“Le Muse”, una cornice culturale calabrese di punta

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 227) il 30 luglio 2016. Per motivi di spazio, la versione cartacea è stata ridotta rispetto alla versione originale, qui disponibile.

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L’associazione, con sede a Reggio Calabria, è protagonista indiscussa di innumerevoli eventi

E’ una delle figure chiave nello scenario culturale calabrese. Instancabile e sempre presente, il prof. Giuseppe Livoti, presidente dell’associazione culturale “Le Muse” con sede a Reggio Calabria e molto attivo sui social network, e ora qui con noi per raccontarsi. Chi è Giuseppe Livoti, cosa fa nella vita e come nasce la sua passione per la cultura?

Direi che faccio quello che posso e mi ritengo uno tra i tanti di questa bella Calabria. Occorre fare nella propria vita delle scelte. Io ho scelto di poter promuovere forse ciò che di sano è rimasto nella società, l’arte, la bellezza in una “città contaminata” dove emergere è difficile. L’intuizione è stata creare con “Le Muse” delle agorà di pensiero, libere ed indipendenti, dove trattare argomenti di vario genere e che ad ogni incontro attirano sempre di più un pubblico numeroso. La soddisfazione è sentire anche dal pubblico che in ogni evento creiamo un’atmosfera familiare e questo ci soddisfa poiché così si diventa un riferimento di crescita e riflessione, e probabilmente negli anni abbiamo svecchiato le solite manifestazioni frontali dove la comunicazione non era mai a doppio senso. Avevo venti anni, mi scoprì un noto gallerista della città di Reggio Calabria che intuì cosa avrei potuto fare un domani. Da aspirante ingegnere, secondo la volontà di mio padre, diventai invece docente di materie artistiche, giornalista, presidente di associazione culturale esperto per numerose scuole nonché protagonista di numerosi eventi televisivi ed attualmente conduttore della rubrica Settex1 di Melito TV Canale 817.

Livoti

Circa dieci anni fa – posso dirlo apertamente su mia idea – portai l’arte in TV in Calabria, trasmissione che andava fortissimo, promuoveva artisti nei loro studi d’arte, e facevo conoscere architetture della Calabria e Sicilia. La morale? Proprio perché era una trasmissione troppo forte e importante e vista da un numerosissimo pubblico calabrese e siciliano come dicevano i dati auditel del tempo, stranamente è stata sospesa. Questi sono i dilemmi della nostra Calabria e spesso occorre stare attenti a chi dice in verità di essere promotore di cultura. Inizio a fidarmi poco.

L’associazione culturale “Le Muse”, della quale è presidente, è molto attiva. Qual è la storia di questa cornice culturale calabrese, chi ne fa parte e quali sono gli obiettivi principali dell’associazione?

Venti anni fa, fare cultura era cosa impensabile. A Reggio ci sono state sempre baronie associative che hanno svolto programmazioni forti: era impossibile mettersi in riga insieme ad importanti sodalizi. Ma con la crisi e la chiusura dei rubinetti delle amministrazioni, questi sodalizi sono morti. Quindi cultura a Reggio Calabria era sinonimo di spesa di contributi erogati dalle amministrazioni? Probabilmente sì, e poi si dice che la cultura non paga. I principi Muse sono quelli di promuovere il territorio attraverso l’istituzione del Premio e di una politica culturale che vede ogni domenica da ottobre a giugno eventi con fatti, persone e personaggi dell’Italia del Sud.

L’associazione è aperta a nuovi membri e, se così fosse, quali sono i requisiti?

Abbiamo soci ordinari, soci artisti, soci poeti e scrittori, soci artigiani. Sono delle indicazioni della divisione interna che tra l’altro prevede un Coro diretto dal Maestro Enza Cuzzola ed una sezione poeti dialettali diretto dalla poetessa Rossana Rossomando. L’iscrizione avviene con la presentazione del curriculum di artisti e poeti, esaminato dal Consiglio direttivo in maniera tale da evitare pittori della domenica o scrittori che lo fanno solo per passione e non per interesse intellettuale.

Come è diventato presidente dell’associazione?

Al momento della fondazione, circa quindici anni fa. Sono stato scelto perché più giovane e perché probabilmente riassumevo nella mia immagine tutte le caratteristiche statutarie.

Fare cultura in Calabria spesso presenta una serie di ostacoli, ma lei riesce comunque a trovare il modo e il tempo necessari per partecipare a varie iniziative, e addirittura ad organizzarle. Cosa si prova facendo cultura in Calabria, e nel reggino in particolare? La risposta della popolazione e delle istituzioni è quella che lei si aspetterebbe, o c’è ancora tanta strada da fare?

La risposta è facile. Dico sempre: “male non fare, paura non avere”. Tutto torna specialmente quando operi all’insegna della gratuità condivisa. Tutti si stupiscono quando entrano nel nostro giardino d’inverno al Cortile delle Muse. Quando fu premiata Fioretta Mari, invitata al telefono, mi disse: “mi fido, ci sarò, hai una voce affidabile”. Arrivata esclamò: “ma come fate tutto da soli?”

IntervistaLivoti

Le istituzioni? Negli anni ne abbiamo viste  passare tante, ma proprio passare, solo per la vetrina, per la rappresentanza e dire “Livoti bravissimo, Livoti vi aiuteremo.” Naturalmente come da copione. La politica non mi interessa, soprattutto quando fa vetrina e promette e a volte vedere che risponde pure a richieste assurde di associazioni che lamentano “in paginoni o servizi tv” che non possono andare avanti perché non hanno contributi mi indigna ancora di più e mi convinco che a Reggio Calabria si è sempre fatta cultura con i contributi.

