La Paleoarte in mostra nel Canton Ticino

Un evento importante per il settore, promosso dalle istituzioni svizzere

Lo studio del passato è ammaliante, ma senza una ricostruzione grafica di edifici, animali e ambienti di un tempo, diventerebbe freddo, scarno e privo di fascino. I libri di Storia sono pieni di ricostruzioni grafiche di vario tipo, che spaziano dai profili facciali dei grandi re e condottieri del passato alle ricostruzioni degli edifici e monumenti più maestosi. Bello il Colosseo, ma come si fa ad apprezzare l’immortalità dell’opera senza sapere come fosse due millenni fa, nella sua epoca d’oro? Com’era la vita quotidiana nei pressi di un classico castello di età medievale?

La Paleoarte risponde a quello stesso bisogno della nostra mente di tuffarsi nel passato con l’immaginazione ma si spinge ancora più lontano, in certi casi centinaia di milioni di anni fa, e nasce con l’obiettivo di dare colori, forme e vita ad animali e piante ormai estinti, conosciuti solo grazie ai resti fossili spesso frammentari. Grazie alla Paleontologia e alla Paleobiologia è possibile, partendo dai resti rinvenuti tra le formazioni rocciose, creare rappresentazioni scientificamente plausibili degli esseri viventi ormai scomparsi dalla faccia della Terra. La Paleoarte è dunque il punto d’incontro tra Arte e Scienza, dove la creatività degli artisti – o paleoartisti, in questo caso – incontra il rigore scientifico e porta ad ottimi risultati che, oltre ad essere belli da ammirare, giocano un ruolo importante nella divulgazione scientifica. Infatti, non è raro vedere un paleontologo commissionare ad un paleoartista la rappresentazione di un essere vivente estinto, rappresentazione da ritenersi scientificamente valida ed utilizzabile nelle enciclopedie, nelle pubblicazioni paleontologiche e nei libri.

E’ con questi presupposti che presso lo Spazio Officina di Chiasso, nel Canton Ticino, è nata una mostra di Paleoarte, inaugurata lo scorso 21 marzo ed accessibile al pubblico fino al 27 aprile. A contribuire alla concretizzazione dell’evento in un pezzo d’Italia situato oltre i nostri confini nazionali, dove le “cose funzionano” e l’italianità incontra l’efficienza svizzera, sono state delle istituzioni locali molto attente alla cultura e alla sua promozione. La Paleontologia non è nuova nella Svizzera italiana: lo studio delle formazioni rocciose del luogo e dei i relativi resti fossilizzati risale al 1850. Gli interessati in visita a Chiasso possono andare anche  al Museo dei fossili di monte San Giorgio, a Meride, la cui direttrice, Alessia Vandelli, ha partecipato all’inaugurazione della mostra paleoartistica mettendo enfasi sulla sinergia tra Paleontologia e Paleoarte, che nella Svizzera italiana sembra essere forte.

Sono tredici i paleo artisti, soprattutto italiani, le cui opere sono ora esposte a Chiasso: Davide Bonadonna, Marco Auditore, Angelo Boog, Alberto Gennari, Emiliano Troco, Beat Scheffold, Loana Riboli, Fabio Manucci, Fabio Fogliazza, Simone Maganuco e il team Dinosauri in Carne ed Ossa, Sante Mazzei (di Cosenza), Fabio Pastori e Michele Dessi. In esposizione anche trentaquattro opere naturalistiche del surrealista tedesco Max Ernst (1891 – 1976), tratte dalla sua Histoire Naturelle, che servono da incipit per la mostra vera e propria. Tantissime le opere esposte, che variano in termini di stile dalla Paleoarte sensu stricto, ossia dalle rappresentazioni simil-fotografiche esposte come quadri, alle sculture del team Dinosauri in Carne ed Ossa, passando anche per alcune ricostruzioni digitali in formato 3D visualizzabili grazie ad alcuni schermi. Insomma, un evento senza dubbio promettente, e c’è già chi inizia a parlare di un appuntamento biennale o annuale, sempre in Svizzera.

PaleoChiasso

Crani di Spinosaurus e Tyrannosaurus a confronto. Un’opera di Alberto Gennari.

