Il maturo dell’odio

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 244) il 20 ottobre 2018.

Riflessioni in itinere sull’abitante del social

La Repubblica dell’odio si estende indefinitamente. E si estende al di là del confine territoriale fisico. È più un modo d’essere che un luogo con dei confini. È il modo d’essere sdoganato dai social network e dal loro uso. Eppure, non si tratta di un modo d’essere appartenente a quella specie che, così come l’opinione diffusa vorrebbe, abita il mondo social, i giovani cioè. Ora, non stiamo lì ad analizzare i flussi che dimostrano chi abita quale social – lasciamo da parte questo tipo di discorso – ma cerchiamo di discutere attorno a quella specie che abita il social e che lo vive in maniera molto più intensiva di quanto ci si aspetterebbe: l’uomo anagraficamente maturo. L’odio sdoganato da questa specie in questa Repubblica è così denso da toccarsi, e da fare in modo che tu possa riderci su, per poi piangerci sotto. L’abitante di questa Repubblica, libera e aperta, liquida e movimentata, è un membro di una specie che come definizione odia. E, oltre a odiare, non discute se non in termini infantili. Il suo stile di prosa è avvezzo a licenze poetiche, a un uso della punteggiatura libero e inusuale. Il messaggio che intende mandare al mondo, ai posteri tutti, e a tutti i suoi sterminati e sfiniti seguaci è uno solo, è l’universalizzazione dell’io. È, in altri termini, l’idiozia pura.

Questa possibilità resa un fatto, il farsi conoscere da tutti per quell’estremo che si è, dà all’anagraficamente maturo una potenza mai avuta prima: ora lui, dall’alto della sua esperienza e solo di quella (ché guai a provare a parlare di qualcosa come “alterità” e di qualcos’altro come “teoria” comprovata) può finalmente dimostrare a tutti la sua sapienza, la sua utilità nei confronti del mondo intero! E quanto di guadagnato… per il mondo, ovvio! Ed eccolo lì a commentare, sulla base del suo mondo, in ogni dove: ovunque si trova l’anagraficamente maturo. E quali sono i suoi concetti? Qual è il suo concetto? Qual è il suo “cosa”?… Il discorso va via via sfumando: non pervenuto. Il nulla.

Ci si confonde: i giovani non hanno interessi, non sono in grado di discutere e quant’altro: eppure, chi ha sdoganato questo modo d’essere non è stato il giovane, ma l’anagraficamente maturo: guardate qualsiasi commento in qualsiasi social e vi renderete conto che la Repubblica dell’odio è abitata e portata avanti da questa specie qui. Una specie tutta da ridere, tutta da vivere. Una specie che si sente in grado di guidare il mondo intero e che se ne prenderebbe pure la responsabilità: il problema è che non sa neppure cosa questo significhi. E la critica per questa specie è solo sfida, solo un tentativo dell’altro di andare contro quello che la specie in questione crede d’essere il bene. Sempre: guai a essere poco poco razionali! Non fosse mai che si iniziasse una discussione: l’anagraficamente maturo non crea ponti, ma alza muri. E ride di gusto delle metafore, e s’industria nel cercare di screditare chiunque sia calmo e pacato: il suo mezzo di discussione è inesistente, le sue parole non servono a capire, ma a ferire. E crede di ferire, ma genera solo riso, anche se l’anagraficamente maturo dovrebbe fare piangere, ma non un pianto come suo obiettivo, ma per la sua causa.

Antonio Verri

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