Il monitoraggio dell’ambiente lametino non è utopia

Questo articolo è uscito sul periodico il Lametino lo scorso 15 maggio 2010.

Perché non sfruttare la possibilità di analizzare acque e suoli?

L’educazione ambientale presenta molte lacune nel nostro paese, lasciando una grossissima parte della popolazione priva delle nozioni basilari sulla conoscenza ambientale. Quel poco che si sa si limita alla raccolta differenziata ed all’inquinamento: si tratta di due cose importanti, questo non viene messo in dubbio, ma la loro conoscenza non basta. Non tutti sanno che in Calabria ci sono elementi fortemente nocivi per la salute, come l’Uranio (U) e l’Arsenico (As). L’U si trova in piccole quantità in Sila ed è arrivato persino a contaminare le acque, mentre l’As ha una distribuzione molto più preoccupante: a Lamezia, stando ai dati attualmente in possesso, si può trovare alle Terme Caronte. Quali sono i mezzi che possono portare gli elementi dannosi ai calabresi? Un ruolo fondamentale è giocato dagli innumerevoli fiumi di piccola portata, che possono trasportare gli elementi nocivi per chilometri e chilometri. Il suolo stesso funge da mezzo: se contaminato e coltivato, può costituire un grossissimo problema.

Neanche le famose “sorgenti di paese”, note per la loro presunta naturalezza e genuinità (forse data soltanto dalla lontananza dalle città), hanno retto ad analisi approfondite: vari studi hanno evidenziato massicce presenze di Fluoro (F) in varie sorgenti, mettendo in evidenza il rischio che questo elemento comporta a denti ed ossa. Raggiungere i risultati ottenuti in regioni come la Toscana sarebbe veramente eccellente per una Calabria che ha visto emergere lo scandalo delle scorie radioattive al largo delle sue coste. Un monitoraggio molto attento dei suoli e delle acque porterebbe a risultati d’eccellenza: per essere attuato, tuttavia, va voluto con forza senza cadere nell’errore di affidarlo alle persone sbagliate. Questo monitoraggio non è utopia e, cosa molto importante, ha risvolti pratici e pressoché istantanei: oltre ai vari usi nell’edilizia, i dati ottenuti con gli studi possono essere usati per migliorare l’agricoltura. Sta ai comuni interpellare l’A.R.P.A. Cal., organo che finalmente sta iniziando a funzionare, per commissionare questi studi, dato che non si può affidare tutto il fardello di queste ricerche ai tesisti delle Università che, per pura scelta e dedizione, decidono di far analizzare acque e suoli del loro territorio. Detto questo, è necessario saper inquadrare Lamezia in questo contesto.

La nostra città è in continua espansione, questo si sa, ma l’espansione va portata avanti tendendo conto del terreno che viene usato per costruzioni e coltivazioni. Lamezia non è messa proprio benissimo dal punto di vista ambientale: come è stato già detto in passato, sono in pochi i lametini che sono a conoscenza della faglia che attraversa i centri abitati di Sambiase e Nicastro. Dove sono le opere di sensibilizzazione per focalizzare l’attenzione dei lametini su questo problema? L’attenzione non può fare miracoli né prevenire un terremoto, ma contribuisce a diffondere la giusta mentalità di convivenza coi fenomeni sismici che caratterizza il Giappone e la California. Ad una zona a rischio deve corrispondere un’educazione adeguata che va perpetrata ai cittadini a partire dalle scuole dell’obbligo. Dovremmo forse aspettare la prossima catastrofe per renderci conto del fatto che abbiamo un territorio complicato con cui convivere? Ora come ora non è possibile saperlo. Siamo sicuri di una cosa: purtroppo, il terremoto del 1638 è stato effettivamente dimenticato e, grazie alla “collaborazione” dei politici, non funge da monito per nessuno. Qui si rimanda alle idee liberali, secondo le quali tutto quello che non interessa i politici nel loro mandato (ossia le conseguenze a lungo termine) viene automaticamente riposto nel dimenticatoio: in questo caso, sembrerebbe proprio che questa prerogativa dei politici sia stata estesa all’intera popolazione.

Vorremmo una Lamezia all’avanguardia nel monitoraggio dell’ambiente, e per renderlo possibile bisogna fare pressione sui politici affinché si decidano ad agire. Non è affatto utopica una Lamezia in cui ogni cittadino può, col minimo sforzo, usufruire dei dati raccolti con gli studi del territorio per soddisfare i propri interessi col massimo della sicurezza. C’è da chiedersi se i politici saranno disposti ad estendere il concetto di “lametino” anche al territorio, senza limitarsi alle aree urbane ed ai loro problemi.

Francesco D’Amico

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