Le cinque grandi estinzioni dell’Eone Fanerozoico

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 217) l’1 maggio 2015.

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La storia della vita sulla Terra è costellata da eventi catastrofici che l’hanno messa alla prova

Nell’immaginario collettivo, l’unico grande evento catastrofico della storia della Terra è quello che, 65 milioni di anni fa, ha spazzato via i dinosauri. Non tutti sanno, però, che la vita sulla Terra ha affrontato prove molto più dure e terribili, molto più incisive dell’asteroide il cui impatto con la superficie terrestre lasciò un cratere largo 180 kilometri. I paleontologi, ossia gli studiosi delle forme di vita antiche, hanno preso in analisi l’Eone Fanerozoico (il periodo della storia del nostro pianeta che va da 540 milioni di anni fa o m.a.f. ad oggi, una piccola frazione della storia della Terra che si calcola abbia 4 miliardi e mezzo di anni) e hanno individuato cinque grandi estinzioni di massa le cui cause sono spesso oggetto di lunghi ed articolati dibattiti. L’estinzione di una specie vivente non è un’eccezione ma costituisce la regola: si calcola, infatti, che il 99 per cento delle specie vissute sul nostro pianeta siano ormai estinte. L’estinzione è un processo naturale e avviene regolarmente; tuttavia, lo studio del record fossile presente nelle rocce fanerozoiche ha evidenziato occasioni in cui le estinzioni si sono concentrate maggiormente. Le estinzioni di massa, appunto.

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Opera di Sante Mazzei.

In ordine cronologico, la prima estinzione di massa è quella dell’Ordoviciano-Siluriano (450-440 milioni di anni fa o m.a.f.), nonché la seconda per gravità dato che ha spazzato via circa 60 per cento dei generi (raggruppamenti di specie) che vivevano allora. Questo evento in realtà comprende due estinzioni minori, causate dalla migrazione progressiva dell’antico continente Gondwana verso il Polo sud, migrazione che generò enormi masse di ghiaccio, abbassò sia la temperatura che il livello del mare e spazzò via innumerevoli ambienti marini pieni di vita. C’è addirittura chi ha proposto una causa extraterrestre, ossia le radiazioni di un lampo gamma arrivato da un’ipernova esplosa nel raggio di 6.000 anni luce dalla Terra: questa ipotesi, tuttavia, non è stata confermata da prove tangibili.

La seconda estinzione risale alla fine del periodo Devoniano (375-360 m.a.f.), ha interessato un lasso di tempo lungo e ha colpito circa il 70 per cento delle specie dell’epoca, soprattutto marine; la durata dell’estinzione suggerisce la presenza di cause multiple, che probabilmente sono da ricondurre a profondi cambiamenti climatici. Un’ipotesi concreta è l’evoluzione delle piante, che nel Devoniano hanno visto la loro altezza massima crescere da appena 30 centimetri a 30 metri, con innumerevoli conseguenze per i suoli e per il clima: alterando la composizione chimica dei fiumi, le piante possono aver compromesso gli ambienti marini poco profondi come le scogliere. Per noi è assurdo pensare ai “polmoni” del nostro pianeta come ad una delle cause di un’estinzione di massa, eppure così è stato.

La terza estinzione in ordine cronologico, e la prima in assoluto per gravità dato che avrebbe annientato tra il 90 e il 96 per cento delle specie marine e il 70 per cento di quelle terrestri, è quella che separa il periodo Permiano dal Triassico e, di conseguenza, l’Era Paleozoica da quella Mesozoica (circa 252 m.a.f.). Detta anche Grande Morìa, sembra essere stata la conseguenza di una miriade di fattori, tra i quali il vulcanismo e l’avvelenamento dei mari ad opera di alcuni microbi. L’ambiente marino in particolare è stato flagellato dalla formazione del supercontinente Pangea, avvenuta in quel periodo, che cambiò il clima e distrusse tanti ecosistemi. Ci vollero milioni e milioni di anni per permettere alla vita sulla Terra di riprendersi da questo duro colpo: dopo questa crisi, lentamente, si sono evoluti i dinosauri e gli antenati di quelli che sarebbero diventati i mammiferi.

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Circa 50 milioni di anni dopo e poco prima della rottura della Pangea, alla fine del Triassico (201 m.a.f.), ci fu la quarta grande estinzione di massa che colpì duramente tra il 70 e il 75 per cento delle specie. Il dibattito sulle cause di questa estinzione è aperto e l’ipotesi delle eruzioni vulcaniche è tra le più concrete. Questa estinzione è avvenuta in circa 10.000 anni, un batter d’occhio per i tempi geologici, e ha spazzato via dalla terraferma alcuni parenti dei mammiferi e dei coccodrilli, lasciando ai dinosauri il dominio pressoché totale della terra che si sarebbe intensificato nel periodo successivo, il Giurassico. A sorpresa, i dinosauri sono comparsi dopo la più grande estinzione di tutti i tempi, e una seconda estinzione di massa ha permesso la loro affermazione come dominatori. La terza, tuttavia, gli ha riservato un destino crudele.

La quinta estinzione di massa, quella del Cretaceo-Paleogene che separa l’Era Mesozoica da quella Cenozoica (65 m.a.f.), è nota per aver spazzato via i dinosauri dalla terra, permettendo ai mammiferi e agli uccelli (discendenti di alcuni dinosauri) di ereditarla. L’ipotesi dell’impatto di un asteroide di enormi dimensioni è stata confermata da molteplici studi, ma c’è chi include tra le cause anche l’intensa attività vulcanica della regione del Deccan, in India, e l’abbassamento del livello del mare già in corso da milioni di anni. Il mondo così come lo conosciamo noi è il frutto, pero così dire, di questa catastrofe: i dinosauri hanno lasciato “spazio” ai mammiferi, che hanno avuto un’evoluzione rapidissima e hanno portato dopo milioni di anni alla nascita degli ominidi, di cui facciamo parte.

Che dire, è doveroso riconoscere che la Vita, per arrivare a noi, ha affrontato con successo prove che possiamo a malapena immaginare. E anche per questo merita rispetto.

Francesco D’Amico
Prima immagine concessa dall’autore, Sante Mazzei (Paleoarte.com)

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