsenico. Le sorgenti degne di nota per le loro caratteristiche chimiche sono tre: Caronte 1, Caronte 2 e Sant’Elia. La sorgente di S.Elia è una sorgente fredda (la temperatura delle acque si aggira intorno ai 23°C circa, 15-16°C in meno rispetto alle sorgenti Caronte 1&2) e con una composizione chimica leggermente diversa. Il ruolo di questa terza sorgente, sconosciuta ai più, è sempre stato quello di fornire dati preziosi sulla natura delle Terme Caronte.  Fatta eccezione per la sorgente S.Elia, la quale è nota agli studiosi per la sua omogeneità, i valori di temperatura e salinità delle sorgenti sono diminuiti negli ultimi anni e questo fenomeno è stato interpretato come la conseguenza di un maggiore apporto di acque superficiali nell’acquifero delle terme.

Il monitoraggio di temperatura, composizione chimica e flusso è stato poco costante nel tempo e questo denota un interesse limitato nei confronti delle terme. La sorgente S.Elia è stata ampiamente trascurata in molte occasioni: anche se, come già detto, si tratta di una sorgente fredda, il suo ruolo nella raccolta di dati di una certa rilevanza è fuori discussione. Come se non bastasse, gli studi geologici che hanno interessato l’area sembrano limitati alle rocce in affioramento (molte delle quali hanno un’età superiore ai 200 milioni di anni) e non c’è mai stato il trend di andare oltre per scoprire e capire di più. La mancanza di dati certi su quello che avviene in profondità è dimostrata da un modesto numero di teorie volte a spiegare, tra le altre cose, l’assenza di alcuni elementi chimici anziché di altri. Insomma, ad una situazione particolare è stata riservata un’attenzione convenzionale e i risultati sono alla portata di tutti.

La mancanza di studi approfonditi sulle terme è a dir poco scandalosa: ci sono dati preziosi sulla composizione chimica e sulla temperatura delle acque superficiali, certo, ma mancano gli elementi necessari per mettere in evidenza le potenzialità delle terme e dare una risposta definitiva a vari interrogativi. E’ possibile creare una o più centrali geotermiche di enorme prestigio, capaci di garantire alla città una certa indipendenza dal punto di vista energetico? E’ possibile scoprire nuove sorgenti e/o sfruttare al meglio quelle note, offrendo la possibilità di creare un complesso turistico di rilevanza internazionale capace di attirare l’enorme flusso di turisti stranieri che arrivano in Calabria durante il periodo estivo?

Tanto per fare un esempio, sarebbe molto interessante attirare il flusso di turisti tedeschi che di Lamezia conoscono solo l’aeroporto internazionale (sappiamo tutti che Lamezia non è una meta, è solo un mezzo per raggiungere una meta) e preferiscono stare nei villaggi turistici di Pizzo Calabro e dintorni. Ancor più interessante sarebbe mettere in atto progetti sperimentali per la creazione delle centrali geotermiche, progetti tali da avere una rilevanza internazionale; in questo secondo caso, tuttavia, è sempre meglio rimanere con i piedi per terra per evitare troppe aspettative.

Perché siamo qui a lamentarci dell’assenza di queste analisi approfondite e a fantasticare sulle potenzialità delle terme? Non era nell’interesse di tutti i politici lametini scoprire quali fossero le reali potenzialità dell’area in questione e reagire di conseguenza, dando una dimostrazione magistrale di interesse nei confronti del nostro territorio a tutta la popolazione? C’erano tanti motivi per far sfociare l’interesse di chi ama la propria terra nella pianificazione di uno studio approfondito sul sottosuolo, primo tra tutti la voglia di dare alla neonata Lamezia Terme un impulso tale da potersi imporre nel contesto regionale e, forse, anche in quello nazionale. Come prevedibile, non è successo nulla e siamo caduti nel ridicolo: non protestiamo per la mancata costruzione di una data infrastruttura, protestiamo per il fatto che non sappiamo neanche se quella struttura si può costruire o no.

Fino ad ora, le terme di Caronte sono state “sfruttate” a pieno titolo solo per alimentare la lista di false promesse che i cittadini di Lamezia sono costretti a sentire passivamente durante le campagne elettorali: si parla di creare questa o quella cosa ma mai di capire cosa si può fare. Il risultato? Illusione assoluta e mancanza di certezze. Ci sono tanti altri motivi per i quali i lametini si dovrebbero vergognare della rendita della classe politica del passato, ma non essendo questa la sede più appropriata per affrontare il tema le dovute conclusioni sono lasciate al lettore.

Per fortuna, esiste un modo per rispondere con decisione a tutti questi anni di promesse inconclusive: il dipartimento di Scienze della Terra dell’Università della Calabria è interessato ad iniziare gli studi di cui le terme hanno così tanto bisogno e l’unico “ostacolo” burocratico è costituito dalla mancanza di fondi regionali (problema che si potrebbe risolvere a breve). Considerando la collocazione temporale della nascita del nostro movimento (avvenuta poco prima dell’inizio della campagna elettorale), della nascita del progetto terme del nostro movimento (ancora più recente) e considerando anche il fatto che sarà necessario un confronto con l’amministrazione regionale per al’attuazione del progetto, nei tempi a nostra disposizione non è stato possibile organizzare un incontro tra il sindaco della nostra città e i docenti dell’UNICAL che sono interessati allo studio. Il Movimento Giovanile di Pressione Politica si impegna ad organizzare questo incontro nel periodo post-elettorale come prima iniziativa da proporre al sindaco, confidando nella possibilità di ottenere risultati concreti e immediati.

Sarà anche un modo per verificare la lealtà della classe dirigente alla “causa” lametina: un sindaco che non si impegna per mettere in evidenza le potenzialità della sua stessa terra e sfruttarle nel migliore dei modi non merita quell’appellativo. Staremo tutti a vedere se sarà necessaria una vera e propria pressione politica o se il MGPP riuscirà a far scattare una reazione a catena che porterà alla rivalutazione del nostro territorio.

Francesco D’Amico
Studente di Scienze Geologiche – Università della Calabria

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