UNICAL, un’occasione perduta

Questo articolo è uscito sul periodico il Lametino lo scorso 1 maggio 2010.

L’Università della Calabria, o UNICAL, è nata in un contesto di sviluppo della nostra regione diversi decenni fa. L’obiettivo era quello di creare un’università accessibile a tutti i calabresi, contenendo il flusso di giovani che, una volta ottenuto il diploma, erano costretti ad uscire dai confini regionali per dirigersi verso i soliti atenei del centro-nord. Conoscendo le potenzialità della nostra piana, un lametino ben informato non ha molto di cui stupirsi dopo aver appreso che era intenzione di molti far costruire l’UNICAL proprio a Lamezia. L’indagine del Censis dell’anno scorso ha visto l’UNICAL al primo posto tra gli atenei di grandi dimensioni grazie a parametri quali l’informatizzazione avanzata dei servizi e a qualità delle strutture: tutto questo sta ad indicare che l’importanza dell’Università della Calabria è in continua crescita. Tutto questo sta ad indicare che, circa 40 anni fa, Lamezia Terme ha perso un’occasione apparentemente irripetibile.

Questa tematica è sta affrontata dal movimento due settimane fa e ritrattarla in maniera un po’ più approfondita, prendendo specificatamente l’esempio dell’UNICAL di Rende, serve per sensibilizzare i lametini sull’importanza delle Università nel territorio nazionale, sull’inefficienza della classe politica lametina e sulle potenzialità dell’area in cui viviamo.

Le strutture universitarie non sono solo un modo per aumentare il prestigio di una data città: portano “vita”, tanti soldi e contribuiscono in maniera significativa alla crescita dei centri urbani a loro vicini. La “vita” consiste nel flusso di giovani che, per seguire le lezioni e dare gli esami, prendono casa nei pressi dell’Università e approfittano del tempo libero per uscire e “ringiovanire”, per così dire, la città che li ospita. Il flusso di soldi è una conseguenza diretta del flusso di persone: ogni esigenza della popolazione studentesca è soddisfatta dalla presenza massiccia di negozi di vario tipo. La crescita dei centri urbani è un altro fattore importante da considerare: nei pressi dell’UNICAL, infatti, le case da affittare agli universitari crescono come funghi ed estendono in maniera impressionante i confini di Cosenza/Rende. Alla luce di tutto questo, è parecchio limitativo credere che un’Università non possa cambiare radicalmente una città.

L’autostrada, fatta “deviare” da Mancini per valorizzare la città di Cosenza, funge da ciliegina su una torta imposta con la forza della burocrazia ai calabresi. Detto questo, ci sono delle cose che invitano a riflettere. Che i politici cosentini fossero infinitamente più bravi di quelli lametini è di pubblico dominio e i fatti lo dimostrano, ma ci sono vari aspetti del “ringiovanito” ambiente cosentino che dovrebbe indignare tutti i lametini.

Innanzitutto, il tratto autostradale è continuamente soggetto a seri problemi di sicurezza, problemi che trovano una spiegazione nel dissesto idrogeologico della zona: dispendio di energie e denaro, rallentamenti e vittime umane sono solo alcuni dei prezzi che i calabresi devono pagare per lo sviluppo forzato di Cosenza, una città che senza Università rimarrebbe nell’oblio. I lavori per l’ampliamento dell’autostrada sono costosissimi e destinati a protrarsi nel tempo, così come i disagi che essi implicano. Il funzionamento dell’UNICAL dipende da vari fattori meteorologici, e l’area in questione è molto vulnerabile alla paralisi più totale prima e dopo il periodo natalizio, quando la neve può bloccare la massima parte dei trasporti. Dulcis in fundo, a tutto questo si aggiunge un tasso di precipitazione tale da surclassare quello di Londra: insomma, altro che clima mediterraneo!

Non è sbagliato affermare che l’UNICAL a Cosenza è un vero e proprio spreco rispetto alle sue reali potenzialità. Se l’Università fosse stata costruita a Cosenza, sarebbe stata molto più accessibile e avrebbe senz’altro beneficiato della vicinanza dell’aeroporto per far confluire esperti di alto spessore. E’ importante che i lametini vengano a conoscenza di tutti i torti subiti dalla nostra città: solo in questo modo la coscienza popolare si può (ri)svegliare, solo in questo modo sarà possibile cambiare la città.

Francesco D’Amico

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