Essere ostetrica in Marocco

L’esperienza della giovanissima Teresa Mastrota

Nei mesi di luglio e agosto 2015 Teresa Mastrota ha svolto l’attività di ostetrica in missione umanitaria presso l’ospedale italiano di Tangeri in Marocco, ed è proprio quest’esperienza la parte focale della nostra intervista. Teresa, attraverso Facebook, giornalmente ci propone una realtà diversa da ciò che probabilmente siamo portati a credere. Una serie di foto con tra le braccia i figli di quei parti, che per cultura sembrano difficili e lontani da noi, sono in realtà molto familiari, ed accomunano le donne di diversa etnia. Che Teresa faccia un uso intelligente del social network è innegabile, ed è per questo che dare voce ad una voce internazionale ci proietta in un contesto, che deve essere fuori dalle logiche private e, a volte, di paura.

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L’ospedale di Tangeri.

Ha senso il ruolo di ostetrica in un contesto come quello altamente medicalizzato come il sistema italiano?

La vita, la nascita, la procreazione sono eventi che non possono essere arrestati, a prescindere dal contesto ambientale e culturale nel quale si vive; dunque l’ostetrica ha ragione d’esistere sempre e comunque. A maggior ragione se si riflette su quello che è il ruolo originario di colei che assiste alla nascita, ovvero proteggere e sostenere la donna, affinché possa sentirsi al sicuro e capace di partorire per proprio conto. Senza sentirsi osservata, giudicata o prevaricata. C’è stato un tempo in cui in Italia e in molti altri paesi industrializzati, con l’avvento di una tecnica moderna si è pensato che “fare al posto della donna” con taglio cesareo, induzioni, manovre, anche lì dove non ci fosse un’indicazione vera, o comunque affidarsi allo specialista, avrebbe dato esiti migliori su madre e bambino. In realtà alle immediate reazioni entusiastiche sono seguite gli scetticismi. E innescato paure riguardo alle probabili ripercussioni, a lungo termine, derivanti da un uso diffuso di queste pratiche. Inoltre gli studi riferiscono che l’assistenza ostetrica durante tutta la gravidanza e il parto da migliori esiti a breve e lungo termine. “Vi è stata un’epoca nella storia dell’umanità nella quale le donne si isolavano per partorire, come fanno tutti gli altri mammiferi” come riporta Odent.

Perché ha scelto l’Africa nell’ultimo anno?

In realtà nell’ultimo anno ho viaggiato abbastanza e sono stata per qualche periodo anche in Inghilterra, sempre alla ricerca del mio posto nel mondo. L’Africa, invece, era un sogno nel cassetto da molti anni, un’esperienza che mi avrebbe messo davanti ai miei limiti e alle mie potenzialità sia di ostetrica che di donna. E così è stato!

Fare l’ostetrica in questi ambienti è differente da quello italiano?

Assolutamente si, anche perché siamo inevitabilmente il frutto di un ambiente, di una cultura, delle persone con cui viviamo quotidianamente. Anche se i bisogni della donna che partoriva erano sempre gli stessi in Inghilterra, in Italia, in Marocco, ovvero il sostegno, la fiducia nel suo corpo e nel lavoro del suo bambino, l’accoglienza, il silenzio. Dunque fare l’ostetrica sarebbe dovuto essere la stessa cosa a prescindere dal luogo. In Marocco, però, mi sono sentita molto più vicina al mio essere l’ostetrica che vorrei essere, che osserva la donna in ogni sua parte cercando di percepire ogni segnale, che vada di là dei meccanismi del parto naturale ma che potrebbe essere d’ausilio per comprendere la fisiologia della nascita. E poi in Marocco ho avuto finalmente l’opportunità di usare il mezzo più importante e meno invasivo, le mani, come principale strumento, in particolare per valutare la presentazione e posizione del bambino, lo stetoscopio ostetrico per auscultare il battito cardiaco fetale e il metro da sarta per l’accrescimento. (Tutti mezzi diremmo, naturali e familiari delle nostre attività quotidiane e altri non invasivi).

Che cosa porterà a casa di questa esperienza?

Tutto! Dai profumi, ai colori delle loro “gilebe” e veli perfettamente abbinati, ai loro visi trasudati in prossimità del parto, alle nenie durante il travaglio per incitare il loro bimbo a nascere, alle paure vissute in momenti di difficoltà, alle lacrime quando ci sono stati momenti infausti, alla fiducia nel corpo della donna e la bellezza di essere cablà/sage-femme/ ostetrica.

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Non pensavo fosse così bello conoscere, confrontarsi e vivere l’ostetricia..non c’è lingua, cultura o religione che ponga limiti alla bellezza di far gruppo! Cit. Teresa Mastrota

La donna che partorisce in Africa è diversa dalla donna italiana?