Questo è assurdo ma il problema è che queste istanze a volte vengono proprio raccolte da televisione e carta stampata, così mi domando dove sia l’etica, sempre se ne hanno, dei personaggi che si prestano a questi giochi. Ognuno, prima di scrivere o promuovere coi media determinate attività, dovrebbe pur andare a controllare come vengono realizzate, promosse, se con sacrifici o anche mettendo il proprio tempo, anche rimettendoci economicamente, come nel nostro caso, per amore della propria città.  Ma ancora siamo al modus vivendi che se vai troppo avanti, sei da schiacciare. Quindi preferisco, come presidente, insieme alla mia vice presidente Teresa Polimeni, e come consiglio direttivo de “Le Muse”, andare avanti soli e liberi.

Il baricentro delle attività culturali targate Muse è sicuramente Reggio Calabria, ma non mancano le iniziative che vanno oltre i confini della provincia reggina. Quali sono e come si inseriscono nel vasto contesto regionale?

Sì, abbiamo esperienze forti, importanti ed intriganti all’insegna della continuità con più di venti manifestazioni tra Calabria e Sicilia nell’arco dei mesi giugno, luglio ed agosto. Ormai “Le Muse” hanno creato un rapporto diretto coi soci e simpatizzanti e quindi la gente si aspetta da noi sempre cose nuove ed interessanti. “I Notturni” rappresentano questa intuizione: volere raccontare la creatività calabrese e allo stesso tempo premiare personaggi d‘eccellenza in un posto rinato che è il Cortile delle Muse di via San Giuseppe 19.

I riflettori si sono concentrati non poco sul Premio Muse, dato quest’anno a Klaus Davi, che lo apprezzato tantissimo, in occasione del secondo Notturno dell’associazione. Quest’iniziativa ha confermato la dedizione delle Muse e dei suoi soci alla cultura e al territorio, ma qual è, a suo avviso, il messaggio che vuole trasmettere?

Sì, sicuramente pochi ma buoni. Ultimi premi al giornalista Aldo Pecora e il mass mediologo Klaus Davi, piacevole contrasto tra antidivismo di Pecora per la lotta alla legalità ed il divismo di Davi, giornalista di strada, che nonostante la sua popolarità cerca di indagare in questa Calabria grande ed amara. Ma anche altri premi importanti sono stati consegnati: non penultimi Rosanna Cancellieri, giornalista Rai, e ancora Michele Gaudiomonte, maestro dell’haute couture italiana, Giacomo Battaglia, attore, Antonio Marziale dell’Osservatorio dei Diritti sui minori. Ma ricordo con affetto Alda D’Eusanio, Tonino Raffa, Micaela, Beatrice FeoFilangeri, il Principe Roberto Bilotti ed Emilia Costantini, importante giornalista italiana di spettacolo che mi disse: “perché, Livoti sei rimasto qui al Sud?”

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Una soddisfazione mia è la Pinacoteca di Bova Marina, corposa donazione avvenuta nel 2007 sotto la gestione del comune Zavettieri, conservata male e non custodita durante gli anni successivi durante il commissariamento del comune, è rinata proprio in queste settimane. Oggi è stata riaperta e la sede è presso l’Istituto Regionale Studi Superiori Ellenofoni Calabri. Piccole sale che ci si augura l’attento sindaco avv. Crupi possano diventare ancora di più, per dare spazi a quello che potrebbe essere un Laboratorio di Osservazione dei Linguaggi Artistici dell’area Ionica.

Ci sono altre iniziative importanti in programma nel medio e lungo termine? Le dispiace parlarne coi lettori di questa testata?

Ancora siamo in piena programmazione estiva, saremo a Scilla per presentare un libro su “La donna che inventò Eduardo de Filippo” scritto dalla studiosa Mariagiovanna Grifi ed ancora a Bova Marina per una mostra evento sui “I tessuti in ginestra e non solo…” dell’artista Antonella Laganà. Martedì 30 luglio, in occasione della Festa della Madonna del Soccorso nel quartiere di Gebbione, la sacra statua della Madonna sarà portata solennemente in processione al Cortile delle Muse per una celebrazione eucaristica alle ore 19, mentre alle ore 20 stazionerà davanti all’epigrafe-scultura con il bassorilievo dell’artista Pino Gattuso e l’ode alla Madonna, inaugurati a suo tempo da S.E. il vescovo Fiorini Morosini. E tutto questo lo dobbiamo alla grande apertura mentale del parroco Mons. Giorgio Costantino che da sempre ha inteso e capito il nostro modo “sano” di promuovere anche valori come la fede.

Grazie di cuore per la sua disponibilità, presidente Livoti.

Francesco D’Amico

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Una risposta a “Le Muse”, una cornice culturale calabrese di punta

  1. Titti Strano ha detto:

    Non è facile fare cultura in. CALABRIA e sopra tutto creare dei circuiti artistici in cui possano emergere i nostri artisti che sempre sono.rimasti marginali e poco conosciuti a livello di un ” mercato dell’arte ” manovrato da interessi economici appannaggio dei grandi galleristi internazionali e del Nord -Italia. .
    Apprezzabile l’entusiasmo di Peppe Livoti!

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