Recensione di Ace Combat 4: Shattered Skies / Distant Thunder

Questa recensione è uscita su Gamesource nel mese di aprile 2010.

Shattered Skies/Distant Thunder: su PlayStation 2, Ace Combat inaugura una nuova generazione

La celebre saga di Ace Combat, una volta approdata su PlayStation 2, ha raggiunto e superato diversi standard di raffinatezza e modernità per il genere dei simulatori di volo,  in particolar modo per i simulatori di volo arcade.

Ace Combat 4, pubblicato nei vari mercati mondiali con due nomi distinti (Shattered Skies e Distant Thunder), ha marcato l’inizio di una nuova generazione di Ace Combat. Ace Combat 04: Distant Thunder (questo è il nome usato nella versione disponibile in Italia) è un punto di riferimento, un metro per comparare titoli analoghi e metterne in evidenza pregi e difetti. Non è raro discutere un successore di AC4 citando continuamente le differenze che ci sono tra AC4 stesso e il successore in questione: Distant Thunder, iniziando una nuova era e mettendo le basi per lo sviluppo successivo della serie, è un titolo di punta che tutti i giocatori dovrebbero imparare a conoscere.

Forti dell’esperienza maturata con AC3: Electrosphere, i programmatori della NAMCO hanno abbandonato il tema futuristico e hanno ripreso uno stile più convenzionale e consono al mondo reale.

“Ritorno al presente”: dopo la catastrofe, inizia la guerra…

In AC4 c’è un vero e proprio “ritorno al presente” che è stato mantenuto con fermezza in quasi tutti i titoli successivi. Il passaggio dall’ambientazione di Electrosphere a quella di Distant Thunder è stato repentino e decisivo per la serie: una spiegazione può essere trovata nelle forti critiche che sono state rivolte al predecessore di Distant Thunder che, nonostante fosse un titolo impeccabile sotto quasi ogni punto di vista, si basava su uno stile troppo “estraneo” per indurre la NAMCO a mantenerlo in Distant Thunder.

Il continente nel quale il gioco è ambientato è sempre lo stesso: Usea. Ritroviamo, con molto piacere, diverse stesse località visitate in AC2 ed AC3 con ovvie differenze in termini di grafica (nel primo caso si parla di netto restyling, nel secondo di passaggio ad ambientazioni più consone al mondo reale). Anche se non viene esplicitato, il gioco è ambientato qualche anno dopo AC2 e diversi decenni prima di AC3 in quel continente destinato ad essere continuamente sconvolto da guerre e tentativi di sovversione.

Le basi sulle quali la trama si fonda sono interessanti: in seguito alla scoperta di un pericolosissimo sciame di asteroidi denominato “Ulysses”, il continente di Usea si prepara a contrastare la minaccia costruendo un’immensa piattaforma, Stonehenge, capace di usare una serie di cannoni di dimensioni spropositate per abbattere lo sciame in arrivo. I contrasti tra i vari paesi, come si sa, non sono mai di aiuto: Stonehenge finisce nelle mani di Erusea, uno stato desideroso di estendere i propri domini territoriali, e gli asteroidi si abbattono su Usea creando crateri enormi e disseminando morte e distruzione. Una coalizione di stati prova ad opporsi agli erusei ma viene sconfitta ripetutamente: Stonehenge viene adoperato come arma antiaerea e i risultati hanno messo gli erusei in una condizione di netto vantaggio. Ritirandosi continuamente, la coalizione degli stati indipendenti lascia quasi tutto il continente di Usea nelle mani di Erusea e viene quasi interamente relegata nella regione nord-orientale di North Point.

Un caccia ISAF in volo… e uno dei mastodontici crateri lasciati dallo sciame Ulysses come sfondo.

E’ qui che inizia la storia di AC4. Messe alle strette, le forze aeree degli stati indipendenti (Indipendent States Air Force o ISAF) hanno il compito di proteggere North Point dagli assalti degli erusei e pianificare un contrattacco decisivo ed efficace. Tra gli obiettivi più importanti spiccano la distruzione di Stonehenge e l’affondamento della cosiddetta “invincibile flotta Aegir”, in fase di preparazione per invadere North Point e porre fine alla resistenza dell’ISAF. Il giocatore assume il ruolo di Mobius 1, leader della 118esima Squadriglia Mobius dell’ISAF e pilota destinato a ribaltare le sorti della guerra in corso.

Sorprendentemente, AC4 presenta una “storia nella storia” che si intreccia con quella principale e riesce a coinvolgere il giocatore in maniera decisiva. Il filmato introduttivo e i vari filmati di intermezzo, infatti, non fanno vedere il punto di vista di Mobius 1: fanno perno sulla vita di un giovane sfortunato che, per uno scherzo del destino, si ritrova ad interagire con i piloti più temuti dei cieli di Usea.