In alcuni momenti pensavo di si, in altri no… è stato un po’ difficile arrivare ad una conclusione perché in certi momenti ho pensato che la fisiologia della nascita non fosse tutta uguale! Poi ho fatto mente locale, cercando di ricordare qualche nascita di marocchine in Italia e la differenza era ben poca! Dunque alla fine ho pensato semplicemente che effettivamente a far la differenza era il luogo, dove si partoriva, più che la donna. Infatti restavano con noi in sala travaglio non prima di un travaglio attivo, mentre magari in Italia succede spesso che in alcune realtà già ai prodromi le donne facciano più accessi al pronto soccorso. Oppure durante il travaglio sono molto più spontanee e attive, comunicano con il loro bambino, pregano il loro Dio, pretendono il silenzio e il rispetto della sacralità della nascita. E finito il parto le aiutiamo a lavarsi, cambiarsi, indossare il loro velo bianco ed uscire con il loro bambino tra le braccia per presentarlo alla famiglia, ma senza dimenticarsi uno “chockran” per l’ostetrica.

Pensa di ritornare o di stabilirsi in Africa in futuro?

Stabilirmi? Non so! Ci sto ancora pensando. Anche perché mi ha sorpreso quanto sia stato difficile riadattarmi qui, una volta tornata, quasi più di quando sono arrivata in Marocco, due mesi fa. Ritornare, però…sì, molto presto!

Un pensiero personale su questa esperienza lavorativa: Rapporti con i colleghi, medici, comunità.

In 26 anni, io credo che questa sia stata la più bella esperienza della mia vita in assoluto. Per i valori che mi hanno trasmesso le suore missionarie francescane (con le quali ho vissuto quotidianamente), per l’accoglienza di un popolo, che ci ha trattate sempre benissimo senza farci pesare le differenza culturali e religiose, per la stima, l’umiltà e la collaborazione delle colleghe ostetriche, dei medici, degli infermieri, delle femmes du menages, che erano sempre pronti a chiedere o dare con un sorriso, anche nei momenti in cui non c’era nulla di divertente.

Altre informazioni:

Teresa Mastrota consegue la Laurea in Ostetricia (Bari, 2012) e successivamente il Corso di Specializzazione della Scuola Elementale di Arte Ostetrica “La sicurezza nelle mani” (Firenze, 2015).

Continua la formazione sul campo, come Ostetrica volontaria presso l’U.O.C. Consultorio familiare di Trebisacce, Cosenza, svolgendo le seguenti funzioni: corsi di accompagnamento alla nascita, ambulatoriale (gestione e assistenza della gravidanza fisiologica, ecografia office, screening tumore collo dell’utero), partecipazione a gruppi di lavoro.

Negli anni di formazione dopo numerosi corsi, si è orientata in particolare sulle tematiche materno-infantili, inserite in un’assistenza fondata sulla “Salute e benessere femminile” con l’obiettivo di fornire informazioni e consulenze riguardanti gli eventi fisiologici, che appartengono alla riproduttività in tutte le fasi evolutive della donna: dal periodo neonatale, all’adolescenza, all’età fertile (contraccezione e sessualità, gravidanza, parto, puerperio, allattamento, rieducazione e riabilitazione perineale), alla menopausa attraverso l’attività di libero-professionista e consulente on-line sul portale http://www.leggepertutti.it

Da gennaio a febbraio 2014 ha prestato servizio come ostetrica strumentista presso la sala operatoria del Centro di procreazione medicalmente assistita del poliambulatorio Crea s.r.l., a Taranto.

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In sala parto con Teresa Mastrota.

Dal Maggio 2014, inizia la collaborazione con l’associazione  “MammacheMamme” di Cosenza, responsabile Cecilia Gioia, che si occupa di sostegno alle donne e alle mamme, promuovendo azioni sul territorio per le famiglie, ed in particolare, come ostetrica offre le seguenti attività: incontri in età fertile sulla conoscenza del ciclo mestruale, corsi di acqua-motricità neonatale e prenatale, stesura di articoli settimanali sul portale riguardanti la salute femminile.

In seguito alla partecipazione alla manifestazione nazionale di Orvieto di “Guadagnare salute” nell’ ottobre 2014, con tema “Costruire insieme la salute. Programmi ed interventi di promozione di salute tra inter-settorialità, fattibilità ed efficacia”,  inserito nell’Abstract Book il lavoro presentato “INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA: INCIDENZA E CONOSCENZA TRA LE ADOLESCENTI E RUOLO DELL’ OSTETRICA NELLA PREVENZIONE ALL’ ABORTO”; successivamente pubblicato da Edizioni Accademiche Italiane.

Da Dicembre 2014 è eletta membro del Consiglio Direttivo del Collegio provinciale delle ostetriche di Cosenza, con la carica di segretaria.

Lucia De Cicco

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