Le meraviglie nascoste della Paleoarte

Questo articolo è uscito sul blog GSI lo scorso 10 dicembre 2012. Per maggiori informazioni circa la presenza dell’articolo su entrambi i siti, si consiglia la lettura della FAQ.

Santino Mazzei, paleoartista calabrese, ci parla della sua passione per la Paleoarte.

In questa intervista, useremo il termine “paleoarte” per identificare tutte le ricostruzioni di animali ed ambienti preistorici tenendo sempre in considerazione il fatto che, anche se è diventato molto popolare, non è il termine più adatto per definire questo tipo di divulgazione scientifica e che la parola “arte” lo contamina un po’.

 

La prima domanda è ovvia, Santino. Come sei diventato paleoartista? Il tuo CV paleontologico, se così lo vogliamo chiamare, ci dice che sei passato dal fenomeno Jurassic Park, un po’ come tutti gli appassionati del settore. Com’è iniziata la tua esperienza?

Proprio così. Come tutti quelli che si sono addentrati in questo mondo nel cuore degli Anni Novanta anch’io sono passato dal fenomeno Jurassic Park. Quel romanzo/film e altre opere connesse al mondo della paleontologia hanno ispirato la curiosità di tutti e acceso una piccola scintilla in chi, come me, all’epoca era solo un bambino.

Coloro che più avanti si sarebbero interessati alla “paleoarte”, soprattutto, hanno avuto con Jurassic Park un rapporto speciale. Il film proponeva ricostruzioni in carne ed ossa per l’epoca innovative e spettacolari, un sogno vero e proprio diventato realtà. Sono convinto che il desiderio di meravigliare il pubblico in quel modo sia una delle forze che stimolano il lavoro di molti paleoartisti contemporanei. Per me è così! Ogni volta che dipingo un dinosauro, mi auguro che chi andrà ad osservarlo rimanga stupito quasi come il gruppo di turisti che osserva i dinosauri per la prima volta in una delle scene iniziali del film. Direi quindi che uno dei motivi per cui mi sono avvicinato alla paleoarte è proprio questo: aiutare le persone a fare un tuffo nel passato. Secondo, ma non meno importante, il desiderio di imparare cose nuove. Si parte con l’idea di ricostruire un singolo animale e si finisce col divorare libri e articoli relativi alle specie affini, l’ambiente che abitavano e alle ipotesi dei paleontologi… un percorso irresistibile.

Tornando al fenomeno Jurassic Park, bisogna parlare anche del rovescio della medaglia. Jurassic Park ha fatto il suo tempo eppure, a vent’anni dal suo debutto, viene da molti frainteso come documentario scientifico e usato come metro di paragone. E’ quindi citato ogni volta che si discute di paleontologia, anche dai giornali e dai siti più prestigiosi.

Mi viene da pensare alla recente scoperta delle piume su Ornithomimus. Tutti gli articoli italiani che ho letto ne parlavano facendo riferimento al film e al fatto che lì un dinosauro simile appaia glabro, tralasciando i dettagli più importanti della notizia. Credo che questo genere di paragoni siano positivi solo fino ad un certo punto; se si va oltre il giusto limite, chi legge l’articolo è portato a credere che vi sia effettivamente una competizione fra il cinema e il progresso scientifico e si preoccupa principalmente di quello.

Per intenderci: adesso che il rover Curiosity sta recuperando un mucchio di informazioni importanti sul pianeta Marte, trovo che la cosa fondamentale sia accogliere le notizie che ne derivano con il massimo della tolleranza e della lucidità, senza farsi carico di informazioni secondarie. I contrasti con la filmografia di fantascienza che ha trattato Marte sarebbero un’aggiunta superflua, che il curioso può cercare – se vuole – da solo e in un secondo momento.

Certo, come dimenticare i servizi sui telegiornali che introducono l’argomento “vita su Marte” coi soliti spezzoni da B-Movie e continui riferimenti agli stereotipi sui marziani!

Ora, trattiamo meglio il legame Paleontologia-Paleoarte. La Paleontologia è sempre stata una mia grande passione e, studiandola all’Università, ho imparato che è erroneo associarla unicamente ai dinosauri (per quanto fantastiche possano essere state quelle creature): ho imparato che studiando microrganismi anche microscopici è possibile capire meglio le origini della Vita sulla Terra e si possono trarre preziose conclusioni su temi attualissimi come i cambiamenti climatici e la ricerca di risorse naturali. La domanda è essenzialmente questa: chi si affaccia alla Paleoarte deve aspettarsi il dominio assoluto dei dinosauri o c’è dell’altro da offrire?

