Anni ’80, inizia la stagione della “barbarie”

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 230) il 10 dicembre 2016.

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Il giornalista Paolo Morando descrive l’Italia nordista,  paninara, becera, rampante e razzista

Un paese lontano, ma essenzialmente vicino, descritto senza ostilità preconcette. É il frutto di un lungo lavoro di ricerca e osservazione condotto da Paolo Morando, giornalista e saggista trentino, che ci presenta “’80. L’inizio della barbarie”, pubblicato lo scorso gennaio dalle Edizioni Laterza. In una società dove vive la necessità di dare e fare informazione, anche critica, con una capacità fuori dal comune di non trascurare nulla, Paolo Morando, spesso ironico e puntiglioso, riesce a descrivere un decennio fondamentale per la storia del nostro paese. E lo fa scegliendo consapevolmente di assumere il punto di vista della persona, a discapito di questioni etiche o religiose, cercando di portare avanti una complessa critica sociologica quale punto focale del suo lavoro.

Serietà e superficialità dell’Italia degli anni Ottanta, un decennio particolarmente complesso esaminato con i giusti intenti, senza idealizzarla sotto le ipocrisie come fanno spesso i romantici. L’autore, dunque, dimostra un ingegno notevole. Con molta grazia, infatti, è in grado di staccare la mente dai sensi e di spingere il pensiero verso vie inconsuete riprendendo tutti quegli aggettivi che hanno rappresentato nell’immaginario comune l’Italia di quegli anni. É l’Italia nordista, paninara, becera, rampante o razzista, quella dei mille percorsi con qualche punto oscuro e delle aspirazioni più alte. Un libro che ghermisce e convince, capace di non esaurirsi nella semplice espressione di un’opinione dell’autore e di superare i luoghi comuni che non sembrano spirare.

Chi ama quella politica largamente intesa, per esempio, avrà modo di assaporare e giudicare l’arrivo in Italia dei primi movimenti autonomisti. Particolare è, infatti, l’attenzione che Morando pone nel problema del linguaggio, socialmente costruito e non insito nell’uomo, punto di forza delle “leghe”, soprattutto nel caso dove si arriva addirittura alla osannante ipotizzabile eruzione del vulcano dell’Etna con lo slogan “Forza Etna”, inizialmente utilizzato in maniera dispregiativa – nel classico rito de “i terroni a casa loro” – e successivamente quasi in tono scherzoso.

Bene, con questa logica di fondo, Paolo Morando va oltre e sull’impercettibile percorso delle testimonianze di ordine sociologico e storico, ma anche cinematografico e musicale. L’autore richiama i “paninari”, tra Timberland e Moncler, sicuramente distanti dalle politicamente e socialmente impegnate generazioni precedenti. E non è tutto. Cresciuta di pari passo con il mostruoso debito pubblico, apposita menzione esige, infatti, l’Italia “becera” di ignoranza e odio con quella “rampante” della Borsa di Piazza Affari o della “Milano da bere”. E senza pensare alla classica etichetta convenzionale, Paolo Morando ha infine il coraggio di descrivere anche quell’Italia razzista capace di far vergognare l’animo del lettore, mettendo in crisi l’idea di quella Italia vista quale quinta potenza economica al mondo.

Ferma restando la fallibilità di ogni giudizio umano, questo libro riesce a farci vivere quella tanto decantata atmosfera degli anni Ottanta, portandoci velatamente a cercare di comprendere se siano stati proprio questi gli anni di incipit della barbarie. Sono anni ricordati per le innumerevoli icone, elemento liberatorio dei tanti adolescenti che sembrano non preoccuparsi della P2, della strage di Bologna o dell’omicidio di Carlo Alberto Dalla Chiesa, ma pronti a portare una testimonianza trionfale di se stessi attraverso le imprese di Paolo Rossi, Marco Tardelli e Bearzot. Ma il viaggio di Paolo Morando è molto più lungo e non cerca l’approvazione sincera dei buoni, ricordando la cultura musicale degli “Squallor” o le scene teatrali di Gianfranco Funari, come le serate passate alla tv per guardare “Drive In” o “Top Gun”, Maradona e Bettino Craxi. Serve dunque il coraggio di abbandonarsi ad una lettura esplorativa delle varietà, evitando di cadere in tentativi di astrazione e drastica riduzione della complessità. Insomma un libro che mette a dura prova gli ottimisti ed i nostalgici, quelli del “Cacao Meravigliao” di Renzo Arbore, perché chi teme ciò che non si può evitare non può assolutamente vivere con serenità.

La lettura di un libro può essere un’esperienza tanto coinvolgente da cambiare la percezione della realtà e forse anche della nostra storia. É questa l’Italia degli anni Ottanta, descritta da Paolo Morando sotto forma di mezze confessioni sussurrate, sogni e invenzioni di mondi paralleli, sempre un passo avanti e due indietro.

Antonio Mirko Dimartino

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