Basta con quest’Italia del cinismo e del sospetto!

Questo articolo è uscito sul blog GSI lo scorso 29 agosto 2013. Per maggiori informazioni circa la presenza dell’articolo su entrambi i siti, si consiglia la lettura della FAQ.

Questa mentalità blocca lo sviluppo e blocca sul nascere iniziative concrete dei cittadini per i cittadini.

Gli italiani sono noti in tutto il mondo per alcune caratteristiche peculiari. Ottima cucina, arte di alto livello, moda, la Ferrari e tante, tante altre cose, alle quali si sommano vari difetti, come la mancanza di coesione interna, la cultura del sospetto, il senso civico scarso e chi più ne ha più ne metta. Il problema è che sono i difetti ad avere la meglio.

Il tema dell’educazione con le sue varie sfaccettature è stato già trattato in passatoergo quest’articolo andrà a trattare un altro tema, ossia quello della “cultura del sospetto”, intesa come quella mentalità che impedisce ai singoli di individui o a piccoli gruppi di individui di fare la differenza, perché guardati appunto “con sospetto” dagli altri. No, per fortuna stavolta non parliamo di complottardi e complotti, anche se per certi versi gli argomenti sono correlati; parliamo di qualcosa che si può toccare con mano nella vita di tutti i giorni. Perché in Italia chi prova a fare qualcosa non la fa per se stesso e per gli altri, ma solo per se stesso, per “guadagnarci”. Secondo gli animalardi è il caso di chi pratica la sperimentazione animale, a loro dire inutile dal punto di vista prettamente scientifico, ma necessaria per il portafogli di chi fa della ricerca sugli animali un “business”. Ci sono innumerevoli esempi di pregiudizi fondati su questa dannata cultura del sospetto.

Situazione ipotetica: una persona, un libero cittadino estraneo alla politica, prova a fare qualcosa per il suo paese, per la sua città, per il suo vicinato, per il suo gruppo di lavoro o di studio. Potrebbe trattarsi di una proposta concreta per il bene di tutti, qualcosa che in altri contesti nessuno si sognerebbe mai di rifiutare. Come reagiscono le persone che stanno intorno? Anziché aderire all’iniziativa, iniziano a guardare l’intraprendente di turno con sospetto, bloccando il più delle volte la cosa sul nascere e dando il loro contributo al declino di questo paese. Ecco alcune delle frasi più comuni, che variano da ambiente ad ambiente:

“Secondo me ci guadagna!”
“Ma guardalo, fa il primo della classe!”
“Sì, fa così, poi alla prossima votazione passerà lui!”
“Cioè, mi stai dicendo che dovrei firmare questa petizione?”
“Non mi fido, secondo me c’è la politica di mezzo!”
“Condivido l’idea ma io quello non lo aiuto!”

Sospetto

“Psst! Ci guadagna!”

L’ultima frase, in particolare, è quella che dovrebbe farci riflettere più delle altre. L’ultima frase ci fa capire che la cultura del sospetto riesce ad avere la priorità sulle esigenze personali: pur di non aiutare l’odiato rivale/vicino/collega, gli italioti sono disposti a non appoggiare iniziative per loro utili. Gli italioti aspettano l’intervento divino di un capo per risolvere i loro problemi, aspettano una persona già “affermata” che possono poi criticare se le cose non vanno come dicono loro. Quando si tratta di assumersi le proprie responsabilità, ecco che si tirano indietro… ma che bravi! Anche se abbiamo capito tutti che la politica ha fallito e che i nostri problemi ce li dobbiamo risolvere da soli (disclaimer: non mi riferisco alla giustizia personale all’italiana), la gente continua a vedere l’iniziativa dei singoli col solito sospetto, nonostante la mancanza di alternative. Quindi, anche per le piccole cose, l’italiota medio aspetta l’intervento divino.

Da Wikipedia:

I cinici professavano una vita randagia e autonoma, indifferente ai bisogni e fedele al rigore morale. Dopo un periodo di declino, la scuola cinica ebbe una ripresa in concomitanza alla corruzione del potere imperiale: si fece appello allora alla libertà interiore e all’austerità dei costumi.

Il cinismo esalta la autarchia. Detto questo, evidentemente non stona l’accostamento con le altre grandi filosofie ellenistiche come la Stoà, l’Epicureismo o lo Scetticismo. Alcune concezioni sono in comune con il Taoismo.

Cinismo significa comportarsi come cani, e noi (voi?) italioti siamo dei perfetti cinici.

A proposito di mentalità italiota, sapete che chi si fa in quattro per fare bene il proprio lavoro, anche se non porta avanti nessuna iniziativa per la collettività (e quindi, per certi versi, rimane nel “gregge”), lo fa sempre e solo per un secondo fine? Chi lavora bene “aspetta una promozione”, “prende di più degli altri”, “vuole fare il capo”… la soddisfazione personale che deriva da una performance lavorativa ottimale è una cosa sconosciuta in questo paese. La gente si preoccupa di chi lavora bene e non di chi lavora male o di chi non lavora proprio. Povera Italia, la mentalità del sospetto penalizza anche la produttività dei suoi lavoratori. Ahimè!

P.S.
Ho scritto questo articolo perché ho un secondo fine. Sì, quello dimostrare a voi sospettosi, sul campo, quanto siete deleteri per questa società.

Francesco D’Amico

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