E’ più di un secolo che la parola dinosauro viene associata dal pubblico a spettacolo piuttosto che a un grande ma ben definito gruppo di animali. A dimostrazione di ciò l’errore che fanno molti profani, includendo in “Dinosauria” qualsiasi animale preistorico particolare. Molti parlano di Pterosauri e dei rettili marini mesozoici definendoli dinosauri, quando in realtà sono stati solo loro contemporanei. Alcune volte perfino i grandi mammiferi comparsi milioni di anni dopo la grande estinzione di fine Cretacico vengono considerati tali! Diciamo quindi che le basi sono favorevoli a questa loro onnipresenza e, purtroppo, a tutti i fraintendimenti e alle esagerazioni che ne conseguono. Un paleoartista deciso a specializzarsi (per esempio) in Pelycosauri, correrà il rischio di essere definito comunque un artista che ricostruisce dinosauri.

E’ vero che furono animali straordinari, ma sono stati anche i protagonisti di tantissimi film e sono generalmente l’attrazione di punta in tutti i grandi Musei di Storia Naturale, senza dimenticare l’aura di eccezionalità che i giornali creano attorno ai nuovi ritrovamenti che li riguardano. Tutto questo li rende sfruttabili sul piano commerciale. Il lavoro di molti paleoartisti è inevitabilmente influenzato da ciò e le loro opere, se incentrate sui dinosauri, tenderanno ad essere evidenziate rispetto alle altre.

Ma chi ha una visione meno viziata della preistoria sa che c’è molto altro da conoscere e da rappresentare. Intere epoche che ancora non hanno ricevuto una completa e degna rappresentazione artistica! E il discorso non tocca solo la fauna, ma anche la flora e più in generale la trasformazione del pianeta.

Come ho detto prima, credo che uno degli aspetti più belli dell’illustrazione paleontologica sia la meraviglia che essa può suscitare in chi la segue. Sono quindi fiducioso che, con il tempo, la diffusione della buona paleoarte porterà un pò di luce su tutto ciò che i dinosauri hanno messo in ombra.

Ora, Santino, senza troppi spoiler, puoi dirci quali sono i progetti sui quali stai lavorando facendo anche un piccolo excursus della tua esperienza da paleoartista, parlandoci in generale di cosa significa essere un paleoartista?

Solo nell’ultimo anno la paleoarte ha occupato un posto importante nella mia vita, prima di allora è stata principalmente un piacevole hobby. Lo è ancora adesso visto che, quando ne ho la possibilità, disegno e ricostruisco animali preistorici per mio diletto.

Negli anni passati ho provato a dare il mio contributo con l’organizzazione di alcuni eventi a tema. Ad esempio, nel 2009 e nel 2010 ho partecipato alla realizzazione dei corsi “Paleoart Teaching”, tenuti dal paleoartista Fabio Pastori e da Jordan Nenna, un illustratore e grafico romano. Si è trattato di due corsi brevi pensati per tutti coloro che si avvicinavano per la prima volta al mondo della paleoillustrazione e che volevano comprendere le regole basilari per la ricostruzione di un animale estinto. La prima edizione si è tenuta a Roma, la seconda in Portogallo presso il museo di Paleontologia di Lourinha: in entrambi i casi il Paleoart Teaching si è rivelato un gran bel successo.

Nel 2011 ho partecipato al concorso internazionale dedicato ad Europasaurus, un sauropode nano della Germania, indetto dal Dinosaurier Park di Münchehagen. Ho realizzato un poster informativo su questo dinosauro, un lavoro che citava alla lontana l’arte del paleoartista italiano Davide Bonadonna. Con grande sorpresa sono riuscito a salire sul podio e a guadagnare la terza posizione. E’ stato un onore immenso, soprattutto in considerazione del fatto che al concorso avevano partecipato moltissimi artisti di tante nazioni differenti.

Di recente ho preso parte al gruppo Eofauna, una nuova e valida associazione di ricerca scientifica di origine spagnola. Fondata da Asier Larramendi e da Ruben Molina, l’associazione raggruppa diversi ricercatori e artisti specializzati in fauna preistorica. Il team di Eofauna realizza e mette al servizio di musei e privati illustrazioni, poster, modelli 3d e sculture di ottima qualità. Io ho contribuito realizzando parte del materiale grafico del sito, alcuni disegni per il loro catalogo e per altri progetti ancora in fase di sviluppo.


