In Italia si lavora grazie ai contatti personali, anche coi droni

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 227) il 30 luglio 2016.

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Non è la banale “raccomandazione”, ma un vero e proprio network di amicizie e conoscenze

La cultura caratteristica di un luogo va ad influenzare una serie di comportamenti e approcci, oltre ad altri – e ben noti – fattori come l’accento, i dialetti e le tradizioni. In Italia, e nel Meridione in particolare, si ha un collage di usanze tipiche che in altre nazioni risulterebbero anomale; analogamente, alcuni comportamenti tipici di altre popolazioni qui da noi risulterebbero assurdi. E’ tipico, per quasi tutti noi, sfruttare al massimo le proprie conoscenze personali per avere qualcosa e, nel far ciò, si è soliti rivolgersi a qualcuno di “fiducia”. Ecco che, da noi, anziché consultare le Pagine Gialle o Google, prima si chiede in giro se si “conosce qualcuno” che faccia quello che a noi serve, e come ci serve, e poi eventualmente si sfruttano i metodi “tradizionali”. Se il nostro network è sufficientemente idoneo, esteso e variegato, troveremo una rapida soluzione, altrimenti ci toccherà consultare gli strumenti menzionati sopra e cercare un individuo sconosciuto del quale, tendenzialmente, ci fidiamo di meno.

Non a caso, l’autore di “Fattore Fortuna”, Richard Wiseman, fa del network di conoscenze la chiave per “avere fortuna”, ossia plasmare la propria vita affinché si possano generare situazioni a noi favorevoli. I consigli di questo uomo saggio (wise man in inglese, ironicamente, significa proprio questo) sono chiari e diretti, e tra questi spicca la necessità di avere un buon network di conoscenze da sfruttare al massimo. E’ così che, parlando del più e del meno con amici e parenti, e magari loro amici e/o loro parenti, spuntano fuori “occasioni” di prendere al volo. E’ così che, coincidenza, si può trovare qualcuno che necessita delle nostre competenze durante una semplice chiacchierata, prima o dopo di un film al cinema, quando si mangia al ristorante o in pizzeria. Spesso, queste occasioni sono talmente uniche e speciali da risultare nel carpe diem di una vita, quella grande opportunità che capita una volta soltanto e assicura un futuro stabile.

Il meccanismo delle conoscenze si basa su un certo fattore di affidabilità, almeno presunta, che scaturisce dal network stesso. L’individuo A conosce B ma non C e, viceversa, C conosce B ma non A. B agisce da “ponte” tra i due, e nel caso in cui la prestazione tra A e C non vada a buon fine, ne “risponde” almeno moralmente, in quanto conoscente/amico e quindi “garante” di questa “operazione”. Se va male con uno sconosciuto è un conto, ma se va male con amici di amici, parenti di amici, parenti di parenti, etc., scattano meccanismi comportamentali ben diversi. Uno schema con tante lettere e tante virgolette, questo, ma che rispecchia alla perfezione quanto accade in Italia in generale, e da noi nello specifico. Non costituisce un’eccezione un settore nuovo e innovativo come quello dei SAPR (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto, i droni), poco conosciuto, dove le conoscenze personali non servono solo a “portare lavoro” ma anche ad educare gli interessati, permettendo a loro di scoprire questa nuova tecnologia e quindi usufruirne con maggiore tranquillità. Dato che il cittadino medio non sa cosa siano, o nella stragrande maggioranza dei casi ne sottovaluta le potenzialità, è più propenso a servirsene se qualche individuo di fiducia ne parla evidenziando i pro. E’ la raccomandazione buona, insomma, il semplice sfruttamento della propria rete di conoscenze per cercare e trovare lavoro: nel 2010, stando a quanto riportato da uno studio di Excelsior per Unioncamere e il Ministero del Lavoro, le conoscenze personali hanno generato oltre il 60 per cento delle nuove assunzioni presso aziende, mentre gli altri canali sono stati limitati a percentuali nettamente inferiori. Questo evidenzia l’esistenza di un problema ancora grave, che è la raccomandazione tradizionale, molto influente da noi mentre in altre parti della stessa Europa, come i paesi scandinavi, è l’eccezione; si tratta di un problema da risolvere senza oscurare il meccanismo sociale e inoffensivo delle reti di conoscenze personali, che fa parte della nostra cultura e genera il grosso delle offerte di lavoro.

Francesco D’Amico

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