Art. 34bis, una proposta per modificare la Costituzione

Questo articolo è uscito sul mensile il Lametino (n. 220) l’1 agosto 2015.

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Seconda parte dell’intervista a Guido D’Ippolito, promotore del progetto

Caro Guido, puoi gentilmente aggiornare i lettori sullo stato della proposta?

La prima novità rispetto al periodo dell’ultima intervista vostra è che la proposta è stata ripresentata anche alla Camera dei Deputati da diversi deputati di tutti i partiti. Così l’art. 34-bis oggi è contenuto in due disegni di legge costituzionale: il n. 1561/2014 al Senato della Repubblica e il n. 2816/2015 alla Camera dei Deputati. In particolare, quello al Senato è già a buon punto. L’iter legislativo al Senato, infatti, è già iniziato. La proposta è stata quindi discussa dalla prima Commissione, Affari Costituzionali, la quale ha disposto delle audizioni con gli esperti e alla fine approvato il 34-bis come testo base dei lavori del Senato. Attualmente è stato dato un termine per gli emendamenti. In poche parole, dopo aver analizzato e approvato il testo, i senatori della commissione affari costituzionali hanno la possibilità di formulare eventuali modifiche. Alcune di queste modifiche, specialmente in tema di Net Neutrality, sono state da noi stessi riproposte al Senato dopo i consigli che ci sono arrivati numerosi da cittadini, esperti e professori universitari, sia in sede di audizioni sia durante la conferenza da noi organizzata alla Camera l’8 maggio sul 34-bis.

Una politica come quella italiana attuale, in crisi, avulsa dalla società, anziana, può comprendere a pieno le potenzialità e l’utilità della progetto? Se si, vi sta aiutando realmente o solo come strumento per ampliare il bacino elettorale nella fascia “giovani”?

La domanda andrebbe estesa alla società. La politica è, con buona approssimazione, lo specchio della società. E quindi, la società è cosciente delle potenzialità del progetto?  In base alla mia esperienza ho notato che la politica si sta piano piano interessando alla proposta. Oltre ad onorevoli esperti della materia, che ovviamente sono consapevoli della portata e dei vantaggi del 34-bis che stanno sostenendo, ci sono politici che piano piano mostrano curiosità e voglia di saperne di più. Purtroppo però il tema non è ancora riuscito a entrare nei grandi dibattiti della politica, dell’opinione pubblica e ancora non arriva ad appassionare le masse. Mi dispiace dirlo ma questo è un dato in assoluta controtendenza con il resto delle grandi nazioni. Soprattutto negli USA questi temi sono all’ordine del giorno e di assoluta rilevanza politica.  In Italia sono ancora troppo poche le persone che non si rendono conto delle nuove discriminazioni sociali che uno scorretto uso della rete Internet produce. Questo “ritardo culturale” viene tecnicamente definito come “analfabetismo informatico”.

La “crisi” che ha colpito il nostro Paese, come l’Europa in generale, ha determinato sia l’introduzione del concetto di “spending review”, sia una razionalizzazione del pensiero del cittadino medio (es. “no agli F35, meglio investire nella sanità o nella scuola”). Perchè gli italiani dovrebbero essere con voi nel portare avanti l’introduzione in Costituzione dell’art.34bis?

Perché investire nel digitale fa risparmiare e vuol dire creare le basi per un futuro migliore. Vuol dire investire in istruzione, salute, lavoro, impresa, servizi, commercio, vuol dire svecchiare il sistema, ridurre la burocrazia. Prendiamo l’esempio dell’Estonia che grazie al digitale ha risolto problemi all’ordine del giorno del cittadino, della pubblica amministrazione, delle imprese, della giustizia, dell’università e tanto altro ancora. Rendiamoci conto che tutto il mondo va verso un’implementazione dei servizi on line e che Internet è trasversale a tutti gli ambiti della nostra vita. Qualunque attività oggi si svolge in rete. Se l’Italia non adegua il suo impianto normativo, infrastrutturale e culturale semplicemente saremo fuori dal mondo per ogni cosa.

Il mercato economico italiano è in assoluta controtendenza rispetto a quello degli altri paesi sviluppati. La rete (cavi, ripetitori, ecc) è privata (Telecom) e gli investimenti nel settore sono molto ridotti. Per rendere attuato l’art. 34bis, i privati sarebbero con voi nel progetto, e se si, di quanti capitali ci sarebbe bisogno per realizzare l’intento?