Ora, una domanda classica: cosa consiglieresti ad un giovane paleoartista alle armi? Quali sono le fonti di ispirazioni principali e come si entra in contatto con altri paleoartisti?

A chi è giovanissimo e sogna di intraprendere questa strada è necessario dare un primo, fondamentale consiglio: riflettere. Riflettere su cosa siano realmente l’illustrazione e la scultura paleontologiche e capire i loro obiettivi fondamentali, poiché una persona troppo giovane ed entusiasta rischia di muovere dei passi falsi in questo mondo.

Chi decide di ricostruire animali e mondi preistorici deve imparare a documentarsi a fondo su quello che sta disegnando, canalizzando la propria fantasia solo nei punti in cui è concesso. Il giovane paleoartista non dovrà mai abusare del fatto che la preistoria è ormai tempo passato, usandolo come pretesto per disegnare un determinato animale come più lo aggrada. Al contrario, il vero significato delle scoperte e le ipotesi più solide elaborate dai paleontologi dovranno essere delle linee guida essenziali.

Dopo i fossili, un’importante fonte di ispirazione per i paleoartisti è la vita selvatica, ovviamente. Nulla alimenta le idee del paleoartista meglio della natura e, nel caso si stesse tentando di ricostruire dei dinosauri, la vita degli uccelli e dei rettili moderni è una vera miniera d’oro ricca di ispirazione. Oltre a questo, è doveroso conoscere quelli che sono stati i grandi paleoartisti del passato e quelli contemporanei, studiare la storia della paleoarte. A tal proposito potrei consigliare l’acquisto del nuovo libro “Dinosaur Art: The World’s Greatest Paleoart”, che raggruppa le biografie e le tavole più rappresentative di una decina di paleoartisti contemporanei.

Infine, adoperare internet nel modo giusto. E’ diventato uno strumento potentissimo anche per chi studia e si interessa di paleontologia. C’è la possibilità di conoscere tanti paleoartisti talentuosi: molti di loro hanno un sito, un blog e sono presenti sui social network.

Hai citato il rigore scientifico, che è importantissimo. Conosci casi di opere di paleoarte un po’ spinte, andate ben oltre le ipotesi dei paleontologi? Nel caso in cui le conoscessi, potresti citarne qualcuna dicendoci anche come sono state accolte da altri paleoartisti e dagli scienziati?

Si può citare come esempio il lavoro di David Peters, che negli ultimi tempi ha generato notevole scalpore. Peters è un ottimo illustratore ed è stato una presenza non indifferente nella comunità legata allo studio dei rettili mesozoici, ma è noto soprattutto per le sue controverse ipotesi sull’evoluzione degli Pterosauri, rifiutate e sconsigliate da tutti coloro che hanno studiato questi animali. Queste sue strane idee (evito di discuterne direttamente, ma consiglio la lettura di questo articolo di Darren Naish, dedicato proprio a Peters: http://blogs.scientificamerican.com/tetrapod-zoology/2012/07/03/world-must-ignore-reptileevolution-com/) hanno trovato una rapida via di diffusione tramite il web. Un esempio è ReptileEvolution.com, un enorme sito/database creato da Peters e alimentato con ricostruzioni scheletriche e tavole anatomiche basate interamente sulle sue teorie che, ripeto, non hanno ricevuto l’approvazione di nessun esperto. Il sito, che possiede anche un nome importante, rappresenta una delle principali fonti di risultati se si effettua una ricerca relativa ai rettili preistorici. Chi non conosce la situazione accoglie quelle informazioni e quelle immagini come corrette. Le conseguenze, come possiamo immaginare, sono gravi.

In ogni caso, gli appassionati devono saper fare distinzione fra opere che sono diventate superate e opere che invece sono nate sbagliate.

Per avere un’idea delle prime, si pensi ad esempio alle vecchie ricostruzioni di Iguanodon e Megalosaurus che mostravano questi due dinosauri come dei goffi lucertoloni quadrupedi dalla coda strisciante. Oggi sappiamo che creature del genere non sono mai esistite eppure c’è stato un momento in cui le limitate conoscenze di chi studiava questi animali estinti non potevano offrire di più. Quelle ricostruzioni rimagono però degli importanti documenti sulla storia della paleontologia e della paleoarte.

Al contrario, opere figlie di speculazioni esagerate, non supportate da prove e dagli studi che ne conseguono, rappresentano delle macchie nere nel campo della paleoarte.

Francesco D’Amico

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