Il nuovo dinamismo nel mercato del lavoro

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 247) il 13 aprile 2019.

E’ inevitabile il passaggio dal mito del “posto fisso” alla “gig economy”

C’è crisi, il mercato economico si evolve e per potersi realizzare in una delle cose più basilari per un adulto, il tanto agognato lavoro senza il quale non si può minimamente pensare di realizzare i propri progetti di vita, bisogna sapersi reinventare e sfruttare le proprie abilità nonché i propri talenti. Il mito che ha fatto sognare una generazione e mezza del secondo dopoguerra, quello del “posto fisso” acquisito prima del compimento del ventesimo anno di età e con un’istruzione non avanzata, cede il posto a un mercato molto più complesso e dinamico in cui una formazione d’eccellenza non garantisce più la possibilità di assicurare un futuro professionale e, conseguentemente, anche una stabilità personale. Il tutto si somma alle sempre maggiori incertezze del campo pensionistico, dove si tende sempre di più a posticipare la fine della carriera lavorativa di un individuo.

Tra questi tumulti sociali ed economici, è sempre più diffuso il fenomeno del secondo o terzo lavoro, ossia di una o più fonti di guadagno che integrano un’occupazione principale spesso non sufficiente, secondo un trend che in inglese prende il nome di gig economy, grossomodo traducibile in italiano con l’espressione “economia dei lavoretti”, anche se nasconde una miriade di complesse sfaccettature che vanno oltre la semplicità apparente di questo termine. In buona sostanza, vista la crescente concorrenza di un mercato sempre più globale in cui le distanze geografiche relative si accorciano, i muri normativi concorrenziali tra paesi crollano e la tecnologia semplifica un numero sempre crescente di procedure, si prevede una riduzione generale delle entrate derivanti dalle singole professioni, con la necessità di avere più lavori in modo da mantenere un tenore di vita all’altezza. Se i nostri nonni e bisnonni erano abituati a sistemi economici locali in cui praticamente tutto seguiva un percorso articolato nell’ambito di un’area geografica ben circoscritta, ora ci si ritrova in un sistema in cui una fetta cospicua di prodotti e servizi arriva da altre parti del paese se non addirittura dall’estero, con tutte le incertezze lavorative che questo comporta: il mestiere che caratterizza l’intera vita professionale di un individuo, in un mondo così incerto, ormai non esiste più perché basta un’innovazione tecnologica o normativa “di successo” (per la clientela, s’intende) e intere categorie professionali non possono far altro che scomparire.

Pro e contro della “gig economy”, in cui bisogna sapersi districare.

Allo stato attuale non è raro trovare persone che già fanno della gig economy la propria filosofia di vita, e col passare del tempo saranno sempre di più, per passione o per pura necessità. Assisteremo anche a singolari combinazioni di titoli di studio e occupazioni secondarie che varieranno nelle modalità in base al background del lavoratore stesso, andando a introdurre criteri di variabilità imprevedibili. Come in tutte le cose, tuttavia, serve molta lungimiranza nell’anticipare i trend sociali e di mercato, nonché una buona dose di capacità gestionale personale per poter mantenere nel tempo sbocchi variegati nel caso in cui uno dei lavori dovesse andare male. Viva la modernità e le sfide che questo mondo moderno ci offre, ma non dimentichiamo mai di affrontarle… con la testa.

Francesco D’Amico

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