Questo ragazzo, del quale non si conoscono né l’età né il nome, racconta della caduta dello sciame Ulysses e della guerra che seguì quella tragedia. La guerra sembrava una cosa astratta, tipica dei paesi lontani, ma poi ha raggiunto anche il suo paese con conseguenze terribili. Un giorno, mentre non era molto lontano dalla sua casa di campagna, sente un suono che ricorda vagamente un tuono distante (distant thunder) e subito dopo vede sfrecciare, a bassissima quota, un aereo eruseo marcato con un 13 di colore giallo. C’era un duello aereo in corso e il cielo era solcato da innumerevoli velivoli da combattimento. Il 13 Giallo, con dei colpi ben assestati, abbatte un aereo ISAF e lo fa precipitare proprio sulla casa del povero giovane che, in un attimo, perde tutta la sua famiglia e si ritrova costretto ad andare da uno zio sbandato che lavora nella città di San Salvacion, occupata da poco dagli erusei.

Un carro armato eruseo a San Salvacion, durante uno dei filmati.

In questa nuova realtà, il nostro “protagonista” impara a conoscere i drammi dell’occupazione, dell’oppressione e della lotta interna. Lavorando in un bar conosce i membri della Resistenza contro gli erusei e, cosa ancora più sorprendente, incontra di persona il pilota del caccia che gli ha rovinato la vita: Tredici Giallo (Yellow Thirteen), leader della Squadriglia d’elite Aquila, asso di punta delle forze aeree di Erusea e responsabile della difesa di Stonehenge. Conoscendo questa figura carismatica, il giovane sostituisce l’odio con l’affetto e racconta al giocatore una serie di vicende che, con metodi narrativi normali, sarebbero impossibili da carpire.

Per Distant Thunder, questa metodologia narrativa è un punto di forza di grande importanza: due storie parallele, apparentemente scollegate ma ricche d’intrecci, garantiscono un’immersione perfetta e per certi versi impareggiabile. I filmati sono stati sviluppati con uno stile approssimativo e semplicistico, costituito da un mix di immagini statiche, voci e testi, ma nel loro complesso risultano parecchio efficaci. Chissà, forse dei filmati più convenzionali non avrebbero mai avuto lo stesso effetto.

Un Ace Combat che si affaccia alla modernità

Per quanto riguarda il comparto tecnico, AC4 è un gioco molto maturo sotto diversi punti di vista. Come è noto a tutti, la serie di Ace Combat è stata sempre caratterizzata da continui ammodernamenti e lo sbarco su PS2 non ha fatto altro che dare un impulso fortissimo a questo processo.

Le ambientazioni sono state curate benissimo e la loro qualità rimane lodevole anche a diversi anni dall’uscita del titolo; armi e velivoli da combattimento sono stati rappresentati fedelmente, spremendo al massimo le potenzialità della PS2. Le visuali multiple, punto di forza di AC3, sono state ulteriormente potenziate anche se in AC4 non vedono il massimo del loro sviluppo, della loro utilità e della facilità con la quale possono essere usate.

Le visuali esterne e la qualità grafica hanno raggiunto livelli di eccellenza.

Una delle caratteristiche più sorprendenti è il numero di voci che si susseguono nel corso delle missioni, tale da non rendere silenzioso nemmeno un minuto di gioco. Di questi file audio se ne contano a centinaia, e variano dai messaggi standard inviati dai piloti alleati e nemici a quelli specifici, caratteristici di ogni missione, che danno molto spessore al gioco e si combinano con i messaggi standard (e, va detto, ripetitivi) con risultati molto efficaci. Il numero di file audio è tale da far invidia a molti giochi di ruolo, il che è tutto dire. Molto strano, tuttavia, è il contrasto che si nota tra la forte presenza di voci e l’assenza di personaggi veri e propri con i quali il giocatore può interagire: certo, 13 Giallo e i vari personaggi visti nei filmati di intermezzo sanno farsi rispettare, ma mancano i gregari che avevano reso AC3 un titolo eccellente. Mobius 1 c’è e non c’è, nel senso che è il giocatore a controllare le sue acrobazie e oltre a quello che il pilota leggendario fa non si sa nulla di lui; tutto questo trasforma le missioni di AC4 in una specie di “monologo”, nel quale gli altri caccia ISAF e i loro piloti hanno un ruolo marginale nello sforzo bellico e i loro messaggi diventano spesso monotoni e imprevedibili. Un vero peccato, dato che almeno un personaggio degno di essere definito tale avrebbe aumentato in maniera significativa lo spessore del titolo.

