I due tipi di moralità, religiosa e secolare

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 216) il 28 marzo 2015.

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Valori diversi provano a dare una risposta alla stessa domanda: “perché essere buoni con gli altri?”

Un anziano pensionato va a prendere la propria pensione sociale mensile, e mentre torna a casa, lascia cadere per terra la busta coi soldi dentro. Un giovane nota l’accaduto e, presa la busta, la consegna all’anziano, che lo ringrazia di cuore. Contemporaneamente, in un’altra città, si ripete un caso analogo ma il giovane, anziché restituire la busta, scappa via e pensa subito a come spendere i soldi del malcapitato. Siamo praticamente tutti d’accordo nel definire la prima azione come positiva o morale e la seconda come negativa o immorale. Il punto è: come siamo arrivati ad una conclusione così simile e così condivisa? In cosa consiste quella cosa che in inglese viene chiamata source of morality, l’origine della moralità?

L’argomento è troppo vasto per essere trattato in questa sede, dove ci limiteremo ad accennare i punti salienti delle due ipotesi principali, quelle che vedono contrapporsi la moralità religiosa, frutto dei precetti e degli insegnamenti dei testi sacri, e quella secolare, frutto di un pensiero laico e totalmente estraneo alla religione. Negli Stati Uniti il dibattito infuria e vede contrapporsi preti ed esponenti dei movimenti laici un po’ ovunque, anche negli stati più conservatori come il Texas. Secondo i laici, quello secolare è l’unico vero sistema morale, perché offre un metodo concreto per valutare le nostre azioni e le loro conseguenze sugli altri: secondo loro, gli insegnamenti religiosi sono semplici espressioni “a pillole” sulla moralità, precetti selezionati che non insegnano alle persone come comportarsi in tutte le situazioni ma solo in casi specifici, spesso con comportamenti che entrano in diretto contrasto tra di loro. La moralità secolare si basa su un’analisi diretta e razionale dell’interazione umana: preso il caso iniziale dell’anziano pensionato, secondo la moralità secolare restituire i soldi è la cosa giusta da fare perché i soldi appartengono all’anziano e, prendendoli, il giovane gli arrecherebbe un danno oggettivo e incontestabile. Secondo i religiosi, l’unico sistema morale valido è quello che viene da Dio, entità fuori dallo spazio e dal tempo che può, coi suoi insegnamenti, frenare gli istinti animali dell’uomo da lui creato. I testi sacri, pertanto, sarebbero i punti cardinali della moralità, l’insieme delle azioni da fare per essere premiati con la vita eterna (o con una reincarnazione positiva, dipende dalle religioni): i sistemi secolari sarebbero troppo imprecisi e relativi da una cultura all’altra, perché fatti considerati morali in alcune culture potrebbero essere considerati immorali in altre, e viceversa. E’ solo con le direttive che vengono dall’alto, molto dall’alto, l’uomo può comportarsi bene: nell’episodio che interessa il povero pensionato e il giovane, rubare i soldi dell’anziano andrebbe contro uno dei principali precetti divini, ergo è sbagliato.

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Moralità significa anche e soprattutto aiutarsi. Immagine di Alejandro Gonzalez per USA Today. 

Per provare a mettere la parola fine a questa discussione, c’è chi ha provato a proporre l’aspetto punitivo di molte religioni come l’ago della bilancia del dibattito: chi commette atti immorali viene punito da morto, con una reincarnazione di livello inferiore o con le pene infinite dell’Inferno, e ciò garantirebbe alla moralità religiosa la superiorità su quella secolare in qualità di unico sistema morale ad offrire un deterrente efficace contro gli atti immorali. Tuttavia, a sorpresa, da un’analisi statistica incrociata delle popolazioni carcerarie di vari paesi come gli USA e dei dati ufficiali sui crimini di alcuni paesi secolari come il Giappone e gli stati scandinavi, è emerso che la presunta paura di essere puniti nell’aldilà non influenza più di tanto il comportamento morale dei singoli individui. Il dibattito, quindi, sembra destinato a continuare…

Francesco D’Amico

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