La percezione della sicurezza

Questo articolo è uscito sul periodico il Lametino lo scorso 29 maggio 2010.

Il ruolo del cosiddetto “Quarto Potere”in una società in continuo cambiamento

Guardando i programmi d’informazione sulle varie reti nazionali e locali, è normale chiedersi se il loro ruolo nella nostra società non stia andando oltre gli schemi. Il Quarto Potere, che in una società ideale dovrebbe fungere da controllore, cede spesso e volentieri ad alcune tendenze “di mercato” per potersi sostentare.

Un incidente aereo di particolare entità fa scattare “l’allarme sicurezza” e per un certo periodo di tempo i mezzi di informazione (telegiornali in primis) fanno di ogni erba un fascio, trasformando in notizie bomba dei semplici malfunzionamenti che in altri periodi dell’anno passerebbero del tutto inosservati di fronte ai mezzi di informazione.

E’ strano, molto strano, che certe situazioni diventino sempre più comuni quando scoppia un determinato caso mediatico: il più delle volte, infatti, si ha a che fare con una maggiore attenzione dei media nei confronti di tematiche che attirano molta audience. Le morti sul lavoro, tanto per fare un esempio attuale, non sono iniziate poco tempo fa: basti pensare alle indagini che Pierpaolo Pasolini fece al suo tempo per rendersene conto. Lo stesso concetto si può applicare senza esitazione alle aggressioni da parte di extracomunitari più o meno irregolari che, fino a qualche tempo fa, sembravano salite alle stelle portando alla diffusione di razzismo e paura in tutta la nazione. “Non si può più uscire, il pericolo è dietro l’angolo e le passeggiate tranquille sono solo un lontano ricordo”, era questa l’essenza del clima che si respirava in Italia mentre i politici più estremisti, spinti da una buona dose di razzismo, promulgavano leggi che attiravano quasi istantaneamente le critiche della comunità internazionale. Degno di nota è stato il rischio di avere a che fare con una pandemia, anch’esso abbastanza recente, che è stato prima esasperato dai media e poi ridicolizzato a pericolo scongiurato. Se non fosse stato per le misure rigidissime che sono state prese in tutto il mondo, le cose sarebbero andate diversamente: per i media, invece, l’unica cosa che conta è che il numero di vittime si è rivelato fin troppo basso per giustificare il putiferio mediatico da loro stessi sollevato. La sovrapproduzione di vaccini ha senz’altro contribuito ad alimentare le critiche, ma ciò non toglie nulla a quanto affermato poc’anzi.

Senza affrontare nello specifico queste tematiche, è necessario mettere molta enfasi sulla (ri)nascita della coscienza dei cittadini quando i media propongono i loro “casi”; persino i vari governi che si sono avvicendati in Italia negli ultimi anni hanno agito prendendo come spunto quello che i telegiornali hanno inculcato nella mente dei cittadini. Dov’è la capacità critica della popolazione di fronte alle esagerazioni? Chi mette un freno ai casi mediatici che non rappresentano fedelmente la realtà? Chi pensa ai problemi che non fanno audience? C’è veramente bisogno dell’attenzione prolungata dei media per sensibilizzare i governanti, spaventare i cittadini ed infine arrivare ad una soluzione dei problemi? Indipendentemente dai singoli casi, è difficile negare il fatto che i mezzi di informazione stanno dimostrando di avere un controllo non indifferente nella formazione della mentalità dei cittadini e nella nascita/alimentazione di determinate paure.

Detto questo, sembra quasi paradossale affermare che, in alcuni casi, il problema è addirittura inverso: fatti di cronaca particolarmente sconcertanti finiscono in secondo piano e la loro gravità viene ridotta significativamente. I media aiutano questa società in continuo cambiamento a risolvere determinati problemi, cadendo però nell’errore di trascurarne altri con conseguenze preoccupanti: c’è chi dice che il successo della criminalità organizzata in Calabria è dovuto, oltre alla capacità organizzativa di altissimo livello e alla struttura intrafamiliare delle varie cosche, anche al fatto che parlare di ‘Ndrangheta non era tanto appagante quanto parlare della mafia “classica”. Conseguentemente, la ‘Ndrangheta stessa è stata sottovalutata e combattuta con mezzi largamente inferiori a quelli necessari, con risultati visibili agli occhi di tutti. Per le poche persone che criticano l’operato dei mezzi di informazione, quello appena citato sembrerebbe l’esempio più scandaloso in assoluto: ancora oggi, avendo dimostrato ripetutamente che la ‘Ndrangheta è l’organizzazione criminale più pericolosa, se ne parla quasi come non fosse un argomento di primaria importanza in questo paese.

Questa piccola critica ai mezzi di informazione si conclude citando il ruolo giocato dai media nel trattare un argomento molto delicato per il nostro territorio, ossia la lunga serie di furti che stanno fiaccando la fiducia dei lametini nei confronti delle forze dell’ordine e delle istituzioni. Ebbene, in una situazione molto delicata, a noi sembra improponibile sminuire gli eventi accaduti (e ancora in corso). Anche se questi episodi sono di una natura tale da non renderli di nostra competenza, i loro effetti sulla nostra città non sono affatto trascurabili e potrebbero essere sottoposti ad una maggiore attenzione anche da parte nostra.

Francesco D’Amico

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