Automazione e società umana, le prospettive future

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 238) il  20 gennaio 2018.

Come sarà il mondo tra qualche decennio, visti i mutamenti in atto?

Pensate al vostro lavoro, o al lavoro dei vostri sogni, quello per il quale state lottando. Fatto? Bene, ora leggete con attenzione la seguente frase: esiste una probabilità variabile X diversa da zero che nell’arco di pochi decenni macchine e robot lo faranno meglio degli esseri umani fino a un punto tale da rendere obsoleto l’impiego dell’uomo stesso.

Fantascienza? No, semplice e pura realtà: si tratta del progresso dell’automazione e della tecnologia, e nessun lavoro è al sicuro da questo continuo tumulto economico e sociale. Anche i lavori che per definizione prevedono il controllo diretto dell’uomo e un esercizio costante della mente umana, come il chirurgo, l’avvocato o il pilota di linea, potranno un giorno diventare un ricordo, tale sarà il progresso delle macchine e la loro velocità di calcolo. Nel 2018 ci può sembrare assurdo, nonché pericoloso, vedere aerei “pilotarsi” da soli, operazioni chirurgiche “svolgersi” in automatico, e intere cause legali “gestite” da macchine, eppure si tratta di scenari che molti analisti hanno previsto e che – a quanto pare – diventeranno concreti nei prossimi decenni. Che l’automazione sia destinata a rivedere le politiche di gestione della società attuale, è ormai chiaro e alla portata di tutti: secondo recenti stime, nel mondo occidentale sono già diversi milioni i posti di lavoro perduti a causa dell’automazione, e tanti altri seguiranno nei prossimi anni; il tutto mentre la popolazione tende in media a crescere e si va sempre alla ricerca di tenori di vita più elevati. Attualmente, il divario tra i super ricchi e il ceto medio-basso sembra destinato a crescere, complice la tendenza dei grandi colossi corporativi ad accentrare le ricchezze un tempo distribuite tra miriadi di piccole attività: infatti, mentre lo Zio Paperone di turno si arricchisce sempre di più e scala le classifiche dei miliardari, interi settori perdono tantissimi posti di lavoro pur registrando risultati positivi e di crescita. Alzi la mano, per esempio, chi non ha mai contribuito al declino delle piccole attività commerciali locali acquistando prodotti su internet da note catene, un’abitudine sempre più diffusa vista la facilità degli acquisti.

Si pensa, erroneamente, che l’automazione possa mettere a rischio solo lavori come i cassieri e gli addetti agli sportelli, ma non è così: non esistono lavori “al sicuro” al cento per cento di fronte all’avanzata tecnologica.

E’ il progresso, è normale che non tutte le garanzie occupazionali del mondo moderno rimarranno tali nel prossimo futuro, direbbe qualcuno. Sì, esiste la concorrenza, esistono lavori “destinati” a scomparire, ma dato che il trend pare ben delineato, c’è chi ha proposto soluzioni volte ad evitare profonde crisi lavorative. Qualche esempio? La riduzione delle ore settimanali di lavoro a parità di stipendio, l’introduzione di redditi minimi garantiti a tutti i cittadini, l’incoraggiamento a dedicare più tempo ad attività culturali e ricreative per limitare la crisi personale di perdita del lavoro, eccetera eccetera. Sembra semplice, ma si ignora come il lavoro costituisca una parte fondamentale dell’identità di una persona, con la quale la persona stessa si identifica e nella quale riversa tutte le proprie aspettative. E’ ciò che induce gli individui a mettersi in gioco e ad intraprendere complessi percorsi formativi, dall’infanzia all’età adulta, e non è facile rivoluzionare la società per gestire l’incessante avanzata dell’automazione. Il dibattito economico e sociale continua…

Francesco D’Amico

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