Il governo, insieme all’Agenzia per l’Italia Digitale, ha già disposto un primo programma (cosiddetta “Strategia”) per la diffusione della banda ultralarga. Gli aspetti più minuziosamente tecnici, come anche i costi, sono tutti scritti lì o comunque quello è un buon inizio. In ogni caso stiamo parlando di miliardi di euro gran parte dei quali derivano da fondi europei. Il 34-bis si occupa di principi costituzionali affinché l’azione tanto dello Stato quanto dei privati sia sempre rispettosa dei diritti di tutti: cittadini, lavoratori, imprenditori…

Qualora invece ci fosse bisogno di un massiccio intervento statale, a quando ammonterebbe la spesa ed eventualmente in quanti anni sarebbe realizzabile il tutto (considerando sia le infrastrutture necessarie, sia le leggi attualmente vigenti, vedasi appalti)?

In aggiunta a quanto già detto prima, il 34-bis ha due tipi di effetti: quelli di breve periodo e quelli di medio e lungo periodo. I primi sono quelli di carattere giuridico, tutte le norme contrastanti con i principi del 34-bis e quindi di un Internet libero, aperto e neutrale, sarebbero incostituzionali e tutta la futura legislazione dovrebbe essere in linea con questi principi. Gli effetti di medio/lungo periodo sono quelli infrastrutturali e culturali. L’UE in materia di digitale ha stabilito un termine: il 2020. Entro il 2020 tutti gli Stati devono fornire al 100% dei cittadini una connessione di velocità pari ad almeno 30 Mb/s e almeno il 50% dei cittadini deve essere raggiunta da una connessione pari a 100 Mb/s. L’attuale velocità di connessione media italiana è di circa 5 Mb/s, vuol dire che siamo gli ultimi in Europa.

Ipotizzando che l’art.34bis venga costituzionalizzato e poi attuato, quali sarebbero i vantaggi per i cittadini nel breve, medio e lungo periodo.

I vantaggi sono numerosi e diffusi. Salvo quanto già detto, a livello pratico e concreto il cittadino ne noterà gli effetti sul medio/lungo periodo. I vantaggi sarebbero comunque raggruppabili in tre categorie:

Espansione e tutela di tutti i diritti. Non solo la libertà di espressione ma anche il diritto all’istruzione, alla salute, al lavoro, all’iniziativa economica privata, al buon andamento della Pubblica Amministrazione e molti altri ancora. Rimozione delle discriminazioni sociali, sia tradizionali come quelle basate sulle condizioni economiche, sia innovative come il divario digitale e l’analfabetismo informatico. Opererebbe da volano per l’economia, attirando investitori esteri, tutelando e incentivando tutti gli imprenditori, anche digitalizzando la pubblica amministrazione al fine di offrire servizi adeguati alle nuove esigenze e condizioni di vita nonché per semplificare i rapporti con i privati, incremento del PIL, creando lavoro, riattivando i commerci e la concorrenza e tanto altro ancora. Questo perché l’art. 34-bis soddisferebbe le esigenze della nuova società:

L’accesso ai servizi; si sta sempre più diffondendo una nuova concezione della società, che non è più basata sull’istituto della proprietà bensì sull’accesso ad un bene che sarà quindi comune e disponibile per tutti. Essere proprietari di un bene infatti non è più l’unico modo per godere di questo, l’importante è che ne venga assicurato l’accesso quando se ne ha bisogno, dove se ne ha bisogno, per quanto se ne ha bisogno e nel modo che si preferisce. Questa semplice quanto innovativa esigenza, spostando il baricentro della società dal diritto di proprietà al diritto di accesso, realizza una vera e propria rivoluzione giuridica che le istituzioni non possono ignorare. Tanto più se quello dei servizi è una fetta importante del Web, che crea sviluppo, progresso e che sarebbe incentivato dal momento che l’accesso ad Internet favorisce un sistema economico attivo e l’aumento della domanda degli utenti. E’ proprio tenendo conto di questa tendenza della società ai servizi basati sull’accesso, come il cloud, lo sharing o lo streaming, che la Commissione Europea sta cercando di realizzare un mercato unico digitale; Nuove possibilità di formazione e crescita tanto dei singoli quanto dei gruppi sociali; Nuove professionalità, digitalizzazione della PA e possibilità di lavoro e impresa; Il ricorso ad Internet permetterebbe l’aumento sia della domanda che dell’offerta di servizi economici al fine di soddisfare, in modo sempre più semplice e veloce, i propri bisogni, e tutto questo in condizioni di concorrenza economica. Elemento importante questo perché non c’è crescita senza concorrenza. La promozione di Internet permetterebbe inoltre la trasformazione e la semplificazione tanto della macchina economica che burocratica: incentiverebbe l’impresa e favorirebbe la trasparenza e il buon andamento della PA. Ma anche la possibilità di debellare il mercato illegale dei contenuti creando canali alternativi e leciti di accesso agli stessi, in modo agevole, conveniente e competitivo.

Paolo Leone

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