Il blocco del lettore: una prognosi “riservata” al cyberspazio

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 233) il 29 aprile 2017.

L’importanza della carta stampata e della “vera” lettura

2017, pianeta Terra: i popoli si svegliano con le notizie a portata di mano, basta soltanto destare anche i loro smartphone che ronfano beati sul comodino. Informazioni di ogni genere sono ovunque, nei caffè, nello smalto, negli specchi, a lavoro, a cena, mentre qualcuno parla. Il genere umano, oggi è multitasking, non fa un passo senza la notizia cyberspaziale, che sia essa frivolezza da social, o informazione di cultura. Eppure, le librerie esistono ancora, le biblioteche sono aperte, i giornalai sperano di guadagnare qualcosa in più, e sembra proprio che a nessuno piaccia più il profumo della carta. Possibile che sia così? Si può parlare di blocco del lettore o semplicemente la causa dell’epoca “anti libro” è da attribuire ai diversivi pratici di una vita nuova, avanzata e progredita? Parliamo dell’evoluzione tecnologica che negli anni 80-90 ancora non era nemmeno allo stato embrionale. In quegli anni, la gente usciva di casa per informarsi sul mondo, comprava la “carta” per sapere le novità su argomenti di ogni genere, moda, calcio, attualità, cronaca. I ragazzi sognavano avventure con i fumetti di supereroi, pistoleri, indagatori dell’incubo o ancora, bramavano storie d’amore con i fotoromanzi, riviste ormai scomparse dal commercio, a differenza dei fumetti che sono sempre esposti nelle edicole ma con un calo di tiratura di copie e di vendite e aspettano che qualche superstite dal cuore “classico” li acquisti.

Perché non si legge più con la stessa frequenza di una volta? Perché la vita stessa è evoluta? Tecnologica? Va di fretta? Non ci dà tempo? Si fa prima, certo, ad aprire il computer o il cellulare con un click per “spiare” le novità, per fare acquisti, per pagare bollette o, concedendo un “raramente”, leggere online.  Ci sono ancora i lettori, sono in rete, senza carta, leggono parole attraverso uno schermo; sono statisticamente pochi, ma ci sono! Gli amanti odierni dei libri sono nel cyberspazio e quelli del passato sono affetti dal famoso blocco del lettore? Sembrerebbe così, ma non dimentichiamo che il vero adone del libro, in qualunque epoca egli si trovi, avrà sempre posto per nuovi testi nella sua dimora, dove l’odore della stampa è forte. Del resto, la stampa è sempre stata forte, chi non sa che “verba volant e scripta manent”? E se oggi, alle soglie del 2020, le notizie volant et manent nel cyberspazio, bisogna trarre beneficio dal lampo che il mezzo stesso concede senza però accantonare l’anima di un libro o di un giornale. Le informazioni o le storie stampate su carta restano per sempre, hanno un cuore, un’ombra fisica che può riflettere quella del lettore stesso, seduto magari al sole a godersi la lettura, “sbloccando” il suo genio creativo di apprendere. Non si può fare a meno di domandare al pianeta Terra “perché i popoli non leggono più come un tempo?” La risposta potrebbe non esistere o essere “perché la gente è ‘bloccata’ dal tempo scarso, dalla crisi dei pochi soldi, dalla noia di finire testi lunghi, dallo svago di internet e dei social e dalle crepe culturali che questi ultimi comportano!”. Proprio sul mondo web si potrebbe concludere affermando che il suggerimento odierno favorevole è “leggere ancora e non dimenticare la carta stampata”. Sì, un sano libro può ancora avere il potere di salvare la generazione da ciò che l’era digitale sta facendo ai cervelli di massa. Vedete? Se voi avete letto fin qui, ce l’avete fatta, siete già salvi!

Matilde Marcuzzo

 

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2 risposte a Il blocco del lettore: una prognosi “riservata” al cyberspazio

  1. Pingback: Il blocco del lettore: una prognosi “riservata” al cyberspazio | Mab7's Blog

  2. mab7 ha detto:

    L’ha ribloggato su Mab7's Blog.

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