Nella nostra Italia, la realizzazione di una mostra del genere con un supporto istituzionale non indifferente è quasi utopia: mancherebbero i fondi, ci sarebbero i soliti problemi burocratici, mancherebbe anche l’interesse nei confronti di una forma di cultura non convenzionale e “di nicchia”, come la Paleoarte. Insomma, la solita solfa che purtroppo conosciamo benissimo, e sono cose che invitano a riflettere, perché in un paese come il nostro dove il patrimonio artistico e storico è invidiabile, ci sono intere aree come l’antica Pompei che sono abbandonate a loro stesse. Le contraddizioni tutte italiane non sono poche e i cittadini assistono impotenti al degrado di un patrimonio che, altrove, sarebbe curato nel migliore dei modi e diventerebbe una fonte di guadagno non indifferente grazie all’indotto generato dal turismo. Alberto Gennari, paleoartista pugliese incontrato proprio a Chiasso in occasione della mostra, in esclusiva per il Lametino descrive i problemi più importanti che la Palentologia e la Paleoarte hanno in Italia:

“L’Italia è un paese con una tradizione artistica plurisecolare; i dinosauri e gli animali preistorici sono un argomento che da sempre affascina tutti, grandi e piccini; eppure, malgrado queste due premesse favorevoli, fare il “paleo-artista” (cioè, fare arte applicata alla paleontologia) qui in Italia non è facile né remunerativo. Forse perché si preferisce acquistare prodotti editoriali già pronti, confezionati all’estero; o forse perché i nostri musei di storia naturale (tranne pochissime eccezioni quasi tutte al Nord Italia) non producono né finanziano la “paleo-arte”, stretti come sono dai problemi di bilancio e dalle pastoie burocratiche. […] Il territorio italiano è ricco di giacimenti fossiliferi, praticamente di ogni Era geologica: nel Salento, da dove scrivo, ci sono incredibili faune marine del Cenozoico, come pure nel Veneto e in Calabria, per non parlare delle orme di dinosauro del Trentino e dell’area barese, del Carbonifero della Sardegna, del Mesozoico lombardo, delle conchiglie del Piemonte, dei mammiferi del Lazio e della Toscana… Mi fermo qua, ma potrei scrivere pagine intere, delle ricchezze di ogni regione. Ma i soldi stanziati per la cultura, o sono pochi o non sono spesi bene. […] Anche nel campo dell’editoria le cose non sono tanto più rosee, con editori che non sempre hanno rispetto per il lavoro del disegnatore, il cui lavoro viene visto più come un “completamento” del testo scientifico che come una parte integrante (ed importante) dell’opera. […] Manca un luogo dove ci si possa incontrare di persona, scambiare idee, mostrare cartelle di lavori, stringersi la mano: internet non può bastare per cercare lavoro, è molto difficile che un paleontologo che abbia bisogno di un illustratore si affidi ad un estraneo che ha visto solo sul web. […] E, infine, un’ultima nota sulle leggi italiane, in merito alla paleontologia: giustamente, appropriarsi di reperti paleontologici è vietato. Ma mi chiedo: visto che i musei soffrono sempre di problemi di bilancio… non si potrebbero organizzare campagne di scavo a pagamento, come avviene negli Stati Uniti, in cui poi chi trova qualcosa se la può portare a casa?”

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Una delle opere di Alberto Gennari, esposta a Chiasso.

In questo settore come in tanti altri, l’Italia ha di fronte due grossi problemi: la mentalità locale, poco attenta alla cultura e alla memoria, e una legislazione ambigua, che punisce chi prende i fossili per portarli a casa ma non fa nulla a chi li distrugge in situ durante i lavori di estrazione. Forse, per poter cambiare, dovremmo iniziare a seguire l’esempio della Svizzera, che per l’inaugurazione di una mostra paleoartistica ha invitato artisti e giornalisti da varie parti d’Italia, Calabria inclusa, offrendo vitto e alloggio presso l’Hotel Garni Centro di Chiasso. Noi avremmo fatto lo stesso con i paleoartisti svizzeri?

Francesco D’Amico

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