Le missioni, modeste in numero (meno di 20), presentano diverse novità. Oltre ai messaggi vocali che sono stati appena citati, le missioni dimostrano di aver raggiunto un buon livello di maturità. Alcune missioni sono molto lunghe e possono impegnare il giocatore per oltre 20 minuti. Queste missioni, che rappresentano operazioni su vasta scala in ambientazioni altrettanto vaste, non possono essere superate senza opportuni rifornimenti di munizioni, necessari per continuare la lotta per la vittoria sui nemici di turno. I colpi di scena non mancano e, anche se non sono proprio eccezionali, aggiungono un pizzico di imprevedibilità agli eventi trattati.

Missione di attacco alla flotta Aegir: un’operazione così importante richiede molto tempo.

Il giocatore, se novizio, può approfittare della presenza delle missioni di addestramento per prendere confidenza con le manovre di base e l’uso delle armi. I giocatori più esperti non hanno bisogno di queste dritte e pertanto possono tralasciare completamente la sezione di addestramento. In ogni caso, il fatto che Distant Thunder offra la possibilità di fare molta pratica con velivoli e armi prima di affrontare la campagna militare principale costituisce un pregio da menzionare. Molto interessante è la modalità trial, che offre una serie di sfide da completare in condizioni particolari (scontro con lo Squadrone Giallo, scontro aereo senza missili, etc. etc.) in qualsiasi momento e senza particolari restrizioni: anche se queste missioni non sono proprio il massimo, possono risultare un piacevole passatempo.

In Distant Thunder, il ritorno della modalità a due giocatori (scomparsa in AC2 e AC3) è un fattore che non si può tralasciare. Gli scontri e le missioni in cooperativa di questa modalità non hanno alcuno spessore narrativo e si limitano al concetto di “sfida per vedere chi è il migliore”, il che costituisce un difetto bello e buono. Con una maggiore attenzione, sarebbe stato possibile creare una modalità multigiocatore capace di rimanere nella storia dei videogiochi. Oltretutto, la modalità in questione presenta una serie di difetti tecnici di gusto molto dubbio: 1) la divisione dello schermo in due parti è molto approssimativa e risulta essere molto confusionaria e limitativa nel corso delle missioni e 2) gli scontri tra giocatori tendono a diventare dei “circhi volanti” di dubbio realismo che non mettono nessun giocatore in vantaggio fino a quando l’avversario decide di rompere il cerchio e provare un approccio diverso.

Gli altri difetti tecnici del gioco sono puramente quantitativi: da una parte troviamo un numero modesto di aerei che possono essere usati dal giocatore (per ogni aereo, comunque, sono disponibili tre livree diverse che simulano l’elemento di variabilità mancante) e dall’altra troviamo scontri che impallidiscono, per numero di unità coinvolte,  di fronte a quelli proposti in alcuni titoli successivi. Questi difetti sembrano essere legati ai limiti della PS2, almeno per il tempo, e possono lasciare delusi tutti i giocatori che sono alla ricerca di battaglie veramente epiche.

Nessuna scusa per non averlo…

Distant Thunder marca l’inizio di una nuova era nella serie di Ace Combat e si rivela un titolo che riesce ad appassionare i giocatori anche a diversi anni dalla sua uscita. Lo stile non è proprio raffinatissimo per gli standard attuali, ma la giocabilità rimane impeccabile e la grafica (esplosioni a parte) è di altissimo livello grazie al livello di dettaglio raggiunto nella rappresentazione di armi, velivoli e ambientazioni. Come già detto, la mancanza di personaggi alleati degni di nota rappresenta un passaggio di dubbio gusto dai livelli di caratterizzazione raggiunti in AC3 ai sistemi più semplici visti nel primo AC e in AC2: questo problema, largamente risolto nei titoli successivi a Distant Thunder, può lasciare perplessi tutti i giocatori che desiderano particolarmente la tipica immersione emotiva che i personaggi primari riescono a garantire nel corso di una storia. AC4 garantisce, a suo modo, un’immersione memorabile… ma di sicuro non secondo le aspettative di chi si affaccia a questo titolo avendo già giocato a quelli successivi.

L’effetto grafico delle esplosioni è ormai datato, ma si tratta di un difetto molto trascurabile.

Qualcuno potrebbe vedere nei filmati di intermezzo semplicistici un sistema approssimativo per raccontare una storia importante, ma si tratta di un difetto di importanza marginale: la capacità narrativa c’è e si vede, e ne segue che la complessità grafica dei filmati è quasi del tutto irrilevante. Il numero ridotto di missioni può compromettere la longevità del gioco agli occhi di un giocatore esperto, ma chi ha meno esperienza alle spalle vedrà nelle missioni di AC4 una vera sfida videoludica, indipendentemente dal livello di difficoltà scelto. Riassumendo, non ci sono scuse per non avere Distant Thunder: data la sua natura e il suo ruolo, è un titolo che non può mancare nella collezione degli appassionati del genere.

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Francesco D’Amico

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