Karl Popper: idee essenziali per la sopravvivenza

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 240) il 24 marzo 2018.

L’impossibilità di creare una società perfetta secondo il grande filosofo politico

Karl Raimund Popper, grande maestro del secolo scorso, viene solitamente ricordato come filosofo politico ma, in realtà, fu molto di più di un filosofo. Egli riuscì ad andare oltre la filosofia, e lo fece con il suo ormai noto “razionalismo critico”, espressione da egli stesso inventata per descrivere il proprio approccio filosofico alla scienza. Popper si allinea nella difesa della democrazia, scagliandosi contro il totalitarismo e prediligendo il liberalismo.

Nato a Vienna nel 1902 da una famiglia dell’alta borghesia ebraica, dopo l’occupazione nazista dell’Austria, fu costretto ad emigrare in Nuova Zelanda proprio per la sue origini. Fece in tempo, però, a respirare l’aria feconda di Vienna, città fantastica in termini culturali, nella quale si laureò in filosofia, convolò a nozze e pubblicò il suo primo libro. Popper lascia la sua Vienna nel 1937 per le suddette motivazioni storiche ed è costretto ad abbandonare anche un dottorato in filosofia, ottenuto con immenso impegno. Approda in Nuova Zelanda e continua ad insegnare la sua amata filosofia, ma è solo un periodo di transito, visto che successivamente si trasferisce in Inghilterra per insegnare alla London School of Economics. Probabilmente la sua forza e la sua determinatezza derivano anche dall’aver vissuto in prima persona il senso del socialismo, visto che nei primi anni trascorsi a Vienna entra in contatto –  e non di striscio – con il marxismo, un’esperienza che lo deluse totalmente. In poco tempo divenne allora un pensatore curioso, non convenzionale, autoritario, insoddisfatto e quindi capace di sviluppare un pensiero libero da condizionamenti.

Nominato Sir nel 1965 e insignito con diverse lauree ad honorem in diversi paesi, Popper determina, illustra e difende quello che possiamo definire un “approccio razionale”, che vale tanto per la scienza quanto per la filosofia. Nel suo capolavoro, La società aperta e i suoi nemici, si avvia nell’articolato percorso dello spiegare le “basi razionali”, idee essenziali per la sopravvivenza, della società aperta. Popper ci invita a prendere coscienza della fallibilità della conoscenza umana – fondamenta della libertà di pensiero – che lo porta a mettere in discussione le fonti delle nostre conoscenze come lo studio della natura, la ragione umana, oppure Dio, perché vuol dire riconoscere un’autorità in quelle fonti, tanto da considerarle certe. Nessuna fonte è certa, secondo Popper, così tanto dallo svilupparsi di una necessità di riconoscere un “politeismo dei valori”, in quanto i valori di ognuno di noi non sono razionalmente fondabili.

Queste basi razionali hanno quindi il dovere di controbattere a quella società perfetta che spesso si cerca o idealizza, per accompagnarci all’idea di una “società aperta”. Quest’ultima si regge su di una base essenziale, ovvero il riconoscimento della fallibilità della conoscenza umana. Si tratta di una società nella quale manca un punto di vista privilegiato sul mondo, quindi una società libera, aperta, la più auspicabile, la società del confronto. Chi preferirebbe una società chiusa, tribale o piena di tabù? Così, comprende e ci piega come noi impariamo attraverso l’eliminazione di errori e che la scienza è fallibile perché la scienza è umana, avviandoci verso una società aperta a più scelte di valori, a più visioni filosofiche del mondo, a più fedi religiose, a più critiche, a più idee o ideali, anche contrastanti tra di loro. E cosa si deduce da tutto questo? Semplice, che la società aperta è chiusa solo agli intolleranti e che fonte dell’intolleranza è solitamente il credersi possessore di una “verità assoluta”.

In una società aperta non esistono dei nemici e questo avviene perché si supera un grande tabù ereditato dalle società tribali e chiuse: in una società chiusa si tende ad immaginare dei nemici in quanto “diversi” da noi e non si riflette sul fatto che quel nemico non è altro che un uomo, proprio come noi. Nella società aperta, poi, non esiste la gente che vive sotto la dittatura, che obbedisce per paura o, ancora peggio, per convinzione. Insomma il grande Popper descrive magistralmente la condizione esistenziale incerta e tormentata dell’uomo moderno, proviamo a vedere gli uomini come fallibili e sprovvisti di una verità assoluta, magari rileggendo le sue straordinarie opere.

Antonio Mirko Dimartino

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